Prima o poi doveva succedere. La Pro Patria perde la sua prima partita stagionale e lo fa davanti alla Solbiatese, che sbanca lo Speroni per 1-0 e si porta a casa tre punti che hanno il sapore della beffa.

Sarebbe bastato ascoltare, una volta tanto, il collega Mattia Brazzelli Lualdi di Malpensa24. Da tempo denuncia un problema ormai storico: allo Speroni non si trova parcheggio. Nessuno lo ha mai ascoltato davvero. E allora oggi la Solbiatese ha deciso di risolvere il problema a modo suo.

Il pullman degli ospiti, non trovando posto, si è semplicemente parcheggiato davanti alla porta. Da quel momento è diventato complicatissimo segnare.

L’autista, un navigato classe 1997, ha difeso il mezzo con la determinazione di un portiere di Champions League. Le pallonate sono arrivate copiose, qualcuna sembrava destinata a rompere un finestrino pur di trovare un pertugio verso il gol, ma niente da fare. Il pullman è rimasto lì. E la porta pure.

Del resto, come ci ricordava da tempo il professor Alberto Brambilla, la Solbiatese è la bestia nera dei tigrotti. E anche stavolta ha interpretato perfettamente il ruolo della guastafeste.

Un gol nelle precedenti quattro partite. Oggi un gol e un palo, con appena due tiri nello specchio. La matematica, a volte, è una forma di comicità involontaria.

SCACCO MATTO IN UNA MOSSA

La parodia degli scacchi viene naturale, vista anche la passione per questo gioco.

I biancoblù muovono per primi. La Solbiatese, naturalmente, si arrocca. Subisce gli attacchi di torri, cavalli, regina e alfieri, arretra, resiste, sembra aspettare soltanto il momento giusto.

Poi arriva il gambetto di cavallo.

Una mossa.

Scacco matto.

Copione fin troppo semplice e che, probabilmente, da qui alla fine del campionato verrà studiato da tutte quelle squadre che si sentiranno tecnicamente inferiori alla Pro Patria: arrocco alla Paron Rocco, difesa, pazienza e poi via con il contropiede.

Se il mazzo lo fanno gli avversari, bisognerà imparare a giocare anche con le carte che non ci piacciono.

NON TUTTI GLI ALFIERI ERANO IN GIORNATA

Perché oggi, a differenza delle precedenti uscite, qualche alfiere tigrotto non è sembrato quello delle giornate migliori.

Nanni è rimasto in ombra, Bianchini non è apparso il solito Bianchini e l’approccio complessivo della squadra è sembrato più timido del consueto. Quasi che la partita dovesse essere semplicemente una pratica da sbrigare.

Poi, fortunatamente, la Pro Patria è cresciuta con il passare dei minuti.

Sono arrivate occasioni, conclusioni, palloni nell’area avversaria e una produzione offensiva numericamente importante.

Ma, come ha detto mister Zironelli a fine partita, con una battuta che riassume bene la serata:

“Non avevamo previsto che il portiere avversario le parasse tutte.”

E in effetti il portiere della Solbiatese ha deciso di trasformarsi nel proprietario esclusivo della porta dello Speroni.

L’ERRORE DI ALIATA E IL SENNO DI POI

In mezzo a tutto questo c’è l’episodio che decide la partita: il gol ospite, propiziato dall’errore del giovane Aliata.

Un errore che può essere stato favorito anche dalle condizioni del terreno di gioco, che continua a pagare anni di manutenzione non certo esemplare.

Ma il calcio, per fortuna, non è soltanto un fermo immagine.

Un mio amico che di calcio ne capisce abbastanza mi ha fatto notare una cosa interessante: se è vero che Aliata sbaglia, è altrettanto vero che il “braccetto” che avrebbe dovuto dargli una mano in quel momento sembrava disperso in un’altra parte del campo.

Ed eccolo, puntuale come sempre, il senno di poi, quello di cui sono piene le fosse.

Dopo la partita tutti diventano allenatori. E allora spuntano le analisi più varie.

“C’era da partire con due punte”.

Benissimo.

Ci chiediamo allora: Nanni e Forchignone cosa sono, centrocampisti?

Qualcun altro sostiene che la Pro Patria avrebbe dovuto aspettare la Solbiatese, lasciarle meno campo e accontentarsi del pareggio.

Ma chiedere a questa Pro Patria di non attaccare è come pretendere di avere un bagagliaio grande in una Ferrari Testarossa.

Non è esattamente la sua specialità.

I “MOLLI” HANNO VINTO QUATTRO PARTITE

Poi c’è il capitolo “squadra molle”.

Qualcuno, persona che allo stadio si vede raramente ma oggi era presente con un completo beige di pregiato tessuto leggero, faceva notare che la squadra sarebbe “molle” ormai da cinque partite.

Addirittura il 3-0 di domenica scorsa sarebbe stato considerato un risultato troppo stretto rispetto alle forze in campo.

E allora facciamo ordine.

I “molli” hanno vinto sempre.

Quattro volte.

Hanno perso oggi.

Per fortuna non sono duri.

Perché, altrimenti, a quest’ora avremmo già vinto il campionato.

A PISTOIA HANNO GIÀ PREPARATO LA FESTA

Intanto a Pistoia, dopo la caduta della Pro Patria, pare siano già pronti a organizzare la festa.

A Busto, invece, qualcuno ha già sentenziato che il campionato è finito.

Dalla vetta al funerale sportivo in novanta minuti.

Forse è proprio questa la cosa più divertente del calcio.

Una settimana sei una macchina perfetta, quella dopo basta una sconfitta per trasformarti in una squadra da rifondare.

Noi, per ora, preferiamo aspettare.

PARCHEGGI, LED E ALTOPARLANTI

Posteggi a parte, però, allo Speroni c’è un problema che ormai non fa più ridere: gli altoparlanti continuano a non funzionare come dovrebbero.

Oggi sono comparsi i nuovi LED. E fanno anche figo.

Ma non riuscire a sentire la voce dello speaker, oppure sentirla immersa in ronzii, echi e riverberi, è francamente imbarazzante.

Tra un po’ sarà tempo di campagna elettorale. Il consiglio, ironicamente, è semplice: inserire nei programmi politici anche la volontà di risolvere il problema degli altoparlanti dello Speroni.

Sono anni che nessuno ci riesce.

Magari questa volta qualcuno trova finalmente la combinazione giusta.

ESSERE BELLI NON BASTA

La sconfitta di oggi, però, può servire.

Non come dramma. Non come bocciatura. Ma come lezione.

Perché in questo campionato essere soltanto belli sarà impossibile.

Ha ragione la Nannini.

Serve specchiarsi ogni tanto, certo. Ma quando arriva il momento bisogna anche mettere da parte l’estetica e scegliere la praticità.

Questa Pro Patria ha una precisa identità, un modo di giocare, una filosofia offensiva che le ha permesso di vincere quattro partite consecutive.

Ma crescere significa anche imparare a leggere le partite diverse.

Significa avere qualche soluzione alternativa.

Significa, magari, prevedere anche qualche giocatore “sporco”, uno di quelli capaci di sporcare una partita, rompere gli schemi, sparigliare le carte quando a distribuirle sono gli avversari.

Perché oggi la Solbiatese ha giocato la sua partita.

Si è arroccata.

Ha aspettato. Ha resistito. Ha trovato il suo pertugio.

E ha dato scacco matto.

La Pro Patria, invece, ha scoperto che anche una Ferrari, qualche volta, deve imparare a parcheggiare.

Flavio Vergani

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