ZEMALANDIA, LA CITTÀ DOVE SI VINCE ATTACCANDO

C’era una volta Zemanlandia, la città del divertimento calcistico. Le squadre di Zdeněk Zeman facevano innamorare il mondo con un calcio offensivo, spregiudicato, fatto di gol, emozioni e partite spesso fuori dagli schemi. Si segnava tanto, si subiva qualche gol di troppo, ma soprattutto si giocava per divertire e per vincere. Da Signori a Rambaudi, da Verratti a Insigne, il marchio era sempre quello: attaccare, attaccare e ancora attaccare.

Oggi, a Busto Arsizio, sembra essere tornato quel concetto, in una versione tutta biancoblu, rivista e corretta. Potremmo chiamarla “Zemalandia”, in onore della nuova presidente della Pro Patria.

E in campo, diciamolo, cambia davvero poco.

La Pro Patria espugna Pontedera per 3-2, ribaltando per la seconda volta una partita che la vedeva sotto di un gol. A segno capitan Benedetti, Maistrello e Baraye. Cinque gol realizzati nelle ultime due partite, tre subiti. Tanti i primi, forse troppi i secondi. Ma forse è proprio questa la fotografia più sincera di questa squadra.

Chiedere di migliorare la fase difensiva è lecito, naturale, persino doveroso. Pensare però che questa Pro Patria possa trasformarsi improvvisamente nel “nero” degli scacchi, quello che aspetta, calcola e si difende, sarebbe un’utopia.

Questa squadra sembra nata per essere il bianco.

Quello che muove per primo. Quello che prende l’iniziativa. Quello che attacca e non arrocca.

Perché in campo e in panchina ci sono guerrieri di lungo corso, gente abituata alla battaglia, uomini che non hanno costruito la propria carriera pensando a come prendere un colpo in meno, ma a come darne uno in più. Gladiatori senza paura, che non conoscono la parola resa e che sembrano avere una sola idea in testa: combattere fino all’ultimo pallone.

La partita di Pontedera ne è stata l’ennesima dimostrazione.

Questa squadra ha un carattere d’acciaio inox. Va sotto e non si sbriciola. Incassa e reagisce. Viene colpita e torna ad attaccare. E lo fa con una convinzione che non sembra casuale.

Ci sono giocatori che, in questo momento, semplicemente non possono stare nelle retrovie. Gente che non ama i calcoli, che non è venuta a Busto dopo aver già vinto tanto per mettersi a fare il conto dei giorni che mancano alla prossima battaglia. Sono venuti per giocare, per vincere, per combattere.

Il loro stratega, con il tempo, troverà certamente il modo per limitare le ferite e rendere questa squadra più equilibrata. Perché tre gol subiti in due partite sono troppi e nessuno lo vuole nascondere.

Ma una cosa sembra già chiarissima: questa Pro Patria non è stata costruita per difendersi dalla vita. È stata costruita per aggredirla.

E allora godiamocela.

Perché forse questa non sarà una Pro Patria perfetta. Forse ci farà soffrire qualche volta più del necessario. Forse ci farà prendere qualche spavento di troppo.

Ma se continuerà a giocare con questo cuore, con questa fame e con questi guerrieri, una certezza possiamo già averla:

questa è Zemalandia.

E qui il sangue biancoblu scorre più forte quando si combatte.

Questa è la loro forza.
Questa è la nostra certezza.

Flavio Vergani

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