Quando le cose vanno male la miglior soluzione è  fare fronte comune, unire le forze, chiedere collaborazione e concentrarsi sull’unità di intenti. Ossia, compattare la squadra composta da società, giocatori, tifosi, giornalisti.

Tra questi vanno compresi gli opinion leader che i nuovi canali social hanno creato. Trattasi di nuove figure mai riscontrate nel passato che di fatto incidono in maniera determinante sul “sentiment” dei tifosi, determinando quel “pensiero comune”che nel passato era solo ed esclusivamente generato dalla televisione e dai giornali cartacei.

Nel passato era vero quello che diceva la televisione e la Prealpina, oggi il tifoso entra in contatto con numerosi digital touch point  che gli danno modo di  leggere informazioni, pareri, commenti e critiche non per forza firmate da giornalisti patentati. Questa multicanalità informativa rende liquido il panorama dell’informazione che si arricchisce di contenuti che non devono rispondere a linee guide editoriali e nemmeno alla “netiquette” propria dei canali comunicativi “corporate”.

Un vantaggio che crea considerazione nei lettori che leggono qualcosa di scritto proprio nel modo e con il linguaggio che da sempre avrebbero voluto leggere in edicola, rimanendo spesso delusi. Inoltre, oltre che libera, trattasi di informazione gratuita e quindi accessibile a tutti.

Oggi le contestazioni avvengono sui social più che allo stadio, ma è molto grave considerarle meno importanti.

Combattere questa onda comunicativa non in giacca a cravatta, ma in jeans e t-shirt, con l’indifferenza, con la scarsa considerazione o con l’isolamento volontario è l’errore più grande che si possa commettere. Un errore da “boomer” distante anni luce dalla nuova realtà social, che di fatto affianca e spesso sostituisce quella del passato, determinando nuovi protagonisti dell’opinione comune per i quali non è possibile telefonare in redazione per chiederne conto o limitare il raggio di azione.

Da qui l’importanza di condividere le informazioni ufficiali, affinchè esista una sola voce che eviti di dare adito alle interpretazioni, che spesso prendono forma e dilagano nella piazza assetata di news, anche fake.

Fake news che prendono forma e autorevolezza proprio dai silenzi societari, che non dicendo e non smentendo di fatto fanno crescere in peso e volume letture parallele della realtà.

La trasparenza e il coraggio di ammettere qualche colpa in modo onesto e trasparente aiutano in questo processo di ricerca dell’unità perduta. Un modo che evita di far percepire comportamenti di difesa a tutti i costi, ma mostra la maturità di ammettere quello che si è sbagliato, cercando collaborazione terza per risolvere.

La Pro Patria interessa a  tutti e per primo ai tifosi, per cui chi è convinto che ci sia qulcuno che “rema contro”non ha ben chiara la realtà. A Busto, da sempre, chiunque remi contro la Pro Patria ha avuto vita breve, sono gli stessi tifosi a liberarsene con le buone o con le cattive.

Un esempio su tutti  relativo ad una comunicazione  discutibile sono le conferenze stampa di Mister Greco che sempre fanno riferimento al “conseguimento dell’obiettivo di questa stagione, ossia la salvezza”.

Inutile dire che tale obiettivo è diventato tale solo dopo aver assistito alle performance di una squadra mai nata per salvarsi.

Non si acquistano giocatori come Udoh, Mastroianni, Giudici, Masi e Schiavone per salvarsi. Non si rinunciano ai contributi dei giovani per salvarsi. La Pro Patria si è quasi sempre salvata con numerosi giovani in squadra e con un paio, massimo tre big nella rosa. Davvero non si capisce come si possa affermare che l’obiettivo di questa stagione sia la salvezza. Nemmeno si capisce come sia possibile che si stia facendo peggio dello scorso anno. Non si fanno nemmeno conferenze stampa per annunciare che quest’anno vogliamo salvarci. L’obiettivo della salvezza è noto da decenni, il modo per ottenerlo pure e i mezzi per farlo sempre quelli.

Non ci risulta che Patrizia Testa abbia mai speso del tempo per annunciare l’obiettivo salvezza. Era noto anche ai sassi.

La conferenza stampa è stato il vero elemento di “discontinuità” col passato in quanto meritevole di temi diversi da comunicare. Se non fosse cambiato niente, sarebbe inutile riunire la stampa, coniugare verbi che fanno sognare o pronunciare parole che fanno rima con ambizione.

La realtà è un’altra: si è tentato di dare qualità al progetto e si è sbagliato attori e protagonisti. Quello che doveva essere uno spettacolo di prima serata è diventato una replica dello scorso anno in bianco e nero e questa è la vera verità.

Si sono fatti errori come tutti li fanno, accettabile è riconoscerli e porre rimedio, ridicolo è vestirli con abiti non su misura per salvare le apparenze. L’obiettivo della salvezza è diventato tale e serve raggiungerlo, ma per favore, evitiamo di qualificarlo come una vittoria in caso di raggiungimento. Anzi, consideriamo l’eventuale retrocessione come un vero fallimento degli attori che hanno costruito e diretto questa squadra. Se lo scorso anno la retrocessione era un rischio ben presente nel “contratto”, quest’anno proprio no, per cui sarebbe un vero fallimento.

Per evitarlo servirà mettere mano al portafoglio sicuramente per altri giocatori e forse per l’allenatore e questo è una conseguenza di palesi errori di valutazione e scelte fatte da Turotti e Greco.

Tra l’altro, Mister Greco ha affermato che alcuni giocatori sono stati da lui scelti, ma per altri gli è stato detto di no. 

Per fortuna, diciamo noi, visto che si sono limitati i danni, visto che le sue scelte risultano tutte popolanti la lista delle delusioni totali.

Forse, più che evitare liste dei convocati o fare melina sulle condizioni degli infortunati, sarebbe meglio aprirsi con la piazza offrendo trasparenza in cambio di comprensione. Non è andando sotto la curva a prendersi insulti che si trasmette unità con i tifosi, ma considerandoli e facendoli sentire importanti e utili in questo momento di difficoltà.

Si abbia l’umiltà di far presente che serve la loro presenza, la loro voce e i loro incitamento e si spieghi loro perchè questa squadra perdente non cambia di una virgola lo schema tattico che obbliga a scelte autolesionistiche o le imbarazzanti partenze del gioco dal basso che il “maestro” Javorcic ha sempre ritenuto impossibili in serie C,  piuttosto che il motivo per cui si è voluto Orfei e Giudici per un posto in fascia, visto che entrambi calciano con lo stesso piede.

Il ritornello del mese di Febbraio, degli infortuni e del tempo di attesa più lungo di quello di un call center delle Poste ha francamente stancato. Se proprio non si vuole rispondere ai tifosi, almeno si cambi la musica dell’attesa.

Flavio Vergani

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