Fa, disfa e alla fine cuce. È una Pro Patria un po’ pazza, sicuramente divertente, ma soprattutto tremendamente qualitativa. A Pontedera arriva la prima vittoria esterna della stagione, dopo un’altra partita nella quale i tigrotti decidono di complicarsi la vita, andare sotto, soffrire il giusto e poi mettere sul tavolo una qualità superiore rispetto all’avversario.
La cosa bella è che ormai, quando la Pro Patria si trova con il risultato da ribaltare, dalla panchina non si alza nessuno per chiedere scusa. Anzi. Entra gente che il verbo perdere non vuole neppure sentirlo coniugare. Una panchina profonda, con giocatori che possono cambiare faccia alla partita e che hanno dimostrato di essere molto più di semplici alternative. A Pontedera è arrivata così la rimonta, ed è arrivata anche la felicità di un gruppo di tifosi che finalmente ha potuto festeggiare una vittoria lontano dallo Speroni.
E qui c’è un altro dettaglio che tanto dettaglio non è.
Il pullman organizzato dal Pro Patria Club è il pullman di tutti i tifosi, senza distinzioni. E sulla strada del ritorno, all’autogrill, succede una cosa che da queste parti forse non si vedeva da parecchio tempo: i tifosi incontrano i tigrotti e parte spontanea una standing ovation.
Applausi, sorrisi, abbracci. Una squadra che festeggia con la propria gente e una propria gente che ringrazia la squadra. Da quanto tempo non accadeva tutto questo?
Forse è anche questo il senso del nuovo corso.
La società ha fatto dello stile, del fair play, dell’attenzione agli stakeholders e al rapporto con il pubblico un punto fermo. E i ringraziamenti arrivati dalla società, per bocca del club manager Danilo Grassi, ne sono una dimostrazione concreta. Uno che potrà piacere o meno, perché nel calcio è normale avere opinioni diverse, ma che una cosa la sa fare molto, molto bene: il suo lavoro.
E se il tifoso viene considerato un patrimonio, allora quel patrimonio va coltivato. In qualità e, possibilmente, anche in quantità. Perché una società può costruire una squadra forte, ma se riesce anche a ricostruire il rapporto con la propria gente ha già fatto un altro pezzo importante del percorso.
Poi c’è il campo. E qui torniamo a Zironelli.
Il mister ha parlato della necessità di avere un “apriscatole” per quelle partite che si presentano chiuse, bloccate, con l’avversario tutto dietro e poco spazio per entrare. E di partite così, durante la stagione, ce ne saranno parecchie.
L’apriscatole, però, la Pro Patria sembra averlo già costruito.
Perché davanti c’è un attacco semplicemente atomico, per qualità e quantità. A Pontedera, in una manciata di minuti, ha spedito tre droni telecomandati dentro la porta dei padroni di casa, proprio mentre i toscani pregustavano già il loro primo punto della stagione.
Benedetti, Maistrello, Baraye: tre firme, tre colpi e una partita ribaltata.
Divertente? Certamente. Esaltante? Pure.
Ma attenzione: questi ribaltamenti hanno un costo. Fisico e psicologico. Recuperare una partita quando sei sotto significa spendere energie, aumentare la pressione, rincorrere, rischiare. Lo abbiamo visto con l’Oltrepò e lo abbiamo rivisto a Pontedera.
Ogni tanto, forse, sarebbe meglio ricordarsi che quando la superiorità della Pro Patria appare netta, la partita si può anche gestire. Prima o poi la qualità viene fuori. Non serve necessariamente regalare una torre agli avversari, certi che tanto alla fine gli daremo comunque il matto.
Perché prima o poi potrebbe arrivare anche quello che non deve arrivare: il conto delle energie spese.
E intanto, mentre la Pro Patria vola, da Pistoia arrivano dichiarazioni che meritano di essere messe in cornice.
Mister Bisoli, allenatore della Pistoiese, dopo la gara con il Crema, ha regalato un concentrato di ottimismo e sicurezza da far impallidire persino i più convinti bookmakers.
“Nel primo tempo siamo stati perfetti, nonostante il Crema sia una buona squadra”.
E poi la frase destinata a diventare materiale da archivio: “Se i ragazzi mi seguono, a maggio avremo vinto il campionato”.
Perché, secondo Bisoli, la società della Pistoiese avrebbe “pochi pari anche in Serie B” e lui avrebbe promesso almeno il professionismo a una piazza alla quale ricorda che la squadra gioca senza Saporetti e Corazza, mentre altri giocatori non sarebbero ancora al meglio della condizione.
Insomma, pochi dubbi.
A Maggio si saprà chi avrà vinto il campionato.
Adesso, però, qualcuno dovrebbe andare da Arpino, Morrone, Barranco, Bianchini, Benedetti e Forchignone e spiegare loro che devono lottare soltanto per il secondo posto.
Poi magari mettiamoci comodi e sentiamo cosa rispondono.
Perché una cosa è certa: questa Pro Patria non sembra avere intenzione di partecipare al campionato per fare la comparsa.
MERCOLEDÌ SI TORNA IN CAMPO. ALLE 15.
E qui arriviamo all’altra partita: mercoledì alle 15, perché spostare l’orario in zona “non working” richiede di essere d’accordo in due. E a quanto pare a Crema non sembra esserci tutta questa intenzione di venirsi incontro.
Quindi appuntamento alle 15.
Presenti i pensionati.
Presenti gli studenti.
Presenti i lavoratori, ma rigorosamente sub judice del capo, al quale bisognerà spiegare perché mercoledì pomeriggio sarebbe proprio indispensabile avere qualche ora libera.
Presenti le partite IVA, che almeno possono litigare con se stessi.
Presenti anche i disoccupati in Naspi, che stavolta hanno un vantaggio competitivo niente male.
Insomma, messi tutti insieme, un buon numero dovremmo farlo.
Peccato per quelli che hanno il capo di Legnano.
A loro, però, un consiglio: attenzione alle scuse.
Non dite che avete un funerale, perché al mercoledì il cimitero di Busto è chiuso e rischiate di farvi sgamare.
Molto meglio, per chi ce l’ha, giocarsi la carta della suocera amatissima che improvvisamente non sta bene.
Per la Pro Patria questo e altro.
Perché dopo due rimonte consecutive, una prima vittoria esterna e un pullman che torna a casa facendo festa insieme ai giocatori, adesso sarebbe bello provare una nuova emozione:
vincere una partita senza farci venire prima un infarto.
Ma intanto godiamocela.
Perché questa Pro Patria fa, disfa, ricuce.
E soprattutto, vince.










