La Pro Patria suona la sinfonia perfetta: Crema battuto 2-0
La Pro Patria non si ferma. Batte il Crema 2-0, mette in fila un’altra prestazione di qualità e soprattutto resta lassù, in testa alla classifica, in coabitazione con Pistoiese e Lentigione. Gol di Nanni e Mapelli, tre punti in cassaforte e una sensazione sempre più precisa: questa squadra non è lì per caso.
I privilegiati del mercoledì pomeriggio
Sugli spalti, intanto, il mercoledì pomeriggio ha selezionato una categoria di spettatori decisamente particolare: pensionati, disoccupati in Naspi, studenti, partite IVA e soprattutto quelli che sono riusciti nell’impresa più difficile della giornata, convincere il capo a concedere un permesso.
Ma gli ultrà hanno giocato un’altra partita, quella della fantasia. La loro strategia l’hanno sbandierata ai quattro venti con uno striscione che più esaustivo non si poteva:
“Niente fotografie, siamo in malattia.”
Un capolavoro di sintesi. E soprattutto di prudenza.
Il maestro Zironelli e la sua orchestra
Poi c’è il campo. E qui viene il bello.
L’orchestra è diretta dal maestro Zironelli e i solisti sono tanti. Talmente tanti che, quando suonano insieme, viene fuori una sinfonia che questa volta non ha avuto nemmeno una stecca.
Anzi, dalle parti del quartier generale di Luca Bassi a Londra, probabilmente avranno già annotato il primo “clean sheet”.
Questa Pro Patria stona pochissimo e regala acuti che meritano applausi.
Come quelli di Morrone, che ogni volta che tocca il pallone sembra avere un’idea diversa dagli altri. Oppure Arpino, concentrato in un magnifico mix di grinta, cuore e tecnica.
E poi c’è Barranco, giocatore generoso, uno di quelli che non si limita a giocare: cuce, ricuce, corre, si sacrifica e mette i compagni nelle condizioni di fare male. Il suo assist per Nanni è l’ennesima dimostrazione di un calcio fatto di altruismo e intelligenza.
E poi ci sono loro: gli under.
Gentile, Aliata e Maddalon hanno ricevuto da mister Zironelli un premio che nel calcio moderno vale tantissimo: l’intera partita.
Perché sappiamo tutti quanto sia diventato difficile, oggi, vedere un giovane in campo dall’inizio alla fine senza che qualcuno pensi che sia arrivato il momento della sostituzione. Zironelli, invece, si fida. E loro ripagano.
Una squadra che si specchia nel proprio calcio
Dinamismo, gioco, geometrie.
La Pro Patria corre, costruisce, muove il pallone e qualche volta sembra persino specchiarsi in se stessa per dirsi: “Quanto siamo bravi?”
E forse, per una volta, può anche permetterselo.
Il ritmo è sempre alto e anche le nuove regole sui rinvii del portiere, sulle rimesse in gioco e sulle sostituzioni con il countdown dell’arbitro sembrano finalmente premiare chi vuole giocare e non chi cerca di perdere tempo.
Lo ha sottolineato lo stesso Zironelli in sala stampa: con queste regole, finalmente, il primo tempo dura quanto il secondo.
Sembra una banalità. Non lo è affatto.
Perché se il tempo effettivo aumenta e le perdite di tempo diminuiscono, a guadagnarci è lo spettacolo. E una squadra che ha nel gioco la propria identità non può che beneficiarne.
Bentornato Sergio
Sugli spalti c’era anche un pezzo di storia biancoblu.
Sergio Borgo, ex tigrotto, tornato allo Speroni non come osservatore della Pistoiese, ma nelle vesti di procuratore.
È stato comunque bello rivederlo. Perché ci sono persone che, anche quando cambiano ruolo e attraversano epoche diverse, rimangono testimonial di una Pro Patria che appartiene alla memoria di chi l’ha vissuta.
Prima la Pistoiese, poi la Pro Patria: e adesso divertiamoci
Prima della partita qualcuno da Crema aveva fatto sapere che la Pistoiese affrontata nello scorso turno era una vera corazzata.
A fine partita, lo stesso qualcuno ha dovuto allargare il concetto: anche la Pro Patria è una corazzata.
Ma soprattutto è rimasto incantato dal gioco e dalle geometrie del centrocampo biancoblu, definite come qualcosa di raro da vedere in Serie D.
E allora diciamolo: ci sarà da divertirsi.
Perché se questo è l’inizio, se questa è la filosofia, se questa è la strada scelta, allora vale davvero la pena accomodarsi in poltrona e godersi lo spettacolo.
Lo speaker, il carroattrezzi e il goal di Mapelli
A pochi minuti dalla fine del primo tempo, arriva puntuale l’appello dello speaker: «Questa macchina qua la devi spostare di là».
Del resto, è mercoledì pomeriggio, siamo infrasettimanali, le aziende sono aperte e i camion devono passare. E così le auto lasciate in doppia fila dietro all’Antoniana, evidentemente, stavano diventando un piccolo problema di viabilità.
Il messaggio è chiaro: macchina da spostare, possibilmente subito.
Ma qualcuno, con grande senso delle priorità, avrà pensato: «Aspetta un attimo, carroattrezzi… manca poco. Prima dobbiamo vedere il gol di Mapelli!»
Detto, fatto.
Il carroattrezzi può aspettare qualche minuto. Il gol di Mapelli, invece, mica tanto.
E alla fine il problema non sono nemmeno più soltanto le auto in doppia fila. È che la gente cresce, lo Speroni si riempie e i parcheggi cominciano a diventare merce rara.
A questo ritmo, tra un po’ non si parlerà più di trovare parcheggio, ma di investimento immobiliare.
Altro che box in centro a Milano.
«Buongiorno, vorrei acquistare un posto auto».
«Dove?»
«Allo Speroni».
«Vista campo?»
«No, vista carroattrezzi. Ma sono disposto a pagare qualcosa in più.»
E allora eccola, la prossima grande idea di business:
COMPRATI IL TUO POSTO AUTO ALLO SPERONI
Posto auto numerato, personale, garantito e possibilmente con diritto di prelazione sul gol successivo.
Perché se la Pro Patria continua a portare così tanta gente allo stadio, fra un po’ il vero lusso non sarà avere un abbonamento in tribuna. Sarà avere un parcheggio.
Grazie a chi ci ha restituito il gusto del bello
E allora grazie.
Grazie a Luca Bassi. Grazie a Estrella. Grazie a Giovanditti e Ferrara che hanno scelto i solisti di questa orchestra, alla Presidente Rosanna Zema che ha lottato come una tigre per strattare la Pro Patria alla concorrenza. Grazie a tutti quelli che hanno reso possibile questa riconciliazione con il calcio, questa onda di fiducia, questo tsunami di entusiasmo.
Perché qualcuno, negli ultimi anni, aveva perso il gusto del bello.
Avevamo quasi dimenticato la gioia di un’emozione forte, la bellezza di un passaggio smarcante, la poesia di uno-due che manda in porta un giocatore, il piacere di vedere una squadra che non considera il pallone un oggetto da gestire ma uno strumento per creare qualcosa.
Chiamateci esteti del calcio. Chiamateci nostalgici di un calcio che non c’è più.
Chiamateci, se volete, sostenitori invasati di questa dirigenza. Va bene tutto.
Ma una cosa è certa: questa Pro Patria non la cambieremmo con nessuno al mondo.
E quando diciamo nessuno… vuol dire nessuno.
Flavio Vergani













