Niente da fare per Giancarlo Travagin. Dopo aver lasciato la Pro Patria, appena ricevuta dalle mani della presidente uscente Patrizia Testa, ora l’imprenditore si trova alle prese con un’altra avventura complicata: il progetto di riportare l’Enna Calcio in Serie C sembra aver incontrato ostacoli ben più impegnativi di quelli previsti sulla carta.

A Busto Arsizio, stando alla sua versione dei fatti, a sbarrargli la strada furono i tifosi e un comitato di accoglienza non proprio all’insegna del fair play. Insomma, l’ambiente non gli avrebbe consentito di lavorare serenamente. Ad Enna, invece, il quadro delle responsabilità appare decisamente più affollato: amministrazione comunale, sponsor storici e persino Lega Nazionale Dilettanti, accusata di aver iscritto la squadra siciliana senza le necessarie garanzie. Una compagnia piuttosto nutrita, insomma, per un progetto che avrebbe dovuto riportare il calcio ennese tra i professionisti.

La differenza con Busto, almeno sul piano burocratico, non è secondaria. La Pro Patria, infatti, venne regolarmente iscritta. Peccato che l’avventura bustocca di Travagin finì praticamente prima ancora di cominciare. Una specie di record: il progetto non ebbe il tempo di scaldare i motori, ma riuscì comunque a individuare i primi responsabili del mancato decollo.

Eppure, a Busto, qualcuno si era rammaricato pubblicamente per non avergli consentito di lavorare. Secondo altre voci, provenienti da ambienti che si dichiaravano ben informati, alle spalle di Travagin ci sarebbe stato persino l’appoggio di una facoltosa famiglia varesina, pronta a sostenere il progetto e a far decollare i tigrotti. Una prospettiva che, a posteriori, avrebbe meritato almeno una prova in pista. Ma la storia, come sappiamo, non si scrive con i se e nemmeno con i presunti assegni.

Il copione, adesso, sembra riproporsi in Sicilia, con qualche variazione sul tema. A Busto la colpa sarebbe stata dei tifosi; ad Enna, invece, il cerchio delle responsabilità si allarga fino a comprendere istituzioni, organismi federali e sponsor che, secondo le ricostruzioni circolate, avrebbero progressivamente fatto mancare il proprio sostegno.

Possibile che, cambiando latitudine, cambino tutti i protagonisti ma non il finale? Travagin sembra avere una particolare sfortuna nella scelta dei luoghi in cui provare a realizzare i propri progetti sportivi. Oppure, più semplicemente, la costruzione di una società di calcio ambiziosa richiede qualcosa in più della convinzione di poterla fare: servono garanzie, accordi solidi, risorse certe e un ambiente disposto a remare nella stessa direzione.

Va comunque riconosciuta a Travagin la disponibilità a farsi da parte anche ad Enna, lasciando spazio a chi potrà proporre una soluzione diversa. Un gesto che, almeno nelle intenzioni, richiama quanto accadde a Busto.

C’è però un piccolo dettaglio che merita di essere ricordato. A Busto, una soluzione alternativa esisteva già prima del suo arrivo. Non occorreva necessariamente inventare un nuovo progetto, né cercare lontano chissà quali capitali: sarebbe bastato, forse, dare mandato a chi quella soluzione l’aveva già in mano.

Invece si è preferito cambiare strada, con il risultato che la strada si è interrotta quasi subito.

Morale della favola: Travagin cerca una società da portare in Serie C, ma fin qui ha collezionato soprattutto ostacoli, polemiche e passaggi di consegne. A Busto il progetto non è partito, ad Enna rischia di fermarsi. E mentre si discute di chi abbia colpa, il pallone continua a rotolare altrove.

Con una certezza, almeno per ora: per arrivare in Serie C non basta avere un progetto ambizioso. Bisogna anche riuscire a partire. E possibilmente, prima di mettersi in viaggio, controllare che qualcuno abbia davvero acceso il motore.

Flavio Vergani

Clicca qui per leggere la situazione a Enna

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