Cosa rappresenta il silenzio, un serbatoio di idee in evoluzione, un dedalo incompiuto di incertezze, decantazione di soluzioni nell’alambicco di un progetto, uno scrigno di sorprese da rivelare per sorprendere e stupire l’uditorio e concretizzare le attese che saranno parte integrante e costruttive del futuro?
Quindi si deve intendere il silenzio come base di costruzione o anticamera di incertezze con tutti i tentativi per definire la nuova compagine societaria con precisa definizione degli incarichi ed in seguito cantiere in divenire sul piano tecnico in relazione a conduzione sul campo e formazione dell’organico di squadra?
Una cascata di domande, dubbi concreti, quesiti ad oggi insoluti e che al contrario avrebbero bisogno di risposte immediate, chiare, senza ombre su attori e responsabili, con una prospettiva ben definita, non importa in quale categoria, che rassicuri noi tifosi in merito alla progettualità di azioni e figure deputati sopra tutto a garantire certezze di una costruzione che non sia fragile nelle fondamenta e se possibile, ma non é il momento storico più indicato, con una giusta dose di ambizione in ottica futura.
Allo stato attuale quello che più preoccupava era la dilatazione temporale che i protagonisti avevano messo sul piatto con soluzioni appena tacitamente ipotizzate e tramontate nell’arco di un respiro per problematiche a suo tempo non espressamente rivelate e che forse rimarranno ancora parzialmente oscure malgrado le ultime confessioni a cura del nostro attuale D.S.
Ed ora quel silenzio, considerato fino ad oggi ombrello protettivo per una progettualità positiva e sostenibile e quindi inteso come pura discrezionalità di intenti che avrebbero dovuto essere comunicati integralmente snocciolando tutti gli elementi trovati per garantire continuità e fiducia in un futuro finalmente sereno, é stato squarciato da fulmini, non di calore, considerato il periodo meteorologico, ma scariche con valenza negativa per decisioni che hanno destabilizzato l’ambiente biancoblù.
Parafrasando il consolidato detto che odio ed amore, pur essendo sentimenti antitetici, in fondo hanno radici simili, il contrasto si é materializzato producendo azioni, dove la razionalità é diventata un tappeto calpestabile cedendo il passo a comportamenti difficilmente comprensibili, quasi adolescenziali impulsi di protesta e rivalsa nei confronti di un mondo vissuto fino ad ieri dal quale non sono piovuti attestati di riconoscenza e fattivi contributi di collaborazione.
Purtroppo quindi, dopo quanto emerso in occasione dell’incontro con l’attuale responsabile tecnico, si deve affrontare un guado molto pericoloso, dove esiste il rischio che la corrente del fiume sia troppo impetuosa per poterla domare senza importanti rischi connessi.
Esulando dalla parafrasi, se la situazione creatasi nelle ultime ore, con affidamento delle quota di maggioranza ad elemento senza garanzie riconosciute e storicamente con esperienze che hanno avuto solo esiti definiti almeno catastrofici, non dovesse essere modificata al più presto con iniziative che possano condurre ad una stabilità gestionale, oggi con le parti in carica non attuabile, il rischio reale conduce a panorami non particolarmente edificanti, alcuni rimediati a suo tempo con colpi di coda postumi (SGAI docet)  od ancora più drammaticamente ad una possibile resa della parte minoritaria.
Questo comporterebbe il rischio di un vuoto determinante con tutte le conseguenze derivate, condensate in una sofferta iscrizione alla categoria ed eventuale corposo ridimensionamento sotto tutti gli aspetti, per almeno dare alito di vita alla futura esistenza dei nostri colori.
Quindi ora più che mai la tempistica esecutiva diventa elemento decisivo in quanto l’incontro di mercoledì non ha garantito né certezze su futuro risultato né particolare ottimismo in merito ad una evoluzione che possa modificare lo stato dell’arte oggi esistente e quindi il nostro domani é legato esclusivamente ad iniziative e volontà di apertura delle parti interessate che dovrebbero avere solo a cuore il futuro della società.
Servirebbe ora il marchio di fabbrica del nostro Andrea Macchi ovvero quella “mente fredda” in grado di sopprimere azioni d’impulso e suggerendo al contrario una strada praticabile, logica e risolutiva anche se con qualche compromesso in sede di trattazione tra le parti.
Non ci resta che attendere mettendo in tasca ottimismo o catastrofismo ma affidandoci semplicemente ad un sano realismo.
Un “lupo” non sereno

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