Tanti antichi vizi e poche nuove virtù accompagnano l’esordio dei biancoblu, o meglio degli All Blacks, nella prima gara ufficiale, di fronte a 541 spettatori che hanno sfidato il caldo per vedere la nuova Pro Patria. Finisce uno a uno con goal di Capitan Ferri e questa è un’antica virtù, visto l’ultimo goal casalingo del Capitano nella gara di playout, ma poi la Pro Patria perde ai rigori. Questa è un antico vizio che si sperava venisse trasformato in nuova virtù dai nuovi giocatori. Purtroppo, non è stato così e King Udoh, nonchè Di Munno, hanno sbagliato i penalties e mandato avanti i milanesi degli ex Cusatis e Pitou. Una storia già vista che ha spedito dritti dritti i tigrotti nei dilettanti che sembra non voler finire nemmeno nell’anno del presunto rilancio. Out i big Schiavone e Masi, antichi vizi quanto a problemi fisici che si sono presentati fin da subito in casa Pro Patria e Bagatti che salta la gara contro i suoi ex compagni.
Antico vizio e al tempo stesso antica virtù quella del portiere Rovida che ben si comporta per gran parte della partita, ma poi cade nel solito errore in uscita che regala il vantaggio agli ospiti. Il Roberto Landoni è un fiume in piena e chiede la pubblicazione del suo virgolettato che dice così ” Rovida, prima perla di una lunga serie, corriamo ai ripari finchè è possibile” e in molti gli danno ragione. Siamo sicuri che questa scelta sia la miglior scelta?
La conferma di Rovida ha sorpreso tutti, inutile nascondersi dietro un dito. Un portiere che ha doti tra i pali non indifferenti, ottima reattività, ma grandi difficoltà nelle uscite e nel gioco con i piedi. Ora, è chiaro che al ragazzo non verrà perdonato nulla in quanto “colpevole” di essere rimasto a Busto dopo la retrocessione dello scorso anno. Una retrocessione che avrebbe meritato una totale epurazione dei ranghi, come avviene nelle aziende quando si toppano gli obiettivi, ma che ha salvato qualcuno per motivi a noi non noti, ma che rimangono del tutto inspiegabili.
Rimane il fatto che si è accettato il rischio di mettere pressione ad un ragazzo che non è stato certamente il peggiore dello scorso anno, ma nemmeno il migliore, compromettendone la serenità da qui a fine campionato. Non è semplice giocare con gli occhi puntati addosso e con la percezione che grande parte del pubblico non stimi il ragazzo. Difficile togliersi l’etichetta attaccata sulla schiena di Rovida e non è neppure corretto esporre il ragazzo facendo finta che non sia successo niente e che sia un portiere come un altro. Trattasi di mandare al massacro un ragazzo che, per stupire il pubblico non dovrà fare il normale, ma l’eccezionale. Una sfida che a nostro avviso ha poco senso accettare. C’è libero un certo Minelli, forse un pensiero lo si potrebbe fare, evitando di intestardirsi su scelte che ricordano quella di Mister Colombo che ha portato alla retrocessione.
A riguardo della valutazione generale della partita diciamo che siamo ancora in luna di miele e la giustificazione di moda del “siamo partiti tardi” risolve ogni dubbio. Non c’è la maglia ufficiale perchè siamo partiti tardi ( ma in serie D avremmo giocato in canottiera?), abbiamo perso perchè siamo partiti tardi e ci sta ( anche se i rigori non dovrebbero essere un problema perpetuo), mancano giocatori perchè siamo partiti tardi e c’è tempo fino al primo Settembre ( ma non lo ha detto il dottore che non si possano comperare prima).
Quello che invece risale al primo Luglio 2024 è la costruzione della nuova società con l’arrivo della Fiduciaria con il 49 % di quote e pronta per l’ insediamento sul ponte di comando. Sono passati 13 mesi ma nulla di nuovo è accaduto in via Cà Bianca. Davvero strano che chi da anni (ri)tenta di cedere la società, dopo la clamorosa debacle della cessione a Sgai, ancora non abbia trovato modo e tempo per finalizzare il passaggio della maggioranza ai nuovi soci. Pensavamo, ma evidentemente ci sbagliavamo, che per una società con zero asset, zero debiti e addirittura con zero contratti onerosi sulle spalle, vista la retrocessione che li ha azzerati, non servissero revisori dei conti del calibro di Deloitte e Touche o Ernst & Young, o KPMG o PricewaterhouseCooper per arrivare dal notaio.
Invece, un anno è passato con chi sembrava avesse fretta di farsi da parte il prima possibile ancora è al comando della società. Antichi vizi o nuove virtù? E chi lo sa?
Flavio Vergani











