PRO PATRIA, TRE PUNTI SPORCHI CHE VALGONO ORO. MA PER VOLARE SERVE QUALCOSA IN PIÙ
«Era il 1979 e fu la mia prima partita allo Speroni. Era un Sant’Angelo fortissimo, con Bidese, Giani, Biasiotti, Gori e Angelillo, ma la Pro Patria vinse per uno a zero con gol di Frara».
Parole, anzi, profetiche parole di Luca Bassi, il deus ex machina che ha contribuito a restituire slancio, entusiasmo e una buona dose di orgoglio alla Busto biancoblù.
Quarantasette anni dopo, la storia si ripete. Stesso stadio, stessi avversari, stesso risultato. Cambia, e parecchio, la caratura del Sant’Angelo, ma non cambia la fatica necessaria per portare a casa i tre punti. Perché la Pro Patria di oggi ha dovuto sudarsela, eccome.
E allora, benedetto sia Arpino, autore della rete che ha tolto le castagne dal fuoco e consegnato ai tigrotti una vittoria tanto preziosa quanto sofferta.
SE IL CALCIO FOSSE LA BOXE…
Se il calcio fosse la boxe, probabilmente la Pro Patria sarebbe prima in classifica a pari merito con la Pistoiese. Non c’è praticamente una partita nella quale i tigrotti non avrebbero meritato di vincere ai punti.
Il problema è che nel calcio non esistono i giudici a bordo ring. Esiste un tabellone, esistono i gol e, soprattutto, esiste una classifica che non contempla premi per l’estetica.
C’è poi un aspetto curioso. Interpellando allenatori e addetti ai lavori sulla forza delle due principali protagoniste del campionato — domanda che appare assolutamente lecita e coerente, anche se a qualcuno provoca una fastidiosa orticaria (che se la gratti…) — la risposta è pressoché unanime: la Pro Patria gioca meglio, la Pistoiese si affida maggiormente alle giocate dei singoli.
Tradotto: i tigrotti vincono ai punti, gli arancioni vincono sul campo.
E la differenza, purtroppo, non è un dettaglio. La classifica è lì a ricordarcelo, senza bisogno di ulteriori interpretazioni.
BELLA DA VEDERE, MENO BRAVA A COLPIRE
Mister Zironelli continua giustamente a parlare di un work in progress, un percorso di perfezionamento di una manovra che piace, che spesso appaga l’occhio degli esteti e che ha restituito alla Pro Patria un’identità di gioco ben riconoscibile.
Non nel primo tempo odierno, per la verità, quando lo spettacolo è stato decisamente meno entusiasmante rispetto alle migliori rappresentazioni di inizio stagione.
Il punto, però, rimane sempre lo stesso: a fronte della mole di gioco sviluppata, la produzione offensiva in termini di reti è ancora troppo modesta.
Il mister, dal canto suo, ricorda anche un dato che merita attenzione: la difesa biancoblù, spesso accusata di qualche sbadataggine di troppo, è la seconda migliore del girone e ha concesso appena otto tiri nello specchio della porta dall’inizio del campionato.
Verissimo. Ma se a quegli otto tiri corrispondono quattro reti subite, significa che un pallone su due indirizzato verso la porta è finito nel sacco. Una percentuale che merita qualche riflessione.
Eppure, paradossalmente, oggi il problema sembra essere più davanti che dietro.
Ne sa qualcosa Maddalon, che continua a collezionare pomeriggi talmente tranquilli da meritarsi l’ennesimo senza voto in pagella. A questo punto, nessuno ha ancora capito fino in fondo quanto sia forte il portiere biancoblù. Non per colpa sua, naturalmente: semplicemente, gli avversari sembrano essersi messi d’accordo per non disturbarlo troppo.
IL GOL SPORCO E QUELLI CHE MANCANO
Insomma, bisogna buttarla dentro. Anche male, anche di ginocchio, anche con una deviazione fortuita. Purché entri.
E il gol di Arpino è stato l’esegesi perfetta di questa necessità: poco importa la confezione, quando il contenuto vale tre punti.
Ma una squadra del calibro della Pro Patria deve necessariamente trovare anche altre soluzioni.
Non si può vivere soltanto di episodi e calci da fermo, come accaduto oggi e come già visto a Pontedera, tra rigore, punizione e calcio d’angolo.
Per carità, i campionati si vincono anche attraverso le cosiddette partite sporche. Anzi, spesso sono proprio quelle a fare la differenza. Ma dovrebbero rappresentare le eccezioni all’interno di un percorso fatto anche di vittorie limpide, convincenti, costruite e chiuse con autorevolezza.
E queste ultime, recentemente, stanno un po’ latitando.
Naturalmente, la vittoria è come il maiale: non si butta via niente. Che sia sporca, pulita, elegante o bruttina, sempre tre punti porta in dote. E guai a fare gli schizzinosi.
Questo, però, non significa rinunciare all’analisi.
Perché il problema non è soltanto segnare di più, ma imparare a farlo spendendo meno. Meno energie, meno occasioni, meno fatica. In una parola: essere più cinici.
NANNI, MAISTRELLO, BARRANCO: CERCASI KILLER INSTINCT
Oggi la Pro Patria è apparsa meno spumeggiante rispetto alla squadra ammirata nelle prime giornate.
Nanni, in particolare, è sembrato la fotocopia sbiadita di quel giocatore capace di accendere lo Speroni con accelerazioni, iniziative e giocate che avevano fatto innamorare il pubblico biancoblù.
Può capitare, naturalmente. Ma il suo contributo è troppo importante per questa squadra perché un calo di rendimento passi inosservato.
E poi ci sono i centravanti.
Maistrello appare ancora lontano dalla migliore condizione, mentre Barranco, pur disponendo di qualità e spessore, continua a mostrare qualche limite in quello che dovrebbe essere il requisito fondamentale di un attaccante di razza: il killer instinct.
Quella cattiveria sportiva che trasforma una mezza occasione in un gol. Quella capacità di non perdonare, di sentire la porta, di colpire anche quando la partita non ti concede molto.
Perché una squadra che costruisce tanto non può avere sempre bisogno di costruire tantissimo per segnare una volta.
Alla lunga, il conto energetico rischia di diventare salato.
VA BENE COSÌ. MA NON PUÒ BASTARE COSÌ.
L’ha risolta Arpino. E va benissimo così.
Lo Speroni si prende i tre punti, la Pro Patria continua il suo cammino e il gruppo dimostra ancora una volta di avere carattere, solidità e capacità di portare a casa anche quelle partite che non riescono a trasformarsi in uno spettacolo.
Sono qualità importanti, da squadra vera.
Ma sarebbe un errore lasciare che il risultato nascondesse tutto il resto. Questa Pro Patria ha dimostrato di possedere un potenziale superiore a quanto raccontato nelle ultime uscite. Ha una sua fisionomia, un allenatore con idee precise e un’identità che merita di essere accompagnata da una maggiore concretezza.
Il bel gioco è una virtù. La capacità di trasformarlo in gol è ciò che può fare la differenza tra una buona stagione e una stagione da ricordare.
Nel 1979 bastò Frara. Oggi è bastato Arpino.
Il passato e il presente si sono stretti la mano, regalandoci un’altra domenica da tre punti.
Per il futuro, però, servirà qualcosa in più. Perché vincere ai punti è bello, ma ogni tanto sarebbe salutare mandare l’avversario al tappeto.
Possibilmente prima dell’ultimo round.
E senza dover sempre aspettare che sia un difensore a indossare i guantoni dell’attaccante.
Flavio Vergani












