Ci ho messo del tempo per scrivere queste righe, perché la tristezza prendeva sempre il sopravvento, ma era doveroso salutare il nostro Giannino.

Come un bellissimo monumento che rappresenta una città, il nostro Giannino era il simbolo vivente dei colori bianco blu. Un’istituzione, un idolo, un uomo che tutti i tifosi conoscevano e stimavano. Una presenza sugli spalti che non potevi non salutare. Era doveroso portargli rispetto come si fa alla corte di un imperatore. Lui era il re del tifo bianco-blu, insignito di questo titolo, per i suoi tanti anni trascorsi all’insegna della sua Pro Patria. Una vita passata tra lavoro famiglia e calcio, ma solo calcio “made in Busto”, sport seguito con quella passione che poche persone sanno dare. Famosa la sua costanza nel seguire i tigrotti in ogni campo, dal più sperduto in periferia a quelli storici più conosciuti. Trasferte e partite in casa dove la sua presenza era constante, sempre presente ad incitare quei ragazzi con la maglia a strisce orizzontali, che per lui e per molti di noi è considerata la più bella d’Italia.

Il Giannino era vigile, con i suoi occhi attenti a scrutare ogni giocata dei nostri tigrotti, sempre pronto a festeggiare ad ogni vittoria e a bacchettare la squadra in caso di brutta sconfitta.

Io l’ho sempre visto allo Speroni, sin da quando ero piccolo, da quando mio papà lo salutava sugli spalti. Lui era sempre lì, negli anni bui delle retrocessioni, e nei giorni migliori dove la Pro saliva di categoria.

Il Giannino era molto di più di un tifoso, era l’ultimo discendente di una stirpe di cuori bianco blu, che ha avuto il privilegio di assistere ai “tempi d’oro della Pro Patria”. Narrava le partite passate, senza mai dimenticarsi di una virgola, come se le avesse ancora davanti agli occhi. La sua passione la sentivi, la toccavi con mano, ed era lui a trasmettere in ogni racconto quell’amore che accomuna solo i tifosi veri, quelli che hanno dato l’anima per una squadra di calcio.

Da quando ho iniziato a frequentarlo, mi è sempre piaciuto chiedere un suo parere sui miei articoli che il PPC metteva on line.

Lui mi diceva che ero il suo “pupillo”, uno che scriveva con il cuore bianco-blu, lo stesso che batteva nel suo petto. Spesso si complimentava per le notizie che riportavo sul blog del PPC. Il suo consenso era per me il premio più bello. Il “re bianco-blu” che incoraggiava un giovane tigrotto a scrivere della Pro! Era per me un onore!

Il mio lavoro, mi ha portato lontano da Busto, e le nostre strade non si sono più incrociate come una volta, ma quando lo vedevo allo stadio il suo sorriso e il suo abbraccio, erano per me già una partita vinta. Una bella emozione che mi porterò sempre con me. Non mi sembra vero che non ci sia più, non mi sembrerà vero salire i gradoni dello Speroni e non poter domandare: “Dov’è il Giannino?”

Caro amico, spero che lassù ti abbiano dato un posto comodo per vedere la tua amata Busto e il tuo amato stadio.

Mi immagino il tuo arrivo in paradiso, mentre ti avvicini ai presenti piano piano e con il tuo solito fare gentile e sincero poni una semplice domanda:

“Buongiorno sono il Giannino, vengo da Busto, posso chiedere per favore se da qui è possibile vedere la Pro Patria? sapete ci terrei tanto…”

Ciao Giannino, sarai per sempre il nostro papà bianco blu.

Simone Merlotti.

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