La vittoria della Pergoelttese crea un solco di ben sette punti dalla terz’ultima posizione che oggi vede appaiati i cremaschi e la Virtus Verona. Il tutto alla vigilia di Pro Patria Vicenza, partita che ha il profilo dell’impossibile.

Il mercato

Le aspettative dei tifosi facevano rima col buonsenso. Vista la situazione di classifica, era logico attendersi velocità di intervento in grado di consegnare a Mister Bolzoni quanto necessario a partire da inizio Gennaio. Ci si aspettava la rinuncia di giocatori che hanno deluso e l’arrivo di giocatori determinanti ed esperti della categoria per dare una svolta alla stagione. La strategia è stata invece la solita di sempre, ossia tempi decisionali lunghissimi, giocatori che a prima vista appaiono di qualità, ma non in grado di  far sterzare la rotta. Nessun arrivo in attacco, se non un trequartista e pochi in difesa con il recupero di Sassaro che non è Lombardoni dei bei tempi e nemmeno Gatti e neanche Boffelli e l’arrivo di un Pogliano panchinaro di lusso a Lumezzane. I risultati finora dicono che le scelte invernali non stanno portando nessun beneficio visto che le sconfitte sembrano non aver fine e i goals incassati aumentano invece di diminuire. La lentezza con la quale ci si è mossi sul mercato non ha dato l’impressione che in via Cà Bianca si sia avvertito il senso di urgenza che la situazione richiedeva e neppure la sua estrema gravità, visto il modo e i tempi con i quali si è agito.

Lo schema

Il sito ufficiale della società comunica che la Pro Patria di ieri avrebbe giocato con il solito 3-4-1-2, ma a noi non sembra proprio. Se così fosse stato, vorrebbe dire che Ferri ha giocato come esterno destro e davvero non abbiamo visto questo. Diamo a Cesare quel che è di Cesare e riconosciamo a Mister Bolzoni di aver tentato qualcosa di diverso rispetto all’ultimo decennio nel quale si è giocato sempre ed ostinatamente con una difesa a tre quale “must have “turottiano. Travaglini, Sassaro, Motolese e Pogliano hanno fatto diga a quattro, ma non è bastato e i goals incassati sono stati tre. In sintesi: un 4-4-3 composto dai goals presi con la Giana, i difensori schierati ieri e i goals presi ieri. Appare chiaro che non si tratta di una questione di schema.

I big players

Mastroianni, Schiavone, Masi, Giudici, Schirò, Ganz sono gran parte dei big players ingaggiati da Turotti per i quali sono stati chiesti sforzi economici alla società a supporto del progetto ambizioso. Ebbene, ieri questi giocatori erano tutti in panchina!

Rovida, Sassaro e Motolese i soli tre under in campo con conseguente perdita di premio valorizzazione per la società a supporto del progetto ambizioso. Il risultato? Peggior punteggio dei tre gironi, peggior difesa del campionato e peggior attacco. Una panchina come quella sintetizza in modo evidente gli errori estivi commessi da Turotti ma anche l’evidente soddisfazione di questi giocatori nel rimanere a Busto. Stipendio garantito da una società della quale si può dire qualsiasi cosa ma non che non sia economicamente solida, neppure la fatica di scendere in campo e la certezza di lauti ingaggi per qualcuno di loro e per nulla proporzionati alla performance offerta. Un vero e proprio “Paradiso terrestre” nel quale l’unico sacrificio richiesto è quello di sfilare mestamente sotto la curva dopo l’ennesima batosta. Fatto questo, il più è fatto, i soldi arrivano e il prossimo campionato si vedrà. Riconoscenza zero verso chi li ha voluti a Busto dopo anni da panchinari fissi o passati in centri di riabilitazione. Anzi, qualcuno ha anche il coraggio di ribellarsi a tifosi, allenatori precedenti o allenatori attuali con reazioni fuori luogo vista la situazione, ma soprattutto visto che spesso chi si rende protagonista di queste sceneggiate è proprio il primo ad essere responsabile della situazione. Il mercato è aperto, se non vi trovate bene con allenatore e tifosi…perchè non ve ne andate altrove?

L’allenatore

I tifosi e il buonsenso si attendevano un allenatore finalmente non esordiente, ma di categoria, di esperienza, di carattere forte per poter dare una sterzata alla nave. Invece, la scelta è stata la solita con il sacrificio di Bolzoni costretto a ricoprire un ruolo tutto rischi e nessuna opportunità. Una figura in linea con quella degli allenatori precedenti il cui curriculum non gli permette di chiedere di operare in totale autonomia e con totale responsabilità gestionale ma secondo la solita logica degli ultimi anni nei quali le decisioni tecniche sono sempre output di decisioni condivise a livello di staff.

Ci si aspettava un profilo alla Sannino, ossia qualcuno che fosse riconosciuto da subito come leader carismatico per i suoi trascorsi e potesse far capire a giovani e vecchi chi comanda e cosa succede a chi sgarra. Un profilo che ovviamente avrebbe richiesto ampia delega gestionale  e un passo indietro rispetto al passato.

Le parole di Mister Bolzoni fin dall’inizio della sua avventura hanno sempre trasmesso la necessità di far comprendere la sua leadership al gruppo. Una necessità che di fatto è una debolezza, visto che se serve certificarla vuol dire che non è scontata.Ho giocato con molti di loro, mi aspetto riconoscenza“, piuttosto che “stanno capendo che non sono stato messo qua come scelta di ripiego, ma per scelta ponderata”, sono frasi coniugate al “presente progressivo di inglese memoria” che richiamano un processo “running” che non sembra nemmeno consolidato, visto che alcuni panchinamenti appaiono più scelte del Mister per affermare chi comanda che vere e propria necessità tattiche. Sembra che Bolzoni sia il primo a volersi convincere di aver convinto i giocatori, ma da fuori sembra che questa convinzione non sia così diffusa nello spogliatoio dal quale non di avverte la “riconoscenza” attesa dal giovane allenatore e neppure il rispetto gerarchico che la figura dovrebbe garantire. Forse, anche qui, servirebbero decisioni “cutting”per chi si trova scomodo in panchina, facendogli presente che esiste la tribuna che è dotata di seggiolini molto confortevoli. Tribuna che eviterebbe anche l’impiccio di dover sfilare sotto le tribune a fine partita, Insomma, un affare da non perdere!

La società

La situazione societaria è finalmente chiara, che piaccia o no. La Presidente Patrizia Testa non è stanca, ma di più, di essere a capo della società ed è disponibile a cedere la sua maggioranza a zero euro. Allora la compro io, verrebbe da dire se non si cogliesse il particolare, che non è un dettaglio, che a zero euro si porta a casa la società, ma poi servono milioni di euro per gestirla e qui la collina diventa l’Everest.

La minoranza ha fatto sapere di rimanere disponibile a fare la sua parte di minoranza anche con altri soci che rilevino la maggioranza, per cui, fino a che questo non avviene l’invito è di non rompere gli “zebedei alla Testa”, visto che 49+51 fa 100, ma 49+0 fa solo 49, che non basta per fare 100. Quindi le famose ambizioni, la conferenza stampa dell”11 Giugno, il programma quinquiennale, direte voi…dove sono finite? Semplicemente sono (al momento) finite in quanto le cose cambiano, i fatti accadono, le persone cambiano parere e le conseguenze hanno penalizzato le buone intenzioni. Buone intenzioni che rimangono, ma serve trovare altri attori al posto di quelli diventate comparse o fantasmi. Insomma, serve ricostituire il gruppo e ci vuole tempo. Se piace è così e se non piace è ancora così.  Soluzioni open mind, o out of the box sono gradite, anzi fortemente raccomandate per cui nel caso citofonare Zema-Bassi, tanto i più fortunati hanno il numero di telefono per cui il gioco è fatto.

Questo il succo del discorso, tutto il resto lo diluisce ma non cambia il sapore.

Insomma, la richiesta è di una “no fly zone”, fino a quando chi è stanco e vuole uscire potrà uscire e chi vuole entrare potrà entrare e unire le forze con la minoranza. 

Il futuro 

Lo scouting per far si che avvenga questo presumibilmente è in corso e presumibilmente vuol dire che è una ipotesi, per cui non chiamate per sapere chi ce lo ha detto e i nomi dei nuovi

Non ce lo ha detto nessuno, ma crediamo sia naturale e dettato dalla realtà delle cose. Ovvio che, sempre buonsenso dice che un conto è entrare in una società di serie C e un altro di serie D. Forse, in serie D, ce la potrebbero fare anche i soci di minoranza, ma anche questa è un’ipotesi, mentre per la serie C serve gente forte che possa garantire quello che Patrizia Testa ha sempre garantito. Serie C che vorrebbe dire anche sostegno dei contratti pluriennali incredibilmente offerti da Turotti ad alcuni giocatori dell’attuale rosa e che a fronte di ingaggi da star hanno restituito performance ridicole. Peccato non poterli tenere anche in serie D per fargli pagare lo stesso prezzo che pagherebbero i tifosi e la società traditi da chi era stato scelto per portare in alto la Pro Patria. A Busto è stato vinto un campionato di serie D con un certo Santana che per voglia e classe può molto insegnare ai senior attualmente in rosa. La differenza perfetta tra uomini e caporali! Comodo firmare contratti pluriennali con la kasko di rescissione automatica in caso di retrocessione nei dilettanti. Chissenfrega se avvenisse, tanto retrocedono società e tifosi, non i giocatori. L’augurio che è almeno si possa retrocedere dignitosamente evitando le recenti goleade o la vista di panchine popolate da illustri big della categoria che finora a Busto hanno svernato più che giocato.

Flavio Vergani

 

 

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