Mi ha scritto “mio cuggino“. Nel messaggio commentava: “ho letto che la Pro Patria ha fatto una partita favolosa. Chiedo per un amico: ha perso e subito tre reti, quando vincerà e non subirà reti che aggettivo vi inventerete per descrivere la prestazione”.
Mio “cuggino” da sempre è noto per essere persona razionale, concreta, realista. Lui non ama la filosofia, l’analisi dei dettagli e del particolare. Guarda i numeri e i risultati per stabilire il bianco o il nero, il vero o il falso, il certo e l’incerto, il giusto e lo sbagliato.
Di fronte ad analisi così crude e “tranchant” diventa complicata la discussione che comunque ha il suo perchè se solo si accettasse che non sempre piove o c’è il sole, ma esistono anche giornate nuvolose.
Ho detto a mio “cuggino” che anche quando si guarisce dal morbillo prima scompare la febbre e solo dopo un po’ di tempo le macchie rosse.
Giusto per fargli capire che a volte un semaforo è arancione prima di diventare rosso e che non esistono solo il rosso e il verde.
La Pro Patria di Brescia ha mostrato ancore delle macchie rosse, le solite macchie rosse, ma la febbre è scompara.
Si vedono i primi risultati di un cambiamento che possiamo definire straordinari, vista l’entità e la portata. Cambiamenti che a Busto non si vedevano da decenni nei quali la strategia di Sandro Turotti è sempre stata una la fotocopia dell’altra: Fotocopie prima a colori e ultimamente in bianco e nero.
Mix di tanti giovani con qualche senior di valore, allenatore giovane o esordiente, schema tattico 5-3-2 con attenzione alla fase difensiva, difesa sui calci d’angolo a zona.
I cambiamenti avvenuti quest’ anno sono stati epocali e mai visti tutti insieme: rinuncia a giovani o a molti di loro, cambio del portiere dopo 67 partite consecutive, cambio di modulo, marcia indietro sull’utilità del trequartista ( dopo aver sacrificato Pitou). Rimane la marcatura a zona sui calci d’angolo o piazzati che sono spesso una sentenza. Lo scorso turno lo sono stati, serve l’ultimo cambiamento. A meno che si voglia continuare a farsi male da soli. Una difesa a zona con un portiere che non esce quasi mai trattasi di un suicidio. Adesso, Sala non è Rovida su questo fondamentale, ma sempre meglio portarsi avanti e rendere la vita più semplice a tutti.
La febbre sembra però passata. La prestazione è stata in linea con le aspettative. Ossia, perdere sì, ma rassegnati mai e la squadra ha fatto capire che è migliorata sotto questo aspetto.
La Pro Patria si porta a casa dalle due trasferte due sconfitte e qui ha ragione mio “cuggino”, ma anche l’autostima e la consapevolezza di poter competere con chiunque ad armi pari. Un dettaglio che dovrà fare la differenza. A Vicenza, per esempio, ci si era approcciati come vittime sacrificali, a Brescia no e questo è quello che non capisce “mio cuggino”. Vero che con l’autostima non ci si salva, ma è vero che non ci si salva nemmeno senza.
Le sconfitte non sono tutte uguali e quella di Brescia deve essere vissuta come una vittoria a livello psicologico per determinare nelle prossime sfide quell’energia che nasce dalla consapevolezza di essere competitivi e non temere niente e nessuno.
Mio “cuggino” ha aggiunto che bisognava svegliarsi prima e su questo non ci piove. Però, bisogna comprendere i momenti per gestire le reazioni. L’inizio del campionato è stato così negativamente sorprendente che la reazione dei tifosi è stata dura, incontrollata in quanto proveniente da quell’istinto impreparato alla dimensione della delusione. Reazioni di pancia forti che hanno investito un po’ tutti: dirigenza, giocatori, allenatore, preparatore atletico. Uno sfogo comprensibile dopo la retrocessione e dopo le aspettative che si erano percepite nell’ambiente.
Ora, però è il momento di unire le forze per raddrizzare una stagione storta nella quale sono stati spesi più soldi di prima per andare peggio. Ovvio che i primi ad essere delusi sono le persone che questi soldi ce li hanno messi. Oltre a quanto dichiarato ufficialmente dalla Lega Pro, ad occhio la campagna acquisti di Gennaio aggiunge altri 100 mila euro di extra budget a quanto speso in estate. Questo va riconosciuto alla società che ha cercato soluzioni concrete al fallimento precedente dimostrando la ferma intenzione di mantenere la categoria. Mio “cuggino “ha ragione, ma non è ripetendo all’infinito e come un disco rotto chi ha sbagliato che ci si salva. Per cui, se in questo momento quel che serve è rispondere ai segnali positivi della squadra con la positività dei tifosi, diventa un obbligo per tutti farlo. Non ci sono troppi se e troppi ma sul punto che appare di una obbligatorietà disarmante.
Insomma, ognuno faccia il suo: la dirigenza ha sbagliato e h posto rimedio, i giocatori non hanno più la febbre, i tifosi non abbiano più il mal di pancia. Poi, a bocce ferme, si faranno le analisi del caso e si capirà se aveva ragione o torto “mio cuggino”.
Flavio Vergani












