Le dimissioni dal ruolo di Presidente di Patrizia Testa e la prossima retrocessione in serie D della squadra fanno calare il sipario sull’ultimo decennio della storia della Pro Patria. E’ tempo di analisi a largo raggio per valutare cosa è stato fatto bene, cosa meno bene, cosa si sarebbe potuto fare e cosa non è stato fatto. L’analisi prende in considerazione tre pillars societari sui quali si basa la strategia sportiva di qualsiasi club : la dirigenza finanziaria, la dirigenza sportiva e l’area comunicazione.

Ovviamente, trattasi di verità soggettive, di percezioni dal “fuori onda”societario, insomma dal punto di osservazione del tifoso che non conosce eventuali dinamiche che hanno imposto o fatto preferire una scelta piuttosto che un’altra. Se così fosse, un’occasione per motivare, chiarire, spiegare e rettificare quel che potrebbe essere stato percepito nel nel modo non corretto

Il trend della performance

L’analisi è semplice e persino impietosa. Dice che la performance dell’ultimo decennio biancobli ha un titolo che fa rima con “Up and Down”. Up all’inizio dell’avventura di Patrizia Testa con il raggiungimento di una promozione, di uno scudetto, di molti playoffs seguiti da anni con salvezza tranquilla, o quasi per poi chiudere l’avventura con due retrocessioni. L’impressione è che la performance sia stata proporzionale al coinvolgimento che la Presidente ha avuto durante questi anni. Ossia, quando molto coinvolta, stimolata e ambiziosa ha fatto molto bene, quando la stanchezza, la demotivazione e il peso della presidenza l’hanno affaticata, anche l’ambiente intorno a lei ha avuto un decadimento in termini di performance. La curva di performance è perfettamente allineata con questa ipotesi e sembrerebbe che ci sia un nesso non casuale. Basta scorrere gli almanacchi per rendersi conto che la curva parte alta con una promozione, scende di poco con playoff raggiunti, poi con salvezza raggiunta e cade in basso con due retrocessioni

Solisti protagonisti

L’analisi dei protagonisti di questo decennio non presenta una lista di nomi così complicata. La regia e gli attori sono stati più o meno gli stessi, sono cambiate le comparse. L’analisi restituisce due punti chiari che contraddistinguono questi anni. Il primo è relativo alla pianificazione dei risultati che è stata sempre orientata all’ottenimento di obiettivi immediati e funzionali, mai si è pensato sul lungo periodo, mai si è seminato oggi per raccogliere domani, ma sempre solo oggi per oggi.Il secondo è relativo agli attori di questa strategia che hanno operato sempre da solisti, mai da orchestra. Solisti indiscutibilmente bravi a centrare i propri obiettivi, ma senza mai costruire intorno a sè un network addestrato ad una gestione meno centralizzata e più formativa per l’intero organigramma. Una struttura con organigramma estremamente verticale dove le distanze tra il vertice e la base sono state abissali. Nei prossimi punti vedremo gli acuti e le stecche di questi solisti che hanno indubbiamente cantano per lungo tempo un ritornello intonato con lo spartito con due stonature clamorose a fine concerto che hanno di fatto inficiato la valutazione dell’intero spettacolo.

La Presidente Patrizia Testa

La sua gestione al netto dei due ultimi anni è stata un case history  su come gestire una squadra di calcio professionistica con investimenti minimi. Ha vinto un campionato, ha vinto uno scudetto, ha centrato playoff e salvezze con budget ridotti e schierando una masnada di giovani. Un “best case” da Master in Bocconi, su questo no discussion. Poi, sappiamo che chi alta finanza si intende la cui “top of mind” è sempre quella e si chiama ROI ( return of investiment), starà bestemmiando in cinese nel sentire lodare questa gestione da “coma farmacologico”, come recentemente sentita definire,  ma la premessa dell’analisi è stata chiaramente dichiarata. Trattasi di analisi da tifoso redatta dal punto di osservazione da tifoso. Tra l’altro, tifoso abituato a vincere poco o niente, per cui anche un playoff con eliminazione al primo turno diventa tanta roba. Poi, d’accordo che il tutto visto dal lato “business man” diventa opinabile, discutibile e persino inaccettabile. Ma, come diceva mio nonno: ogni ofelè fa el so mestè!

Certamente alcune scelte di Patrizia Testa non hanno soddisfatto gli esteti della gestione sportiva di classe, ma anche tramite la sua capacità di rimboccarsi le maniche per fare e non solo per comandare ha trasmesso la sua cultura del lavoro. Modalità che può piacere o meno, ma che ha centrato l’obiettivo spesso e volentieri, tanto che il modus operandi della società venne definito “il migliore degli ultimi 20 anni” da qualche tifoso. Una scelta che ha fatto rima con “una sola donna al comando, la sua maglia è biancoblu, il suo nome Patrizia Testa”, non altri, perchè la Presidente ha spesso invocato l’aiuto da parte di qualche cireneo per aiutarla a portare la croce, ma chi ci ha provato ha sempre avuto l’impressione che quella croce alla fine la voleva portare lei da sola a prescindere. Una colpa o un merito non siamo noi a doverlo dire, rimane il fatto che i risultati le hanno sempre dato ragione. Chiaro però che non si può non affermare che è stata una Presidente solista per scelta, più che per necessità.

Scelta giusta o sbagliata? Diciamo che appena il cireneo è arrivato sono piovute due retrocessioni di fila e questo è davvero il colmo che ha lasciato di sasso i tifosi bustocchi. Appena è arrivato il gregario, la donna che da sempre era in “testa”, si è ritrovata in coda e questo è un dato di fatto. Con questo non vogliamo dire che è colpa del gregario, ma solo che certi destini a volte si infastidiscono quando vengono obbligati, deviati e cambiati tanto da vendicarsi con feroce cinismo. Come un dato di fatto è  tentata vendita a Sgai della Pro Patria nel periodo di innamoramento per la politica. Una scelta obbligata per via dell’incompatibilità di carica che, seppur risolta con un riacquisto della società non è stata gradita dalla tifoseria.

Qualcuno con la Q maiuscola direbbe che “Ha amato così tanto i suoi, tanto da amarli fino alla fine”. Così, ha confermarto il suo uomo di fiducia Sandro Turotti anche dopo la retrocessione dello scorso campionato. Una scelta etica, di rispetto e una dimostrazione di fedeltà incondizionata che ha un valore umano di grande rilievo, ma vista sempre dal quel famoso punto di osservazione “business oriented” del tutto incomprensibile e ingiustificata. Non esiste al mondo un manager che, dopo aver mancato un macro obiettivo impostogli dalla proprietà, venga confermato con un rinnovo della fiducia.

Averlo fatto conferma che Patrizia Testa ha voluto mantenere fede al suo profilo di “donna e tifosa al comando della Pro Patria”, ragionando secondo le logiche di questi profili e non da manager tagliateste business oriented. Un pregio e un difetto allo stesso tempo, basta cambiare il punto di osservazione e il pregio diventa un difetto e viceversa. Certamente anche una libertà conquistata la sua, conseguenza di una gestione individuale della Pro Patria che a fronte del gravoso impegno economico sopportato in prima persona le ha restituito la possibilità di applicare le sue regole e le sue scelte e non quelle di altri in quanto tutte pagate con i suoi soldi e non con quelli di altri. 

Il Direttore Sportivo Sandro Turotti

E’ il solista per eccellenza del decennio firmato Patrizia Testa. Un Direttore Sportivo che ha operato come un Direttore Generale al quale è stata data una responsabilità totale del mondo Pro Patria. Un solista che ha goduto di una fiducia senza limiti da parte della presidenza che è stato il mezzo perfetto per raggiungere il fine societario. Ha fatto magie per lungo tempo ingaggiando giovani di grandi potenzialità come Pierozzi, Caprile, Castelli, Stanzani e tanti altri. Ha realizzato il capolavoro Gatti andando a scovarlo in quel di Verbania. Ha creato una spina dorsale della squadra con innesto di “senior” di grande valore come Bertoni, Le Noci, Saporetti e Fietta, senza dimenticare Santana. Non indimenticabili le sue scelte degli allenatori con una lunga lista di scommesse perse: Bonazzi, Prina, Vargas, Colombo, Greco e Bolzoni e una centratissima, ossia Javorcic. O forse, più che di scelte sbagliate è più corretto parlare di scelte ragionate conseguenti alla non centralità del tecnico nel mondo Pro Patria. Turotti ha sempre masticato calcio ad alto livello, possibile quindi la deduzione che l’allenatore non così affermato e di personalità siano state scelte orientate a formare l’allenatore proprio tramite la consulenza proattiva dello stesso Turotti in grado di ovviare o limitare lo scarso bagaglio di esperienza dei tecnici che sono arrivati a Busto. Ipotesi che ha un suo perchè in quanto, alla fine, a parte i due ultimi campionati e a parte Javorcic, ci si ricorda di allenatori non eccezionali, ma i risultati sono comunque arrivati in linea con gli obiettivi. Per lungo tempo è stato candidato a diventare “santo subito”, visto i miracoli fatti con “du zucheti e tri peaon”

Poi, quasi in simbiosi con le ombre che sono calate sulla motivazione della sua presidente, ha perso smalto e perse le sue colonne di “boomers” non ha saputo ripetersi con gli errori a raffica chiamati Marano, Palazzi e Schiavone. Poi, quanto accaduto quest’anno che non ha un senso logico , una spiegazione razionale, una motivazione assolutoria o giustificante, vista la serie incredibile di errori a nastro commesse dal direttore. Che a uno come lui siano sfuggite valutazioni elementari fatte dai tifosi a inizio campionato e tutte rivelatesi corrette, ha dell’impossibile. Il quarto mistero di Fatima rimarrà per i tifosi bustocchi il “Mistero Turotti”, visto che davvero mai si capirà come sia potuto accadere quanto accaduto.

Da ultimo, le conferme di alcuni giocatori del perdente scorso campionato e in particolare quella di Rovida sono apparse vere e proprie provocazioni verso i tifosi che da quel momento non gli hanno perdonato più nulla e perso parte della stima. Ovviamente, quanto fatto prima rimane nel libro dei ricordi biancoblu, ma come per Patrizia Testa, forse il momento dell’addio doveva essere anticipato quando il ciclo di questa società è parso terminare dopo l’anno di Vargas.

Cosa avrebbe potuto fare di diverso? Certamente non ha brillato sulla valorizzazione dei giovani del nostro settore giovanile, ma anche di ragazzi del circondario finiti in altre squadre. Una carenza che potrebbe essere riferibile al fatto che agendo da solista non ha costruito una network di collaboratori dedicati all’engagement di nuovi talenti.

Certamente, oggi la Pro Patria Primavera 3, dopo la promozione di due anni fa, è capolista nel suo campionato e questo , in ambito di analisi finali è un merito da segnalare, anche se la retrocessione cancellerà il merito rendendo ancora più triste l’abbandono del professionismo.

La comunicazione

La presidenza di Patrizia Testa ha prodotto il lancio di due veri e propri talenti della comunicazione volati in serie A. Federica Lancini ha saputo sfruttare al meglio l’opportunità offertale dalla Pro Patria per volare niente poco di meno che alla Juventus. Dopo di lei, ecco Nicolò Ramella che ha così ben operato a Busto tanto da volare nell’elite della comunicazione che conta con prestigiosi incarichi in Sky e nel corporate channel della federazione calcio.

Un successo indiscutibile raggiunto ancora una volta in modalità “solista” che di fatto non ha influito sullo sviluppo organico della società nell’ambito di riferimento. Ossia, un successo finalizzato alla promozione del protagonista, che però non ha lasciato traccia in società. Ramella non ha trovato niente di diverso da quando arrivò Lancini, come Martina Crosta non ha trovato niente di diverso da quanto arrivò Ramella. Questo perchè il successo dei due fu realizzato per loro meriti personali, piuttosto che per una strategia di sviluppo del canale orientato dalla società e quindi capitalizzabile in termini di asset societario alla fine della loro permanenza in Pro Patria.

Un’interpretazione tailor made quella di Lancini e Ramella che ha dato valore aggiunto al canale comunicazione non in termini di crescita organica, ma solo di iniziative, scelte e comportamento “one shot” che poco hanno lasciato in eredità a chi arrivato dopo di loro. Insomma, ci hanno guadagnato loro per loro meriti, ma ci ha perso la Pro Patria alla quale poco è rimasto in termini di sviluppo da questo periodo comunque positivo nell’ambito specifico. Meglio vincere per un campione in squadra, oppure per una squadra con una struttura forte?

Per i tifosi cambia poco, ma in termini di sviluppo organico del business la risposta esatta è la seconda. Su questo punto non si è lavorato male, ma proprio non si è lavorato.

Vista la centralità della comunicazione nel mondo attuale, crediamo che nel futuro si  debba attenzionare questa area sensibile, imitando  i macro errori degli ultimi tempi  e ridando pari opportunità e considerazione a tutti gli organi di comunicazione che gravitano intorno alla Pro Patria, al di là del pensiero che esprimono, evitando di utilizzare postazioni punitive, inviti  solo“ on demand” mai giustificati dalla frequency di presenza o rilascio di informazioni  Premium ad alcuni e Basic ad altri.

Il nuovo sito societario che dovrebbe arrivare a breve ( quello odierno non dispone incredibilmente di un certificato SSL e questo lo qualifica come “potential risk” per i firewall ),possa essere un primo passo verso la normalizzazione prima e la successiva crescita di un asset societario mai così trascurato. Un’occasione per ridare brillantezza a quello che oggi appare incrostato.

Un biglietto da visita da esibire anche in sede di “welcome” dei giornalisti ospiti, oggi ugualmente penalizzati rispetto ai giornalisti locali in blacklist quanto ad assistenza di base ( formazioni/password wireless/cambi distinta dell’ultima ora),dall’assenza on-site di una figura di riferimento, oggi svolta in modo del tutto volontario dallo speaker. Va bene il piuttosto rispetto al niente, ma per crescere serve ben altro che soluzioni a costo e sbattimento zero.

Il bilancio finale

Un decennio da ricordare con un finale da dimenticare. Ovvio e scontato che il rischio è dietro l’angolo ed è quello che il finale faccia dimenticare tutto il resto. Non sarebbe onesto e corretto e non bisogna cadere in tentazione.

Indubbiamente i solisti hanno fatto molto bene per tanto tempo e molto male per poco tempo. Oggi si soffre per il male, dopo aver goduto per il bene. Ovvio che il sentiment odierno è troppo influenzato dall’attualità

Il vero dato negativo che il bilancio consegna alla storia è che rispetto a quando arrivò Patrizia Testa nulla è cambiato negli assets societari, a parte un campo in sintetico peraltro non di proprietà e potenzialmente non ad uso esclusivo, secondo quanto ci hanno detto fonti dell’amministrazione comunale del tutto affidabili ( è persino un punto di assistenza della Protezione Civile in caso di calamità naturale).

I solisti non lasciano un’orchestra, non lasciano degli strumenti musicali di valore pronti per essere accordati da chi verrà al loro posto. Tanti capitoli separati che messi insieme non fanno un libro con un indice razionale.

Decenni i cui successi hanno dei nomi e dei cognomi ben precisi, ma che non lasciano traccia concreta. Nessuna scia proattiva, nessun solco pronto da seguire, nessun rump-up da ultimare, nessun take-off da organizzare. Solo ottimi ricordi legati ad ottime persone e professionisti che hanno raccolto molto , ma seminato poco. 

Insomma, non l’arredamento, ma solo le mura di un negozio con il rating fortemente declassato, con una bad reputation, un low rating e con una database clienti fortemente diminuito in numerica dalle vicende degli ultimi anni.

In sintesi, bisognerà ripartire dal basso.. o dal Bassi?

 

Flavio Vergani

 

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