Le parole come tuoni, le accuse come fulmini. Il temporale Turotti si è abbattuto in via Cà Bianca listata a lutto per la secondo retrocessione consecutiva nell’inferno dei dilettanti.
E’ grandinato in sala stampa e la resa dei conti non ha risparmiato proprio la sua creatura, ossia quella squadra da lui costruita in estate e poi rettificata in inverno con l’unico risultato di peggiorare il risultato di prima.
“Squadra presuntuosa con una personalità da criceto”, questa la sintesi che ha scelto Turotti per definire la Pro Patria 2025/2026- Il mio criceto si è risentito di questa definizione e ha fatto sapere che è vero che lui non brilla in personalità, ma che è anche vero che non difetta in resistenza e velocità, qualità non riscontrate in molti tigrotti. Il criceto aggiunge che lui fa girare la ruota per tutta notte e tutte le notti mentre la squadra ha fatto girare solo le palle, e, se è vero che durante il giorno lui dorme sotto la bambagia, e anche vero che i tigrotti dormono in campo, per il paragone lo lascia perplesso e comunque rimane per lui vincente.
Strano che giocatori come Giudici, ex capitano del Lecco o Pogliano, ex capitano del Lumezzane, o Masi, ex capitano della Pro Vercelli, o Schiavone con un passato in serie A pecchino di personalità. In genere il leader della squadra viene scelto proprio per questa caratteristica e per quelli citati parlano i fatti e non le opinioni. Strano che i leoni si siano trasformati in pecore, anzi in criceti. In genere la specie evolve e non regredisce
Si, forse una carenza di personalità è stata da tutti riscontrata fin da subito e persino da tutti in porta dove il portiere under aveva già fatto storcere la bocca a qualche centrale di difesa ( oltre che al Roberto Landoni) dello scorso anno che fu facile profeta quando lo fece presente seppur in modo non molto “fair”. Il difetto è stato corretto, ma tardi e forse qui sta la presunzione di aver difeso per troppo tempo un’opinione non confortata dai fatti.
Strano che a fronte della percezione di una squadra con bassa personalità si sia scelto di sostituire un allenatore giovane e inesperto con uno ancora meno esperto e non certamente con una personalità alla Sannino.
Strano anche che i dieci anni di gestione Patrizia Testa sia stata definita ottima per solo otto anni. Al di là delle opinioni sull’operato della Presidente, non cogliamo cosa sia accaduto di diverso nei due anni dove secondo Turotti non ha operato bene. Più che tirare fuori i soldi come sempre e più di sempre , oltre che rinunciare ai contributi under,cosa avrebbe dovuto fare per pareggiare la performance degli altri otto anni? Forse il discorso vale, ma non per la Presidente.
Concordiamo sul fatto che non sia un giocatore piuttosto che un altro che determina l’andamento di una stagione in quanto capita a tutti una stagione storta. L’opinione è del tutto condivisibile, i fatti però dicono che la sfortuna si è accanita sulle opinioni trasformandole in fatti contrari. Marano, Palazzi, Schiavone, Udoh, Giudici, Masi, Ganz, Bagatti, Di Marco, Schirò, Di Nunno, sono giocatori che hanno incontrato tutti la loro stagione no proprio quando hanno calcato il terreno dello “Speroni”. Se la tesi è quella che capita a tutti, i fatti dicono che ha Busto è capitato a tutti insieme e se l’ipotesi soddisfa la tesi allora è inutile addentrarsi in ulteriori analisi o far incazzare il mio criceto. Serve solo prendere atto di questa sfortunata coincidenza e metterla in archivio. E, comunque, non sono due i giocatori coinvolti, ma molti di più. La sensazione è che la casualità non possa fare rima con la totalità.
Quando succede c’è altro che merita l’analisi e altri gli imputati.
Il temporale turottiano si è concluso senza che apparisse l’arcobaleno, infatti il dirigente ha comunicato le sue dimissioni dalla carica. Dimissioni sui “generis”, infatti rimarrà operativo fino alla naturale scadenza del primo anno del suo contratto biennale, che comunque si sarebbe estinto anche senza dimissioni, in quanto la caduta nei dilettanti cancella ogni vincolo contrattuale dei tesserati.
Quanto alla faccia che altri avrebbero dovuto metterci rimane un dettaglio. Avremmo preferito gente in grado di metterci il piede più che la faccia. Nel recente passato abbiamo sentito parlare di “fondamenta da realizzare dopo le macerie della retrocessione scorsa”, di “righe tirate”dopo un inizio di campionato disastroso, abbiamo visto sfilare in sala stampa campionature di giocatori muti e a capo chino quasi fossero destinati al patibolo garantire impegno e professionalità senza mai passare dalle parole ai fatti, abbiamo sentito allenatori profeti che promettevano cambi di marcia a Febbraio, per poi sparire quattro mesi prima, abbiamo assistito per due anni a cambi di allenatore con grave ritardo e con cambi che mai hanno centrato l’obiettivo salvezza, abbiamo visto giocatori che hanno segnato più assenze che presenze, per cui chissenefrega di chi mette la faccia e chi no di fronte all’eredità che lasciano a Busto: ossia la serie D.
Meglio vedere una faccia in meno per una volta in più visto che anche quando la faccia ce l’avevano messa il risultato non è cambiato.
E poi, insistiamo fino a diventare stucchevoli, gli organigrammi da sempre dicono che chi sta più in altro ha più responsabilità, più meriti e più colpe di chi sta in basso. Invece, il cliente ha sempre ragione, anche se a Busto si è provato a far credere che la colpa fosse del tifoso che la faccia ce l’ha sempre messa, prima consigliando e poi contestando senza che cambiasse niente.
Per cui, messi i soldi da parte della proprietà e messa la faccia da parte dei tifosi, il risultato fa rima con la seconda retrocessione.
L’equazione non è difficile e capire quale è stata la variante determinante diventa elementare.
Flavio Vergani












