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Good news da casa Pro Patria che comunica l'accordo per un altro anno con  delizie al "Le Noci".
Calci d'angolo che sono quasi dei calci di rigore, punizioni alla Platini, giocate d'autore, questo il repertorio del comasco che sarà a disposizione dei tifosi bustocchi per un altro anno.
Il tutto unito a doti umane davvero uniche nel mondo del calcio che lo completano come campione a 360 gradi.
Flavio Vergani




Massimo di nome e di fatto!
Per la sua massima passione per l'Arezzo, seguito ovunque, massimo nella simpatia e nella sportività, ci è voluto poco per conoscerci e apprezzarci reciprocamente, massimo nella gentilezza e nella generosità, tanto da spedirci questa bellissima mascherina dell'Arezzo che consolida il gemellaggio spontaneo e casuale avvenuto quella domenica fuori dalla Pizzeria da "Feroce".
Grazie Massimo!
Flavio Vergani



In attesa di conoscere il destino di Ivan Javorcic, è cominciato il valzer degli allenatori in serie C.
A Piacenza, sfuma l'ipotesi Gilardino e arriva Vincenzo Manzo.
A Torino, sponda Juventus U23, arriva un nome di grande spessore: Andrea Pirlo.
L' ex juventino sarà affiancato da Roberto Baronio. 
Non finisce qui, infatti con loro ci sarà l'ex portiere Storari che si affiancherà come dirigente.
L'uscente mister Pecchia è candidato per la panchina del Palermo dell'ex tigrotto Mario Santana.

Obiettivo serie B dichiarato in quel di Modena, dove gioca l'ex tigrotto Zaro.
 Il nuovo diesse Luca Matteassi è già al lavoro da settimane e dopo il colpo Pergreffi per la difesa può pescare un altro suo pupillo ex Piacenza come Della Latta per la mediana. Davanti i gialloblù vogliono piazzare un colpo da urlo: lanciato l'assalto a Simone Corazza, tra i mattatori principali della cavalcata promozione della Reggina.  
Flavio Vergani


Pensavamo di aver visto tutto con l'inizio dei play off, voluti più per cercare di spingere in B, una squadra famosa, invece ecco un matrimonio ricco di spunti interessanti. Busto81 cede al Varese il posto in serie D. Le regole a volte sono beffarde, nessuno avrebbe mai pensato ad una cosa simile. Una volta certi "matrimoni" avvenivano tra club con confini adiacenti ai propri  comuni. Vedi Pro e Gallatatese. Questa volta la distanza di chilometri non ha influito nel legame calcistico tra i due club biancorossi. Il web si è scatenato:

C'è chi ci vede il marcio, chi la vergogna e chi invece un'opportunità per il territorio. Ovviamente noi siamo di parte e il nostro pensiero non é di certo positivo.

Vedremo se stavolta il Varese riuscirà a gestire una stagione senza problemi. Solo pochi mesi fa ricordiamo un lento declino verso i bassi fondi del calcio.

Intanto finisce per ora l'era Javorcic, 

contratto scaduto oggi che si cerca di rinnovare prima possibile.

Testa e Turotti cercheranno di trattenere il croato che sente però "odore" di serie B, o per lo meno così si dice nell'ambiente. 

I possibili pretendenti?  I nomi papabili non sono pochi, tra di essi Borriello, Zaffaroni, o Cusatis o qualche outsider bravo soprattutto con i giovani.

Aspettando in trepida attesa l'evolversi della situazione "panca" bianco blu, salutiamo l'arrivo di luglio, che ci donava sempre la festa bianco blu. Il covid purtroppo ci ha portato via anche quella.

Per il 2021 si prevede quindi un mega show per sopperire alla cancellazione del nostro evento.

Simone Merlotti.



Un cognome che evoca grandi conquiste, grandi successi, grande abilità di navigare i mari tempestosi, il profilo perfetto per guidare i tigrotti nel prossimo difficile campionato di serie C. Parliamo di Riccardo Colombo, fresco di conferma nel ruolo di capitano della nave biancoblù.
Si attende ora il nome del timoniere che sta decidendo se imbarcarsi ancora sulla motonave biancoblù o tentare l'impresa su una nave da crociera.
Potrebbero esserci sorprese, anche se nell'anno del Coronavirus le grandi navi hanno più rischi.
Basterà per trattenere il comandante che ha saputo portare spesso la nave nei porti a nome Vittoria?
Aurora Pro Patria 1919 lancia anche il suo nuovo hashtag #PROibitomollare che affiancherà il mondo tigrotto per l’intera annata. Il riferimento, oltre che sportivo, è anche solidale. #PROibitomollare sul campo, #PROibitomollare per continuare a combattere il Covid-19.
Flavio Vergani


 
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Mi ritrovo al “ Pizzo “ bar situato all’inizio di via San Michele , scambio
quattro battute con Giancarlo Colombo , presidente della Pro Patria. Una
pacca sulle spalle, stai “ cavezzo “ ( buono ) abbiamo fatto un paio di cose
interessanti, devo correr via, ho in ballo una consegna di mortadella da
non perdere.
La mortadella di fegato del Giancarlo era “ eccezziunale “, secondo
pretto stile bustocco nella lavorazione di carni ed insaccati misti.
A metà strada la PRO è in testa, la gente salta, Hofling bonfonchia” piano,
piano, abbiamo superato un piccolo obstaculo”.
Poi son soli 7 punti in 10 gare, beninteso il 4 a 1 subito dal Pergocrema
fuori casa. Norberth sentenzia….invece di ragionare, ci siamo buttati allo
sbaraglio……..perdere 1 a 0 o 4 a 1 non cambia niente….la fortuna è con noi,
hanno perso anche i nostri diretti avversari.
Indi Bardelli sistema l’Omegna in casa, Rovellini guadagna il pari Legnano,
Bardelli e Frara sbancano il Picco a La Spezia, infine Maruzzo, mancino
con 10 sulle spalle, quasi diabolico all’Enrico Candiani fine anni quaranta,
fustiga la Casatese allo Speroni, certifica la promozione in C1 con la
Vogherese a 5 punti a due giornate dal termine.
Il presidente Colombo issato sulle spalle dei “ TIGERS SUPPORTES “
indiavolati per tuta la gara, riesce a dire “ abbiamo dimostrato sul campo
che eravamo e siamo forti “, il vice Felotti annuisce “ attendiamo coloro
che sono stati alla finestra “ , il capitano Marchetti sussurra “ grossa
soddisfazione, certo, una promozione la si gusta, eccome! Abbiamo
sofferto parecchio ma ce l’abbiamo fatta”.
Il pubblico bustese, 8000 presenze il 4 aprile 1982- Pro Patria Carrarese
0 a 0- rispose alla grande, quelli “ alla finestra “ lo sono tutt’ora con
Patrizia Testa.
Giorgio Giacomelli.




Matrimonio di interesse per il Varese con immediata separazione senza assegno di mantenimento dal Busto 81 che, dopo aver vinto il campionato di Eccellenza, si vede costretto a rinunciare alla serie D per impossibilità di gestione a livello finanziario della categoria.
Il titolo sportivo viene rilevato dal Varese che ritrova la massima categoria dilettantistica con il minimo sforzo e la massima resa.
Una notizia che non ha certamente fatto esultare i tifosi bustocchi per la nota rivalità con i biancorossi.
Poi, ha anche ragione il "Danilo" quando dice che anche Busto è salito in C2 grazie alla Gallaratese.
Tutto vero, ma quando si è dalla parte di chi ci guadagna si guarda meno il pelo nell'uovo, quando si perde il travaso di bile rende molto isterici.
Comunque, complimenti al Busto 81 per l'impresa, comunque sia finita.
Flavio Vergani 


Aldo Firicano, allenatore che portò la Pro Patria in serie C1 nell'era Vavassori, è ospite di Bianco Blu, la trasmissione di Rete 55 curata da Mauro Gritti, Alessandro Bianchi, Andrea Scalvi e Andrea Macchi.
Firicano risponde a tante domande e curiosità, citando molti aneddoti.

La Juventus U 23 vince la Coppa Italia di serie C, regolando per due a uno la Ternana(in goal l'ex tigrotto Brunori).

In virtù di questo risultato, la Pro Patria ottiene il diritto di partecipare ai playoff per la promozione in serie B.
Come noto, la società ha deciso di rinunciare a questa opportunità, ma rimane il fatto che i biancoblù raggiungono per il secondo anno consecutivo questo prestigioso risultato.
Complimenti a giocatori, tecnico, staff e dirigenza per aver centrato il massimo obiettivo prefissato a inizio stagione.
Flavio Vergani


Ricordo come ieri quel giorno del 1975.
Ero un bambino e seppi di Pelè a Busto.
Non ricordo come arrivai allo Speroni dall'estrema periferia di Busto, dove abitavo. 
Da via Vespri Siciliani allo stadio a quell'età è come andare in America, se non hai il paparino come autista.
Non avevo nemmeno il paparino, figuriamoci l'autista.
Ma arrivai, come sempre, questa volta senza nemmeno la tutela dello zio Valerio Bollini.
Forse presi un autobus, o forse la bicicletta, ma, come sempre, arrivai in ritardo. Un po' la storia della mia vita.
Ricordo fiumi di persone che mi passavano vicine, urla dagli spalti che non avevo mai sentito, nonostante avessi già 3 anni di frequentazioni allo stadio.
Arrivai ai cancelli dei popolari da solo, l'addetto mi disse:"cosa vuoi fare"?Risposi che desideravo vedere Pelè.
Mi rispose che lo stadio era pieno, per cui non avrei potuto entrare. Rimasi di pietra. Non tanto per Pelè, che conoscevo per sentito dire, quanto per il fatto di sentirmi chiuso fuori da casa mia: lo Speroni.
Anche ai tempi nelle grandi occasioni arrivavano tutti, soprattutto quelli che non c'erano mai.
Non è cambiato niente.
Ai cancelli non c'erano gli stewards, ma l'amico dell'amico. Così, vidi che altri arrivati dopo di me entrarono senza problemi. Il campionario delle scuse e delle giustificazioni era ai tempi fornito come adesso.
Non mi arresi, rimasi fermo impalato e adottai la tattica del silenzio.
Guardavo dallo spioncino del cancellone dei popolari. Vedevo una fetta piccolissima di porta. Soprattutto sentivo respirare lo Speroni come non lo avevo mai sentito.
Ad un certo punto uno degli addetti mi disse: vai dentro.
Chi viene grande sul marciapiede ha già la corazza dura fin dalla nascita, per cui nemmeno mi chiesi se dirgli grazie o mandarlo a quel paese. Optai per un silenzio diplomatico per non perdere la chance acquisita, ma un vaffanculo di cuore si percepì nell'aria.
Entrai, davanti a me una muraglia di persone. Ricordo molti gadget offerti da Coca Cola, sponsor dell'evento.
Capii di essere a Busto: molti, come me, non ne avevano uno, anche se lo desideravano molto, altri ne avevano fatto incetta. Per loro e per tutto il parentato. Non è cambiato niente.
Non vidi nulla, in quanto troppo piccolo per guardare oltre la muraglia umana, ricordo solo che fui sommerso da un fiume di gente a fine esibizione. Mi ritrovai a casa e dovetti giustificare alla mamma l'assenza prolungata del pomeriggio. Non fu un problema in confronto a quando salii su un pullman dei tifosi dell'Omega Bilance in partenza per Fidenza per un playoff, senza nemmeno avvertirla. Tornai a notte fonda. Si abituò col tempo.
Oggi, grazie a Giorgio Giacomelli, vedo quanto accade nel lontano 1975.
Non posso dire io c'ero e vidi tutto, ma solo "io c'ero e non vidi nulla".
L'importante è esserci sempre stato dopo, e io ci sono sempre stato.
Flavio Vergani

PELE’ O rey do futebol

Edson Arantes do Nascimento, meglio conosciuto come “ Pelè “ , nato a il 23/10/1940 a TresCoracoes ( Brasile ), attaccante, 1281 goals segnati in  carriera( cfr FIFA) di cui 961 in gare ufficiali,  è tutt’ora l’ unico calciatore ad aver vinto tre campionati del Mondo ( 1958-1962-1970 ).

Feola, di origini italiane, CT verde oro nel 1958, confida al giornalista G.Panza “ vedrai un giocatore che diventerà il più grande di tutti i tempi “.

Pelè, inserito nei quarti : stop di destro pallone colpito di controbalzo,  rasoterra, palo interno, rete, Galles sconfitto 1 a 0.

In semifinale contro la fortissima Francia del fuoriclasse Fontaine, Pelè,  firma una tripletta.

In finale contro la Svezia trascina i verde oro alla conquista del titolo. Al 51’, 2 a 1 per il Brasile, “ o rey “ stoppa di petto a seguire un cross di Nilton Santos, evita Gustavsson, dribbla Axbom, prima che la palla tocchi terra, di piatto destro l’adagia comodamente alle spalle del portiere svedese  Svensson.

Ho rivisto di recente  l’azione citata, mi ha sollevato dal  brusogio “ corrente.

Ho ammirato Pelè a San Siro contro l’Inter, amichevole, attorno agli anni ’60’, indi,  il 18/10/1963 sconfitto dal Milan 4 a 2 , in virtù della superba prestazione del mediano rossonero “ Giuan Trapattoni”.

Nella finale vinta dal Brasile sull’Italia 4 a 1 a Città del Messico, Pelè, notata l’assenza di Rivera tra gli azzurri commenta “ giorno di lutto per il calcio “.

L’Italia era spaccata tra Mazzola o Rivera i “ Guelfi “ ed i “ Ghibellini “. Dopo 50anni è cambiata in peggio. Meno male che dalle nostre parti  c’è  uno zoccolo duro  di giovani e meno giovani che soffrono per la mitica maglia “ BIANCOBLU “.

Giorgio Giacomelli


 


L'intelligenza artificiale che traccia l'identikit  del calciatore perfetto.
Wallabies è una start up che si propone di aiutare i club nell'attività di scouting di giovani talenti.
L'idea è di tre commercialisti milanesi: Marco Englaro,Federico Romano e Luigi Libroia che l'hanno creata con lo scopo di avere un tool di misurazione del valore di una società di calcio di serie A.
La società ha mappato 40 mila calciatori di 25 campionati, analizzando migliaia di partite( oltre 8 mila),elaborando i parametri per la classificazione degli atleti.
E' l'evoluzione, testata da Sassuolo e Monza, che passa per l'intelligenza artificiale, gli algoritmi, il Big Data (Clicca e vedi il sito)
Filippo Antonelli, Direttore Sportivo AC Monza: “Trovo molto utile e produttiva questa collaborazione con Wallabies, perché l’analisi dei dati attraverso l’intelligenza artificiale permette di avere liste di giocatori già selezionati che, abbinati alla consueta visione delle partite, permette di risparmiare molto tempo”. 
Giovanni Rossi, direttore sportivo del Sassuolo, dice: "Wellabies di permette di facilitare la fase iniziale del processo di scouting, la cosidetta scrematura". 

La scienza esatta al posto delle sensazioni del direttore sportivo che batte i campi di periferia..
Certamente, si perde il fascino dell'intuito, ma si ottimizzano tempi, costi e si riducono i rischi di investimento su giocatori a basso potenziale.

Sulla scia, ecco Booking Talents, la prima piattaforma che lavora nel settore dilettantistico che gestisce il 99 % del mercato trasferimenti, eliminando procuratori, intermediari.
La domanda e l' offerta  passano dalla piattaforma tramite l'intelligenza artificiale che la gestisce in tutte le sue fasi.

Wesii, start up ligure, analizza il rettangolo di gioco tramite droni, calcolandone la bio massa e il grado di umidità del fondo, verificando nelle diverse aree lo stato di usura,la densità dell'erba,la compattezza del suolo, la presenza di infestanti, consentendo una corretta manutenzione che evita rischi di infortunio ai calciatori. Insomma, una versione digitale del nostro Mario Beliusse.
Media Soccer, è una start up che correla l'esposizione della società sui canali media, raffrontandola con i successi sul campo, per mappare eventuali non proporzionali crescite in ambito comunicativo e di marketing business.

WheAre, produce invece parastinchi con Gps e microchip per raccogliere i dati degli atleti durante la partita e ottimizzare l'allenamento.
Insomma, dopo il lento esodo dagli stadi dei tifosi, ora è il turno di direttori sportivi e manutentori del campo?
Poi, cosa ci rimarrà?
Flavio Vergani



Giustizia è fatta e l’eroe di Rezzato riceve il meritato premio per quanto fatto in questi anni.

Dopo la promozione con il Lecco, il bel campionato a Sasso Marconi con 11 reti in 23 partite Gianlua Draghetti vince il Pallone d’Oro della serie D , messo in palio da “Tuttocampo”, con il 16% delle preferenze.

Chissenefrega dirà qualcuno dalla memoria corta.

Invece, ce ne frega assai, perché il premio va a colui che segnò la rete decisiva per il campionato di serie D della Pro Patria, quando il Rezzato venne fermato sul pari in casa dal Lecco in dieci uomini, proprio grazie al goal di Drraghetti. Da lì in poi, per i tigrotti fu una cavalcata vincente verso la promozione.

Molti tifosi bustocchi hanno voluto ringraziare concretamente il giovane Draghetti votandolo quale miglior giocatore del suo girone di serie D e alla fine l’obiettivo è stato centrato.

Una valanga di voti biancoblu che hanno fatto volare Draghetti in cima alla classifica.

Proprio come la Pro Patria nel campionato di serie D.

Una coppia perfetta, due campioni senza rivali.

The winner is: Gianluca Draghetti!

Complimenti  Gianluca e grazie ancora!

Flavio Vergani

Il direttivo del Pro Patria Club è vicino a Pamela Carezzato per la scomparsa della nonna.
A lei e famiglia le più sentite condoglianze.

Con la decisione di respingere il ricorso delle squadre retrocesse d'ufficio in serie D, cala definitivamente il sipario sul calcio di serie C, che raggiunge il vertice della mediocrità nella quale si è dibattuto in questo periodo.

Un calcio che si infiocchetta e si incravatta con il vestito della festa chiedendo ai presidenti di versare una ricca fidejusione per garantire il termine del campionato a tutela della regolarità dello stesso, ma non in grado di garantire un finale di un campionato con pari opportunità di conseguire gli obiettivi di ciascuno. Un campionato diviso in tre tronconi : monco in coda, volontario in mezzo e (quasi) obbligatorio in testa.

Il campo deciderà chi verrò promosso in serie B con la disputa dei playoff, perché qualcuno ha sostenuto che mancando molte giornate alla fine, è giusto dare opportunità a tutti di fare il salto di categoria.

Le società decideranno se voler disputare i playoff, i dirigenti federali decidono invece chi retrocede in serie D.

Insomma, ognuno decida per sè stesso se in fascia alta di classifica, mentre per i fanalini di coda il destino viene scritto da dietro una scrivania.

Dare la scelta di partecipare ai playoff sa molto di calcio dilettantistico, inutile girargli intorno.

Non perché siamo dilettantistiche le società, ma un sistema che chiede l’impossibile per fare il possibile, senza offrire soluzioni di vicinanza e prossimità degne di un calcio professionistico.

Chiedere fidejussioni fa "figo" e fa sentire importanti, restituire attenzioni ai club fa invece paura, meglio nascondersi dietro un computer e decidere che chi ha la squadra con il nome che inizia per B è giusto che giochi per la serie B, mentre agli altri rimanga pure la retrocessione sul "Gozzo".

La retrocessione delle ultime in classifica con decisione inappellabile è una mancanza totale di rispetto verso società che avrebbero potuto giocarsi la permanenza in serie C sul campo. Questo non si chiama sport, non si chiama professionismo, si chiama  pressapochismo.

Sul campo si giocherà solo per la serie B e questo è il modo perfetto per fare i forti con i deboli e i deboli con i forti.

Certo è che se ancora qualcuno avesse dei dubbi sulla assolta necessità di riformare la categoria e i suoi dirigenti, oggi quel qualcuno si sarà reso conto che così non si può più andare avanti.

Flavio Vergani


 




Il primo consiglio dell'era Covid porta una grande novità in casa Pro Patria Club che mette in rosa un under di grande esperienza: Daniele De Grandis.
Daniele ha ricevuto la targa che lo qualifica come il più giovane consigliere del Pro Patria Club.
Un percorso che non poteva che finire così, visto che fu proprio il Pro Patria Club a scoprire il ragazzo quando sedeva sui banchi delle scuole Bertacchi e la Pro Patria di mister Cusatis andò a trovarlo in una mattinata dedicata agli studenti organizzata dal sodalizio dell'allora presidente Roberto Centenaro(grazie ancora per quello che fece, anche a titolo personale).
Quella di Daniele era una classe ad alta gradazione biancoblu, visto che con lui c'era Sveva, tifosa dalla nascita delle Pro Patria e giornalista del Tigrottino
Giusto che, dopo diversi anni nei quali Daniele ha studiato da tifoso, ora entri a pieno titolo in prima squadra con una veste di grande importanza e responsabilità. Complimenti Daniele!
Per una luce che si accende, altre che rimarranno spente fino al 2021: infatti, la festa della birra non si terrà per le note restrizioni anti Covid.
Bisognerà attendere un anno per tornare a ballare, cantare, mangiare e bere al Museo del Tessile, ma la squadra dei big event è già pronta per riscattarsi dal destino con un edizione fantastica e mai vista prima.
Direttivo Pro Patria Club



Ai primi di marzo 2006 mi trovo accanto  Angiùlen Turconi, tutt’uno all’evolversi della gara  Pro Patria – Genoa, particolarmente attento al piglio di Tramezzani, animoso assai nel render pariglia  ai rossoblu genoani, altezzosi nella gara d’andata grazie  all’impervio comportamento dell’arbitro Scoditti di Bologna, giustiziere massimo con  tre rigori, beffardi, fischiatici contro.

Esperto in materia Angliùlen , sussurra “ mò lù pican “: nei fatti un paio di minuti dopo Paolone salta in aria come un birillo, colpito ad arte sulla caviglia sinistro.

Tramezzani si riassetta in breve, accentua  il passo, ruba la palla ad un compagno, propone , di sinistro a mò di Enrico Candiani  , un calcio solare, morbido che gonfia la rete genoana.

Al termine Turconi sorride, ammicca cenni di assenso al complesso biancoblu, mi confida   “ Cramenzu , ul Tramezzani al parea ul……..”     palese riferimento ad un primattore nel 3 a 1 rifilato al Genoa a Marassi il 5 giugno 1949, con  reti di Turconi( due) e Borra.

Alla serata pre-natalizia 2006 by Pro Patria Club Tramezzani, si becca una  significativa pacca sulle spalle, da Enrico Candiani, bustocco Doc, già Interista, Juventino, Tigrotto  e Milanista.

Serio  Paolone , ribatte all’Enrico “ spero di esser degno di questa maglia “   : Candiani sorridente gli stringe calorosamente la mano.

Giorgio Giacomelli


Gianluca Draghetti, vi dice qualcosa questo nome? Forse no.
Eppure, questo cognome che inizia per D, dovrebbe ricordarvi il campionato di serie D.
Anzi, la partita più incredibile di quell'anno: Rezzato Lecco, finita uno a uno, che spalancò le porte della promozione alla Pro Patria.
Ebbene, il goal del Lecco lo fece proprio Gianluca Draghetti.
Bene, grazie,direte voi.
Solo grazie per un regalo del genere? 
Possiamo fare meglio.
Draghetti è un giocatore del Sasso Marconi, in serie D, ha realizzato 11 reti in 23 partite e sta lottando per vincere il Pallone d'oro della serie D, messo in palio dal portale "Tuttocampo".
Il ragazzo ha fatto sapere che sarebbe molto felice se i tifosi biancoblù lo premiassero con il loro voto.
Come non accontentarlo dopo il capolavoro che ha realizzato con il Rezzato?
Forza, votiamolo e diciamogli grazie in modo concreto.
Basta cliccare qui, registrarsi e cliccare su Draghetti. Si può votare più di una volta e, naturalmente, condividere con amici e parenti.

Flavio Vergani 


Daniela Dalla Bona, protagonista del "Dream Team" del 2009, è ospite a Bianco Blu, la trasmissione di Rete 55, condotta da alcuni tifosi della Pro Patria.
Il pressing dei conduttori nei riguardi di Daniele per capire cosa fosse accaduto nella tristemente nota finale di play off con il Padova, non porta a risultati concreti.
Sta di fatto che Dalla Bona cita Do Prado come uno dei migliori giocatori con il quale ha giocato e dice che quell'anno i giocatori entravano in campo con la certezza di asfaltare tutti. Sta  anche di fatto che il miglior giocatore e gli asfaltatori non siano riusciti a vincere una partita che una con il Padova. A Padova sbagliando un rigore e a Busto in undici contro dieci.
La domanda del buon Andrea "Statistiche" che chiede conferma sulla "leggenda metropolitana", secondo la quale accadde qualcosa nello spogliatoio della Pro Patria tra il primo e il secondo tempo, viene smontata da Dalla Bona: "Non accadde proprio nulla durante l'intervallo".
L'open question rimane la solita: Cosa accadde prima?
Facile immaginarlo, impossibile affermarlo.
Flavio Vergani

 


Saranno passati sette mesi quando la Pro Patria tornerà in campo e nulla sarà come prima.

Le incognite saranno molte, le certezze poche e in questa realtà non sarà semplice programmare.

Il vivere alla giornata non è mai sinonimo di sviluppo, ma, al momento, risulta difficile capire se ci sarà il pubblico da subito o da dopo, se ci saranno contributi per le società per affrontare protocolli sanitari complicati, se ci saranno sponsor in una realtà economica in profonda crisi.

Dubbi che peseranno sulla campagna abbonamenti, sul budget societario, sulle ambizioni di allenatore e calciatori.

Molti programmi verranno messi in stand bye, in attesa di conoscere qualche certezza in più che possa dare una direzione al futuro.

In casa Pro Patria si è già fatto sapere che la strategia dell’attesa non permetterà di partire per il ritiro con la squadra completa. Poco, male, l’importante sarà partire per il ritiro.

Meno attendista sarà la strategia per decidere l’allenatore dei tigrotti. I contatti tra le parti inizieranno a brevissimo e la sensazione a pelle è che potrebbero esserci delle sorprese.

Fa parte del naturale evolversi della situazione, la stima tra le parti è massima, ma è anche vero che ci sono dei fattori oggettivi che potrebbero influenzare la scelta di mister Javorcic.

Un allenatore giovane, stimato, che in questi giorni appenderà al muro il quadro con il diploma del corso di Coverciano che lo qualificherà come allenatore di livello superiore, c’è quanto basta per capire che l’ambizione potrebbe prevalere sul cuore e farlo decidere decidere per una scelta lontana da Busto.

Il desiderio di uscire dall’area di comfort, la voglia di misurarsi in una piazza con ambizioni da top player, l’aspirazione di misurarsi al di fuori di un campionato a lui ormai noto, potrebbero far compiere al tecnico croato il passo di addio.

L’urgenza di capire quale sarà la scelta del tecnico deriva dal fatto che, in caso di addio, si dovrà ripensare alla rosa in base al credo calcistico del nuovo allenatore.

Un passaggio obbligato che peserà sulle conferme degli attuali tigrotti e orienterà il mercato del direttore sportivo Sandro Turotti.

La sensazione che mister Javorcic non stia sfogliando la margherita per decidere, ma che abbia già un’idea precisa sul suo futuro è abbastanza reale.

Per cui, non servirà attendere molto per conoscere la decisione. La speranza di tutti è che l’allenatore rimanga a Busto per continuare il progetto di cui è stato un grande protagonista, ma, se è vero che al cuore non si comanda, è anche vero che certi treni passano una volta sola.

Da capire, se in tempo di Covid, i treni sono ancora  come prima e se garantiscono quella sicurezza e comodità di quello che ha la stazione in via Cà Bianca.

Flavio Vergani



Tifosi biancoblu, presenti al Comunale di Busto attorno agli anni ’50 attenti alle evoluzioni dei Tigrotti.

Paiono pacati, sorridenti sino a quando non va storta per colpa dell’arbitro, per venia degli attori in biancoblu.
Allora alzano non solo la voce, d’inverno tiran dentro al campo palle di neve, quanto gli capita sotto mano. 

Aspettano il fine gara per regolare i conti con gli avversari le menti grigie del Taèla, dà a Capuana, di Quelli delle 19 sino agli arrembanti cari e tosti rimasti fedeli alla maglia biancoblu.

La società delega negli anni ’50 il capitano “ Funsìn Borra “ a mitigare i toni con il Taèla, il Baffo con piazza Garibaldi, il Lucio con San Giovanni, l’Ernani con il BarTigrotti.

Nel ’27 son 10mila presenze in via Valle Olona ProPatria-Atalanta Bergamasca ( 7 a 0 ) per assaporare le scorribande dell’asso nascente Carlo Reguzzoni.

Nel ’48 sono attorno ai 25mila, osannanti le evoluzioni del furetto Lello Antoniotti, le micidiali bordate del mancino/bustocco Enrico Candiani.

Nel’62, seppur in B, son potuto entrare al Comunale strapieno e colmo, sol perché sei dei nostri, appollaiarmi di traverso sulla tribuna est, gustarmi le prestazioni ad alto livelli degli amici Della Vedova, Amadeo, Taglioretti, Rimoldi, Signorelli, Crespi, Muzzio, Rovatti, Regalia, Meraviglia, Pagani , mattatori implacabili della Lazio grandi firme sconfitta 4 a 1.

Flavio Vergani ha ragioni da vendere nel non ritenermi discepolo dell’Accademia della Crusca, poiché riferisco di quanto mi ha passato il Convento di Busti Grandi relativamente al furball ed a quanto è girato attorno alla proficua ed operosa comunità bustese dalla dipartita degli Asburgo in poi.

Flavio ha ben donde nel rammentare che il tempo passato non torna più, che l’attualità non impone di pensare alla grande e mi trova pienamente d’accordo.

Rientro appena posso allo Speroni per gustarmi lo splendore della maglia biancoblu , raccattare anche sconfitte e delusioni, stare, a modo mio, accanto a Patrizia Testa e devoti collaboratori.

Giorgio Giacomelli


L'associazione The Tigers are coming-100 anni di Pro" si appresta a chiudere la propria attività, dopo aver raggiunto l'obiettivo per il quale è nata: celebrare il secolo di vita della Pro Patria.
Una chiusura che fa rima con apertura verso gli altri, come ha sottolineato il presidente Luca Calloni in un instant message condiviso sui canali social, che ha voluto premiare le associazioni "Casa di Chiara", "Ability apnea" e "Apar con un contributo solidale.
Un ultimo nobile gesto di un gruppo di tifosi che ha voluto spendere soldi, tempo e passione per la celebrare l'importante compleanno dei tigrotti, raccogliendo tante soddisfazioni e tanta ammirazione che hanno saputo diluire qualche piccola delusione.
Flavio Vergani 

Qualcuno, a proposito della decisione di disputare i playoff in serie C, ha scritto: “si sono scontentate 59 società per farne contenta una”. Facile capire chi sia la sessantesima. 

L’ultimo atto di una categoria calcistica che deve urgentemente essere riformata per evitare di cadere nel ridicolo. Qual è la differenza tra una professione e un hobby? Semplice: la professione deve produrre un utile all’imprenditore, l’ hobby procura solo costi.

Da qui la differenza tra professionismo e dilettantismo.

Un’azienda professionista produce un prodotto che dovrà essere venduto per portare un utile.

I playoff, prodotto di punta di una squadra professionistica di serie C, dovrebbe essere venduto in un supermercato chiuso (gli stadi).

Per produrre questo prodotto l’azienda è chiamata ad un investimento economico di parecchie migliaia di euro. Il “Roi” ( return on investment) sarebbe pari a zero.

Un’azienda professionista si circonda dei migliori manager  presenti sul mercato per centrare gli obiettivi di business, ossia per essere competitiva sul mercato e avere margini operativi importanti.

Nel calcio di serie C la “conditio sine qua non” per poter sopravvivere, ossia per limitare le perdite, è di assumere obbligatoriamente il maggior numero di giovani calciatori per poter avere  un contributo indispensabile per centrare l’obiettivo di sopravvivenza.

Il parallelismo con le aziende porterebbe ad assumere obbligatoriamente dei manager giovani per poter avere un contribuito di sopravvivenza. Un no sense!

Ossia, un professionismo assistito, una specie di reddito di cittadinanza aziendale, che nulla ha a che vedere con la moderna concezione di imprenditorialità.

Questo sarebbe sinonimo di professionismo?

In sintesi, accostare al professionismo realtà che faticano a chiudere un bilancio in parità, non per colpe proprie di cattiva gestione finanziaria, ma per la struttura organizzativa ove sono chiamate ad operare, è esercizio impossibile.

Se un’azienda produce un prodotto che interessa a pochi consumatori finali, che non interessa agli sponsor, che non ha visibilità sui canali media, è destinata ad avere un profilo artigianale per proporsi a livello locale.

Una dimensione che le permette di avere un rapporto costo-beneficio positivo.

Illudersi di proporla in uno scenario competitivo di mass market, equivale a violentare la natura dell’azienda, modificandole il dna e destinandola alla scomparsa.

La possibilità data alle squadre di serie C di partecipare volontariamente ai playoff è stato il modo perfetto per dichiarare pubblicamente il fallimento del progetto serie C.

In pratica, molte squadre non parteciperanno a quello che è stato l’obiettivo di tutte da inizio anno.

Come se una azienda decidesse di disertare la fiera più importante del settore.

Ovvio, che chi è costretto a dire no, lo fa perché non ha la struttura organizzativa e finanziaria proporzionata all’impegno che viene chiesto di sostenere. E, quindi, non fa parte di quel mondo.

Da chiedersi se siano le società rinuncianti ad essere fuori da quel mondo, o se sia il mondo a non essere ospitale tanto da essere costretto ad una esagerata selezione naturale.

E’ triste vedere società quali Modena, Arezzo e Piacenza, rinunciare ai playoff, ma è anche triste sapere che questo avviene con il totale assenso dei tifosi che comprendono e condividono totalmente i motivi di tale scelta. Un buonsenso diffuso che cozza con la totale mancanza in altre sedi decisionali.

Chiaro che non si è di fronte ad una scelta, ma a un obbligo per talune realtà chiamate ad essere più professioniste di quello che pensavano di essere.

La stessa volontarietà di partecipazione, senza nessun tipo di conseguenza per le società non partecipanti, testimonia la consapevolezza degli organi federali a riguardo del fatto che si sta chiedendo ad una Fiat 500 di partecipare al Gran Premio di Monza.

O meglio, di Bari, visto che a Monza il gran premio lo hanno già vinto meritatamente.

Flavio Vergani



Nonostante ci si ingegni per creare un clima di suspense, per dare un po' di sale a questo periodo di astinenza calcistica, sempre succede tutto quello che era ampiamente previsto.
I bookmakers quotavano la partecipazione ai playoff della Pro Patria a zero.
Ossia, chi avesse puntato un euro sulla non partecipazione, ne avrebbe vinti zero.
Una scelta obbligata viste le imbarazzanti richieste federali che chiedevano alla Pro Patria di scucire dai 40 mila ai 70 mila euro per il "protocovid", riprendere gli allenamenti e attendere il risultato della finale di Coppa Italia tra Juventus U23 e Ternana, in programma il 28 giugno, sperando nella vittoria dei bianconeri. Solo in questo caso i tigrotti avrebbero giocato i playoff.
Diversamente, tutti  casa con tanti saluti ai soldini spesi per coltivare una speranza.
Fare richieste del genere a società di serie C dovrebbe far arrossire colui che trova il coraggio solo di pensarle.
Invece, anche questa volta non c'è stato limite al peggio e l'imbarazzo non ha fatto capolino nei dirigenti federali.
Evidentemente, il problema detassazione non è l'unico che affligge la categoria, visto che con la destra si cerca e con la sinistra si spreca.
Ma, qui nessuno è fesso e il "no grazie", fin troppo cortese, è arrivato.
Pro Patria in buona compagnia: Arezzo, Modena, Piacenza, Pontedera e Vibonese hanno deciso di rinunciare ai play off.
Tutto previsto, tutto logico, tutto indiscutibile.
Grazie all'algoritmo per averci comunque tenuto in considerazione e averci premiato in classifica avulsa.
Lui si che capisce di calcio e così quel mio amico di Como, anche stavolta, rosica per essere arrivato  dietro i biancoblu.
Piuttosto che niente, è meglio piuttosto.
Flavio Vergani

La nota ufficiale del club

Aurora Pro Patria 1919, non avendo la sicurezza e la certezza matematica di accesso ai Play Off dipendente invece dall’esito di una partita che si disputerà tra 17 giorni, ricordando inoltre che, come stabilito dal Consiglio Federale, ad oggi, il Club sarebbe escluso dalla griglia degli Spareggi Promozione, analizzato nel dettaglio ogni rischio legato all’emergenza sanitaria nazionale e al termine dunque di un’analisi accurata e approfondita, comunica che la Prima Squadra NON riprenderà l’attività sportiva.

Siamo già al lavoro per regalare alla città di Busto Arsizio un’altra Stagione nel calcio professionistico. FORZA PRO!



“Rubo” questa foto dal profilo Facebook di Giorgio Giacomelli.

Il pezzo no, solo se vorrà.

Ci sono foto che rendono inutile aggiungere altro. 

Sono talmente piene di contenuto, fascino, significato ed emozione che ogni parola in più potrebbe rovinarne il senso più profondo.

Emozioni per pochi, per chi ha la passione per la Pro Patria nel cuore.

Una foto in bianconero, perché a quel tempo non esistevano le pellicole biancoblu, ma in filigrana le tinte sono quelle.

Stupiscono e colpiscono i molti sorrisi, le molte cravatte, i molti tifosi.

Abbiamo perso tutto, i sorrisi, le cravatte e i molti tifosi.

Siamo rimasti in pochi, certamente buoni, ma ci è negata una foto identica da lasciare a chi la vedrà tra 70 anni.

Perché questa che vediamo è di 70 anni fa.

Anni nei quali uno scatto fotografico aveva un costo, adesso è tutto gratis.

Soldi spesi bene per una foto che è rimasta nella storia, un file salvato nell’archivio di Giorgio Giacomelli.

Non in rete, non in cloud, non su una chiavetta USB, non sui social.

Archiviata nel cuore, nella cartella delle cose che contano e che vengono custodite per chi arriva dopo e vorrebbe sapere com’era prima.

Nella foto, nessuna donna, solo qualche ragazza, almeno in questo c’è stato un netto miglioramento.

Forse, anzi, sicuramente, la donna biancoblù, che ora c’è e prima non c’era, meriterebbe una foto del genere.

Sarebbe il modo per migliore per dirle grazie per quello che fa.

Le parole si fermano, lo sguardo rimane fisso su questa immagine magnetizzante.

Poi, la mente vaga e si interroga su cosa voleva dire quel signore che con le dita indicano “tre”.

Manca una didascalia, chissà chi era?

Qualcuno dice che c’era il “Taèla”, il “Baffo”, il “Lucio”, e l’”Ernani”, gente amica della “ramata”.

Dicono fossero in 25 mila nel 1948.

Dobbiamo solo crederci, ma questo fa tremendamente male a chi al massimo ne ha visti quattromila.

Flavio Vergani


Il consiglio federale ha finalmente partorito il topolino, dopo settimane di schermaglie, polemiche e voli pindarici lontani anni luce dal buonsenso.
Alla fine, udite udite ecco chi andrà in serie B: Monza, Vicenza e Reggina.
Ossia, le prime in classifica alla fine dell’ultima giornata giocata. Che sorpresona! Decisione difficile che avrà assorbito una montagna di energie. C’erano altre soluzioni sensate? Chi le avesse, prima di condividerle, analizzi il rischio di passare per lo scemo del paese.
Retrocedono in serie D: Gozzano, Rimini e Rieti, ossia, le ultime in classifica. Il discorso di cui sopra vale anche qua. Inutile aggiungere parole.
Promosse in serie C le capoliste dei 9 giorni di serie D. Chi l’avrebbe mai detto?
Passiamo al capitolo “chissenefrega o quasi dei playoff”.
Mister algoritmo è stato consultato per la classifica di riferimento e se la Juventus U 23 vincesse la finale di Coppa Italia del 28 giugno con la Ternana, per la Pro Patria si spalancherebbero le porte dell’inferno. Ossia, opportunità di spendere un sacco di soldi per rispettare il protocollo sanitario e giocare una partita.
Contro chi? Con il Siena, quinta classificata che ha già fatto sapere di non scendere in campo a causa proprio del “protocovid”. Per cui, potrebbe esserci un passaggio del turno automatico, per poi incontrare una big del girone. Il gioco vale la candela? A occhio, diremmo di no.
Cosa succede a chi rinuncia? Nulla, solo la sconfitta a tavolino. Per cui…
Nel caso i play off e i play out non di disputassero a causa della situazione sanitaria o si interrompessero, mister algoritmo avrà l’ultima voce in capitolo e decreterebbe i verdetti finali.
Insomma, tutto appeso ad un filo, tutto scritto sulla sabbia, tutto perfetto per accontentare i soliti e scontentare gli altri.
In casa delle retrocesse sono già all’opera gli avvocati per un estate di ricorsi, in casa delle “playouter” si scatena la bufera : “una delle pagine più brutte del calcio, fanno sapere da Gozzano”; mentre da Rimini fanno sapere che “ci difenderemo in ogni sede giudiziale”, mentre da Crema si definisce”scandaloso quello che hanno deciso”.
La cosa migliore, per chi lo può fare, come la Pro Patria, è di pensare alle ferie e concentrarsi sulla ripartenza.
A proposito, mercato aperto dal 1 settembre  al  5 ottobre.
Flavio Vergani


Ci sono due modi per ricominciare dopo gravi eventi che hanno creato forti turbolenze sull’economia di un paese. 

Quello sbagliato è di leggere il presente riferendosi al passato, nella speranza che la parentesi si chiuda e tutto possa tornare come prima.

Lo fanno dal 2007, anno della pesante crisi economica che investì il mondo finanziario, alcune aziende poco virtuose nella strategia che proiettano le performance economiche dell’anno riferendosi a quelle prima della crisi. Il fatto che da quasi 14 anni le stesse abbiano il segno meno davanti ai numeri, certifica che il benchmark di riferimento è sbagliato.

Sbagliato perché nulla tornerà come prima, visto che quello che c’era prima non c’è più e mai più ci sarà. Chi insegue il passato, insegue dei fantasmi. Chi insegue i fantasmi è destinato a vivere un incubo perpetuo.

Il modo giusto è arrendersi all’evidenza dei fatti e ricominciare guardando in faccia alla realtà per costruire una nuova scala di valori di riferimento. Il discorso vale per qualsiasi player del mercato chiamato a competere in un nuovo scenario.

Quindi, vale anche per il calcio. Vale per la Pro Patria.

Cancellare la realtà pre Covid 19 aiuterà a definire con precisione il nuovo corso, per non annegare in false illusioni o aspettative.

Il percorso iniziato nel passato non ha subito un rallentamento, ma uno stop definitivo. Inutile pensare che da settembre tutto sarà come prima, perché niente sarà come prima.

Un discorso generale valido per tutti: procuratori, giocatori, dirigenti e tifosi. Quando i contagi saranno a zero, bisognerà ripartire da zero. Grave pensare il contrario.

Il calcio che ci verrà restituito sarà senza pubblico fino ad un certo giorno, poi ci sarà meno pubblico, perché questo tempo di stop allontanerà definitivamente i tifosi tiepidi che il lockdown ha rapito verso altri interessi. Oppure, semplicemente una paura recondita li terrà lontani dagli eventi affollati.

Gli sponsor saranno assenti all’inizio e sempre meno in seguito, visto che i bilanci aziendali saranno in sofferenza per quanto accaduto nel periodo Covid, per cui ridurranno gli investimenti media. I dirigenti di lavoro non fanno i presidenti di calcio, ma hanno attività proprie piegate dalla crisi che dovranno avere priorità in ambito di ripartizione del budget.

I calciatori e i procuratori dovranno prendere atto di questo nuovo scenario e molti di loro, soprattutto i senior, dovranno accontentarsi di una diversa considerazione in ambito contrattuale.

La conseguenza per i tifosi sarà di accettare un ridimensionamento degli obiettivi, la condivisione di un progetto fortemente improntato sulle giovani eccellenze provenienti dal settore giovanile per poter sperare in una futura plus valenza da mettere a bilancio con il segno più.

Questa è la strada virtuosa che, fortunatamente, la presidente Patrizia Testa ha scelto di perseguire in parte nel passato e che, presumibilmente, perseguirà totalmente nel futuro.

Una politica che punterà su giovani sconosciuti ai più, ma ricchi di potenziale talento e su pochi nomi noti. Ai quali, verrà chiesto di essere bravi giocatori con giuste pretese economiche, ma soprattutto, con l’intelligenza minima indispensabile per capire, comprendere e sposare il progetto.

Un progetto virtuoso e strategicamente perfetto per ripartire in uno scenario nel quale molte stelle si spegneranno e altre faranno fatica a sorgere.

L’intelligenza dell’ambiente di comprendere, accettare e sottoscrivere il progetto sarà basilare per accellerarne la realizzazione e per realizzare un fronte comune con la dirigenza.

Il tempo dei sogni è abbondantemente terminato, ammesso che sia mai iniziato, adesso è tempo di trovare la quadra per sopravvivere e per garantire alla città una categoria che è un lusso per Busto. Una città che ama festeggiare le vittorie (degli altri), ma non impegnarsi per il raggiungimento delle stesse.

Ama affollare i teatri per celebrare , ma non lo stadio per tifare.

Riferirsi alla storia di questa piazza, a quello che era, al blasone, a quello che ha fatto, a quello che ha vinto, è sempre più un esercizio accademico.

Quella storia la narra  giornalmente il professor Giacomelli, ma, soprattutto, ci regala fotografie con sfondi che lasciano senza fiato: lo Speroni pieno in ogni ordine di posti.

Ora, le fotografie dello Speroni mostrano tanti seggiolini vuoti, che saranno sempre più vuoti.

Troppo poco per pensare in grande.

E, a chi dice che tornerà allo stadio quando la Pro Patria tornerà a vincere, consigliamo, nel frattempo, di pensare se sia nato prima l’uovo o la gallina.

Quella dalla uova d’oro a Busto non c’è, su questo non deve esserci nessun dubbio.

Per cui, ognuno tragga le proprie conclusioni.

Basta che poi, non reclami per un pareggio, per una punta che manca, per un organico che non soddisfa, per un giovane troppo acerbo per la categoria.

Flavio Vergani




Le scuole sono chiuse, ma le videolezioni  del professor Giacomelli non terminano, per le gioia degli studenti giovani e meno giovani.
I primi sono felici di conoscere pagine di storia biancoblu, che non hanno potuto vivere da protagonisti, i secondi fanno un salto nel passato rivivendo antiche emozioni.
Grazie Giorgio!

Guglielmo “ Memo “ Toros “ ( 1927-2012 ) arriva a Busto nel settembre 1948. Viene
dirottato sul campo di via Valle Olona per saggiarne meriti ed altro, in quanto proviene
dal Fanfulla, compagine di serie B.
La prima prova è scadente, dopo qualche giorno segna tre reti all’Arau ( CH ) , viene
messo subito sotto contratto.
Veste la maglia biancoblu per otto stagioni , sette di A ed una di B , agli atti
peculiarità indiscusse, mai accostate a chicchessia negli oltre Cento Anni di Calcio
Bustese.
“ Memo “ è un bel tomo che va su di testa con efficacia, rimane in cielo quell’attimo
necessario per porre la palla alle spalle del portiere avversario, ad hoc il rossonero
Milanese al 90’ della gara Pro Patria-Milan 3 a 2 giocata al Comunale di Busto Arsizio
il 29 maggio 1949.
Gli va anche non bene. A metà primo tempo della gara Pro Patria Spal del 18 febbraio
1956 spara un rigore quasi nelle braccia del portiere spallino Bertocchi, all’inizio della
ripresa devia un tiro dell’avversario Broccini nella propria rete, subisce una brutta
testata che lo mette a terra quasi disanime.
Esce, rientra, ribatte un tiro del compagno Danova, sigla la rete del pareggio.
A due dal termine Di Giacomo passa la palla allo smarcato, in offside? Novelli, abile
alla beffa del portiere biancoblu Longoni.
Pieri, l’arbitro, dapprima annulla , poi senza lo sguardo del segnalinee, convalida,
sobillando la feroce contestazione della torcida biancoblu, sfociata nel tentativo di
sei, sette invasori, andata bene ad uno solo, divenuto calmo dopo una decima di metri.
Volano anche pezzi di ghiaccio e sassi all’indirizzo dell’arbitro, lesto a raggiungere gli
spogliatoi.
Pieri accusa malore, si accascia, viene ricoverato in clinica Bertapelle per emiparesi
motoria e sensitiva sinistra da probabile angiospasmo cerebrale.
Il giorno dopo dal Taèla, piazza del Conte angolo via Marliani, nel giro dei bianchi e dei
rossi gira voce “ pudea nò capitaghi un pò prima “.
L’anno dopo Toros viene ceduto al Catania per far cassa.
Ritorna a Busto da avversario nel giugno 1957: chiede invano di non scendere in
campo, esce a capo chino al termine della gara vinta 3 a 2 decisiva alla retrocessione
della Pro Patria in C.
Giorgio Giacomelli