Quello andato in scena ieri sera al Pro Patria Club è stato un vero e proprio dramma pirandelliano, che si potrebbe intitolare Tre personaggi in cerca di non si sa cosa. La vicenda riguardante l’inaspettata cessione del 51% delle quote societarie a Giancarlo Travagin, ricostruita nei dettagli da Giovanni Giovanditti e Rosanna Zema, (con l’intervento in video chiamata di Luca Bassi), è stata davvero allucinante, tra il grottesco e l’irrazionale, lo scherzo dadaista e una comica di Totò. Non è il caso di riassumere qui un nodo giuridico ed economico che è talmente aggrovigliato e spinoso da non poterne venirne a capo, se non forse con un deciso colpo di spada. Ma chi sarà l’Alessandro Magno? Quella messa in scena è, per così dire, la storia di una nobile Principessa che sceglie consapevolmente la parte sbagliata, perché il presunto sposo rospo è e tale rimane (absit iniuria verbis). Per capirci meglio, per raggiungere la serenità e la ricchezza la medesima Principessa preferisce affidarsi a una Panda sgangherata e senza benzina piuttosto che a una Ferrari con autista e serbatoio pieno. Non è difficile dedurre che l’auto della Principessa non farà molta strada. Questa è la sostanza della serata, se non ho male interpretato.
Fuor di metafora: ognuno è libero di scegliere e di sbagliare, sia chiaro. Perseverare è però diabolico, come ci ricorda la ninfa Partenope. Ma in questo caso non è in gioco solo un sfida personale, motivata da irrefrenabili pulsioni o altro, qui si gioca una partita diversa, collettiva e non individuale. La posta è la storia della Pro Patria, una storia ultrasecolare, non una barzelletta di corna o un litigio tra comari al mercato. È la storia di una squadra, di una comunità cittadina; è la storia dei tifosi, è il loro sangue, la loro vita. Per gelosie, ripicche, malintesi, antipatie personali, manie suicide, non si può condannare all’inferno una città intera.
Noi tifosi lo sappiamo e cercheremo di fare la nostra parte, sin da oggi. Ma non basta. Tutto si può superare e in questo momento un atto di generosità e di apertura da parte dei contendenti potrebbe far riguadagnare la stima ormai perduta. Qui chiamiamo anche in causa il sindaco Antonelli che si deve fare da subito arbitro e mediatore intelligente di una vicenda decisiva per le sorti presenti e future della Pro Patria. Che a quanto pare sembra avere nel suo DNA la sofferenza, sino alla tentazione dell’harakiri. Sarà, però noi non ci stiamo a questo gioco al massacro. Perché i massacrati siamo noi e i nostri avi.
Alberto Brambilla












