La Pro Patria vince ancora. Lo fa battendo il Club Milano per 1-0, grazie al gol del nuovo arrivato Baraye, e conquista così l’accesso alla seconda fase di Coppa Italia.

Un successo di misura nel risultato, ma decisamente meno equilibrato per quello che si è visto sul campo.

VINCE 1-0, MA DOMINA AI PUNTI

Il tabellino dice uno a zero, la partita racconta molto di più. La Pro Patria domina ai punti, crea, spinge, attacca e costringe gli ospiti a una lunga partita di sofferenza. Se il passivo per il Club Milano rimane limitato, il merito è soprattutto della poca lucidità che, in alcuni momenti, gli avanti tigrotti mostrano davanti alla porta. Perché occasioni e situazioni favorevoli non sono mancate. È mancato soltanto quel pizzico di freddezza necessario per trasformare una partita dominata in un risultato più rotondo.  Ma va bene così. Perché oggi contava vincere, passare il turno e continuare questo percorso. E la Pro Patria lo ha fatto.

«MA COME GIOCA LA PRO PATRIA?»

E qui viene quasi da scomodare il grande Maurizio Mosca. “Ma come gioca la Pro Patria?”Gioca bene. Anzi, in certi momenti, molto bene. I biancoblù incantano per idee, tecnica di base, intensità e dinamismo. Una squadra che non aspetta l’avversario, ma cerca sempre di prendere in mano la partita. C’è movimento continuo, c’è voglia di giocare il pallone, c’è aggressività quando bisogna recuperarlo. E soprattutto c’è una cosa che forse negli ultimi tempi avevamo dimenticato: la sensazione che questa squadra sappia esattamente cosa vuole fare.

I FUNAMBOLI E IL TIGROTTO MORRONE

Se è vero che gli specialisti dell’uno contro uno come Forchignone, Nanni e Baraye deliziano la platea bustocca, accorsa anche oggi in buon numero, c’è anche chi conquista il pubblico in un modo completamente diverso. Uno come Morrone, per esempio. Morrone fa innamorare perché ha dentro il DNA tigrotto. Corre. Recupera palloni. Imposta. Lotta. Ma soprattutto, diciamolo, si incazza con il mondo intero. E forse è proprio questo che lo rende immediatamente uno di noi. Dopo un anno passato a vedere giocatori troppo spesso molli, rassegnati e quasi incapaci di reagire mentre la retrocessione si avvicinava, vedere un giocatore che vive ogni pallone come se fosse quello decisivo è qualcosa che questa piazza apprezza enormemente.

Perché Busto ha sempre amato i suoi condottieri. Giocatori senza paura. Giocatori con coraggio. Giocatori capaci di trascinare anche quando le gambe iniziano a pesare. Morrone sembra avere proprio quel tipo di carattere.

ARPINO, MAPELLI E UNA DIFESA CHE PARLA

In difesa si è visto dall’inizio Arpino. E guardandolo giocare si capisce forse anche perché il Desenzano abbia vinto il campionato. Presenza, personalità e qualità.

Ma si è visto anche Mapelli, uno che non arriva certo a Busto da sconosciuto. Era il capitano della Pro Sesto e, evidentemente, essendo un ragazzo sveglio, ha capito cosa si sta costruendo da queste parti. E ha deciso di cambiare Pro. Scelta che, almeno per quello che si sta vedendo in queste prime uscite, sembra raccontare molto anche delle ambizioni e della credibilità del progetto biancoblù.

GIOVANDITTI E FERRARA, QUELLI CHE HANNO COSTRUITO LA SQUADRA

Ma una squadra così non nasce per caso. E allora è giusto rendere onore al merito di chi l’ha costruita. A chi ha lavorato giorno e notte nell’incertezza, nell’ansia, spendendo la propria parola e mettendoci la faccia con chi ha creduto e ha aspettato l’esito di una trattativa che avrebbe sfinito chiunque. Il riferimento è naturalmente a Giovanni Giovanditti che ha speso tutto sè stesso per centrare l’obiettivo. Quando le cose vanno bene si tende a rimuovere quando il tutto era fragile, insicuro e preoccupante. Questo è il momento della riconsocenza.

E poi c’è Raffaele Ferrara, che ancora una volta dimostra di avere un talento particolare nello scegliere giocatori di qualità, capaci non soltanto di giocare bene, ma anche di far divertire.

Dopo aver portato giocatori come Serafini, Cozzolino e Giannone, ecco arrivare Baraye, Nanni e Forchignone. Insomma, se nel calcio esistesse una carta dei vini, Ferrara sarebbe probabilmente il sommelier. Uno di quelli che sa riconoscere le bottiglie buone. Lo sommelier del calcio, esperto in scelte DOC.

UN’IDENTITÀ PRECISA: QUI C’È LA MANO DELL’ALLENATORE

In campo si è vista soprattutto una cosa: una precisa identità di squadra. E qui la mano dell’allenatore è evidente. Un tecnico bravo, ma allo stesso tempo semplice e umile, che sta dando alla squadra qualcosa che non si costruisce dall’oggi al domani: certezze. Si ha l’impressione che ogni giocatore sappia sempre cosa deve fare. Ma soprattutto sembra sapere cosa farà il compagno. E questa è una differenza enorme. Perché quando undici giocatori iniziano a muoversi con la stessa idea, quando le distanze, le coperture e le soluzioni sembrano naturali, significa che chi ha in mano la squadra è riuscito a trasmettere indicazioni precise. E la Pro Patria, oggi, sembra avere le idee molto chiare.

TRAVOLGENTE IN ATTACCO, ASFISSIANTE IN DIFESA

Quando attacca, la Pro Patria è travolgente. Quando difende, è asfissiante. La parola gestione delle forze, almeno per il momento, sembra completamente sconosciuta ai tigrotti.

Si corre. Si pressa. Si aggredisce. Sempre. C’è la voglia quasi feroce di dimostrare la propria forza in ogni momento della partita. È un aspetto che esalta, anche se, naturalmente, con il passare della stagione dovrà essere disciplinato. Non si può pensare di giocare sempre a cento all’ora e di non pagare mai nulla in termini di energie. Bisognerà imparare anche a gestire.

Ma quello sarà un problema di domani. Oggi, lasciateci godere. Lasciateci gustare una Pro Patria che diverte e che vince. Perché dopo gli ultimi anni vissuti spesso a pane e acqua, con poche soddisfazioni e troppe delusioni, questa volta abbiamo voglia di non fare gli schizzinosi.

Per ora lasciateci le preoccupazioni per il futuro. Oggi vogliamo gustarci le ostriche e stappare lo champagne. Perché questa Pro Patria, oltre a vincere, sta facendo qualcosa che sembrava quasi impossibile fino a poco tempo fa. Sta facendo tornare la gente a divertirsi.

E forse, alla fine, è proprio questa la vittoria più bella.

Flavio Vergani

Pro Patria-Club Milano: 1-0 (0-0)

Marcatore: Baraye (P) al 38’st

PRO PATRIA 1919 (3-4-3): Gnonto; Mapelli, Arpino, Rossi; Gentile (6′ st Boinaidi), Morrone, Allasufi (21′ st Aliata), Benedetti (21′ st Bianchini); Siega (6′ st Baraye), Barranco, Forchignone (11′ Nanni). A disposizione: Bajrami, Gianola, Cannistrà, Mingirulli. Allenatore: Zironelli.

CLUB MILANO (3-5-2): Stucchi; Piscaglia (39′ st Conversa), Travaglini (39′ st Altomonte), Maurizi; Comberiati (21′ st Balde), Dell’Acqua, Acella (39′ st Russo), Baud Banaga, Carrer; Mariotti (21′ st Vedovati), Henry. A disposizione: Spada, Scrivanti, Prendi, Conti. Allenatore: Scavo.

NOTE – Spattatori 100ca Ammoniti: Piscaglia (CMI), Comberiati (CMI), Acella (CMI), Bianchini (PPA), Morrone (PPA)

ARBITRO: Gippetto di Reggio Emilia (Collaboratori: Laganà di Siena e Lo Monaco di Como)

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