Una squadra mal costruita, mal allenata e mal preparata fisicamente subisce una umiliante sconfitta dalla Dolomiti Bellunesi, guidata del secondo allenatore ex tigrotto Comi. I tifosi con una mente pensante e una capacità di critica, oltre che con la dote più importante in questo periodo, ossia con il coraggio di esprimere la propria opinione a costo di subire rimbrotti, esclusioni da servizi di “cortesia” o allocazioni in dependance in tribuna stampa, avevano fatto notare fin da subito che questa squadra era quanto di peggio che Turotti avrebbe potuto costruire. Difesa con un unico giocatore di esperienza falcidiato da infortuni nel passato e nel presente attorniato da una banda di giovani inadatti a ricoprire il ruolo di tirolari in serie C. Mister Greco snobbava tali valutazioni e in sede di mercato chiedeva attaccanti al posto di difensori. Da qui la certezza che ci aveva capito poco lui e niente Turotti.
Oggi, il capolavoro: Renelus, Udoh e Ganz in panchina, in campo una specie di 5-4-1, ma attenti a chiamarlo tale, perchè in casa Pro Patria se non dici 3-5-2 sempre e comunque si rischia la scomunica da parte di Turotti, con in campo tale Citterio che lo scorso anno faticava a entrare in campo in un undici spuntato e quest’anno è diventato protagonista assoluto per la felicità del procuratore Ottorino Piotti, che ha visto il suo assistito risorgere dalle proprie ceneri, grazie alle intuizioni di Mister Greco. L’ingresso di Renelus al novantesimo conferma lo stato di totale confusione nel quale versa il tecnico che non si è fatto mancare niente quanto a fischi e critiche da parte dei tifosi.
Un allenatore che ha perso la bussola fin dalle conferenze stampa pre partite nelle quali loda il lavoro settimanale e riesce a vedere sempre il bicchiere non mezzo pieno, ma tutto pieno, dopo sconfitte brucianti, come quella di Trieste dove afferma di aver visto molte cose buone. Peccato gli sfugga il clamoroso errore di lettura di Reggiori che ha favorito il goal dei triestini e peccato che lui e il suo collaboratore, che si alza dalla panchina per gestire i calci d’angolo, ancora non si siano accorti che la difesa a zona dei tigrotti è ridicola, mal applicata e per niente utile a non subire reti.
Ci chiediamo quale sia il lavoro settimanale di questo allenatore che afferma di essere partito tardi, ma in realtà non è mai partito, visto che la squadra non è mai nata, non ha mai prodotto un gioco, mai una formzione standard, mai una caratteristica propria, un marchio di fabbrica preciso. Un allenatore prigioniero di un sogno e un direttore sportivo che, dopo due campagne acquisti sbagliate, dovrebbe trarre le conclusioni e far seguire le opportune azioni. Contestare chi va in campo si, ma serve anche capire chi li ha portati a Busto questi giocatori scarsi, rotti e a fine carriera, spacciandoli per scelte Premium in conferenze stampa trionfalistiche, dove sono esaltati i protagonisti di una retrocessione.
Ci chiediamo anche come lavori il preparatore atletico, visto che anche oggi tutte le seconde palle erano degli avversari la cui agilità di corsa era doppia rispetto a quella dei tigrotti. Due anni consecutivi con le stesse percezioni, ma durante la settimana si corre o si fa finta di correre?
Deprimente il numero di presenti allo stadio e imbarazanti i silenzi di una tribuna che non ha fatto eco alla contestazione feroce delal curva e dei distinti centrali. Evidentemente la paura di entrare nella black list di chi osa parlare, criticare, contestare e applaudire ha reso tutti timidi e timorosi di essere additati di “lesa maestà”.
Così, Il Titanic affonda, mentre i silenzi hanno sostituito gli applausi ( quelli graditi), i like dispensati in quantità industriali, i sorrisi e gli abbracci accondiscendenti, perchè l’importante non sono le sorti della Pro Patria, ma il proprio standing, la propria appartenenza al gruppo dei privilegiati che godono delle grazie del potente di turno. Bel modo di volere bene alla Pro Patria…complimenti!
Intanto, la Pro Patria subisce una sconfitta che non è uguale ad altre sconfitte, perchè perdere con la Dolomiti Bellunesi, dopo che nel primo tempo la fantascientifica formazione di Mister Greco nata per difendersi ha subito sette occasioni da rete, è vergognoso, umilante e inaccettabile. I responsabili di questi due campionati che hanno regalato ai tifosi solo delusioni, amarezze e tante parole, ma pochi fatti, invece di preoccuparsi di chi contesta, dovrebbero preocuparsi di mettere una pezza alla serie di errori di valutazione commessi . La misura è colma ed è il tempo di uscire dal guscio nel quale minoranza e maggioranza si sono rintanati. Chi vuole bene alla Pro Patria oggi era allo stadio e siccome vuole bene alla Pro Patria ha contestato e manifestato il proprio disappunto. Come succede da sempre, chi non c’era o non parla evidentemente ha meno a cuore le sorti della squadra, tanto da farsi passare sopra umiliazioni continue come quelle odierne.
Inutile monitorare la tribuna in cerca di colpevoli, più facile trovarli guardando in casa propria.
Il commento del Presidente Giovanni Pellegatta
Il Presidente del Pro Patria Club Giovanni Pellegatta al termine della partita commenta che forse sarebbe meglio che la Presidente, invece di preoccuparsi di non far acquistare le pizze dal “Feroce” da parte delle squadre avversarie per non favorire un iscritto alla black list societaria, pensi a fare chiarezza, rinforzare la sqaudra e risolvere la situazione. Pellegatta aggiunge:”nei distinti e in curva si è sentito chiaramente la richiesta fatta alla Presidente Patrizia Testa di andarsene, spero che la voce si sia sentita anche in tribuna, perchè così non si può andare avanti.”
Flavio Vergani












