Ci sono momenti in cui parlare è doveroso. E ce ne sono altri in cui il gesto più responsabile è scegliere il silenzio. Non per indifferenza, non per mancanza di interesse, ma per rispetto verso un percorso delicato che ha bisogno di riservatezza per arrivare a buon fine.

È questa la fase che sta vivendo la Pro Patria. Attorno al tavolo ci sono il sindaco Antonelli, la proprietà rappresentata da Giancarlo Travagin e la minoranza guidata da Luca Bassi. Persone che, pur partendo da posizioni diverse e con alle spalle incomprensioni e polemiche, sono oggi chiamate a un compito ben più importante: trovare una soluzione condivisa per il bene della società.

È perfettamente comprensibile l’ansia dei tifosi. La Pro Patria non è una semplice squadra di calcio: è un patrimonio sportivo e identitario della città. Chi la ama vorrebbe conoscere ogni dettaglio, ogni sviluppo, ogni passo della trattativa. È una reazione naturale, figlia della passione.

Eppure, proprio questa passione dovrebbe suggerire prudenza. In una trattativa così complessa, una parola fuori posto, un’indiscrezione, un’interpretazione affrettata o anche solo la pressione di continue richieste di aggiornamenti potrebbero creare tensioni inutili e compromettere equilibri che, per loro natura, sono fragili.

Il tempo delle dichiarazioni arriverà. Arriverà il momento di raccontare, spiegare e commentare. Oggi, invece, serve la pazienza. Serve lasciare che chi è impegnato nel confronto possa lavorare senza il rumore di fondo che troppo spesso accompagna le vicende calcistiche.

Voler bene alla Pro Patria, oggi, significa anche questo: accettare un rispettoso silenzio. Un silenzio che non è disinteresse, ma fiducia. Un silenzio che rappresenta un atto di responsabilità nei confronti di chi sta cercando, con il dialogo, di costruire una soluzione che possa essere condivisa e duratura.

L’auspicio è che tutti gli attori coinvolti riescano a mettere definitivamente da parte le incomprensioni del passato e le inevitabili divergenze, guardando esclusivamente all’interesse superiore della Pro Patria. Perché il futuro del club vale più di qualsiasi rivincita personale, più di qualsiasi polemica e più di qualsiasi consenso immediato.

Se il risultato sarà un progetto condiviso, capace di garantire stabilità e prospettive alla società, allora il silenzio di questi giorni avrà avuto un valore prezioso. E sarà stato, forse, il più autentico gesto d’amore che tifosi, istituzioni e protagonisti avrebbero potuto dedicare alla Pro Patria.

Flavio Vergani

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