Non c’è ancora la forza per stappare lo spumante e brindare, con mano tremante, alla conclusione dello psicodramma a cui il pianeta biancoblu ha dovuto, suo malgrado, sottostare. Ora, usciti dai rifugi antiatomici, possiamo a mente tiepida cercare di trarre qualche considerazione dopo il ciclone appena superato. Ricaviamo, se riusciamo, quella che una volta si chiamava morale della favola, forse ci può essere utile. Punto primo, il sindaco Antonelli (di cui sono da sempre amico anche se mai l’ho votato), si è comportato da Primo Cittadino. Gli va dato atto di avere interpretato a dovere il suo ruolo di defensor patriae, operando con illuminata decisione per il bene della collettività. E qui sta il secondo (solo in ordine di esposizione) punto. L’intervento del sindaco, dei tifosi e del mondo dell’informazione si è trovato finalmente sullo stesso fronte in difesa della storia (che è passato ma anche presente che dà l’energia per programmare il futuro) della Pro Patria et Libertate.
Si è all’improvviso compreso che non era in gioco solo una squadra di calcio ma l’identità di una città, vale a dire di una collettività, di un insieme di persone che trova nella Pro Patria un punto di riferimento, una famiglia, delle radici forti che resistono alla violenza degli uragani. La morte di Giannino Gallazzi, sia pure dolorosissima, ha ulteriormente cementato questa identità. Vedere al suo funerale tanta gente ha confermato che a Busto la Pro Patria è ancora un valore interclassista e intergenerazionale. In soldoni: amano allo stesso modo i Tigrotti i più ricchi e quelli meno abbienti, gli anziani e i giovani. Va dato atto agli Ultrà, spesso tirati in ballo per presunti episodi negativi, va loro dato atto di aver difeso con forza i valori identitari, presidiando lo Stadio e impedendo di prendere il timone della società chi era totalmente inadatto. Noi troppo spesso parliamo, blablabla, loro agiscono in prima persona. Grazie. Ultima cosa. Identità è anche e soprattutto frutto della storia, cioè dei pionieri della squadra, dei dirigenti che hanno sostenuto la squadra nella massima serie e anche dopo, conservando gelosamente una maglia che è tra le più belle e ammirate. Spero che la nuova Società tenga presente questo culto del passato che va incrementato, a partire dal progetto di Museo biancoblu che un manipolo di valorosi sta portando avanti tra mille sacrifici. Se ci sarà bisogno del mio aiuto, non mi tirerò indietro. Forza Pro!
Alberto Brambilla












