UN PUNTO CHE LASCIA PIÙ DOMANDE CHE RISPOSTE
La Pro Patria pareggia 0-0 con la Varesina e raccoglie un misero punto nelle ultime due partite. L’onda biancoblu che ha invaso Venegono Superiore questa volta torna a casa con un sentimento diverso: non la rabbia, perché la squadra ci ha provato, ma la delusione per una prestazione apparsa meno brillante, meno intensa e soprattutto meno determinata rispetto a quelle che avevano accompagnato il bellissimo avvio di stagione.
Le occasioni, come ha ricordato anche mister Zironelli, ci sono state. Ma il problema è proprio questo: da due partite la Pro Patria non segna e non vince.
E allora qualche domanda è inevitabile.
1. La formazione: quando un ruolo diventa un adattamento
Mister Zironelli mischia le carte e propone un undici diverso da quello visto nell’allenamento di rifinitura.
Gentile non sta bene e la sua sostituzione naturale dovrebbe essere Bonaidi, che però non va nemmeno in panchina. Ci sarebbero Siega, oppure il giovane Omar Syll, appena arrivato dal Torino dopo l’esperienza al Vado della scorsa stagione, interrotta dalla rottura del legamento crociato.
La scelta cade invece su Mapelli.
Una soluzione che appare però più come un adattamento che come una vera alternativa di ruolo. Ne esce una prestazione ordinata, diligente, ma a tratti stucchevole nella continua sequenza di palloni ricevuti da dietro e restituiti al mittente.
Non è una bocciatura del giocatore. È una riflessione sulla costruzione della rosa: avere due giocatori per ruolo significa davvero avere due alternative, oppure significa avere due giocatori soltanto sulla carta?
A centrocampo spazio all’under Allasufi, con il sacrificio di Bianchini.
Su questo tema ci siamo già espressi: a nostro avviso manca un under “fac simile” di Aliata, capace cioè di garantire una soluzione realmente sovrapponibile ruolo su ruolo. Perché quando questa alternativa manca, un cambio può diventare un piccolo domino tattico: per sostituire un giocatore bisogna modificarne un altro e, di conseguenza, cambiare due uomini per ottenere un solo cambio effettivo.
2. La Varesina legge bene la partita
La Varesina comprende molto bene dove possa nascondersi il pericolo.
La fascia sinistra biancoblu viene praticamente blindata con una doppia cerniera destinata a togliere spazio e tempo a Benedetti e Forchignone. Dall’altra parte, invece, i rischi sembrano minori e il rilancio verticale per cercare l’uno contro uno con Aliata diventa la soluzione più semplice e prevedibile.
In tribuna, l’ex tigrotto Manicone scambia qualche parola con i tifosi e racconta proprio lo spostamento di Polenghi sulla fascia di Benedetti e Forchignone: l’obiettivo è evidente, inaridire le loro qualità.
Una lettura che fotografa bene la partita: quando la Pro Patria riesce a mettere in moto i propri giocatori di qualità, diventa pericolosa. Quando invece gli avversari riescono a impedirne la ricezione e soprattutto la progressione, la squadra fatica a trovare alternative altrettanto efficaci.
E qui arriva un’altra considerazione.
Mister Belluzzo, a fine gara, ricorda che la Pistoiese non meritava di vincere a Venegono, ma che gli arancioni sono una squadra di “cagnacci”, esperti nel saper indirizzare le partite in un certo modo.
La fotografia è forse proprio questa: la Pro Patria gioca, piace, costruisce, ma non vince.
3. E intanto la Pistoiese…
A proposito di Pistoiese, oggi gli arancioni hanno stravinto, ancora una volta con i gol di Motti, e sono rimasti per la terza volta in superiorità numerica.
Un dato che non va letto soltanto come una curiosità statistica: racconta anche la capacità di una squadra di creare situazioni favorevoli, sfruttarle e indirizzare le partite.
La Pistoiese sembra avere poche occasioni, ma quando arrivano spesso fanno male.
La Pro Patria, invece, sembra averne molte di più, ma da due partite non riesce a trasformarle in gol.
È questa, oggi, la differenza più evidente.
4. La panchina: è davvero lunga?
E qui arriviamo a un altro interrogativo.
La panchina bustocca oggi prevedeva appena due under: Verri, che non ha mai giocato un minuto, e Frattini. Di fatto, quindi, un solo slot realmente utilizzabile in una determinata zona del campo.
La domanda nasce spontanea: la Pro Patria ha una panchina lunga nel senso più vero del termine?
Cioè: ha due giocatori per ruolo equivalenti, o comunque di spessore sufficiente?
E soprattutto: ha un parco under sul quale si crede realmente?
Frattini non convocato per diverse domeniche, Verri mai utilizzato, una panchina oggi praticamente sguarnita sul fronte dei giovani. Tutto questo fa nascere il dubbio che, paradossalmente, la coperta possa essere più corta tra gli under che tra gli over, nonostante proprio la gestione degli under sia uno degli elementi che condizionano maggiormente le possibilità di costruire la formazione e i cambi.
Non è una sentenza. È una domanda alla quale sarà il campo, inevitabilmente, a dover rispondere.
5. E Maistrello?
Poi c’è il capitolo Maistrello.
Anche oggi pochissimi minuti in campo. E allora ci si chiede: quando avrà la condizione per partire dall’inizio?
E soprattutto: quando diventerà una vera alternativa, non soltanto numerica, alle altre soluzioni offensive?
Dopo la coppia Barranco-Maistrello vista nella partita precedente, oggi abbiamo visto Maistrello-Frattini. Ma la partita non ha svoltato né sotto il profilo del risultato né, soprattutto, sotto quello tattico.
Il problema non è certamente Maistrello in sé. Il problema è capire quando il suo ingresso potrà diventare una vera variabile capace di cambiare l’inerzia di una gara.
6. Le occasioni ci sono. Ma bisogna segnare.
Ed eccoci al punto centrale.
Mister Zironelli ha ragione quando dice che le occasioni ci sono state.
Ma il calcio, alla fine, presenta un conto molto semplice.
La Pistoiese costruisce meno occasioni e segna. La Pro Patria ne costruisce diverse, ma da due partite non segna.
Una differenza che oggi può sembrare trascurabile se l’obiettivo fosse costruire un campionato di transizione.
Ma diventa determinante se l’obiettivo dichiarato è vincere il campionato.
Perché per vincere non basta giocare bene. Non basta piacere. Non basta creare.
Bisogna anche avere la capacità di trasformare quello che si costruisce in punti.
E oggi la Pro Patria, dopo un avvio che aveva fatto sognare, si trova con un solo punto raccolto nelle ultime due partite e con due gare consecutive senza gol.
Non è il momento di fare drammi.
Ma è sicuramente il momento di farsi qualche domanda.
Perché la stagione è lunga, e proprio per questo è il momento migliore per capire dove la rosa offre due soluzioni per ruolo e dove, invece, una soluzione manca.
Il campionato non si perde oggi.
Ma i campionati che si vogliono vincere si costruiscono anche così: guardando con lucidità quello che non ha funzionato, prima che diventi un problema.
Flavio Vergani












