Il termometro picchia duro, l’asfalto brucia e l’estate non concede tregua. Eppure, basta varcare i cancelli per capire che c’è qualcosa di più forte del caldo: la voglia di stadio. Quell’aria unica, impregnata di erba tagliata, passione e attesa, che mancava da morire. Tornare sugli spalti non è una questione di meteo, è una questione di pelle.
È bello essere di nuovo qui. È bello veder correre i ragazzi, osservarli sudare e lottare su ogni pallone in questi primi giorni di lavoro. Ma è ancora più bello guardarsi intorno e ritrovare negli occhi dei tifosi lo stesso identico fuoco: quell’entusiasmo genuino di chi ha voglia di tornare a sognare in grande, insieme.
Il segnale dagli spogliatoi
La giornata, però, ha regalato un momento che va ben oltre la semplice preparazione atletica. Tra i passi che contano, è spuntata la figura del sindaco Emanuele Antonelli. Lo si è visto muoversi con discrezione ma con fermezza, prima a colloquio con la dirigenza e poi diretto verso il cuore pulsante dell’impianto.
Poi, d’improvviso, il silenzio dello stadio è stato rotto da un rumore inconfondibile: un applauso forte, unanime, scoppiato all’interno dello spogliatoio e capace di superare persino le spesse mura che lo custodiscono.
È il suono di chi ritrova fiducia. L’applauso della squadra al Primo Cittadino.
Il futuro ha un nome e un cognome
Non serve fare troppe supposizioni per capire cosa si siano detti lì dentro. Il sindaco Antonelli si è speso in prima persona, facendo l’impossibile – e forse anche qualcosa in più – per tutelare questo patrimonio e consegnare le chiavi della società nelle mani giuste. Quelle di Luca Bassi, uomo chiamato a rappresentare la certezza e la stabilità per il futuro dei Tigrotti.
Il messaggio arrivato da quell’applauso è chiaro: la squadra c’è, la città risponde e la nuova strada è tracciata. Il caldo si fa ancora sentire, certo, ma da oggi a far bruciare la piazza è soltanto una cosa: la passione per la Pro Patria.
Flavio Vergani












