Pro Patria, quei cinque punti che pesano. Ma negli altri gironi sarebbe tutta un’altra musica!
Se mio nonno avesse avuto le ruote sarebbe stato un calesse, sarebbe stato un carretto. È il classico ragionamento della volpe e l’uva, quello dei se e dei ma, di cui sono piene le fosse e che, nel calcio, generalmente serve a consolare chi guarda gli altri dall’alto verso il basso. O, in questo caso, dal basso verso l’alto.
Eppure, qualche volta, anche un ragionamento apparentemente inutile può offrire una chiave di lettura interessante. E magari aiutare a rimettere le cose nella giusta prospettiva.
Prendiamo la Pro Patria.
I tigrotti stanno rincorrendo la Pistoiese, distante cinque lunghezze. Un distacco che, inevitabilmente, comincia a proiettare una fastidiosa ombra di negatività sul cammino biancoblù. Quasi che la squadra di Zironelli stesse deludendo, quasi che qualcosa non funzionasse, quasi che quanto di buono costruito finora fosse già insufficiente.
Perché nel calcio, si sa, la classifica è una sentenza. Ma qualche volta è anche una questione di prospettiva.
E allora proviamo a giocare con i se e con i ma. E, soprattutto, con i numeri.
Con i suoi 16 punti, dove sarebbe oggi la Pro Patria se fosse stata inserita in uno degli altri gironi della Serie D?
La risposta è piuttosto sorprendente. Decisamente meglio, almeno in termini di distanza dalla vetta.
Partiamo dal girone A, dove comanda l’Alessandria con 18 punti, seguita dalla Biellese a quota 14. I tigrotti sarebbero secondi, ad appena due lunghezze dalla capolista.
Nel girone B la musica non cambierebbe granché: Nibbiono primo con 18 punti, Chievo secondo a 16. Pro Patria appaiata ai veronesi e, anche qui, a meno due dal primato.
Nel girone C troviamo la Luparense davanti a tutti con 17 punti, seguita dal Cjarlins Muzane, vecchia conoscenza di mister Zironelli. Anche in questo caso, i biancoblù sarebbero a un solo punto dalla vetta.
Nel girone E guida il Prato con 17 punti, seguito dal Gavorrano a 15. Pro Patria virtualmente seconda, a meno uno dalla prima posizione.
E proseguendo verso sud il quadro non cambia.
Nel girone F comanda L’Aquila con 17 punti, davanti al Teramo a 16.
Nel girone G troviamo la Sarnese a 17 e il Monastir a 16. Nel girone H il Francavilla guida con 18 punti, seguito dal Martina a 15.
Infine, nel raggruppamento I, quello della Reggina, gli amaranto condividono il primato con il Sambiase a quota 16.
Insomma, in quest’ultimo caso la Pro Patria sarebbe addirittura in testa alla classifica, sia pure in coabitazione, ma con la Reggina, ossia la “Regina” del mercato di quest’anno.
E ALLORA, SIAMO SICURI CHE LA PRO PATRIA STIA ANDANDO PIANO?
Il confronto, pur con tutti i limiti di un esercizio puramente statistico, racconta una realtà piuttosto chiara.
Nove gironi, nove confronti. E una conclusione: la Pro Patria sarebbe ovunque pienamente in corsa per il primato, in diversi casi a un solo punto dalla testa e in uno addirittura appaiata alle capolista.

Evidentemente il problema, ammesso che di problema si possa parlare, non è tanto la velocità di crociera dei tigrotti, quanto quella della Pistoiese, che sta disputando un campionato a ritmi da record, imponendo un’andatura che nessun’altra capolista, nei raggruppamenti presi in esame, riesce a sostenere.
La Pro Patria non sta andando piano. È la Pistoiese che, per il momento, viaggia con il turbo inserito.
Attenzione, però. Non vorremmo trasformare questo ragionamento in un’assoluzione preventiva. La squadra di Zironelli ha lasciato per strada punti, ha mostrato qualche limite e ha disputato partite nelle quali era lecito aspettarsi qualcosa di più. Le critiche, quando motivate, restano legittime. E cinque punti non si recuperano con le statistiche, ma vincendo le partite.
Tuttavia, sarebbe altrettanto sbagliato lasciare che il rendimento straordinario della prima della classe diventi l’unico metro di giudizio per valutare tutto il resto.
Il rischio è quello di confondere il distacco con il demerito.
Perché se questa stessa Pro Patria, con gli stessi risultati e gli stessi 16 punti, giocasse praticamente in qualsiasi altro girone, oggi racconteremmo una storia completamente diversa. Parleremmo di una squadra in piena lotta per il vertice, di un gruppo competitivo e di una stagione che promette soddisfazioni.
Invece siamo qui, a misurare quei maledetti cinque punti, con la sensazione che ogni domenica sia diventata una rincorsa contro il tempo.
La verità è che la Pistoiese merita tutti gli applausi per quello che sta facendo, ma i suoi meriti non devono necessariamente trasformarsi nei demeriti della Pro Patria.
Anzi, il confronto con gli altri otto gironi restituisce ai tigrotti una dimensione probabilmente più vicina alla realtà: una squadra ampiamente in linea con le migliori protagoniste della Serie D, alle prese con un’avversaria che, almeno per ora, sta facendo un campionato a parte.
E allora torniamo al nostro improbabile nonno, al suo calesse e al carretto.
I se e i ma non regalano punti, non fanno vincere le partite e non accorciano le classifiche. Ma qualche volta aiutano a guardare oltre il proprio orticello.
Il nonno, alla fine, il calesse non ce l’aveva. La Pro Patria, invece, ha ancora un campionato tutto da giocare.
E se davanti c’è una Pistoiese che corre come una Ferrari, non significa necessariamente che i tigrotti stiano viaggiando su un’Ape Piaggio.
Anzi, numeri alla mano, nel resto d’Italia sarebbero già lì, a giocarsi la pole position.
Flavio Vergani













