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“Rispetto” è la parola che da ieri risuona nella Busto calcistica dove, dopo l’ennesima sconfitta e prova opaca, mister e giocatori hanno chiesto rispetto per loro e il loro lavoro.

Sarà banale ma a me i miei genitori mi hanno sempre insegnato che “il rispetto viene dal rispetto”, cioè se vuoi essere rispettato devi prima di tutto tu rispettare gli altri; a molti può sembrare una frase senza senso ma nel corso della mia ancora giovane vita ho potuto constatare come essa sia vera e penso che possa sintetizzare al meglio il pensiero che vengo qui ad esporre.

Mister e giocatori ieri si sono lamentati delle proteste veementi che sono piovute dagli spalti dopo la sconfitta con il Como lamentando il poco rispetto che avremmo mostrato nei loro confronti, dandoci praticamente dei maleducati. A parte che da arrabbiati si possono dire cose che non si pensano devo dire che mister e giocatori devono aver partecipato a Masterchef senza che noi lo sapessimo, perché come sono loro bravi a girare la frittata non c’è nessuno.

Se vogliamo allora parlare di rispetto forse chi sta mancando di rispetto sono loro nei nostri confronti. Vogliamo elencare le prove fantozziane che abbiamo visto quest’anno? Vogliamo elencare i proclami che si sono detti quest’anno che potrebbero fare a scuola a due comunicatori per eccellenza quali Renzi e Berlusconi? Ci hanno venduto tanto fumo che nei dintorni dello Speroni mi dicono si aggirino dei “rasta” giamaicani che insistentemente chiedono se è qui se si vende del fumo a buon prezzo. In un periodo in cui la crisi fa padrona i tifosi della Pro non sono mai mancati allo stadio a supportare chi rappresentava i loro colori seppur avrebbero potuto tenersi i loro soldi in tasca. No, sono venuti lo stesso perché l’amore non ha prezzo seppur quello che vedevano in campo faceva rabbrividire pure i morti. Mi sembra quindi che il supporto non sia mai mancato, anzi … devo quindi concludere che la partita che ho visto con il Sudtirol sia stata ahimè un caso, una rondine che non fa primavera! Quindi chi sta mancando di rispetto … noi o voi? Certo sentirsi insultare non fa piacere a nessuno ma come vi sono piaciuti i complimenti con il Sudtirol dovete sopportare la croce di questi episodi che Dante chiamava “la legge del contrappasso”. Visto che siamo in tempo di Quaresima, fatevi un bell’esame di coscienza, riflette sul perché succedono queste cose

Inoltre mi preme sottolineare, cari giocatori, che il mondo vero non è quello fatato del calcio in cui vivete; nel mondo del lavoro quanto datori, nei limiti consentiti dalla legge, insultano dalla mattina alla sera i propri dipendenti senza che questi battano ciglio … non vanno certo dal sindacato a lamentarsi che il loro capo gli manca di rispetto! Ci sono altri che invece ti licenziano su due piedi senza pensarci due volte e non ti pagano più … mica aspettano che scada il contratto!!! Anche qui mostrate rispetto per chi si spacca la schiena tutta la santa settimana e spende i soldi per venirvi a vedere la domenica, voi, che siete una categoria fortunata!

Stendendo un velo pietoso (sarebbe meglio impietoso) sulla questione societaria e sulle decisioni arbitrali (chi va a protestare in Lega, io, Fazzari, Vergani dato che non abbiamo chi ci rappresenta) ci giochiamo il 90% delle nostre possibilità nella partita di mercoledì con il Pordenone … a voi l’impegno di tornare alla realtà e guadagnarvi quello di cui vi siete sentiti tolti domenica!


Nel calcio la differenza nel lungo periodo la fa la qualità. Gli episodi solo sul breve periodo. Il Pordenone ha investito nel mercato di gennaio per inseguire la salvezza e sta ottenendo i risultati, la Pro Patria si è accontentata del minimo indispensabile e ne sta pagando i risultati.
Ieri allo stadio sono emerse due orientamenti di pensiero che sono opposti ma che incredibilmente contengono la stessa intrinseca verità. I “vavassoriani” sembrano provare una intima soddisfazione nel vedere la squadra sul fondo della classifica. Una logica conseguenza,a loro parere, del comportamento di chi ha sempre contestato il patron. Per cui ora pagatene le conseguenze, sembrano dire con malcelata soddisfazione i rappresentanti del partito vavassoriano. Una fantastica astrazione da una realtà che, seppur li comprenda e li penalizzi, origina uno spontaneo senso di soddisfazione profonda che li ripaga dalla fatica di aver difeso il patron sempre e comunque.
Il gruppo degli “antivavassoriani” prova invece la stessa sensazione di intrisenca soddisfazione per aver visto realizzata la fine profetizzata del progetto che mai è parso loro convincente e che sta portando la squadra in serie D. Gli uni dicono agli altri la stessa identica cosa: “Ve lo avevo detto che finiva così”. Due profezie opposte che hanno portato alla stessa conclusione, due verità che nascono da due presunte colpe che si elidono a vicenda generando il mostro.
Due profezie con forte sfumatura di necrologia che diluiscono il cordoglio per la fine del progetto. Dai vavassoriani chiamato “morte del progetto”, dagli antivavassoriani definito “raggiungimento dell' obiettivo”.
Insomma, il patron appare vittima e carnefice al tempo stesso generando tra le fazioni che lo sostengono e che lo contestano lo stesso identico risultato. Era scritto che doveva finire così per gli uni e per gli altri. Tutti avevano ragione, l’applauso è collettivo, la standing ovation meritata. L’operazione è riuscita, il paziente è morto.
Occorre però distinguere le responsabilità oggettive da quelle soggettive per fare chiarezza e definire cause ed effetti.
Per chiarire: i tifosi possono influenzare una scelta, ma non la possono fare. Il patron è quello che agisce. Per cui, eventuali attribuzioni di responsabilità soggettive possono essere addotte ai tifosi, quella oggettiva, ossia esecutiva solo al patron.
A gennaio dello scorso anno è iniziata la dismissione dei valori tecnici con le partenze di Giannone, Bruccini e Nossa. Nel mercato estivo si è proseguiti nel progetto con le cessioni di Sala, Feola, Messina, Mignanelli, Andreoni, Bruccini, Giannone, Spanò, Siega, Vernocchi, Calzi, Polverini, Colombo, Armonia, Zullo, Federici, Simonelli, Del Sole, Rapacioli e di mezzo settore giovanile, pullmini compresi.
Dopo lo smembramento la gestione sportiva è stata delegata a consulenti esterni con risultati non propriamente brillanti che hanno portato la squadra sul fondo della classifica. 
A gennaio è stata annunciata la cessione societaria al dottor Filippi, che non si può dire brilli sotto il punto di vista della vicinanza fisica e morale alla squadra. L’accoglienza fredda a lui riservata dai tifosi era motivata proprio da alcuni dubbi che la realtà attuale sta confermando in pieno. Diciamo che i tifosi hanno giocato d'anticipo senza sbagliare il tempo del contrasto.
Questa è cronaca, ossia sono fatti reali e non interpretazioni soggettive e tutte queste sono state scelte di patron Vavassori,il quale disponendo della facoltà di decidere e operare ha agito con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.
Che poi ci siano influenze esterne (soggettive) che hanno determinato alcune scelte è una possibilità concreta che non esula dalle responsabilità il patron. Che lui si sia sentito tradito dall’amministrazione comunale per alcune promesse non mantenute, che non abbia legato con la città di Busto, che non si sia sentito amato dalla tifoseria, che si sia sentito messo in discussione nonostante le vittorie dalla stampa, che non si sia sentito rispettato per quello che meritava, sono dati di fatto più volte denunciati dal patron. Rimane però inconfutabile un fatto, ossia che i bottoni nella stanza di comando li può premere solo lui. Spesso abbiamo sentito dire dal patron ”ho  vinto due campionati”, soggetto declinato alla prima persona singolare, per cui per coerenza grammaticale si dovrà dire “sono retrocesso in serie D”, nel caso questa malaugurata ipotesi dovesse realizzarsi.
Il discorso vale anche per chi scende in campo. Inutile appellarsi ai tifosi quando ci si sente chiamati in causa dopo che finora non si è sudata la maglia per 90 minuti durante la partita e in settimana durante gli allenamenti. Gli avversari corrono il doppio della Pro Patria e in campo scendono i giocatori, non i tifosi.
Per cui, se nel Como ci sono i signori Cassetti e Le Noci che nonostante l’età corrono come leoni e riescono a scappare via a gente di vent’anni, ci si faccia una domanda e si trovi una risposta, soprattutto dai nostri “senior” che dovrebbero essere il valore aggiunto sia tecnicamente sia come guida negli spogliatoi.
 Inutile continuare a credere nella salvezza solo  a parole e solo dopo la partita, senza confermare l’intenzione in campo con prestazione imbarazzanti e lontane anni luce dai valori tecnici che li caratterizzano.
Appena arriveranno messaggi in tal senso magicamente spariranno i visi tristi e rassegnati in sala stampa e sugli spalti e tutti, bambini compresi, potranno tornare allo stadio per credere nella salvezza.
Flavio Vergani

Ho un modesto sogno in questo Paese che trasporto fino al nostro stadio: che qualcuno si alzi e dica “Scusate, è colpa mia”. 
Base imprescindibile per correggere l’errore è riconoscerlo, altrimenti di che stiamo parlando? In queste ultime settimane, abbiamo visto un’unica vittoria, quella contro il Südtirol e abbiamo applaudito con vigore i tigrotti in quell’occasione. Va detto che a lungo, anche in caso di amare sconfitte, non ci siamo tirati indietro. Poi è arrivata Mantova e – peggio ancora – la partita casalinga contro il Como, in cui abbiamo visto ben poco e comunque non quello di cui sentiamo parlare: la volontà di non arrendersi. 
Abbiamo udito, invece, di chi è la colpa. Degli altri, immancabilmente. La svista arbitrale, i tifosi che non ci credono. E’ sempre stato così, o meglio nella recente storia della Pro Patria:  in campo e fuori. 
Ah, vorrei solo che quel sogno si realizzasse; allora mi rimbocco le maniche e ci provo io, visto che qui non si muove foglia. 
Scusate se non ho messo sottosopra costantemente la porta avversaria, come dovevo fare da Cenerentola della classifica che non vuole cambiare il corso antico delle favole ma cerca la sua rivincita come da copione. Scusate se non ho sfruttato le – poche – occasioni. Scusate se non ho segnato uno straccio di gol. Scusate se ieri dovevo onorare la memoria di Cavigioli e invece non sono stata abbastanza tigre.
Accidenti, mi risveglio: ma io sono solo una tifosa. Tutto questo non lo potevo fare. Non importa, chiedo scusa lo stesso, perché qualcuno lo deve pur fare. E, per rientrare nel mio ruolo, chiedo perdono anche se non sono stata una brava tifosa, perché di certo avrei potuto spronare una volta in più, non avrei dovuto stracciarmi le vesti davanti alle blande azioni sfumate e dovrei essere persuasa che non è finita, che c’è ancora speranza.
Che poi di quest’ultimo fatto, sono convinta ancora, pensate che follia. Ma credo anche che non ci sia salvezza senza autocritica, persino eccessiva se serve. Non per demolirsi, al contrario per guardarsi negli occhi una volta per tutte e ricaricarsi in qualche modo, ribellarsi alla sorte che appare tracciata partita dopo partita. 
Contro il Pordenone è l’ultima, ultimissima occasione. Se la perdiamo, Cenerentola non vedrà più comparire alcuna carrozza. E non le servirà più a niente dare la colpa a matrigne, sorellastre crudeli, fate imprecise, perché la favola sarà finita.
Io sono matta, ci sono e ci credo ancora: voi ragazzi, oltre che dirlo, lo dimostrate? 
 Vi ringrazio e scusate ancora.
Marilena Lualdi
Giornalista de “La Provincia”

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Melillo: 6
Battuto solo dal solito calcio di rigore "made of Guglielmotti", svolge con diligenza il suo compito senza sbavature.

Guglielmotti: 5
Due giornate, due rigori da lui causati. Non per colpa grave o per sua esclusiva responsabilità, ma non cambia la sostanza. Spesso caotico e disordinato non trasmette mai un senso di sicurezza.

Taino: 5,5
Partita anonima  terminata in anticipo per un infortunio. Non brilla in fase difensiva, assente nella fase offensiva.

Lamorte:: 5,5
A tratti marmoreo, mostra una chiara condizione fisica deficitaria.

Pisani: 6,5
Due indecisioni non possono macchiare una prestazione del tutto positiva, per fortuna che c'è lui là dietro.

Bovi: 4,5
Praticamente non è entrato in campo. Prestazione da dimenticare dopo essersi chiesti se anche lui, al pari di Serafini crede nella salvezza e la stia inseguendo con tutte le sue forze.

Calzi: 6,5
Senza una spalla a centrocampo gioca uno contro tutti senza sfigurare. Lavora di testa e di gomiti, è uno del mestiere, peccato sia solo.

D'Errico: 5
Una punta non può fare il tornante difensivo, per cui il voto non è per lui ma per chi si ostina a snaturare chi ha dimostrato di saper fare un altro mestiere.

Candido: 6
Si guadagna la sufficienza per il suo impegno e per la sua voglia di provarci sempre. Ha il dna del tigrotto vero. Vale anche per lui lo stesso discorso di D'Errico a riguardo del suo impiego tattico

Serafini: 5
A parte l'episodio che lo ha visto protagonista non emerge dalla mediocrità. Probabilmente svolge al meglio il lavoro tattico impostogli da Montanari, ma se una  punta over 35 deve smazzzarsi tutto il campo per rinforzare la trincea la conseguenza non può che essere una pagella insufficiente. Si ribelli ad una situazione insostenibile.

Baclet: 6
Movimenti da punta pura di grande spessore, peccato che l'innesco giusto non arrivi mai per la latitanza di un centrocampo sterile. Ha voglia di fare e non risparmia ma la porta che vede è solo quella dello spogliatoio quando mister Montanari lo sostituisce per far posto a Brunori.

Mister Montanari: 5
Ripresenta un modulo insostenibile per le caratteristiche degli interpreti e per la mediocre preparazione fisica dei tigrotti. La scelta di Arati terzino è da brividi e il Como gli rompe "Le noci" nel  paniere.

Sala stampa ad alto tasso di polemica nel dopo gara con il Como. Mister Montanari ce l'ha con gli arbitri, capitan Serafini con i tifosi.

Mister Montanari:
"Chiedo rispetto anche se siamo ultimi. L'episodio di Serafini ha influenzato la partita. Era fallo da ultimo uomo con espulsione del portiere, invece non è accaduto nulla". Analizzando la gara al di là dell'episodio Montanari aggiunge: "Noi siamo ultimi e la testa  non ci funziona benissimo, mentre il Como stava bene dopo la finale di coppa Italia. Non possiamo pretendere calcio champagne dalla Pro Patria." Il tecnico bustocco ha quindi parole di apprezzamento per la qualità del Como, ma alla fine crede che siano stati gli episodi a fare la differenza nel match odierno.  Viene quindi chiesto il motivo per il quale ha scelto di sostituire l'infortunato Taino con Arati, un centrocampista:
 Arati mi da più garanzie in fase difensiva. non avendo in panchina altre soluzioni".
Poi l'allenatore pronuncia parole preoccupanti alla vigilia del match play out di mercoledì prossimo con il Pordenone: "Sbagliamo passaggi elementari in quanto la testa non risponde. Oggi il rigore non concesso non ha prodotto  la scintilla che poteva accendere".
 Ci si chiede come una squadra ultima il classifica abbia necessità di scintille per svegliare il proprio agonismo. Ci si chiede quale sia il problema di testa di questi giocatori regolarmente stipendiati e con una professione invidiata dal mondo intero. No ragazzi, qui non ci siamo. Vi viene solo chiesto di correre per 90 minuti. Cosa che non avere ancora fatto dall'inizio del torneo.


Capitan Serafini spiega come l'arbitro ha giustificato la valutazione dell' episodio incriminato: ""Mi ha detto che è il portiere del Como è intervenuto con la testa per cui a suo parere ha tentato la parata e non il fallo intenzionale. Se avesse colpito il pallone di mano lo avrebbe espulso".
Serafini continua con uno sfogo dopo gli insulti ricevuti dalla curva: "Vedo un ambiente rassegnato, vedo volti rassegnati anche qui in sala stampa. Credo che i tifosi si sentano già retrocessi, non ci credono più. Potete trovare mille motivazioni per spiegare questa realtà, ma io voglio crederci fino alla fine con tutte le forze che ho. Lotterò fino all'ultimo minuto dell'ultima partita di play out anche se  qualcuno potrebbe dar fastidio questo atteggiamento e vorrebbero che vada da un'altra parte". A chi fa presente che non si nota in campo identica convinzione il Capitano risponde che i giocatori fanno il massimo per quello che la condizione attuale gli permette di fare. Una risposta che a spanne non convince nessuno dei presenti.
Infine, Serafini fa presente che gli insulti ricevuti durante la gara odierna lo hanno ferito dopo sei anni passati a Busto e che non porterà più il figlio allo stadio per evitare che possa sentire offese rivolte a suo papà.
Flavio Vergani


La Pro Patria perde per uno a zero con il Como e rimane inchiodata all’ultimo posto in classifica in perfetta solitudine dopo la vittoria del Pordenone con l’Arezzo.
Gara da analizzare sotto due punti di vista. Il primo dice che il Como ha una qualità migliore della Pro Patria con i vari Ganz, Cassetti e Le Noci e la differenza si è vista tutta in campo. Per cui vittoria meritata. Il secondo dice che sono stati due gli episodi che hanno influito pesantemente sulla gara: l’atterramento di Serafini da parte del portiere lariano che l’arbitro non ha considerato fallo con conseguente espulsione dell’estremo difensore  per fallo da ultimo uomo e l’assegnazione del calcio di rigore al Como dopo un’azione che sembrava viziata da fuorigioco.
Nel dubbio si fischia contro la Pro Patria. Questa sembrerebbe la sintesi di quanto visto oggi e non solo oggi sposata da mister Montanari nel dopo gara. Il mister chiede rispetto anche se siamo sul fondo della classifica, ma forse una società con il presidente uscente che passeggia nel centro di Busto la vigilia della gara e l’entrante che ancora una volta non era presente allo stadio, ha poco da reclamare sull’argomento.
 Ma, vorremmo approfondire anche un terzo tema, peraltro già affrontato in settimana. Ossia la disposizione tattica della Pro Patria che continua ad essere improntata al passato con quattro attaccanti. Mentre nel passato si segnavano valanghe di reti, oggi questo non accade e seppur mister Montanari affermi che se ne subiscono meno, la realtà dice che la partite di perdono come e più di prima. Rivedere il modulo continua ad essere un imperativo. Mister Montanari non esente da colpe quando dopo l’infortunio di Taino non opta per l’inserimento di Zaro in mezzo alla difesa con spostamento di Pisani o Lamorte sulla fascia, ma sceglie Arati. Il giovane centrocampista mal si adatta alla nuova posizione e viene saltato come un birillo dal diretto avversario dotato di velocità doppia. L’azione che porterà al rigore lariano arriva proprio dalla fascia di Arati, ma non sarà quello l’unico pericolo.
Passiamo quindi all’epilogo della giornata con lo sfogo di Serafini in sala stampa dopo che la curva lo ha insultato. Il Capitano annuncia che non porterà più il figlio allo stadio dopo le offese ricevute e che nota rassegnazione sui visi dei giornalisti e dei tifosi. Lui si ribella a chi si sente già in serie D e conferma che lotterà fino all’ultimo per salvare la Pro Patria. Il proposito è legittimo e condivisibile, ma a chi gli fa presente che la squadra non sta lottando come dovrebbe  e come ci si aspetterebbe,    Serafini risponde con un laconico e fin troppo scontato: “facciamo tutto quello che la condizione odierna ci permette di fare”. Un po’ poco aggiungiamo noi, troppo poco. Inutile cercare colpe negli altri se prima non si cercano le proprie. In campo oggi abbiamo visto giocatori spenti, poco reattivi sotto il profilo fisico e completamente  in balia dell’avversario nei primi venticinque minuti. Questo è il punto della demoralizzazione serpeggiante che sta trasformandosi in rassegnazione. È da inizio campionato che si coniuga il ritornello del “stiamo lavorando” senza che si vedano risultati. Non si notano miglioramenti, anzi, l’attacco è proprio il reparto che ha subito l’involuzione più netta. È questo che occorre spiegare ai tifosi. Si spieghi il motivo per il quale non si lotta su tutti i palloni come una squadra all’ultima spiaggia dovrebbe fare. Si spieghino i motivi per i quali la squadra ha sempre due marce in meno degli avversari. Inutile far presente che si lotterà fino alla fine. Questo è scontato per il fatto che i giocatori saranno pagati fino alla fine per fare il loro lavoro. Per cui sarebbe sorprendente il contrario. Se i giocatori per mille motivi al momento non sanno  offrire un rendimento accettabile, si accetti anche che i tifosi in questo momento non sappiano essere perfetti nel proprio comportamento per altri evidenti e comprensibilissimi motivi.
Ci sembra però inutile e stucchevole ripetere esercizi del passato che riemergono con puntualità ogniqualvolta ci si sente messi in discussione attribuendo la colpa sempre ai soliti.
In campo non vanno i tifosi, vanno i calciatori, per cui ...
È da luglio che i tifosi sopportano sconfitte sul campo e fuori, pensare che anche questa volta la causa dei mali della Pro Patria risiedano sui gradoni dello stadio fa solamente sorridere. Ammesso che ci sia ancora qualcuno cha abbia voglia di farlo.

Flavio Vergani

Aurora Pro Patria informa che nella mattinata di domani, domenica 1 marzo, i botteghini dello Stadio "Carlo Speroni" resteranno aperti dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e sarà possibile acquistare i tagliandi per la gara con il Como che inizierà alle ore 14.30.

Non sarà possibile emettere alcun tagliando per il Settore Ospiti, in base alle disposizioni vigenti.

La biglietteria riaprirà alle ore 12.30 e resterà aperta sino all'inizio della partita.

Ecco l'elenco completo:
- Matteo Arati
- Allan Baclet
- Nicolas Bovi
- Matteo Brunori
- Gianpaolo Calzi
- Roberto Candido
- Alessandro Cannataro
- Francesco Casolla
- Andrea D'Errico
- Francesco Giorno
- Davide Guglielmotti
- Fabio Lamorte
- Vincenzo Melillo
- Filippo Moscati
- Simone Perilli
- Andrea Pisani
- Bedri Ryustemov
- Matteo Serafini
- Marco Taino
- Giovanni Zaro


Domenica scorsa è iniziato il periodo conosciuto come Quaresima, che sono i quaranta giorni in preparazione alla Pasqua, in cui notoriamente si medita, si fanno penitenze e anche qualche piccola rinuncia.
Tranquilli, non farò una lezione di catechismo anche se molti biblisti si sono radunati in questi giorni nella nostro ridente (anche se sarebbe più appropriato piangente) città per studiare come il fenomeno Quaresima imperversi per Busto, senza interruzioni, da circa due anni preoccupando sia la Curia di Milano sia Roma le quali non riescono a capire perché questo essa continui a imperversare nella nostra città.

Possiamo però affermare con certezza che, rispetto a tutti gli altri cristiani del mondo, siamo più allenati che mai ad affrontare questo periodo. Tra penitenze e rinunce di certo non volute da noi, non basterebbero le dita di una mano per elencare tutte le iatture che ci sono capitate, di cui le ultime l’infortunio di Palumbo e la perdita di Cavigioli, manco fossimo l’Egitto dei faraoni che non volevano liberare dalla schiavitù l’illustre popolo ebraico. Se vogliamo allargare il raggio d’azione ecco il continuo succedersi di famiglie e presidenti al comando della Pro, con assidui cambiamenti che manco le lotte per le successioni ai troni hanno prodotto nel corso della storia. Rinunciare ad avere una società stabili nel corso degli anni, vedere improbabili personaggi ronzare attorno alla Pro, vedere pseudo-giocatori in campo e via dicendo non sono rinunce e penitenze queste da Quaresima? Il film “Il corvo” ci ha regalato una celebre battuta “non può sempre piovere” … è vero … potrebbe grandinare!

E vogliamo parlare delle meditazioni? Secondo me neanche i frati certosini, che facevano della meditazione il loro scopo di vita, hanno meditato così tanto come noi nel corso degli ultimi tempi: se ne va? Rimane? E se se ne va che succede? Chi la prende in mano? A furia di pensare, certamente non per colpa nostra poiché avremmo preferito vivere in una beata ignoranza, rischieremo che un giorno finiremo in tilt … d’altronde come non farlo?

Tutte queste pene da venerdì santo hanno fatto sì che al buon Fazzari pervenisse una chiamata da papa Francesco che, memore di noi dalla sciarpa ricevuta, gli ha chiesto di sospendere il nuovo numero del Tigrottino per concentrasi, insieme al suo team, a scrivere le riflessioni per la Via Crucis al Colosseo perché nessuno meglio di noi può descrivere le pene e lo smarrimento, con tutti i dovuti raffronti, che stiamo vivendo da qualche tempo a questa parte.

Scherzi a parte, sperando che i miei don dopo questo articolo mi parleranno ancora, speriamo che la Quaresima finisca e arrivi finalmente la Pasqua. Qualche barlume l’abbiamo visto, cerchiamo di riprendere il filo interrotto a Mantova.
 
Andrea D'Emilio

Tempi duri per il Monza fermo a 33 punti, le prevedibili penalizzazioni in arrivo lo proietteranno direttamente in zona calda per la salvezza e probabile avversario dei tigrotti.Previsti come minimo 4 punti di penalizzazione con conseguente arretramento alle spalle di Giana Gorgonzola.

Il Procuratore Federale, a seguito di segnalazione della CO.VI.SO.C., ha deferito al Tribunale Federale Nazionale Sezione Disciplinare il legale rappresentante pro-tempore del Monza (Girone A) Dennis Patrick Bingham “per non aver documentato agli Organi Federali competenti l’avvenuto pagamento degli emolumenti dovuti ai propri tesserati, lavoratori dipendenti e collaboratori addetti al settore sportivo per le mensilità di settembre e ottobre 2014” e “per non aver documentato l’avvenuto pagamento delle ritenute Irpef e dei contributi Inps relativi agli emolumenti dovuti ai propri tesserati, lavoratori dipendenti e collaboratori addetti al settore sportivo per le mensilità di settembre e ottobre 2014”. La società è stata deferita a titolo di responsabilità diretta.


Il nostro statistico Andrea Scalvi propone un'analisi focalizzata su D'Errico che sembra aver perso l'istinto del goal. Le sue quattro reti sono riferibili a partite del girone di andata nelle gare della settima, ottava e dodicesima giornata. Poi l'involuzione testimoniata dalla media voti della ultime gare che appare mediamente in calo.
Come dice Scalvi, speriamo che questi numeri non entusiasmanti possano provocargli una reazione fin dalla gara con il Como. Le tentiamo tutte pur di invertire il trend!.

 
 
Di Andrea Scalvi

“Sperando che questi numeri possano provocargli una reazione positiva”:
 
 

 TOTALE  RETI SEGNATE : 4 GOAL  (tutte nella prima parte della stagione).

Giornata
Squadra Avversaria
Reti Realizzate
7° giornata
Mantova
1 rete
8° giornata
Como
2 reti
12° giornata
Pordenone
1 rete

 

SCORE ULTIME PARTITE (0 goal segnati)

Giornata
Avversaria
Media Voto**
Minuti Giocati
Reti Realizzate
21° giornata
Pavia
6,5
90
0 reti
22° giornata
Albinoleffe
6
90
0 reti
23° giornata
Real Vicenza
5,8
90
0 reti
24° giornata
Novara
5,5
90
0 reti
25° giornata
Sudtirol
6,2
90
0 reti
26° giornata
Mantova
5,3
78
0 reti

 

** La media voto è calcolata considerando le votazioni di Prealpina, Provincia e Varese Sport

 

Articolo sensazionalistico dell'"Espresso" che evidentemente ha necessità di titoloni ad alto impatto mediatico per sostenere l'urto dell'informazione online che gli sta erodendo quote di mercato.
Ci si riferisce ad una vicenda trita e ritrita del 2008 per cui lo shock è stato ampiamente assorbito.
Invece, lo shock da metabolizzare è quello del presente con l'ultimo posto in classifica, il governo ombra e le massive migrazioni verso la terra promessa.
Tra l'altro, la foto non ritrae" un giocatore della Pro Patria Gallaratese" che tra l'altro era registrata come Pro Patria s.r.l (1919)con matricola 20470, bensì  un giocatore dell'Aurora Pro Patria 1919 con matricola 922231. Due cose diverse e non poteva essere diversamente visto che il contenuto stesso dell'articolo parla di fallimento della precedente società.
L'unico shock che avvertiamo è per l'imprecisione di quello che leggiamo piuttosto che per quello che sapevamo già da tempo e che adesso anche Lotito ci ha confermato: le piccole non contano niente, per cui avanti Padova, anche se in dieci contro undici per tutta la partita di play off. Dov'eri ai tempi "Espresso"?Sai che occasione ti sei perso per un titolone a nove colonne?
Flavio Vergani


Amo Reggio Emilia
  • perché la incontro, adagiata nei campi, lungo la mia strada verso il mare;
  • per il suo inconfondibile odore di campo ……… e non da gioco;
  • perché al Giglio si lega uno dei miei ricordi più belli;
  • perché adoro il maiale, anche se mal sopporto iene e gazze ladre;
  • perché ogni volta che qualcuno, da là, ci prende in giro per la situazione in cui proprio loro ci hanno precipitati, mi sento più forte ed orgoglioso dei miei colori;
  • perché, non potendoci battere sul campo, ha pensato bene di “soffiarci” la squadra una sera d’estate in cui a Busto ci si era un po’ distratti;
  • perché comunque ha un pubblico appassionato quanto il nostro e non è certo responsabile dei “giochetti anomali” che ci hanno visti coinvolti nostro malgrado;
  • perché ci ha regalato il nostro nuovo “Presidente presidente per un giorno”, divenuto tale quasi “a sua insaputa” e poi scomparso dai radar subito dopo;
  • perché, malgrado tutto, con le sue eccedenze di magazzino ha contribuito ad alleviare la nostra agonia;
  • perché, proseguendo nell’opera di rastrellamento degli ex biancobluù, potrebbe fra poco schierare Frara, Bardelli e qualche altra vecchia gloria per la gioia dei nostri occhi;
  • perché, come noi, non ama questo calcio, questi presidenti e chi gestisce il sistema come una sua proprietà privata;
  • perché pare abbia intenzione di accogliere a fine stagione, concedendo loro la cittadinanza onoraria, qualche tifoso o commentatore ormai troppo legati sentimentalmente al nostro ex Patron patron per non seguirlo nella sua nuova avventura;
  • perché, dopo numerosi tentativi abortiti, sembra averci “prestato” un tecnico vero;
  • perché è così bella rispetto a questa orrenda città piena di persone cattivissime ed ingrate;
  • perché i suoi tifosi più sani comprendono il nostro tormento ed esprimono la loro solidarietà in rete, probabilmente toccandosi per scaramanzia nel timore che il prossimo futuro possa riservare loro un identico trattamento.
Amo Reggio Emilia per tutti questi motivi, ma soprattutto perché potrebbe liberarci definitivamente , con annessi e connessi, dal Vavassori di quest’ultimo anno, , con annessi e connessi, un Presidente presidente che tifa per un’altra squadra e sogna da tempo di andarsene.
Noi non possiamo che augurargli di realizzare il suo sogno e con lui vorremmo, anche grazie a Reggio Emilia, scrollarci di dosso questa situazione imbarazzante e sofferta per tornare finalmente a seguire la Pro Patria senza quel senso di abbandono e frustrazione che ha caratterizzato l’ultimo periodo.
Auguri Reggio Emilia, ora tocca a te.
Marco Grecchi

Lo chiamano "giornalino", altri più correttamente "Tigrottino", ma sono diminutivi che non gli fanno onore. Ragazzi, questi della redazione capitanati dallo storico biancoblù Fazzari sanno quel che fanno e ogni volta producono una perla informativa. Non era semplice coniugare il presente con il passato declinandolo al futuro. Invece loro non hanno battuto ciglio.
Un prodotto editoriale con i contro...fiocchi tutto da gustare. Un made in Busto che ci rende orgogliosi. Speriamo che almeno questo rimanga a Busto e non prenda la strada di Reggio Emilia. a meno che il buon Fazzari non si chini di fronte a un mega contratto per produrre il "Reggianino" e il museo della Reggiana.
Flavio Vergani
CLICCA QUI PER LEGGERE IL TIGROTTINO


Aurora Pro Patria ha partecipato al cordoglio per la morte di Emidio Cavigioli con un puntuale comunicato sul sito ufficiale.
Peccato solo per quel doppio refuso dell'ufficio stampa nel citarne il cognome. Con un po' di attenzione in più si poteva fare meglio!


Arrivederci Emidio, tigrotto vero

Aurora Pro Patria 1919 apprende con grande tristezza la notizia della scomparsa di Emidio Caviglioli, storica bandiera dei tigrotti.

Approdato alla Pro Patria nel 1945 è rimasto a Busto Arsizio per ben dieci stagioni durante le quali ha anche avuto l'onore di indossare la maglia della Nazionale.

Alla famiglia di Emidio Caviglioli va il nostro grande abbraccio e le più sentite condoglianze.

Ufficio Stampa
Aurora Pro Patria 1919

Venerdì alle 10,45 nella basilica di san Giovanni verrà celebrato il funerale di Emidio Cavigioli, indimenticabile giocatore della Pro Patria dei tempi d'oro. Compagno di squadra di Silvio Piola e Lello Antoniotti è stato un campione nello sport, ma anche compagno di Marisa, del figlio Roberto e dei nipoti Marco e Alessandro con i quali è diventato un campione nella vita. Una vita colorata con le tinte bianco e blù e profumata dalle fragranze dell'onestà e dell'autenticità che caratterizzavano Emidio. Profumi dolci e forti, proprio come quelli che commercializzava nel suo negozio di piazza Santa Maria.
La Pro Patria calcio ricorderà Cavigioli con un minuto di silenzio che verrà osservato prima dell'inizio della gara di domenica prossima con il Como.
Flavio Vergani

Cosmo Palumbo è ko e lo rimarrà per lungo tempo. Il gonfiore al ginocchio accusato settimana scorsa potrebbe essere causato da una lesione al menisco esterno. Manca la diagnosi ufficiale, ma tutto lascia pensare che per il forte centrocampista bustocco debba fermarsi per oltre un mese e mezzo.
Flavio Vergani


Stamattina tutti i tifosi della Pro Patria si sono svegliati e si sono sentiti più soli dopo aver appreso la notizia della scomparsa di Emidio Cavigioli. In un momento storico in cui la Pro si trova ad un bivio la perdita di una figura come Cavigioli, che avocava a sé tutto quello che per noi rappresenta la Pro, non aiuta certo a rasserenare i nostri animi già provati dalle recenti vicissitudini.

Chi era Cavigioli? Star qui a snocciolare tutta la sua storia diventerebbe ripetitivo, tanto che probabilmente tutti noi ci siamo documentati per sapere le gesta che quest’uomo ha fatto con la nostra maglia. Quelle che mi preme qui ricordare è quello che per lui e per gli altri del suo tempo la maglia, la squadra e i tifosi hanno rappresentato.

La maglia per la gente del tempo e della tempra di Emidio non era un semplice indumento da indossare la domenica (eh si allora si giocava la domenica e ad orari decenti) per coprire il busto o un semplice mero strumento lavorativo che ti permetteva di portare a casa la pagnotta. I giocatori di allora, a dispetto di oggi, quando la mettevano si sentivano investiti di una responsabilità tale nei confronti dei tifosi quasi come essa fosse il simbolo di un contratto stipulato con loro. In campo davano tutto e cercavano di onorarla al meglio perché sapevano che non era solo una maglia di stoffa o cotone bensì davano il giusto peso ai valori che rappresentava. Al primo posto poi insieme alla maglia c’era la squadra e loro, casomai, venivano al secondo e difficilmente facevano pesare i loro meriti acquisiti in campo mantenendo poi un rapporto cordiale con la tifoseria, senza mai sottrarsi ad un  civilissimo confronto che alle volte sfociava in rapporti di stima e amicizia reciproca. Se allora non era un caso che un tifoso e un giocatore della Pro fossero amici e si frequentassero al di fuori dello stadio, oggi invece si è perso quel rapporto tifoso-giocatore che era il cemento dello sport di quei tempi tanto che i moderni calciatori non si confrontano più con essi, nemmeno in una informale semplice chiacchierata, tenendo alle volte una tale distanza che manco i Papi, che ne avrebbero diritto, tengono con i fedeli, manco ch essi fossero delle entità divine inavvicinabili. La maggior parte di questi è allergica a tutto ciò e quando osi fargli un appunto ecco che alle volte ti guardano male e ti senti rispondere “senza di me voi chissà dove sareste!”. Questa è gente che magari fa due goal in un match con una squadraccia qualsiasi, tipo il Legnano ( J ), e si sente un “dio in terra”, quando a quei tempi gente come Cavigioli si scherniva anche quando andava a vincere e non condannava nessuno quando perdeva. Oggi invece tutti contro tutti, nessuno sostiene l’altro, giocatori che collezionano maglie manco dovessero riempire l’album della Panini e … poveri noi!

Badate che comunque non si fa di tutta un erba un fascio, perché come ci sono le “mele marce” oggi c’erano anche ieri ma mi sembra giusto, in questa triste occasione, fare una riflessione sul calcio di oggi e quell’allora e di come il primo sia di gran lunga peggiore dell’ultimo con giocatori che, più che atleti, si credono star del cinema, capricciosi che mollano la barca alla prima difficoltà o che decidono di andarsene se non giocano invece di guadagnarsi il posto, e preoccupati più della loro immagine che delle loro prestazioni in campo.

Esempio di come sono cambiati i parametri di oggi e di allora nel calcio; un giocatore guadagna milioni di euro, fa solo due goal in un anno ma per i giornalisti è un fenomeno e questi, oltre a condizionare il giudizio della massa, fanno credere a quell’atleta di essere un campione affermato e magari incompreso dalla società d’appartenenza, cosa che uno che guadagna cifre del genere dovrebbe fare bel altro. Per la morte di Cavigioli, che da calciatore certe cifre se l’è sognate, uno che ha giocato contro Valentino Mazzola dando vita a sfide epiche, a parte i giornali locali forse avremo un piccolo trafiletto su un quotidiano nazionale in un posto non visibile a tutti mentre forse i notiziari sportivi televisivi manco ne faranno menzione.

Diciamolo; forse non è tutta colpa dei giocatori se si sentono tutti fenomeni, senza poi esserlo, ma anche di questi pseudo-giornalisti che ne fanno delle star buttandogli fumo negli occhi, facendogli credere di essere più di quelli che sono e che se le cose vanno male è colpa degli altri e mai loro.

Probabilmente sono andato un po’ fuori tema ma questo mi è sembrato il miglior modo per onorare Cavigioli, un fenomeno che, ai tempi d’oggi, avrebbe potuto vivere di rendita per quello che ha fatto ma che forse avrebbe barattato volentieri per il bene della squadra. Arrivederci Emidio, sei nelle leggenda, e per questo non mi piace la parola addio perché per noi sarai sempre vivo nei nostri cuori e perché, se crediamo che oltre questa vita ce ne sia un’altra, siamo sicuri che ci aspetterai nell’alto dei cieli per vivere altre avventure con la maglia della Pro (che per lo più s’intona con i colori del cielo!).
Andrea D'Emilio


La trasferta di Novara era nata nel segno della giustificazione anticipata. “Tanto si perde” era il ritornello che inconsciamente tifosi e giocatori avevano fatto loro. Sconfitta per due a zero, zero tiri in porta e zero gioco. Mancava anche Calzi.
A Mantova le aspettative erano certamente diverse ma il risultato è stato lo stesso. Sconfitta per due a zero, zero tiri in porta e zero gioco. Mancava anche Palumbo.
Bilancio di mister Montanari: quattro punti in due partite casalinghe (Real Vicenza e Sud Tirol) e zero in trasferta (Novara e Mantova).
Ora, diamo qualche merito ai “vecchietti” dello Speroni che evidentemente sanno far valere il fattore ambientale come piace all’allenatore del Mantova che vuole gente “tosta”, ma al contempo dobbiamo dare spazio all’analisi a largo raggio per cercare di spiegare il differente rendimento della truppa tigrotta.
Forse il modulo tattico casalingo non regge le trasferte. Troppo semplice la spiegazione? Può darsi, ma il numeri dicono quello che il buonsenso suggerisce.
Lo "score" offensivo della Pro Patria delle ultime quattro gare dice di due goal fatti (in casa) e 5 subiti (uno in casa e quattro in trasferta).
In trasferta l’attacco è anche sterile in quanto ad occasioni da rete. Obbligatorio chiedersi i motivi.
Quattro punte che non producono un tiro in porta sono sintomo chiaro che il centrocampo non produce gioco?
Se così fosse, forse è arrivato il momento di ripensare al modulo con il sacrifico di un terminale d’attacco e un rinforzo a centrocampo.
Con Como e Pordenone ci si gioca la stagione, allontanare l’ultimo posto è un imperativo per continuare a sperare nel play out che potrebbe incrociarsi con il Monza che dopo le penalizzazioni in arrivo per i mancati pagamenti scivolerà dietro a Giana Erminio. Insomma, quasi un destino la presenza dei brianzoli o presunti tali sul cammino della Pro Patria. Prima i presunti dirigenti mai arrivati, poi il presunto governo ombra di chiara matrice monzese e dulcis (speriamo) in fundo lo spareggio salvezza con i ragazzi di mister Pea.

Flavio Vergani

La partita Giana Pro Patria si giocherà domenica 8 Marzo alle 18 al "Brianteo" di Monza.

Ci ha ha lasciati all'etá di 89 anni Emidio Cavigioli indimenticabile giocatore della Pro Patria con la quale giocó anche se in serie B. "Un pezzo di noi che si spegne", queste le parole pronunciate da tutti i tifosi che nel pomeriggio hanno commentato il volo verso il cielo di Emidio. Grazie Emidio per l' amore verso la nostra maglia, grazie per quello che sei stato, non ti dimenticheremo. Ai famigliari vanno le condoglianze del Pro Patria Club.

Direttivo Pro Patria Club
Emidio Cavigioli
Dati biografici
Nazionalitàbandiera Italia
Altezza183 cm
Peso72 kg
Calcio Football pictogram.svg
Dati agonistici
RuoloCentrocampistaattaccante
Ritirato1957
Carriera
Giovanili
Sparta Novara Sparta Novara
Squadre di club1
1941-1943Sparta Novara Sparta Novara
1943-1944Novara Novara7 (0)
1945-1951Pro Patria Pro Patria70+ (24+)
1951-1952→ Torino Torino8 (1)
1952-1956Pro Patria Pro Patria20 (2)
1956-1957Varese Varese7 (2)
Nazionale
1948Italia Italia