
Ci sono abbracci che durano pochi secondi e altri che restano impressi molto più a lungo.
Quello ricevuto da un anziano tifoso della Pro Patria con i capelli ormai bianchi ma idealmente tinti di biancoblù da una vita intera di passione, appartiene alla seconda categoria. Non c’erano trofei da festeggiare, né vittorie all’ultimo minuto. C’era soltanto una notizia rassicurante sul futuro della squadra che ama da sempre.
Ero alla Festa di Madonna Regina e l’ho visto in lontanza dirigersi verso di me. I suoi occhi mi cercavano per non perdermi di vista, ovvio che avesse una preoccupazione da condividere.
Un tifoso che da sempre apprezzo per il suo stile, la sua educazione, la sua pacatezza, la sua signorilità nel vivere la sua passione. Mai una parola fuori posto, mai distruttivo, sempre costruttivo. Un esempio per molti.
Mi ha chiesto se sapessi qualcosa sul futuro della Pro Patria. L’ho rassicurato a riguardo di Luca Bassi e di quello che sta facendo per pianificare il riscatto. Gli ho detto di stare tranquillo, di credere a quello che gli dicevo., Gli sono bastate poche parole. Non ha chiesto nomi, dettagli riservati o retroscena. Si è fermato all’essenziale: la sua Pro Patria poteva guardare avanti con maggiore serenità. E in quel momento il suo volto si è illuminato. Gli occhi hanno ritrovato la leggerezza di un ragazzo e, con una spontaneità disarmante, ha confessato che quella notte avrebbe finalmente dormito tranquillo, felice.
Poi è arrivato quell’abbraccio.
Un gesto semplice, sincero, autentico. Un abbraccio che non cercava nulla in cambio, se non esprimere gratitudine, sollievo e amore per quei colori che lo accompagnano da una vita. In quell’istante c’era tutto il significato dell’essere tifosi: la fedeltà nei momenti difficili, la speranza che non si spegne mai e la gioia immensa quando si intravede una luce all’orizzonte.
Quel tifoso non rappresentava solo se stesso. In quel sorriso e in quell’abbraccio c’erano generazioni di sostenitori biancoblù, persone che hanno sofferto, sperato, atteso e continuato ad amare la propria squadra senza condizioni.
Per questo quell’abbraccio merita una promozione speciale. Non quella che si conquista sul campo, ma quella che porta direttamente nel cuore. Perché racconta meglio di qualsiasi discorso cosa significhi davvero la Pro Patria: una squadra che non è soltanto calcio, ma appartenenza, memoria, famiglia e amore. E quando un uomo con i capelli bianchi, o forse bianco e blu, ti stringe forte solo perché può tornare a sperare, capisci che certe emozioni valgono più di qualsiasi risultato.
E’ stato un momento forte che mi ha fatto capire che ne è valsa la pena dedicare una vita a questi colori.
Flavio Vergani












