Ieri in campo è sceso il miglior acquisto del mercato di Gennaio. Quello che non si può comperare, non è in vendita e lo puoi avere solo se lo vuoi. Qualcosa che non costa niente ma vale moltissimo e sa fare sempre la differenza. Ha molti nomi diversi, ma un solo significato. Qualcuno al chiama determinazione, altri grinta, altri ancora cattiveria agonistica, ma il senso non cambia.
Trattasi non di un dettaglio che fa la differenza, ma una differenza che fa il dettaglio in grado di trasformare promesse in certezze, giocatori considerati considerati finiti in sfiniti, pelle tatuata in pelle sudata.
Una rondine non fa primavera, ha subito precisato il super tifoso Paolo Chinello rimasto attonito dall’eccessivo entusiasmo per una solo prestazione e la preoccupazione deve senza dubbio ammonire chi pensa sia tutto finito, la salita terminata a favore di una facile discesa, ma non è neppure possibile limitare l’entusiasmo dopo tanta sofferenza.
Quanto evidenzia la partita di ieri è relativo al fatto che si è intravista una metamorfosi primaverile che non deriva da qualche solista arrivato nel mercato di Gennaio, ma una crescita generalizzata della squadra con attori che da comparse sono diventati protagonisti.
Un’alchimia ricercata a lungo da Mister Bolzoni grazie ad un lavoro in campo ma soprattutto psicologico per recuperare certezze in un gruppo caduto in una crisi depressiva senza fine che ha causato il dissolvimento di ogni certezza. Ora che “I’m the Bomber, I’m the King, no one else” ha ritrovato la sua identità, ora che Schirò ha fatto capire di essere sulla buona via per essere quello che è sempre stato e la difesa ha trovato la tranquillità data da un portiere esperto, navigato che urla tutta la partita come un vero leader deve saper fare, tutto il resto diventa più semplice per tutti.
Ovviamente, come si dice sempre, è difficile raggiungere la vetta, ma è più difficile rimanerci, per cui sarà importante non cedere di un millimetro quanto raggiunto in questi mesi di vero calvario.
La salvezza, seppur rappresenterebbe un fallimento rispetto agli obiettivi iniziali dichiarati, rimarrebbe un’impresa simile a quella del periodo vavassoriano, quando venne annullata la pesante penalizzazione arrivando ad un passo dall’impresa playoff, impedita solo “dal biscotto” di una concorrente.
Chi ha conosciuto Luca Bassi, ossia Mister 49% , è certo di una sua competenza calcistica di primo livello. Bassi dicono sia un profondo conoscitore non solo di giocatori, ma anche di tattica calcistica che snocciola con grande nonchalant e questo è un valore aggiunto inestimabile per il futuro della Pro Patria che già si nota nel presente.
Finalmente in società c’è un appartenente del “board”in grado di confrontarsi sulle scelte tecniche con Sandro Turotti e condividere le strategie future. Nel passato, Patrizia Testa si era sempre dichiarata disinteressata a questa area tecnica, lasciando di fatto nelle mani di una sola persona le decisioni.
Mano di Bassi che, sempre chi ha avuto modo di conoscerlo, giura si sia già vista negli acquisti estivi con la decisione di portare a Busto giocatori fuori portata per il recente passato in termini di impatto sul conto economico come Mastroianni e Udoh. Il risultato? Tredici goals in due nell’attacco nel terzo peggior reparto offensivo di tutta la serie C ( solo Latina e Torres hanno fatto peggio).
Ieri la Pro Patria ha giocato con solo due under e questo non è la prima volta che capita a testimonianza che la società, nonostante l’ingente aumento di budget che ha messo sul piatto nel mercato estivo e nonostante l’attivismo sul mercato di Gennaio, sta rinunciando anche al minimo contributo della Lega riservato a chi schiera almeno tre giovani.
Sembra davvero chiaro che il progetto di Luca Bassi sia “Serie C oriented” e non prevede neppure l’idea di doverlo pensare, modificare, adattare alla serie D. Un pensiero che non sembra sfiorare il manager dei due mondi sempre più intenzionato a trovare partner per rispondere con i fatti a chi gli ha dato del visionario quando in piena bufera di risultati negativi parlò di serie B.
Per ora, pensiamo al presente con le terribili trasferte di Trento e Brescia che affrontate con la “cazzimma” e la tignosità di ieri rimarrebbero difficili, ma non impossibili.
Insomma, dopo il temporale c’è sempre l’arcobaleno, dopo la notte il giorno, dopo il buoi la luce. L’importante è crederci, non mollare di un centimetro e avere sempre il sangue negli occhi da tigre come sempre detto da uno che ha vinto spesso e molto chiamato Velasco.
Flavio Vergani











