
C’era molta gente l’altra sera ad accogliere lo special guest Maurizio Artusa. Uno che potrà piacere o meno, ma ci ha sempre messo la faccia. Pane al pane e vino al vino : non è riuscito nell’impresa che sembra impossibile di riparare gli altoparlanti dello stadio, ma ci ha provato e carta canta. Vista dallo scrivente e protocollata dal club. E’ riuscito però a consegnare il campo in sintetico alla Pro Patria. Non ha meritato la famosa maglia del bomber col suo nome sulla schiena, ma avrebbe meritato il taglio del nastro per quel campo da sempre desiderato e che mai nessuno aveva consegnato. Chissenefrega dei rimpasti, gli avremmo voluto dire grazie con un’inaugurazione ufficiale nella quale applaudirlo. Siamo fatti così, rompipalle fino all’inverosimile, sempre e solo per il bene della Pro Patria, ma anche generosi di lodi e riconoscenza per chi fa o tenta di fare i fatti e lui dobbiamo dire che è tra questi.
Arrivare in ritardo alla serata è stata una colpa lieve perché ha dato modo di vivere l’impatto. Entrati nella sede del club ci si è trovati di fronte ad un muro di persone schierate a raggio per vivere la serata. Sguardo che ha rapidamente fatto il giro delle sedie per registrare i presenti. Sembrava mancasse solo il Gianni Rigon, ma si sa che lui arriva sempre nel secondo tempo. Eppure, alitava una strana sensazione. Quella sensazione che fa percepire una stranezza, una diversità rispetto al solito, una mancanza importante.
Mancava non solo la persona ma i suoi abbracci, i suoi saluti, l’affetto che in genere accoglie chi entra al club. Le solite normalità che si apprezzano maggiormente quando mancano.
Attenzioni del cuore che non ci si può inventare e che hanno una firma difficile da imitare. Sorrisi spontanei regalati a chiunque, forte empatia di un uomo buono al quale tutti vogliono bene per la sua semplicità che lo rendono esclusivo.
Un’assenza che dura da troppo tempo. Una sedia, quella del Segretario, da troppi giorni ferma sotto la scrivania. Troppi silenzi, da troppo tempo.
Hai avuto sempre così tante cure per gli altri possibile che adesso ne hai bisogno così tante per te?
L’altra sera eravamo in tanti ma era solo un’impressione, perché quando lo sguardo non ti ha trovato ci siamo sentiti davvero in pochi. Non mancava uno per fare cento, ma mancavi tu che sei il novantanove.
Lo ha detto anche il Renzo a fine serata, lo ha notato anche il Giovanni, lo ha pensato anche il Giordano.
Ti hanno pensato forte tutti i tuoi amici. Chissà se il pensiero è arrivato fino a lì dove stai affrontando la malattia col solito garbo, con la solita delicatezza, con la solita riservatezza propria delle persone con l’anima elegante.
Per essere certi che ti arrivi il nostro pensiero abbiamo chiesto al Flavio di scriverti questi pensieri, perché sappiamo che tu lo hai sempre letto e lo farai anche questa volta.
Ti abbracciamo forte Riccardo e ti aspettiamo!
I tuoi Consiglieri











