Ci sono comunicati che raccontano tutto senza scrivere quasi nulla. È il caso di quello diffuso nelle ultime ore da Aurora Pro Patria: basta leggere tra le righe per cogliere un messaggio che, pur senza alcuna ufficialità, appare piuttosto chiaro. Il futuro, salvo sorprese, parla di Luca Bassi e di Finnat quali attori principali destinati a ricoprire un ruolo  da protagonisti nella nuova Pro Patria. Con loro un ulteriore partner, gradito allo stesso Bassi, che per ora resta nell’ombra ma che potrebbe essere svelato a breve.

Altre ricostruzioni sono lecite ma rimangono ai confini con la fantascienza o addirittura sfiorano l’incredibile.

Al tempo stesso si chiude, praticamente prima ancora di iniziare, la parentesi Travagin. Una comparsa fugace, durata lo spazio di un lampo, che oggi appare come un passaggio interlocutorio in una vicenda societaria ben più articolata.

Da qui nasce una considerazione che appare quasi inevitabile. Davvero qualcuno pensa che un manager chiamato a ricostruire una società importante sia rimasto fermo ad aspettare che le carte si sistemassero? È difficile crederlo. Anzi, sarebbe sorprendente il contrario. Chi conosce questo mondo sa che il calcio non aspetta nessuno e che il tempo perso non si recupera improvvisando.

Per questo motivo siamo davvero poco preoccupati  per questo aspetto. Rosa da costruire, ritiro da organizzare, organigramma da completare: temi reali, certo, ma che probabilmente sono molto più avanti di quanto oggi possa apparire all’esterno. Chi ha lavorato nell’ombra lo ha fatto perché costretto dagli eventi, non certo per scelta. E c’è una differenza sostanziale.

Anche i tanti nomi emersi nelle ultime settimane per area tecnica e staff difficilmente sono piovuti dal cielo di Busto per una coincidenza. Le indiscrezioni, quando si rincorrono con una certa continuità, spesso hanno una base concreta. La sensazione è che quei profili rappresentino i pilastri del nuovo corso e che manchi soltanto l’ultimo tassello: una figura di assoluto spessore che i rumors danno già individuata e pronta a entrare in scena.

Lo stesso ragionamento vale per allenatore e giocatori. È vero, il ritardo imposto dalla complessa vicenda societaria potrebbe aver fatto sfumare qualche occasione. Sarebbe ingenuo negarlo. Ma è altrettanto vero che chi, da mesi, lavora dietro le quinte sembra avere le idee estremamente chiare. I contatti, le valutazioni e le scelte, con ogni probabilità, non iniziano oggi. Sono il frutto di un lavoro silenzioso che attende soltanto il momento giusto per emergere.

Il vero rammarico e il vero danno è forse rappresentato dai nostri giovani calciatori della “cantera” che spaventati dal clima di incertezza creatosi hanno scelto di andare altrove. Una perdita grave per quanto investito per la loro formazione che verrà sfruttato da altri .

C’è poi un altro segnale che forse vale quanto, se non più, delle indiscrezioni di mercato. Busto Arsizio sembra aver deciso di credere davvero in questo nuovo progetto. Nelle ultime settimane diversi imprenditori e sponsor del territorio avrebbero manifestato la volontà di entrarne a far parte della nuova compagine societaria. Alcuni sono nomi già conosciuti e apprezzati dal mondo biancoblù, altri rappresentano novità importanti, destinate non solo a strappare un sorriso ai tifosi, ma soprattutto a dare solidità e sostenibilità economica a un percorso che, per durare nel tempo, ha bisogno di fondamenta robuste prima ancora che di grandi proclami.

Perché, in fondo, è proprio questo che la piazza chiedeva: una società credibile, un progetto sostenibile e persone che abbiano voglia di investire non solo denaro, ma anche fiducia. Se il tessuto imprenditoriale bustocco sta tornando ad avvicinarsi alla Pro Patria, significa che qualcosa si è rimesso in moto. E questa, forse, è la notizia migliore di tutte.

La “prevenzione” è importante. “Le cure” lo sono ancora di più. Ma, dopo mesi in cui ai tifosi è stato servito soltanto l’amaro dell’incertezza, concedersi un piccolo strappo alla regola non può essere un peccato. Qualche “dolce”, ogni tanto, fa salire un po’ la glicemia. Ma dopo tanta amarezza, difficilmente sarà la causa del diabete. Anzi, potrebbe semplicemente restituire il gusto della speranza. E, da queste parti, era davvero da troppo tempo che non la si assaporava.

Flavio Vergani

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