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Per chi se lo fosse perso, ecco il bel contributo della Rai sul momento della Pro Patria


“Andate a Vender il..” con questa frase scritta su di uno striscione, inizia la stagione della Pro Patria del 2003-2004. Contestazione ultras nei confronti della società alla prima di campionato. I motivi li conosciamo benissimo. Nel rettangolo  verde intanto, si scaldano i giocatori e tra loro un ragazzo Nigeriano proveniente dalle giovanili della Sampdoria. Il suo nome è uno scioglilingua il cognome è molto più facile. Ikechukwu Kalu, per tutti noi tigrotti diverrà solo Ike!
Allo Speroni arriva il Cesena. Si parte subito alla grande. Andrea Vecchio passa un pallone filtrante verso Ike, che con diverse finte con il destro e il sinistro nasconde il pallone al diretto avversario involandosi verso la porta. Tiro forte al lato di poco! Pronti via! e subito lo stadio esplode nel delirio. Il ragazzo dal nome improponibile diventa il beniamino del pubblico. Giocate di classe e tiri velenosi e il promettente Ike viene applaudito sempre di più. Accanto a me uno spettatore dice “Questo qui vale il prezzo del biglietto!”. Quel giorno fu proprio così, Kalu fu uno dei migliori in campo.
Della Nigeria Ike, sembrava uno dei tanti “approdati” nel nostro campionato più per una “moda” che per necessità. In quel periodo quasi ogni squadra o club blasonato aveva tra le giovanili o tra i titolari un “bianco verde” africano.  Sull’onda della Nigeria ‘96 campione olimpica, da oltre 10 anni in Italia e in Europa arrivarono, infatti parecchi elementi, più o meno bravi da quella parte del continente “nero”.
La prima partita di Kalu terminò senza gol, anzi fu “falciato” e dovette lasciare il campo prima della fine della partita. Ma al ritorno si concretizzò la sua voglia di vendetta. 3 a 1 per i tigrotti con un gol di Ike contro il suo “odiato” Cesena!
Alla fine per lui 28 presenze e solo 4 reti, ma nell’immaginario collettivo le sue cavalcate e il suo essere “un pazzo” attaccante sempre pronto al tiro e allo scatto, lo fanno ancora oggi inserire nella lista degli amati “stranieri” della Pro. Per lui una esperienza a Pisa e poi in Svizzera al Chiasso. In due anni 28 gol, che lo riportano a casa nel  Samp. Qui a Genova non trova però il giusto spazio e l’anno seguente ritorna in prestito nella confederazione elvetica, prima al Bellinzona e poi al Chiasso e infine ancora al Bellinzona. Dal 2014 si trasferisce in Albania al Teuta. Vola poi in Thailandia al Singhtarua forse più per spirito “vacanziero” che per un vero progetto calcistico personale.
Oggi cosa fa?
Se si digita il suo nome appare un uomo cicciottello, che si presenta sul suo sito, come dirigente di una scuola per “comunicazione” e giornalismo.
Non siamo sicuri sia lui, ma i suoi tratti sono molto simili a quelli della nostra saetta Nigeriana…
 
Simone Merlotti 


Turno infrasettimanale in occasione della Pasqua per il campionato di serie C con i tigrotti che viaggiano verso Alessandria per incontrare i grigi locali delusi da un campionato anonimo.
Per cercare di risollevare le sorti è stato chiamato l'ex allenatore tigrotto Alberto Colombo il quale vivrà la partita con particolare trasporto.
In casa biancoblù spazio ai chilometro zero o quasi con possibile impiego dell'ex Cottarelli, del rientrante Lombardoni, di Molnar e di Sanè.
Tra i pali confermatissimo "saracinesca"Tornaghi, mentre in attacco dovrebbe partire Gucci.
Tra i locali spiccano i nomi di Bellanzini, Gazzi e Santini, ma l'organico alessandrino sulla carta appare molto più forte di quello che ha finora ottenuto, per cui occhi aperti.
Inizio gara ore 20,30.
Flavio Vergani


Lorenzo Pisani e Pamela Carezzato, due volti noti ai tifosi biancoblù.
Meno nota la loro vicenda che con coraggio hanno condiviso nel libro “Like a song”, recentemente presentato in quel di Marnate. Location non casuale ma “perché è questa è casa mia, il paese più bello del mondo”, come ha sottolineato lo stesso Lorenzo Pisani.
Una presentazione con overbooking al centro sportivo San Carlo, location scelta per l’evento, a testimonianza di quanto la coppia marnatese abbia fatto centro nel rendere pubblica la loro storia di vita vissuta.
Un percorso di procreazione assistita partito dall’ospedale Del Ponte di Varese e dalla clinica San Carlo di Paderno Dugnano rivelatesi delle eccellenze del settore e pubblicamente ringraziate da Pisani per il supporto e terminato con un libro utile per far riflettere sul tema e accompagnare altre coppie che in futuro intraprenderanno lo stesso viaggio.
Una scelta forte e coraggiosa di apertura e di condivisione che si contrappone alla consuetudine di chiudersi in sè stessi, quando vittime del dolore e della delusione, si costruiscono muri che dividono e incarcerano i sentimenti.
Lorenzo e Pamela hanno voluto essere una coppia moderna dando un senso profondo e vero al senso di condivisione, ai nostri giorni spesso banalizzato dalla compulsività indotta dai social online.
Hanno scelto la strada più preziosa per parlare alla gente, incontrandola, respirando la stessa aria per condividere le stesse emozioni e gli stessi sentimenti.
Non hanno solo detto, ma soprattutto scritto, la loro storia che è stata la storia di altri e lo sarà in futuro per altri ancora. Un gesto prezioso che parte dalla prossimità agli altri e sconfina in un altruismo d'altri tempi.
Un esempio di come un seme possa generare una pianta i cui frutti potrebbero sembrare diversi dalle aspettative ma in realtà sono ricchi dello stesso colore e dello stesso sapore: quelli dell’amore.
Amore che i coniugi Pisani hanno dispensato a piene mani, dapprima per raggiungere l’obiettivo di essere genitori e poi deviato verso i più bisognosi per convogliare loro tutta la loro voglia di amare. Un desiderio forte di essere parte di una famiglia e strumenti di felicità per il prossimo.
 Un modo per reagire in modo positivo e proattivo ad un dolore e trasformarlo in energia solidale ad ampio raggio.
“Like a song”, è il titolo del libro e mai scelta fu più corretta. Proprio come la vita che è come una canzone con molte strofe, molti ritornelli, molti ritmi e con un unico finale che non sempre è quello desiderato, ma che è possibile rendere accordato cambiando le note dello spartito.
E, a proposito di musica, Pisani ha voluto dedicare agli U2, band che ha scritto la storia musicale della sua vita, il giusto tributo per  averlo ispirato a  trovare la linea guida della sua prosa narrativa.
Così, alla presentazione non poteva mancare un richiamo alla band amata con i “Rejoice”, cover band, che hanno creato il giusto sottofondo musicale dell’evento.

Compagno di viaggio di questo percorso colmo di speranze, delusioni ed emozioni è Marco Cirigliano che come Lorenzo è stato messo a dura prova dalla vita con la perdita della piccola Chiara in tenerissima età.
“La Casa di Chiara”, associazione onlus, è stata la risposta di Cirigliano al destino per far si che Chiara viva ogni giorno e non sia solo un ricordo.
Un gemellaggio ideale tra le due vicende che si concretizza con la devoluzione alla stessa associazione del ricavato della vendita del libro.

Un'opera che merita la lettura perchè propone una storia vera successa a molti che stanno intorno a noi e che capiterà a molti altri e che grazie a Pisani sconfina dalla triste riservatezza, sdoganando quel senso istintivo di quasi colpevolezza che i protagonisti spesso vivono senza tuttavia averne motivo.

Un "outing"che merita stima e apprezzamento che non può limitarsi alle parole, ma che deve essere realizzato aprendo il libro per farsi prendere per mano dai coniugi Pisani e farsi guidare nel loro viaggio.

Poi, dopo l'ultima pagina, sedersi idealmente con loro per condividerne le emozioni.
Dalle prime recensioni raccolte tra gli amici che hanno divorato il libro sembra proprio che i Pisani abbiano prodotto qualcosa di importante.
A testimonianza che quando parla il cuore, la mente sa scrivere pagine uniche che meritano di essere vissute.
Flavio Vergani




 
Era il 1995 e si disputava Parma-Bari, allo scadere del match Zola lascia il campo per uno sconosciuto ma promettente ragazzo, il suo nome? Ferdinando Piro. Quello che succederà poi è un sogno che tutti gli esordienti in serie A vorrebbero accadesse. Sul 2 a 1 per i ducali Ferdinando riceve una palla d’oro che in pochi secondi viene tramutata in un siluro da fuori area che si insacca sotto il sette della porta barese. Un gol che scatena la gioia irresistibile del giovane Piro. L’allenatore Nevio Scala lo abbraccia, così come fanno tutti i compagni. In quel Parma, c’è gente del calibro di Pippo Inzaghi, Dino Baggio, Fabio Cannavaro e Luigi Apolloni.  Del Giovane Piro parla tutta Italia, un gol da campione che lo proietta tra i baby prodigi appetibili per il futuro mercato estivo. Su di lui a fine campionato si gettano molti club, sia di B che di C. Per la sua giovane età, il Parma decide di darlo in prestito proprio nella serie C, per iniziare a farsi le ossa e divenire quel giocatore completo che tutti i Parmensi si aspettano. La Pro, decide di chiedere, come molte altre squadre in quel periodo, informazioni sul bravo Ferdinando. La Pro Patria del 1996 annoverava già giocatori del calibro di Brizzi, Bandirali, Guida e Lunini.


Ferdinando approda alla corte Bustocca con i migliori propositi, ma come vedremo, le sue 33 presenze assicureranno ai tigrotti poche soddisfazioni. Per lui un solo gol e tanti problemi.

Il sogno di Piro di fare il balzo di qualità e mettersi in mostra per un prossimo futuro resterà tale. Per lui un passaggio al Varese dove rimarrà solo 5 partite per poi approdare a dicembre alla vicina Solbiatese.  La sua miglior stagione sarà al Moncalieri, con 10 reti, ma ormai il treno della notorietà per Ferdinando è passato inesorabilmente. Oggi gioca ancora nel Mezzani in Emila, e con i suoi 41 anni sembra non volersi fermare. Il suo segreto?. “Essere professionista tra i dilettanti, allenarsi bene e amare questo sport”, così è quello che ha dichiarato in una intervista ad un giornale locale del suo paese pochi mesi fa.

Piro non sarà stato il baby prodigio che tutti si aspettavano, ma la sua carriera nelle serie minori dilettantistiche lo ha consacrato di diritto come un elemento di grande valore. Non importa in che serie stia giocando, se hai il cuore e la grinta puoi sempre fare la differenza. Il sogno è svanito? Forse nel calcio che conta si, ma non in quello che conta poco, ma in realtà chi può dire quale sia il calcio che conta veramente? Per Ferdinando quello che conta ancora oggi è dare il suo apporto, e in molti casi è stato così, tanto da diventare un idolo per le tifoserie locali dovunque sia stato. Per questo il suo sogno credo si sia comunque avverato!

Professionista o no, lui è sempre stato un modello professionale!

 

LA CARRIERA:

Serie A, C1 & C2: Nocerina, Parma, Pro Patria, Varese, Solbiatese, Moncalieri,

Tra i dilettanti: Fidenza; Meletolese, Fiore, Montecchio, Biancazzurra, Luzzara, Colorno, Viadana e Mezzani.

 

Simone Merlotti

 
 
 





























TORNAGHI: 7,5
Un casa farmaceutica vorrebbe utilizzare il suo nome per brevettare un farmaco a doppia azione: rilassante ed eccitante. Rilassante sui tifosi quando lo speaker pronuncia il suo nome, eccitante quando chiude la porta a due mandate di fronte a De Luca. Saracinesca.

MORA: 7
Un purosangue che trotta in libertà quando vede la prateria. Attacca e difende come se non ci fosse un domani.

GALLI: 7-
Procura il rigore con un coast to coast spettacolare. Peccato che osi poco nell'uno contro uno, ha i mezzi per vincerli ma ancora li teme troppo.

BOFFELLI: 7
Ringhia come un veterano, ha fisico, tecnica e personalità che mostra in tutta la sua essenza. Under è solo nell'età, over nella prestazione.

ZARO: 8
Partita perfetta della torre bustocca che non sbaglia niente in difesa e segna un goal da bomberone. Un percorso di crescita continuo per il vanzaghellese protagonista di un campionato eccellente.

BATTISTINI: 7
Senso di posizione da navigatore satellitare, lettura del gioco da tattico di "Mascalzone latino". Buon sangue non mente.

BERTONI: 7,5
Ecco il Bertoni che ci aspettavamo da sempre. Perfetto nella regia, sincrono con i tempi della partita, elegante nell'esecuzione, preciso nei lanci. Quello di prima piaceva a tutti tranne a qualcuno (noi per primi), questo piace a tutti.

PEDONE: 6,5
Fin che il fiato lo sostiene fa l'incursore e fa strike nel centrocampo ospite, cala alla distanza ma quel che doveva fare lo aveva fatto.

COLOMBO: 7
Nell' uovo di Colombo c'è una ritrovata gioventù che gli permette di correre come un ventenne almeno per un'ora di gioco. Sposa grinta a esperienza e quando ha l'occasione tira fuori la classe di un ex serie A. E' il simbolo di questa squadra e di questa gente che nasce come lui e l'applauso alla sua uscita dal campo è un abbraccio forte per un ragazzo straordinario.

LE NOCI: 7
Un annodatore persiano di tappeti, disegna opere d'arte e alla fine consegna un "Nain" a tinte bianco blu con trama e ordito di straordinaria finezza.

MASTROIANNI: 7,5
Canta e porta la croce, primo attaccante ma anche primo difensore grazie ad un pressing asfissiante sul portatore di palla avversario. Un esempio di attaccante moderno, completo e incline al sacrificio.
Applauditissimo quando sostituito anche da molti che avevano dato la loro sentenza a inizio campionato: "è una pippa che non segna". Avercene!

MISTER JAVORCIC: 8
La sintesi della sua evoluzione è semplice: da allenatore con il nome impronunciabile ad allenatore il cui nome è pronunciato da tutti. Da un allenatore disoccupato ad allenatore che vince un campionato, uno scudetto e porta una neopromossa al play off. In mezzo le vittorie di Novara ( andata e ritorno) e con l' Entella ( andata e ritorno). Le famose corazzate  che per il mondo intero avrebbero polverizzato i tigrotti. In un mondo ideale dove la valorizzazione dei giovani non è obbligatoria avrebbe fatto altre scelte in alcune occasioni e la navicella biancoblu sarebbe dove volano le aquile.


La Pro Patria scarta l’uovo di Pasqua in anticipo e regala ai tifosi l’ennesima dolce sorpresa dell’anno. Una vittoria per due a zero di assoluto prestigio visto che è stata ottenuta contro la capolista Entella Chiavari, squadra super favorita per la vittoria finale grazie ad un organico da serie superiore.
La Pro Patria quando vede i liguri è come il toro che vede rosso, tanto che dopo il capolavoro dell’andata che consentì ai tigrotti di violare il campo dell’Entella (unica squadra ad averlo fatto), ha replicato questo pomeriggio con un netto successo, grazie ai goal di Zaro e Le Noci.
Due nomi che firmano la vittoria a nome e per conto dei compagni, visto che oggi in campo c'era una vera squadra in tutti i reparti con prestazioni tecnico-tattiche da scuola del calcio.
Si è anche vista anche l’esultanza di Zaro in pieno stile “Cristiano Ronaldo” e mai come oggi tale riferimento è calzante per la prestazione perfetta dei tigrotti che hanno letteralmente asfaltato un’ Entella nervosa, tesa e troppo lamentosa.
Mentre sgombra dei tigrotti contro un’anima tormentata degli ospiti che si giocavano il campionato in questa delicatissima trasferta e alla fine è arrivata l’ennesima conferma dell’inviolabilità del “fortino Speroni”.
Mister Javorcic non sbaglia una virgola sul campo con un Pedone stile guastatore che incarta la manovra avversaria, ma non sbaglia nulla anche fuori dal campo con una vigilia preparata in modo perfetto quanto a motivazioni. Chi era presente all'allenamento di rifinitura segnala un mister super “incazzato”, determinato e carico come una molla. Chiaro l’intento di trasmettere ai suoi ragazzi l’importanza del match, una vetrina perfetta per far capire che questa Pro Patria nulla invidia alla capolista. Del senno di poi ne sono piene le fosse ma questa squadra con i punti persi ( per chi e per come decidetelo voi, noi abbiamo già dato sul tema),chissà dove sarebbe stata vista la fame e le qualità di questo gruppo dalle inesauribili risorse.
Un gruppo guidato da un condottiero dall'animo tigrotto al 100% che nemmeno l’elegante divisa sociale riesce ad imborghesire. Troppo legato alle sue origini per trasformarsi in quello che non è e mai sarà. La sua permanenza a Busto è un punto interrogativo ( per lui interesse da parte di mezza serie C e di un paio di squadre di serie B),ma se avvenisse sarebbe un segnale chiaro delle rinnovate ambizioni del progetto bustocco.
Per ora godiamoci una vittoria spettacolare arrivata davanti ai bambini dell’asilo “Sant’Anna” che non potevano scegliere partita migliore per capire chi è la Pro Patria e perché è bello tifarla.
Prima della gara si è svolta la sfilata delle magliette storiche della Pro Patria per celebrare i 100 anni di vita della società bustocca. Buona l' idea, ma l' execution è da rivedere.
 Forse sarebbe bastata un po’ di musica per dare “groove” e  ritmo alla sfilata  limitando l’effetto“ processione quaresimale” avvertito durante la sfilata stessa che ha penalizzato l'effetto "wow" che una regia più accurata avrebbe certamente consentito.
Flavio Vergani

In anteprima per gli amici del sito l'anteprima del Tigrottino il magazine che parla di Pro Patria da 50 anni e che tutti cercano di imitare, fermandosi al "cercano". Perchè il Tigrottino è come la Settimana Enigmistica, inimitabile.


Giorgio Romussi
Col suo “Tigrottino” nel nome dell’indimenticato Adamo Cocco

 
La Pro Patria compie 100 anni di vita: un traguardo importante, prestigioso e significativo per la società biancoblù in sé, ma anche per tutta la città di Busto, che annovera idealmente, da sempre, i tigrotti fra i suoi “tesori” più autentici, interpreti perfetti di quella caparbietà, laboriosità e volontà di non piegarsi mai neppure nei momenti più difficili che le hanno consentito, nell’arco della sua storia, di balzare alla ribalta nazionale e talvolta anche internazionale in diversi campi.
Nell’ambito della sua lunga vicenda, la Pro Patria ha avuto momenti certamente felici ed altri meno: quali i fiori all’occhiello? Sicuramente, la splendida compagine dell’indimenticato dopoguerra (Presidenti Antonio Formenti e Peppino Cerana) con i suoi Antoniotti, finissimo artista del pallone, Candiani, Cavigioli, Reguzzoni (quattro volte campione d’Italia col Bologna), Turconi e compagni, che fu ammirata, e temuta, per anni in serie A; poi quella degli Amedeo, Taglioretti, Calloni, Crespi, Muzio, etc, protagonista di una mirabile risalita, quindi quella guidata da Lelio Crespi (sotto la gestione di Giuseppe Mancini, un passionale romagnolo che tanto amò questa città, poi quella di Hofling e Siegel (Presidente il volitivo Giancarlo Colombo).
Da ricordare l’eroico salvataggio societario di Giorgio Campo, la spumeggiante Pro di Franco Lerda, la rinascita e la risurrezione ammirevolmente volute da Patrizia Testa…
In questo vasto e nostalgico scenario, credo che un posto d’onore, per molti motivi, lo meriti la fondamentale figura del “Pro Patria Clubs”, storica associazione di sostenitori biancoblù che festeggia, a sua volta, 50 anni di intensa attività al fianco degli amati tigrotti, 50 anni portati egregiamente, all’insegna di un convinto, continuo, tenace attaccamento alla 
squadra del cuore, contraddistinto da una vivacissima passione che ha portato questo Club ad esporsi talvolta anche in critiche severe verso l’andamento societario, sempre dettate però dal grande amore verso i colori biancoblù.
 Io ho voluto e voglio bene al “Pro Patria Clubs”, anche perché a questo Club devo praticamente l’inizio della mia attività giornalistica, allorché nel lontano 1969 il comm. Ugo Brasca, persona saggia e gentile, mi volle alla guida del giornale fondato poco dopo la nascita del Club stesso. Quanti incontri, quante interviste, quanti tuffi nel passato nella storica sede!
Senza distinzioni di nomi, proprio per non fare torto ad alcuno, gli amici del “Pro Patria Clubs”, li ricordo tutti con riconoscenza e affetto.
Allora come adesso, lo spirito del Club è immutato, costantemente a sostegno della cara e vecchia Pro.
Dieci anni fa, sulle colonne de “L’Informazione”, feci un servizio speciale dedicato al “Pro Patria Clubs”, con varie interviste, titolando “Super critici, ma per troppo amore.
Penso sia stato un titolo azzeccato, perché l’amore dimostrato, sempre e comunque, verso la Pro Patria non credo abbia eguali.
Buon compleanno!







        GIORGIO ROMUSSI


Una Pro Patria con la mente leggera si appresta ad incontrare la capolista Entella. Una gara affascinante e stimolante, l’occasione giusta per dare ancora più risalto ad una stagione entusiasmante.
Dopo aver vinto a Chiavari, la Pro Patria potrebbe essere una delle poche squadre ad aver sottratto tutti i punti alla candidata principale per la promozione.
Sarebbe anche un’ occasione per riempire lo “Speroni” e rendere onore la merito, ma questo è il solito inutile discorso che tale rimarrà.
Una crescita della performance sportiva che va a braccetto con la semina nel sociale per coinvolgere nuove leve nella passione tigrotta.
Ecco quindi la visita all’asilo “Sant’Anna” dei giocatori Gucci, Mastroianni, Battistini e Bertoni, avvenuta in settimana che ha coinvolto i bambini in attività ludiche a tema Pro Patria.
Bambini che si trasformeranno in tifosi proprio domani pomeriggio quando saranno alla stadio a tifare Pro Patria.
Un seguito alla visita di Riccardo Colombo  mister Javorcic in piscina ospiti di Ability Apnea.
realtà del territorio che promuove e insegna la disciplina dell’apnea sportiva ad adulti e a bambini con una particolare attenzione nei confronti delle persone con disabilità intellettiva.
Insomma, Pro Patria in vetrina non solo sul campo e nei negozi in occasione del Centenario ma anche sul territorio che mai come in questo periodo sta ricevendo gli stimoli per far ripartire la voglia di Pro Patria.
Flavio Vergani


 

Era il 2009, l’anno del sogno svanito. In quella Pro il meglio della serie C e credo anche in parte della serie B. Correa, Fofana, Toledo e molti altri, alla corte dell’eclettico mister Lerda, che alla fine del mercato decide di dire si all’ arrivo di un ultimo  attaccante per la rosa. Il nome è davvero altisonante!. Un biondo ricciolino che dovrebbe assicurare gol e spettacolo che negli anni passati è stato determinante in molti team. Il suo nome Fabrizio Cammarata. Quest’ultimo, passa però tutto un girone d’andata senza segnare una sola rete,  e trovando molto spesso la panchina. A questo punto il buon Fabrizio,  decide insieme alla società di andare in prestito in una nuova squadra: La Sambenedettese. Fino a qui tutto sembra molto normale, ma di normale c’è davvero poco alcuni mesi dopo. La Pro affronta alla fine del girone di ritorno proprio la Sambenedesse. Ai tigrotti servirebbe la vittoria per continuare a sognare la promozione diretta. Davanti c’è il forte Cesena. A Busto come al solito, ma dalla parte opposta, si siede in panchina Fabrizio Cammarata. Per lui 3 gol nel girone di ritorno (saranno 5 alla fine), quindi non di certo la sua stagione. La Pro trova un vantaggio nel secondo tempo con Correa. Quel giorno le assenze tigrotte sono molte, ma il 3 a 0 dell’andata e la Samb che non sembra di certo il Real Madrid, fanno sperare per il meglio. Entra verso la fine della partita proprio il biondo ricciolino Cammarata. Cosa accadde poi fu un gran casino. Minuto 92’ in difesa un “buco” incredibile lascia spazio a Fabrizio che si invola verso Anania e lo fredda con un sinistro tremendo all’incrocio. Allo Speroni scende il gelo, e arrivano le solite imprecazioni del caso. Fabrizio  esulta come se non ci fosse un domani, e lo stadio inizia a spazientirsi. La gara finì con un miracolo del portiere Marconato al 94’, che sancì il pareggio. Oggi Cammarata lo ricordiamo per quel gol che ci condannò quasi definitivamente ai play off. Come sarebbe stato il futuro tigrotto senza il gol del suo ex non lo sappiamo, ma di certo il destino allo Speroni a volte è beffardo e in questa occasione lo è stato davvero.
Cosa fa oggi? Dopo le giovanili del Pescara come tecnico, si trasferisce in Russia al Terek. Oggi sembrerebbe allenare in Oman il Muscat.
Cammarata uno che il muro dei ricordi del museo bianco blu, forse difficilmente lo firmerà…
 
Pro Patria – Sambenedettese 1-1
Marcatori: Correa al 24′ st, Cammarata al 48′ st.
Pro Patria: Anania, Pisani (dal 1′ st Bruccini), Barjie (dal 16′ st Cusano), Dalla Bona, Urbano, Morello, Correa, Zappacosta, Melara (dal 33′ st Migliorini), Mosciaro, Music. All. Lerda.
Sambenedettese: Marconato, Lanzoni, Sirignano, Palladini, Moi, Caccavale, Forò (dal 22′ st Pietribiasi), Tinazzi, Pippi (dal 30′ st Cammarata), Traidi, Titone (dal 26′ st Morini). All.: Rumignani.
 Simone Merlotti


(Per la serie meteore bianco Blu)
Oggi se diciamo Galli e Mora pensiamo alla stagione in corso…
Leonardo il primo, Christian il secondo
Ma se li uniamo?
Chi si ricorda del buon Yuri León Galli Mora?
Questo nome non vi dice nulla ? Correva il luglio 2016, La Pro veniva da una annata terrificante. Il pre-ritiro di Biella ci vedeva pieni di tristezza per la serie D. Alla corte di Bonazzi arrivarono tre stranieri. Andreasson, e Santic, che rimasero tra i tigrotti, chi invece lasciò stranamente il ritiro fu appunto Galli Mora. L’uruguaiano nonostante i promettenti gol, e gli assist “al bacio” lasciò il ritiro. Di lui si persero le tracce. Alcuni dissero che sarebbe andato addirittura in serie C per un promettente rilancio, altri che era in odore di serie D con altre squadre come Monza, Varese o Lecco. Dunque una stella cadente nel firmamento bianco-blu che è passata velocemente lasciando però per un attimo un bel bagliore. Cosa non andò non lo sapremmo mai, forse Turotti potrebbe dircelo, ma preferiamo lasciare quell’alone di mistero, che tanto non cambia visione della faccenda.
Di Yuri ci ricorderemo qualche foto del raduno di Biella e poco altro, in quel famoso triangolare contro il Borgosesia e la Varesina
Dove è finito?
È tornato in Uruguay  si dice più per motivi personali che di calcio. Non ha lasciato il segno in questi anni ,ma ha giocato comunque in divisioni di tutto rispetto.
La sua ultima apparizione in Italia? Il 30 luglio 2016
Pro Patria: Gionta (dal 15′ Monzani), Piras, Marcone (dal 20′ Boccardi), Zaro (dal 13′ Palmieri), Anderson, Garbini, Santana (dal 17′ Yuri Mora), Santic, Cappai, Filomeno, De Vincenzi. In panchina: Stimac, Crostolo, Veroni, Disabato, Bortoluz, Mauri, Arrigoni. Allenatore: Bonazzi
Borgosesia: Gilli, Bersanetti, Gusu (dal 28′ Bruzzone), Virga, Pavan (dal 34′ Mariani), Nava (dal 15′ Ottino, dal 40′ Staccotto), Testori, Comental (dal 20′ Clausi), Tomaselli (dal 28′ Marangon), Zamparo (dal 22′ Grieco), Di Lernia (dal 25′ Sekka). Allenatore: Dionisi.
Arbitro: Lazar di Ivrea (Berta/Ottino) Marcatori: Santana al 17′, Yuri Mora al 45′
Dopo la Pro ecco le sue squadre : Per lui 50 presenze in prima divisione in Uruguay, con due apparizioni nella Libertadores, con il Montevideo e il Tanque Sisley. Poi un campionato al Central Espanol e dall’anno scorso in Paraguay con il Deportivo Santani.
Simone Merlotti


Simone Merlotti


La sconfitta casalinga dell’Alessandria per mano dell’Arezzo apre lo porte dei play off alla Pro Patria.
Lo dice la matematica che blinda questo prestigioso traguardo che segue la promozione in serie C e lo scudetto dello scorso campionato.
Un risultato al di sopra delle aspettative per tutto l’ambiente e ancor più sorprendente se si considera che è arrivato a quattro giornate dalla fine del torneo.
Un traguardo che premia il lavoro della società, dei giocatori e dell’allenatore che hanno compreso subito le difficoltà della categoria e trovato le soluzioni utili per centrare l’obiettivo.
Ora, c'è un nuovo obbiettivo: raggiungere l’Arezzo, distante cinque punti dai tigrotti, per regalare ai tifosi bustocchi la possibilità di assistere al match secco del 12 Maggio dagli spalti dello Speroni.
In questo momento infatti la classifica premia i toscani che si garantirebbero il match casalingo.
Sarebbe davvero un sogno poter giocare la partita a Busto, un’occasione unica per richiamare il grande pubblico che da troppo tempo manca sugli spalti dello “Speroni”.
Complimenti Pro Patria!
Flavio Vergani


Era il 2002. Un ex campione che solo pochi anni prima divenne campione d’Europa e del mondo con il Milan  si aggirava libero sul mercato pronto ad una nuova esperienza. La voglia di tornare verso la sua Milano, lo porta qui a Busto. Di chi stiamo parlando? Di Angelo Carbone ovviamente. L’ex di Bari, Milan e Napoli arriva in città in punta di piedi. Carletto Muraro e il DS Guffanti gli concedono un periodo di prova per capire se il grande centrocampista ha ancora benzina da consumare in questo mondo chiamato “pallone”. Angelo con la sua consueta tranquillità e professionalità si mette immediatamente a disposizione. Dopo i test atletici gli danno un contratto per la stagione 2002-2003. Il contratto?...pura formalità, lui non è qui per soldi ma per stimoli, lo dirà lui stesso. In quella Pro ci sono il nostro Riccardo Colombo e gente come Di Sarno, Dato, Boscolo, Romairone, Annoni e Manicone, insomma una Pro, con al suo interno, molta gente che solo qualche stagione prima, volava sui campi di serie A. Ho seguito Angelo subito dall’inizio. Vedevo spesso gli allenamenti di quella squadra. È da quel momento che ho deciso di dedicare tanto tempo ai tigrotti. Angelo e io avevamo e abbiamo un amico comune, Pietro Maiellaro. Angelo giocò con lui nel 90 e nelle mie trasferte in puglia vidi giocare tra i bianco rossi tutte e due. Sapere che Carbone fosse a Busto per me era un sogno. Sapevo che erano passati anni da quella estate delle “notti magiche mondiali, ma percepivo che Angelo aveva ancora tanto da dare. Mi ricordo con lui le chiacchierate fuori dallo stadio, la sua corsa strana quasi faticosa, ma anche la sua tecnica sopraffina e la sua bravura tattica. Oggi riesco a contattarlo grazie ad un giro assurdo di telefonate assurde. Un mio amico elettricista che lavora per Gattuso, chiede a “ringhio” il numero della segreteria giovanile, la quale mi contatta per darmi il nome del referente di zona capo scout del Milan. Dopo il passaggio per Angelo è breve. Il capo scout mi fornisce il numero di Carbone. Il KGB a confronto non è nulla dinnanzi a me. J
Ecco cosa ci siamo detti:
 
Ciao Angelo tutto ok?
Si sto molto bene Simone
 
Come hai iniziato?
Come tutti, dal settore giovanile fino alla prima squadra. ovviamente parlo di Bari.
 
Hai giocato con gente del calibro di Van Basten, Zola, e Tramezzani cosa mi dici?
Van Basten, ma che giocatore era?, mamma mia!  basta dire “pallone d’oro” e capisci la caratura del personaggio. Un idolo, un attaccante immenso.
Zola, nonostante il fisico non da guerriero, aveva classe e tecnica. Un giocatore davvero incredibile.
Tramezzani era un pazzo scatenato!, uno che trascinava tutto e tutti. Uno che dava sempre il massimo! Aveva tanta di quella forza che poteva fare sia il calciatore che il camionista allo stesso tempo. Senza stancarsi mai...Devastante…
 
La tua esperienza alla Pro?
Venivo da Pistoia. Avevo voglia di tornare verso casa, non sapevo se smettere, ma il mio cuore diceva di continuare. Mi sono accostato alla Pro, chiedendo semplicemente di allenarmi con la prima squadra. Non sapevo cosa potevo dare in quel periodo. Passato i test mi feci dare un contratto standard, che copriva i costi e poco altro. Sapevo che ero li per altri motivi, non di certo per questioni economiche. Guffanti e Muraro apprezzarono il gesto, la mia voglia di ricominciare e andammo subito d’amore e d’accordo. Mi ricordo poi gli anni con i miei compagni. Boscolo, Elia, Candrina, Citterio e  il mister Sala. Un’avventura molto bella che mi porto nel cuore. Abbiamo vinto pure un campionato, tanta roba!
 
Due finali di coppa Italia perse e un occhio nero a Brindisi, ci ricordi quei match?
Con il Brindisi la potevamo vincere!, al ritorno eravamo molto legati e paurosi, quasi giocai da solo a centrocampo. Se avessimo osato di più avremmo portato a casa il trofeo. Tornai a casa malconcio! A Cesena ti racconto un aneddoto, basta che non scrivi tutto...Dopo la partita dell’andata alcuni di noi furono presi di mira da frasi al limite della decenza. I cesenati ci diedero dei falliti soprattutto a noi anziani...e non dico altro. Sapevamo che sarebbe stata dura vincere al ritorno, ma decidemmo di fare una cosa semplice. Se non vinci per il risultato vinci per l’orgoglio. Alla fine ci vendicammo con gomitate e quanto altro. La spuntarono loro, ma intanto andarono a casa con qualche livido…
(non racconto il resto per promessa).
 
Dopo hai fatto il DS sempre per noi esperienza utile?
Si un anno dove ci salvammo e l’altro invece duro e difficile. Ero in contatto con Braida che mi insegnò e mi aiutò molto in quel periodo. Imparai tanto e ancora oggi sono contento dell’opportunità concessami.
 
Dopo i tigrotti il richiamo del Milan si è fatto sentire giusto?
Si!, come detto prima Braida mi chiamò come osservatore delle giovanili. Poi divenni capo osservatore ed ora sono responsabile dell’area tecnica. Ho collaborato con la Pro anche in qualche occasione consigliando giovani da prestare. Ho sentito spessissimo in questi anni i dirigenti bianco blu, per via diretta e non, e amo dare una mano quando posso agli amici tigrotti.
 
Se dici Busto?
Mi ricordo subito lo Speroni. Quando era gremito che cosa magnifica...e poi la maglia a strisce!, che bella! mi emoziona ancora vederla. Un ambiente stupendo.
 
Abbiamo un amico in comune Pietro Maiellaro sai che è stato vicino alla Pro moltissimi anni fa?
Non lo sapevo, come allenatore?, l’ho sentito l’anno scorso ma abbiamo entrambi credo perso i numeri di cellulari. Pietro per me è stato un talento incredibile. Uno che in campo faceva quello che voleva,  se avesse avuto testa, sarebbe stato ricordato come Baggio e altri. Ma come chi nasce tondo non muore quadrato…e lui non è cambiato in quel periodo. Se fosse venuto qui sarebbe stato d’aiuto.
 
È vero che a Bari dopo gli allenamenti andavi a giocare per strada con i ragazzini?
Si!, è vero!, finivo gli allenamenti e andava a bari per parlare con gli amici. Finivamo sempre con un pallone tra i piedi a giocare per molte ore. A dirlo oggi non ci si crede. Io che giocavo in prima squadra, con ragazzi di quartiere a batterci per il nulla. Ma cosa vuoi, gli amici non li lasci mai….
 
Oggi come vedi la Pro?
Seguo costantemente. L’anno scorso ho visto la cavalcata vincente e sono rimasto contento. 100 anni di passione che quest’anno festeggiate!
 
Non passi mai da Busto?
Se mi invitate vengo!, pensa che settimana scorsa ero in zona… a Legnano a mangiare in un ristorante famoso per il pesce…uscendo dal locale ho trovato “rovinata” la mia macchina nuova. Meglio quindi venire sempre a Busto, in ogni senso……
 
C’è da firmare il muro dei ricordi al museo, vuoi venire?
Certo ! come detto prima io ci sono sempre.
 
Grazie per l’intervista Angelo.
Grazie a te Simone, saluto tutti gli amici di Busto!
 
Simone Merlotti
 
 

3 TIGROTTINI MANCATI
Buonasera direttore,
sabato ero allo Speroni a vedere la Pro Patria per la prima volta, ma soprattutto per farla vedere per la prima volta ai miei figli.
Faccio una piccola premessa.
Sono nato a Busto ma ci vivo dal 2005 dopo che ho sposato una bustocca doc. Con il passare degli anni mi sono appassionato a Busto (la mia personale biblioteca è in continuo aumento) al suo dialetto, alla sua storia e alla sua gente.
Così ho portato i miei ragazzi all'open day della Pro Patria per fare conoscere loro la squadra della nostra  città e qui hanno avuto in omaggio i biglietti per vedere la partita contro l'Arezzo.
A metà del secondo tempo i miei figli, di 7 e 9 anni, con il loro amico sono venuti da noi chiedendoci di andare via.....
Non perché non gli piacesse la partita, ma per il continuo inveire, bestemmiare e insultare avversari e terna arbitrale da parte della maggioranza dei nostri tifosi!!!
Non la "classica parolaccia" che scappa dopo un errore del tuo giocatore, ma una continua, inutile e gratuita manifestazione di inciviltà e antisportività.
Non nel settore della tifoseria più "calda" dove è facile immaginarlo, bensì in quello dei distinti composto per la maggior parte da papà e nonni, talune volte con i loro stessi figli e/o nipoti.
Quello che mi ha lasciato più vuoto è che, se non ci fossero stati loro, non avrei ascoltato veramente questi insulti per quello che rappresentano veramente.
Il calcio è un GIOCO e come tale deve essere considerato, è bella la goliardia che c'è nello sfottò altrui ma non deve mai prevalicare sul rispetto dell'avversario.
Devo ringraziare Edoardo, Giulio e Mattia per avermelo ricordato.
Dopo aver letto il numero de Il Tigrottino avuto allo stadio, dove si parla di Valori Tigrotti e di come la Pro vive grazie ai suoi tifosi, mi sono sentito in dovere di scriverLe queste poche righe.
Spero possano esserLe utili.
Grazie
Facchetti Gabrio