
Lo scenario
Serata di confronto tra la tifoseria biancoblu che si è interrogata su un tema caldo del momento, ossia la diminuzione di spettatori allo “Speroni”.
I Pooh chiederebbero “l’anno, il posto e l’ora” e la risposta è immediata. Nel 2026, alla Comunità giovanile, alle 20,30. E’ qui che il Direttivo del Museum, capitanato dal Presidente Simone Colombo, ha convocato l’incontro che ha registrato un indubbio successo sotto il punto di vista delle presenze.
Tra giornalisti veri belli e giovani e scappati di casa brutti e cattivi.
Sul palco c’erano giornalisti sui generis, vecchi e brutti ( ma non è un colpa), ma soprattutto cattivi ( e questa sì che è una colpa o un merito, dipende dai punti di vista),come lo scrivente, giornalisti veri come Nicola Binda della Gazzetta dello Sport o Giovanni Cortinovis dell’ Eco di Bergamo, ma non solo. La moderazione della serata è stata di Marco Linari,che ha il pregio di riassumere in un unica persona le mancanze degli altri, essendo bello, bravo e giovane.
The star is…Roberto Vender
La star indiscussa della serata è stato Roberto Vender che è stato osannato dai tifosi e caldamente invitato a tornare a Busto, o meglio alla Pro Patria, dopo la sua indimenticabile presidenza.
In platea la società Aurora Pro Patria largamente rappresentata dall’Avvocata Zema, che si sta ritagliando un ruolo di perfect public relation woman sul campo con le sue generose e sempre apprezzate presenze dove serve e quando serve, il team manager Beppe Gonnella e l’addetto agli arbitro Maurizio Pacchioni.
Una risposta della società di grande intelligenza e stile che, dopo i noti “scazzi” avuti con il Museum, ha dimostrato grande classe accettando l’nvito con una presenza non simbolica. Well done!
C’era Alberto Armiraglio che cura i rapporti tra società ed istituzioni ma che potrebbe in futuro rappresentare un “testimonial” societario in grado con l’anima del giocatore, del tifoso e del dirigente biancoblu di rappresentare tutte le sfumature del biancoblu. Un curriculum invidiabile il suo, che potrebbe tornare utile in via Cà Bianca
Tra marketing basic e marketing evoluto, la vittoria è sempre la benvenuta!
La serata ha affrontato il tema della diminuzione di spettatori proponendo constatazioni del tutto scontate ( la gente viene se la squadra vince), ad altre decisamente più tecniche con soluzioni di marketing evoluto, come la coltivazione della customer relation in grado di ingaggiare “clienti” prospect, lead e fidelizzati, piuttosto che piani strategici e non solo tattici utili per attività di awareness del brand Pro Patria sul territorio, branding evoluto nei riguardi degli steakholders e attività di relationship strutturata e mirata a target ad alta potenzialità. Insomma, qualcosa in più dell’interpretazione comune del marketing sinonimo di merchandising o di attività tattiche non inserite in un contesto strategico a medio e lungo periodo. Una soluzione che non è obbligatoriamente la soluzione. Trattasi di capire se la società ritiene o meno strategico questo asset o se ritiene prioritarie altre soluzioni
B di Binda o B di Bassi?
Nicola Binda ha quindi presentato il quadro del calcio di serie C ricorrendo ad un pessimismo cosmico che ha fatto tremare le vene. Un calcio senza senso fatto per dirigenti pazzi che assumono il comando di un debitificio senza speranze. Ricavi in serie C? Scordateveli! In serie B? Qualche ricavo si, ma costi fissi che decollano, quindi anche no. Settore giovanile? Meglio non averlo con le nuove regole che penalizzano le società che allevano giovani che poi perdono a causa della mancanza di vincoli in grado di proteggerli dall’ingaggio di altre società. Seconde squadre? Servono alla prima squadra, ma non al movimento di serie C. Stadi di proprietà? E chi ce li ha? Forse solo l’AlbinoLeffe. Per fortuna non era presente alla serata Luca Bassi il quale ha in mente un progetto che è un filino differente e molto più ottimistico di quanto detto ieri dall’autorevole giornalista della “rosa”. Insomma, un’assenza quanto mai utile per evitare che Bassi credesse a Binda e di B rimarrebbe solo l’iniziale del loro cognome, invece qui la B ha un altro significato.
I massimi sistemi di Giovanni Cortinovis
Chi ha detto che chi ha più pubblico vince e chi ne ha meno perde? Senz’altro non lo dice Giovanni Cortinovis che sa far di conto. Ha pubblicato persino un libro sul modello Atalanta dove ha snocciolato ogni piega del bilancio societario bergamasco alla ricerca dei segreti di un modello evoluto di gestione sportiva

Ebbene. Cortinovis riferiva che Alcione e AlbinoLeffe vanno decisamente bene o benino con il record negativo di spettatori. C’è di più, i bergamaschi hanno un capitale sociale pari a 5 volte quello dell’Atalanta. Insomma, un raggio di sole che penetra e diluisce il pessimismo cosmico di Binda. Certamente bisogna essere bravi, nulla scende dal cielo e allora Cortinovis calava l’asso condividendo il modello Atletico Madrid che produce contenuti digitali in lingua del paese ove il tifoso, o il prospect o il lead è stato identificato dalla geolocalizzazione. In sintesi, se lo spider individua un potenziale “cliente”dell’Atletico di Madrid in Italia, sarebbe stupido parlargli in spagnolo, per cui il tool traduce l'”engagement content” in italiano per facilitare la conversion.
Roberto Vender apre ad un ritorno alla Pro Patria
Chi se ne fotte, un po’ si annoia o nemmeno capisce il linguaggio dei markettari, oppure come ha detto Andrea Macchi, prima di parlare di massimi sistemi si pensi a riqualificare la reputation della Pro Patria che in città è pari a zero ( ma ci permettiamo di dire che la good reputation è un obiettivo di marketing prioritario a supporto della conversion), si è portato a casa una potential opportunity da leccarsi i baffi.
Roberto Vender, ex Presidente della Pro Patria, che a Busto aveva incantato per stile, educazione, garbo e investimenti economici, ha prima fatto presente di amare la Pro Patria subito dopo la moglie e poi ha ricordato le gioie ( e i dolori) della suo passato biancoblu. Un passato che fa rima con giocatori che hanno deliziato il palato bustocco come Manicone, Elia, Tramezzani. Vender ha ricordato il suo rapporto con la curva che fu tradita in una sola occasione con l’ingaggio di Kalu venendo meno al patto che non prevedeva stranieri in formazione. Per lui, applausi convinti, affetto all’ingrosso e grande stima e ammirazione.
Se lo stadio è mio…lo gestisco io
Alberto Armiraglio ha prospettato la soluzione win-win di uno stadio di proprietà come soluzione atta a rendere sostenibile il calcio locale. Vincente per il comune che alienerebbe costi fissi spropositati rispetto alla frequenza di utilizzo dell’impianto e vincente per la società che potrebbe avvalersi di ritorni dalle attività parallele, come quella citata da Armiraglio focalizzata alla riabilitazione degli infortunati ,che potrebbe abbracciare gli atleti di tutte le società sportive bustocche.
Il cruccio di Emanuele Gambertoglio è un merito per il suo lavoro
Emanuele Gambertoglio è “deus ex machina” delle iniziative para societarie che puntano a portare giovani allo stadio. Emanuele ha riferito che la mascotte “Tigrotto 1919″gode di ampia popolarità. Tutti ne chiedono la presenza nelle più svariate occasioni, ma il cruccio è che poi pochi bambini vengono allo stadio. L’analisi marketing dissolve il “cruccio” in un batter d’occhi e qualifica l’eccellenza dell’operato di Gambertoglio. La mascotte e il suo utilizzo rientrano nelle strategie di awareness e branding del marchio, ma non di conversion. Ossia, lui semina, diffonde il verbo, colora di biancoblu lo scenario, favorisce la “top of mind” del brand Pro Patria. Fa quello che fanno le hostess nei punti vendita quando offrono un assaggio gratis del prodotto per farlo conoscere. Molti lo assaggiano e pochi lo comprano in quel momento. Forse lo acquisteranno dopo, o forse mai, ma lo hanno conosciuto, sanno che esiste, lo hanno in memoria e ne avranno provata la qualità. Questo è il compito principale, per la conversion ci sono altri tool, altre strategie e altri investimenti che esulano dagli obiettivi propri di chi, come Emanuele, fa awareness pura. Per cui, avanti così Emanuele e togliti dalla testa il cruccio e goditi le soddisfazioni di quanto stai seminando.
L'”All- in”di Marco Linari lo elegge top player della serata
Tanti soldi messi dalla famiglia Vender, ma anche tante soddisfazioni rimaste in filigrana nel cuore di Roberto il cui ritorno a Busto per questa occasione non è parso casuale, ma serviva una conferma. Ed ecco che Marco Linari, moderatore della serata, calava l’asso perfetto a livello giornalistico e faceva poker. Visto lo scenario passato nel quale Vender ci ha messo soldi, visto lo scenario “bindiano” che dava del pazzo a chi oggi gestisce una società di serie C, Linari giocava un perfetto “all-in” e con grande nonchalance si rivolgeva a Vender dicendogli “se mai rifarebbe una cosa del genere”. Il tono di Linari era volutamente orientato a ricevere una risposta negativa, sottendendo però la possibilità di una clamorosa smentita. Insomma, la perfetta tattica del “non dirmi che lo rifaresti.., per farmi dire che lo rifaresti”
“Certo che lo rifarei”, ha tuonato Vender in modo secco, chiaro, immediato e senza un’ ombra di dubbio . Quel “certo che lo rifarei”, uscito dalla bocca di Vender ha immediatamente aperto scenari fantasiosi e rassicuranti nella mente dei tifosi che hanno composto un board ideale con Bassi, i soci di Bassi, Vender, qualche santo che a Busto è noto non per le analisi economico- finanziarie, ma per le analisi della salute e magari il “principale” di qualche rappresentate societario presente in sala che nel passato ha amato la Pro Patria in modo tangibile. E se il board fosse questo, a Busto si potrebbe sognare!
Il consiglio non serve alla gente sveglia, ma lo diciamo lo stesso per evitare il “non te l’avevamo detto”, per cui una telefonata a Vender fossimo in Bassi la faremmo ( o forse è già stata fatta?)
I ringraziamenti
La serata si è chiusa con l’intervento degli ultrà che hanno fatto presente che loro la formula per portare gente allo stadio l’hanno trovata e oggi contano molti ragazzi ventenni tra le fila della curva e quindi meritevole di considerazione che è stata riconosciuta dai presenti senza alcuna indecisione.
Insomma, è stata una bella serata di confronto con qualche bella sorpresa che potrebbe portare novità importanti. Per cui, grazie al Museum per l’organizzazione e grazie a chi c’era e ha contribuito a parlare di Pro Patria. Questo piace sempre e piace a tutti e sarebbe piaciuto anche a Marco Grecchi che è stato ricordato proprio nel giorno della sua ultima trasferta.
Flavio Vergani











