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Rieccoci dopo una breve pausa durante la quale non è successo nulla. Come al solito, come sempre.I giorni decisivi si susseguono da anni senza che cambi nulla sullo scenario bustocco ancora vittima della crisi societaria e dell’incertezza su tutti i fronti.Ormai il campionato è prossimo, ma invece di aprire i cancelli degli stadi si continuano a frequentare i tribunali nell’estate dei ricorsi.
Si ricorre per veder diminuite le pene relative al calcioscommesse, ricorre il Seregno al quale non sono bastati 500 mila euro a fondo perso per acquistare la Lega Pro, ricorre persino la Reggiana che si dichiara scandalizzata per essere stata inserita nel girone A della Lega Pro dove, a parere della dirigenza granata, sono inferiori le possibilità di promozione a causa della presenza di squadre più attrezzate. Davvero singolare questa analisi e ricca di originalità.
Forse gli organi che hanno deciso tale assegnazione hanno ragionato con la proprietà transitiva, visto che la Reggiana è largamente composta da ex Pro Patria e visto che si è liberato il posto dei tigrotti è risultato logico sostituirli in tutto e per tutto inserendo la Pro Patria 2. Manca che la Reggiana adotti come maglia da trasferta una casacca biancoblù per rendere perfetta la clonazione.
E che dire della remota possibilità che la Pro Patria vinca il ricorso e sostituisca la Torres nel girone B della Lega Pro dove la trasferta più vicina sarebbe Pisa (di Polverini) e la più distante a Roma(  dove il “Pelle” organizzerebbe subito un’udienza papale bis), molti si sono scandalizzati per il fatto che la Pro Patria dovrebbe sempre andare in ritiro per le gare in trasferta. Perché la Torres cosa fa? Se la si deve sostituire lo si faccia a pari condizioni.
Un assurdo ovviamente, ma cosa ancora non sorprende dopo gli esodi verso Reggio, dopo i governi ombra, le iscrizioni last minute, il calcio scommesse con giocatori in carcere, ma con società esente da colpe dirette, i ripescaggi al costo di listino di 500 mila euro, le retrocessioni annunciate poi sanzionate con soli due punti di penalizzazione, i gironi con x, y e z?
E’ ancora calcio questo? Oppure è un altro sport? Che non inizia più come iniziava prima e che non prevede più promozioni o retrocessioni sul campo, ma solo o quasi in tribunale (Novara per esempio)o ripescaggi onerosi per chi se lo può permettere?
Siamo al 28 agosto e tutto è come il 30 giugno, viene voglia di tornare in ferie, quando prima c’era voglia di tornare per vedere le prime partite della stagione. Oggi nemmeno la squadra è pronta e non certo per colpa della Pro Patria.

Flavio Vergani

C’è poco da dire … o meglio ce ne sarebbe ma gira che ti rigira gli argomenti sono sempre quelli e c’è il rischio che, alla lunga, ci si annoi.
Chi pensava che il solleone portasse il bel tempo anche sul barometro della Pro Patria si sbagliava, con colpi di scena incredibili degni da film di spionaggio. Quel che ne è venuto fuori è un gran casotto di cui, se non si segue ogni puntata come i telefilm, si rischia di rimanere indietro perdendo il filo. 
Se dovessimo per un attimo però tralasciare le annose (anche se importanti) questioni societarie, e guardare al campo sfido voi a dirmi da chi è composta la squadra Pro Patria, abbozzandomi magari un ipotetico undici. Forse l’unica squadra che riusciremmo a stilare è quella di chi è partito, su tutti capitan Serafini il quale, famoso per la sua pazienza e attaccamento ai nostri colori, ha dovuto pure lui gettare la spugna. Il che è tutto dire … Forse sono poco informato (si sa che in estate si “molla” un po’ la presa per le ferie) ma in questo momento non saprei veramente nome o cognome di chi quest’anno indossa la nostra maglia, a parte forse qualche “reduce” della passata stagione che ancora resiste.
Sembrano una chimera le passati estati (prima dei continui passaggi di mano) in cui, in questo periodo, s’iniziava a tracciare un primo quanto prematuro bilancio della stagione che sarebbe venuta, ma che dava almeno il polso della situazione; il quadro di lettura era il calcio mercato, da lì si capiva le intenzioni della società e di come sarebbe stato l’anno futuro. E le presentazioni della squadra, ve le ricordate? Ci si trovava tutti in piazza san Giovanni o santa Maria e lì, oltre a ritrovarsi dopo le ferie, si conoscevano i nuovi giocatori, il nuovo mister ecc. e già in quegli istanti si soppesava chi si aveva davanti. Anche questo rituale si è andato via via ad arenare.
Cosa possiamo aspettarci però da un calcio che, a partire dai vertici, non ha fatto nulla per rendersi credibile? In questi anni abbiamo assistito a campionati falsati da vari scandali, “filibustieri” o “avventurieri” da strapazzo alla guida di società gloriose che, alcune non molto lontane da noi, sono state spazzate via. Come possiamo pretendere chiarezza se dal vertice della piramide del calcio non c’è ne quando, a pochi giorni dall’inizio della stagione, alcune squadre non sanno in che competizione dovranno militare, ergo quindi non sanno come attrezzarsi (oltre ai costi esorbitanti a cui dovrebbero andare incontro per le varie iscrizioni)?
Questo è quanto. Speriamo solo di avere presto quella chiarezza che tutti pretendiamo.
Forza Pro!
ANDREA D’EMILIO


Riassumendo: la Pro Patria farà ricorso per vedere riconosciuta la responsabilità della Torres nel calcioscommesse nel tentativo di ottenere la riammissione in Lega Pro, categoria persa dai tigrotti a causa dello a stesso motivo, ossia il calcioscomesse. Una realtà che è quasi un paradosso causato dai sofismi del “legalese” che distinguono la stessa responsabilità in due diverse tipologie: diretta e oggettiva. Ma, all’ingrosso si parlando della stessa cosa: partite irregolari. Praticamente, qualcuno ha agito scorrettamente tramite persone facenti capo alla società di riferimento, ossia in organico e quindi meritano la retrocessione diretta, altri, come la Pro Patria, seppur macchiatasi della stessa colpa, lo ha fatto tramite persone non legate alla società da nessun tipo di rapporto certificato, per cui la pena richiesta sarà più lieve. Ma non solo, la Pro Patria chiede di prendere il posto di squadre con la stessa colpa, seppur ritenuta più grave dalla giustizia in quanto commessa da riferimenti societari. Che poi la Pro Patria per le partite perse per causa di alcuni suoi giocatori sia retrocessa in serie D sembra non interessare nessuno, l’importante è che tutto sia avvenuto senza riferimenti diretti alla società operante. In sintesi: felici di essere retrocessi per colpa di altri. In poche parole, Vavassori è assolutamente innocente e non coinvolto in quanto accaduto come stabilito dagli organi federali, che poi il tutto sia avvenuto per chi, quasi fosse un hacker, è riuscito a penetrare nei meandri della Pro Patria per diversi mesi senza che l’antivirus segnalasse un alert per disattivare il “Trojan horse”, costituisce se non un merito, senza dubbio un’attenuante. Se è vero che a Busto l’acqua va all’insù, come spesso rilevato da quelli che la sanno sempre lunga, stavolta la sorgente diventa un soffione boracifero. Negare, seppur con stile e self control inglese, che questa situazione sia perlomeno discutibile sotto il punto di vista dell’etica sportiva ci sembra davvero un tentativo di dribblare l’evidenza. Sono stati arrestati alcuni giocatori della Pro Patria, non del Borgorosso football club, questo dovrebbe bastare almeno per accettare visioni etiche differenti dalla propria che portano a provare un certo disagio per quanto sta accadendo. 
Che poi, per opportunità, si tenti di scalare la categoria persa a causa di chi le partite le vendeva, invece di giocarle, possiamo anche essere d’accordo riferendoci al vecchio adagio secondo il quale il fine giustifica i mezzi, ma almeno si abbia il buon gusto di evitare prediche a chi la pensa diversamente. I punti di penalizzazione li prenderà la Pro Patria, non altri. Chi è la Pro Patria? Ulizio?

La Pro Patria è stata coinvolta nel calcioscommesse tanto e quanto tutte le altre squadre, se poi si è avuta la “fortuna” di esserlo stato per colpa di ospiti e non di residenti in società, ben venga il distinguo. Ma certamente non crediamo ci siano le condizioni per stimarsi dell’accaduto solo per il fatto di essere esenti da ogni colpa. Forse, una maggior capacità di ascolto nei riguardi di chi aveva fiutato il pericolo, avrebbe evitato di arrivare fin qui.

Punto due: se si tenta con tutte le forze di recuperare la categoria persa significa che alle porte esiste una soluzione societaria che possa garantire la Lega Pro. Diversamente si farebbe dell’autolesionismo, visto che Vavassori non ha la minima intenzione di mettere sul tavolo un budget sufficiente per la categoria, soprattutto con punti di penalizzazione che presto arriveranno. Questa novità diventa quindi una certezza visto che non si spiegherebbe diversamente la scelta del ricorso legale. Se invece, come appare più probabile, la Pro Patria dovesse militare in serie D, l’ipotesi Patrizia Testa con altri soci che sembra si stiano coalizzando nell’ennesima cordata, potrebbero acquisire la società e aprire un nuovo capitolo societario. Anche in questo caso, la Pro Patria dovrà affrontare un campionato già difficile di per sé con il peso della penalizzazione per il calcioscommesse e non sarà per niente facile portare a casa una dignitosa salvezza.  Diretta, oggettiva o soggettiva, la realtà per noi non cambia e per l’ennesima volta si riparte da sottozero. Qualche anno fa per colpa dei Tesoro ( meno tredici), poi per colpa dei ritardi dei versamenti della fidejussione ( meno uno), quest’ anno per colpa oggettiva nel calcioscommesse (meno...?). Un esempio perfetto di trasformazione della anomalia in normalità. Un po' come l'acqua che a Busto andrebbe all'insù, certo è che non si fa molto per farla cadere per gravità. La vera gravità è quello che sta accadendo da troppo tempo alla Pro Patria ed è forse ora di concentrarsi per dare normalità ai biancoblù. Da quel momento siamo certi che anche la fisica saprà allinearsi alla normalità e l'acqua tornerà a scorrere dal ghiacciaio verso il mare. Come sempre fatto ovunque, Busto compresa.
Flavio Vergani

Comunicato Ufficiale
La società Aurora Pro Patria, preso atto della decisione intervenuta in data odierna, in relazione alla partita Pisa-Torres oggetto di procedimento disciplinare avanti al Tribunale Federale Nazionale e per la quale non è stato riconosciuta la responsabilità diretta del legale rappresentante pro tempore, dichiara di voler presentare nei termini prescritti impugnazione avverso il provvedimento ed all'uopo comunica di aver conferito incarico allo studio Di Cintio - Ferrari di Bergamo


La Pro Patria perde per una rete a zero in quel di Oggiona Santo Stefano con un coriaceo Cassano.Seppur i cassanesi militino in Eccellenza, nel pomeriggio odierno hanno mostrato ottime trame di gioco con scambi interessanti che hanno creato diverse occasioni da rete. I tigrotti con qualche defezione, soprattutto in attacco e con Giorno e Zaro schierati solo nella ripresa, hanno proposto poche trame di gioco valide e una sterilità offensiva che non ha permesso ai pochi tifosi presenti di esultare per una rete,in una giornata di per sé depressiva per la mancata riammissione in Lega Pro.Una realtà che potrebbe allontanare da Busto diversi tigrotti, non ultimo il “veterano” Taino che come i suoi più titolati compagni valuteranno altre proposte di squadre professionistiche.Si può dire che la stagione per la Pro Patria inizia oggi con la costruzione  della squadra per la serie D che il promettente direttore sportivo Alessandro Merlin dovrà assemblare con un budget che immaginiamo non elevatissimo.Una serie D che offrirà la possibilità a Patrizia Testa di tentare la scalata alla dirigenza per la gioia dei tifosi che ormai da tempo invocano un passaggio di testimone in via Cà Bianca.

Flavio Vergani

> Pulvirenti Antonino: inibizione di anni 5 e ammenda di € 300.000,00;
> Cosentino Pablo Gustavo: inibizione di anni 4 e ammenda di € 50.000.00;
> Di Luzio Piero: inibizione di anni 5, più la preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della FIGC, in continuazione, più ammenda di € 150.000,00;
Società Calcio Catania Spa: retrocessione all’ultimo posto del Campionato di Calcio Serie B s.s. 2014/2015, con la penalizzazione di 12 punti in classifica, da scontarsi nel campionato di competenza della stagione sportiva 2015/2016 e l’ammenda di € 150.000,00.

> Barghigiani Marco: inibizione di 3 anni e 6 mesi ed ammenda di € 60.000,00.
Cabeccia Marco: squalifica di mesi 6 ed ammenda di € 30.000,00.
Ceniccola Enrico: inibizione di mesi 6 ed ammenda di € 30.000,00.
Campitelli Luciano: inibizione di 4 anni ed ammenda di € 100.000,00.
Corda Ninni: squalifica di 2 anni ex art. 24 CGS.
Dellepiane Aldo: inibizione di 4 anni ed ammenda di € 100.000,00.
> Di Giuseppe Marcello: inibizione di 4 anni ed ammenda di € 100.000,00.
> Di Lauro Fabio: squalifica di anni 2 e mesi 6 ed ammenda di € 40.000,00.
> Di Nicola Ercole: inibizione di 5 anni e preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della FIGC oltre all’ammenda di € 100.000,00.
> Matteini Davide: squalifica di anni 3 e mesi 6 oltre all’ammenda di € 60.000,00.
> Pesce Giuliano: inibizione di anni 3 e mesi 6 ed ammenda di € 50.000,00.
> SS Barletta Calcio Srl: penalizzazione di 1 punto in classifica da scontare nella stagione sportiva 2015/2016.
> L'Aquila Calcio 1927 Srl: penalizzazione di 1 punto in classifica da scontare nella stagione sportiva 2015/2016.
> SDARL Luparense San Paolo FC SSD (già ARL Atletico San Paolo Padova): penalizzazione di 1 punto in classifica da scontare nella stagione sportiva 2015/2016.
> Savona FBC Srl: retrocessione all’ultimo posto in classifica nella stagione sportiva 2014/2015 ed ammenda di € 30.000,00.
> SS Teramo Calcio Srl: retrocessione all’ultimo posto in classifica nella stagione sportiva 2014/2015 ed ammenda di € 30.000,00 (€ trentamila/00).  

> Proscioglie i deferiti Salvatore Casapulla, Luigi Condò, Giuseppe Perpignano e Società Paganese Calcio 1926 Srl dagli addebiti loro rispettivamente ascritti.

In parziale accoglimento del deferimento infligge le seguenti sanzioni:
> mesi 9 di inibizione ed € 40.000,00 di ammenda a Arpaia Claudio;
anni 2 e mesi 3 di squalifica ed € 25.000,00 di ammenda a Astarita Salvatore;
anni 5 di inibizione ed € 50.000,00 di ammenda a Bellini Felice;
anni 2 di inibizione ed € 25.000,00 di ammenda a Capitani Domenico;
anni 3 e mesi 6 di squalifica ed € 60.000,00 di ammenda a Carotenuto William;
anni 5 di inibizione con preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della F.I.G.C. ed € 50.000,00 di ammenda a Ciccarone Antonio;
> anni 1 e mesi 6 di squalifica e € 20.000,00 di ammenda a Corda Ninni;
mesi 3 di squalifica ed € 15.000,00 di ammenda a Costantino Francesco Massimo;
> anni 5 di inibizione con preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della F.I.G.C. ed € 50.000,00 di ammenda a Daleno Savino;
> anni 2 e mesi 6 di squalifica ed € 35.000,00 di ammenda a Di Lauro Fabio;
> anni 2 di inibizione ed € 25.000,00 di ammenda a Di Nicola Ercole;
> anni 4 e mesi 6 di inibizione ed € 70.000,00 di ammenda a Flora Giorgio;
> mesi 9 di inibizione ed € 30.000,00 di ammenda a Maglia Fabrizio;
anni 1 e mesi 6 di squalifica a Marzocchi Emanuele;
anni 3 e mesi 9 di inibizione ed € 50.000,00 di ammenda a Morisco Vito;
> mesi 3 di inibizione ed € 15.000,00 di ammenda a Nucifora Vincenzo;
> anni 2 di inibizione ed € 25.000,00 di ammenda a Sampino Giuseppe;
€ 2.500,00 di ammenda alla Società USD Akragas Città dei Templi.
> punti 2 di penalizzazione in classifica, da scontarsi nella attuale stagione sportiva 2015-16 alla Società SS Barletta Calcio Srl;
> esclusione dal campionato di competenza con assegnazione da parte del Consiglio Federale a uno dei campionati di categoria inferiore alla Società SSD Calcio Città di Brindisi;
> € 25.000,00 di ammenda alla Società L'Aquila Calcio 1927 Srl;
> punti 2 di penalizzazione in classifica, da scontarsi nella attuale stagione sportiva 2015-16 alla Società Neapolis Srl;
punti 1 di penalizzazione in classifica, da scontarsi nella attuale stagione sportiva 2015-16 alla Società SSD Puteolana 1902 Internapoli;
> punti 2 di penalizzazione in classifica, da scontarsi nella attuale stagione sportiva 2015-16 alla Società USD San Severo;
> punti 2 di penalizzazione in classifica, da scontarsi nella attuale stagione sportiva 2015-16 ed € 25.000,00 di ammenda alla Società Sef Torres 1903 Srl;
> punti 5 di penalizzazione in classifica, da scontarsi nella attuale stagione sportiva 2015-16 ed € 25.000,00 (€ venticinquemila/00) di ammenda alla Società Vigor Lamezia Srl.

Tanto tuonò che non piovve. La richiesta di retrocedere la Torres in serie D con diversi punti di penalizzazione per la vicenda "dirty soccer" è stata respinta dal Tribunale Federale che ha assegnato ai sardi solo due punti di penalizzazione da scontarsi nel prossimo campionato.
Insomma, quasi assolta la Torres e porte della serie D che si aprono per i tigrotti. Nella speranza che una pena mite possa essere riservata anche alla Pro Patria quando verrà valutata la responsabilità oggettiva per i disastri commessi da Ulizio e soci.

Il paradosso di questa decisione è che accanto ad un normale rammarico esista anche l'impressione che forse sia il male minore visto che il campionato di Lega Pro richiederebbe delle risorse economiche che al momento non verrebbero garantite né dall'attuale proprietà e nemmeno da quella che potrebbe arrivare.
Onde per cui, Busto al momento sembra avere appena la forza per una serie D di medio livello, per cui occorre prenderne atto.
Flavio Vergani




"Faremo la  Lega Pro con Vavassori"
"Piango per la Pro Patria"
 La prima volta allo stadio dopo l’ultima, quella che ha aperto le porte del baratro. Qualche settimana di digiuno per far passare il mal di stomaco di una stagione che poteva andare diversamente. Tutto è cambiato, niente è cambiato. Il Giuseppe ha le stampelle perché si è fatto inserire la “Pro..tesi” nel ginocchio, ma cammina veloce come una lepre, un vero tigrotto. Pochi tifosi sotto il cielo uggioso che attendono qualche novità. Tra loro qualcuno come Roberto, "l’apache”, è certo della Lega Pro. Il pensiero sfiora tutti, ma nessuno lo vuole manifestare, chi metterà la fidejussione? Non chi c’è, nemmeno chi viene. Quindi? Sbirciatina in ufficio per un saluto a chi da 21 anni lotta e soffre per la Pro Patria. Di chi si sente bustocco più dei bustocchi, nonostante arrivi da molto lontano. Un pozzo di storia vissuta dietro la scrivania, uno che potrebbe scrivere un libro, anzi una enciclopedia. La sigaretta è una scusa per lasciare la scrivania e sfogare tutta la rabbia. La scorza è di un uomo duro, ma l’emozione spesso lo tradisce e gli occhi si inumidiscono quando non riesce  a spiegarsi il perché di troppe cose assurde avvenute. La partita con il Padova, le colpe attribuitegli per il pasticciaccio dei biglietti con il Verona, le corse per iscrivere la squadra dopo i capricci di Tesoro. Nemmeno riesce a darsi pace per il presente. Il suo linguaggio prima frenato per la presenza di minori, poi diventa un fiume in piena, un torrente che vorrebbe spazzare via chi non si accontenta e gode, nonostante alla porta non appaia nessuna alternativa. Poi si indigna perché non è solo la Pro Patria ad avere le gomme sgonfie, vorrebbe gridare al mondo intero la sua rabbia, ma poi ci dà un taglio, anche se la rabbia è tanta. Intanto, lo staff tecnico lavora, osserva, parla e discute. C’è chi colpisce per educazione, come Alessandro Merlin, che transita tre volte vicino al gruppetto che sta ascoltando la recente storia della Pro Patria e per  tre volte saluta con educazione. Gesti che sembrano scontanti, ma non lo sono, se pensiamo a chi c’era prima. Apprezziamo molto quello che non è certamente un dettaglio. Sbirciatina fuori dal cancello sul campo B dello Speroni, quello di allenamento. Si potrebbe sperare in qualcosa di meglio, le buche sono molte, ma quello c’è.  I ragazzi sudano, hanno la maglia bagnata e questo ci piace. Trasmette quell’alone di “tigrottità” che è il colore della nostra passione. Pochi i volti conosciuti, ma alcuni ci danno sicurezza: Zaro, Taino, Bonfanti, c’è persino Giorno, appena reintegrato per la gioia di qualche sua fan presente allo Speroni. Anche Riccardo Greco fa il suo ritorno. Ci attacchiamo ai nostri alfieri certi che si faranno rispettare, ovunque si giocherà. Guardiamo gli altri, alcuni sono ragazzini, altri hanno il fisico che promette. Altezza è mezza bellezza diceva mia mamma e qui qualcuno è proprio bello. Inizia a piovere, è tempo di andare via  mentre la segreteria è attaccata al computer in attesa del verdetto che doveva arrivare e non arriverà. I tifosi, pochi per la verità rispetto al solito, sparano le solite bombe di mercato. Stavolta si parla del clamoroso ritorno di Spanò. E allora il sogno prende quota e uno più uno fa subito due. Se arriva il soldatino vuole dire che siamo in Lega Pro. Si, forse. Però nessuno esterna la solita domanda: con chi? Con che fidejussione? Con che presidenza? L’apache non ha dubbi,  prende il suo  pick up e con il sorriso sulle labbra se ne va. Dice: "la farà Vavassori è l’unico che se la può permettere, le altre sono cordate che si spezzano al primo refolo di vento". La prima volta dopo l’ultima ha lo stesso sapore e la stessa emozione, speranza mista ad amarezza, voglia di dimenticare e voglia di sognare. Nella mente le lacrime trattenute e le parole a tratti commuoventi di chi da ben 21 anni non si arrende e che danno un senso alla passione: “Io per la Pro Patria piango, quanto mi fa male sentire certe critiche  che non portano a niente”. Prima di andare via uno sguardo allo Speroni che trasmette un’anima malinconica con gli spalti vuoti e il campo che senza tigri appare come un deserto. Come è diverso con le voci, i canti e i cori per i nostri colori e subito ci assale la voglia di campionato, visto che ci hanno tolto quelle partite di Coppa Italia serali, quei derby con Legnano, Varese, Solbiatese, Como  Lecco giocati sotto le luci e con il golfino sotto braccio per le prima umidità del dopo estate. Serate dove tutto sembrava magico, i nuovi arrivati fortissimi e l’attesa per i presunti acquisti in arrivo infinita. Serate dove se si perdeva per colpa della preparazione non ultimata, o della luce artificiale se il portiere sembrava una cippa. Serate senza stewards, senza tornelli e con gli ombrelli. Serate dense di passione, senza nemmeno sapere cosa fosse la fidejussione.

Flavio Vergani



La Pro Patria al momento sembra non esistere più. Forse esiste “il Pro Patria”, ma non è la stessa cosa. Un clone sconosciuto e non riconosciuto dai tifosi abituati a ben altro.Da sempre, dal 17 agosto si giocava la Coppa Italia e ci si preparava al campionato, oggi nemmeno si conosce la categoria. Non esiste la Pro Patria perché la rosa è composta da giocatori ancora non tesserati, non esiste la dirigenza, perché quella che c’è è dimissionaria da molto tempo, forse da sempre, non esistono i tifosi perchè minacciano di stare lontani dagli abbonamenti. Esiste solo lo spirito della Pro Patria, ma non il corpo. Il Pro Patria si trascina di giorno in giorno fra mille dubbi e perplessità ,in attesa di una schiarita su tutti i fronti. Il clima è strano, pesante e carico di tensioni. Tutti contro tutti. I tifosi contro la proprietà, la proprietà contro i giornalisti, i giornalisti contro i tifosi, i tifosi contro i giornalisti. Le diverse anime che dovrebbero essere “pro”Patria” vivono un eterno conflitto che ferisce il corpo della Pro Patria, che si trasforma in un mostro a dieci teste: il Pro Patria, clone che nulla ha a che fare con la vera Pro Patria. Quella  che faceva spesso soffrire e molto sognare e che tutti sentivano propria. “Chi non la pensa come noi è contro di noi, chi non la pensa come noi va combattuto”. Questa sembra essere la frase che unisce, almeno in questo, le diverse correnti di pensiero. Una frase che vale per tutti e che genera fronti e non alleanze. Quasi che la Pro Patria, anzi il Pro Patria, debba essere conquistato da una delle parti che si combattono, quando invece il Pro Patria ha bisogno di tutti per diventare la Pro Patria. Parti in causa  che hanno tutte la certezza di avere ragione e diritto all’ultima parola. A tutti i costi…
Nella concitazione di non perdere la presunta leadership di pensiero si confondono persino le responsabilità, i diritti e i doveri, alimentando un calderone dove tutti sono vittime e al tempo stesso carnefici Tutti colpevoli, anche di responsabilità che non dovrebbero competere, utilizzate a piacimento pur di colpire l’avversario. Giusto per dare una colpa che possa generare un rimorso. Così ci si aspetta dai tifosi azioni per scacciare il governo ombra, senza porsi il dubbio che forse sarebbe stato compito di chi questi personaggi li ha conosciuti da subito per nome e cognome, avendo la possibilità di leggerne il curriculum e trarne le conseguenze.  Crediamo che a tale riguardo abbiano scritto in molti e molto e noi siamo tra quelli, cosa serviva d’altro per agire? Uno sciopero? Quello che la volta prima era stato ritenuto inutile ed offensivo che improvvisamente diventa un toccasana? Uno sciopero contro chi? Contro Ulizio, ma non contro Vavassori? Ma, come è arrivato a Busto Ulizio? E’ compito dei tifosi scegliere la dirigenza? E’ compito dei tifosi scacciare i mercanti dal tempio? Ci si aspetta dai giornalisti che scrivano una e una sola verità in assenza  di comunicati stampa ufficiali e condivisi, obbligandoli ad interpretare la realtà  unendo a collage mezze notizie riportate dall’amico dell’amico che sembra saperla lunga con conseguenti rischi di cattiva interpretazione. I giornalisti dovrebbe raccontare la realtà, non interpretare i silenzi. Forse ci si dimentica che tutte le anime  sono lo spirito della Pro Patria e che basterebbe unire le intenzioni per trovare alcune soluzioni. Inutile rincorrere la gloria del’ve lo avevo detto” per esaltare la propria figura e cercare il consenso se questo non porta al bene della Pro Patria. Il discorso vale per tutti, nessuno escluso. Che risultato porta attribuire le colpe se non generano  soluzioni? Che soddisfazione si prova a sentirsi parte di un gruppo di amici che amano la Pro Patria con orgoglio e fierezza se la stessa  rischia di morire? Che cosa conta sentirsi dalla parte giusta, dalla parte della  ragione se questa non produce il bene della Pro Patria? Presto sapremo dove giocherà la Pro Patria il prossimo campionato e comunque sia occorre una soluzione. Sappiamo tutti che l’alternativa a Vavassori è fragile per sua stessa ammissione. Se si vuole combattere la battaglia occorrono rinforzi, per non correre il rischio di vincerla lasciando all’avversario la bandiera. O forse, basterebbe che cada il muro del silenzio, le black list degli indesiderati, i telefoni muti e le lontananze imposte per parlarsi viso a viso, spiegarsi e capire cosa è meglio fare per la Pro Patria. Che è di tutti, mentre adesso sembra non essere di nessuno. Il Pro Patria non è la Pro Patria e mai lo sarà.

Flavio Vergani

Il Presidente Roberto Centenaro e il Direttivo del Pro Patria Club augurano un buon Ferragosto a tutto l'ambiente biancoblù nella speranza di poter vivere una nuova e coinvolgente prossima stagione sportiva.
BUON FERRAGOSTO A TUTTI!

Mano pesante anche nei riguardi della Torres da parte dell'accusa che ha chiesto la retrocessione in serie D dei sardi con dieci punti di penalizzazione. Adesso si dovrà attendere i soliti ricorsi che tenteranno di sconfessare la condanna iniziale. Il tutto si dovrebbe sapere per fine mese. In caso di conferma della pena, per la Pro Patria si aprirebbero le porte della riammissione in Lega Pro. Subito dopo sarebbe la stessa Pro Patria ad essere processata per responsabilità oggettiva ( e non diretta) con la possibile e probabile penalizzazione da scontare nel prossimo campionato.
Qui si aprono due scenari, nessuno dei quali lascia tranquilli.
Il primo : in caso di riammissione in Lega Pro chi garantirebbe la gestione? Vavassori ha fatto sapere in modo chiaro e tondo che la Lega Pro costa molto e se è vero che ha cambiato idea per un campionato di serie D da 200/300 mila euro, non la cambierà per qualcosa che costa come minimo 2 milioni di euro, se poi si sommano i punti di penalizzazione (che non saranno certamente due o tre), per centrare la salvezza si dovrebbe mettere mano al portafoglio per costruire una squadra di spessore. Cosa davvero improbabile.
Patrizia Testa? Ammesso e concesso che la stessa arrivi a sedere sul ponte di comando della nave tigrotta, da sola non potrebbe certamente sostenere il peso della categoria. Occorrono rinforzi.
Busto a tale proposito latita e il rischio di prendere al volo un'occasione unica per ritrovare la serie perduta senza pagare i 500 mila euro a fondo perso come fatto da Pordenone e Albinoleffe sarebbe imperdonabile.
Se, e qui occorre prudenza in quanto le voci sull'argomento sono discordanti, come dice l'avvocato della Pro Patria, la categoria è un titolo indisponibile, ossia che non se ne può disporre a piacimento iscrivendosi ad un campionato a scelta, ma occorre accettare quello indicato dalla Lega pena la cancellazione della società con ripartenza dalla terza categoria, il rischio di ritrovarsi con un pugno di mosche in mano è altissimo.
Il secondo scenario non lascia ugualmente tranquilli. Serie D con punti di penalizzazione con al comando Vavassori in attesa del possibile arrivo di Patrizia Testa.
Servirebbe un'impresa sul campo per centrare la salvezza, ma oltre alla penalizzazione bisognerà tenere conto dell'ambiente in forte contestazione con la proprietà. Il pubblico di Busto ha sempre esentato i giocatori dalle contestazioni , ma non sarà facile per nessuno giocare in un ambiente teso e per nulla intenzionato a sopportare e supportare una nuova gestione targata Vavassori.
Arrivare a fine agosto con l'incertezza relativa alla categoria di appartenenza e con l'incertezza legata al futuro societario significa esporsi a due rischi le cui conseguenze potrebbero essere letali.
La Lega Pro potrebbe significare un dramma, la serie D una sofferenza.
Patrizia Testa potrebbe essere una scialuppa di salvataggio, ma probabilmente non basterà per salvare capra e cavoli. Serve che dal porto bustocco partano altre navi d'appoggio che possano trainare in porti sicuri la nave naufraga.
E' davvero umiliante pensare che a Pordenone e Leffe abbiano scuciti 500 mila euro a fondo perso pur di regalare alle loro squadra la categoria persa, mentre a Busto si potrebbe lasciarsi sfuggire una promozione lampo che riporterebbe i biancoblù in Lega Pro.
E' proprio così difficile coinvolgere la città in un progetto di rilancio della Pro Patria? Prima la colpa era della crisi, adesso la previsione di crescita del Pil è dello 0,7 % con previsione di ulteriore aumento. Cosa ancora frena la passione della città?
Prima la colpa era dei Vender che volevano fare tutto da soli, poi dei Tesoro che volevano solo costruire in area FNM, poi di Vavassori risultato antipatico alla Busto bene.
Adesso abbiamo Patrizia Testa, bustocca, tifosa della Pro Patria da sempre, della Juve come il Sindaco e conosciuta da tutti, cosa ancora deve avere questa donna per convincere i bustocchi ad unirsi a lei per tingere la bandiera tigrotta con i colori di Busto Arsizio? Vogliamo finalmente trovare orgoglio e fierezza per la nostra Pro Patria prendendone possesso dopo una lunga occupazione straniera?
Vogliamo far vedere che Busto "ha le palle" spazzando via dirigenze sgradite da sempre con autorevolezza e convinzione?
E' mai possibile che l'ultimo presidente bustocco che sia riuscito a vincere un campionato risalga al 1981 a nome Giancarlo Colombo? Poi solo stranieri vincenti (e perdenti) come Vender Campo e Vavassori, o solo perdenti come Zoppo e Tesoro.
Che Vavassori se ne debba andare è chiaro al mondo intero, che Patrizia Testa potrebbe arrivare è del tutto auspicabile, quello che ancora manca è capire il motivo per il quale nessuno, o quasi, si stia preoccupando del fatto che la stessa Testa abbia più volte ribadito che "la Lega Pro non è nelle mie possibilità" e che " per la serie D occorrono compagni di viaggio".
Se, come da sempre avviene, rimarrebbe sola si aprirebbe un terzo scenario, ossia quello di una serie D forse "devavassorizzata" ma con un giogo sulle spalle di Patrizia Testa pesantissimo da sopportare.
Busto se ci sei e ami davvero la Pro Patria è il momento dimostrarlo.
In altre città la passione è costata 500 mila euro, qui l'affare potrebbe essere gratis.
Flavio Vergani


Passione e concretezza, sono le parole con le quali Patrizia Testa ha riassunto le qualità richieste per dare un futuro alla Pro Patria. Due parole fondamentali da analizzare con attenzione e che spiegano in un attimo la realtà degli ultimi decenni. Passione e concretezza, cosa ha Busto a tale riguardo?Passione tanta, concretezza poca. Busto si è sempre specchiata nella passione per la Pro Patria, fiore all’occhiello di molti, forse di troppi, che non perdono occasione per stimarsi della propria appartenenza al popolo tigrotto a parole. A riguardo della concretezza, chiamasi anche “daneè”,la realtà cambia radicalmente. Vender, Tesoro, Vavassori, tre dirigenze venute da lontano non hanno mai trovato feeling con la città, che per un motivo o per l’altro, li ha sempre schivati.  Eppure, tutti hanno vinto un campionato (dalla C2 alla C1) e qui comprendiamo anche la finale persa di Salò che in altra situazione sarebbe finita diversamente. Vittorie che non hanno innescato entusiasmo, non hanno convinto chi avrebbe potuto sposare il progetto. Non hanno creato viralità.Anche vero che tutte e tre le dirigenze hanno subito una retrocessione ( dalla C1 alla C2, ora serie D). Domanda: una coincidenza, un caso o una realtà impossibile da evitare? Perché nessuno ha saputo vincere o solo resistere in C1, o Lega Pro come la si voglia chiamare? Che taglia di categoria merita Busto? Quale è la sua dimensione? Dopo aver indossato le gloriose maglie della serie A, la Pro Patria è progressivamente scesa di peso nel panorama calcistico nazionale. Precipitata nelle categoria inferiori, la sola dirigenza Colombo ha saputo timbrare una promozione con la firma bustocca e questo avveniva nei primi anni del 1980. Ora siamo nel 2015! Intanto, Legnano, Varese, Solbiatese, Gallaratese, sono praticamente sparite. Domanda: questo territorio che taglia di categoria merita? L’abitudine a considerare quasi dovuta la partecipazione ad un campionato professionistico va forse rivista alla luce dei fatti. Si perde quasi sempre e a vittoria non segue mai un’altra vittoria. Quasi sempre a promozione segue una retrocessione. Solo coincidenza? Oppure, un destino scritto dalla città e meritato dai comportamenti? Il pendolo che muove la Pro Patria tra le due categorie come lo si spiega? Casualità o demerito? Ebbene, ora esiste un’opportunità unica e imperdibile. Patrizia Testa, bustocca doc, ha lanciato la sifda a Vavassori, ma non solo. Le sue parole sono chiare: passione e concretezza. Di passione ne sono piene le fosse. Cercasi concretezza. Busto svegliati e aiuta questa donna coraggiosa. Con i fatti. La cordata iniziale è sfumata, forse è stato meglio così.  Ma non lasciamola sola, non lasciamoci scappare chi ha passione e concretezza e voglia di Pro Patria. Al tempo stesso non carichiamola di eccessive responsabilità e aspettative. Spazziamo via ogni inutile illusione e leggiamo chiaro il messaggio che lei stessa ha diffuso in modo molto chiaro:  la Lega Pro è impresa impossibile, mentre la serie D è fattibile, ma non da sola. Per cui, per guardare avanti con ottimismo non basta che se ne vada Vavassori. Inutile pensare che arrivi una con la bacchetta magica che tolga le castagne dal fuoco e rilanci da sola la Pro Patria. Occorre, invece, non perdere l’occasione per coalizzare intorno alla Testa un nucleo bustocco forte e coeso nel progetto. Busto ha l’occasione per riscattare decenni di sonnolenza, ha l’occasione per costruire qualcosa di bello proprio in vista del centenario del club biancoblù. Giusto fare il tifo per Patrizia Testa, ma non basta, occorre fare il tifo per Busto, affinchè alla passione faccia seguito l’azione. Diversamente si confermerebbe che la taglia di questa città è una Small che appena si aumenta di una categoria diventa troppo stretta e si strappa. Neppure nella pluridecorata Unendo Yamamay ci sono tracce di bustocchità, per cui il dubbio che Busto sia lontana, troppo lontana dalle proprie realtà sportive diventa una certezza. Ora, ed è forse l’ultima occasione, per dare un messaggio di concretezza tenendo per mano Patrizia Testa nella sua scalata alla dirigenza biancoblù. Busto, ha l’occasione per dimostrare quanto ama la maglia dei tigrotti, ma soprattutto per dimostrare che la taglia di questa città è una XL.

Flavio Vergani

Cuore e concretezza. Ascolto Patrizia Testa e cerco di andare oltre il brusio e le tensioni ulteriori di questi giorni. Di guardare anche oltre l'ora X, quella della possibile riammissione in Lega Pro. Che nessuno sembra volere, o potersi permettere di volere, in questo momento.
Ascolto Patrizia, perché sono usciti altri nomi, in un valzer che non ispira alcuna vivacità, perché tanto niente sembra muoversi. Ah, come do ragione al missionario del quale parla Flavio Vergani nel suo ultimo articolo.
Patrizia, cuore tigrotto, ma dove andiamo? Lei non molla la presa, questo mi sembra chiaro e nella natura che ha mostrato in questi anni: «Chi mi conosce, come il presidente del Pro Patria club Roberto Centenaro, come quelli che mi hanno visto allo Speroni, sa come sono fatta. Il cuore è importante e mi ha guidato fin qui, ma non da solo. Per me conta anche la concretezza. Essere affiancata da persone competenti». Persone delle quale fidarsi, come Angelo Zaro.
Perché vuole aiutare la Pro, non apparire la salvatrice della patria: si perdoni il gioco di parole. Non pensa di poter fare tutto da sola.
«Non voglio illudere - spiega Patrizia Testa - ma fare le cose bene, proprio perché la Pro è importante. Ripeto, io ci metto il cuore, ma è anche la concretezza. Adesso di mezzo c'è stato il mese d'agosto, come la questione riammissione in Lega Pro. Perché si parla di riammissione, ribadiamolo, non di ripescaggio». Una precisazione non linguistica, ma che rivela tutta la passione biancoblù, l'orgoglio di fronte a ciò che spetterebbe: non sarebbe un regalo né un acquisto.
Condizionale. Perché ora è in gioco qualcosa di più importante ancora, il futuro della Pro.
E Patrizia Testa lo torna a sottolineare,  non può fare da sola, ma neanche va bene tutto. Chi si accosta a questa partita della vita, deve condividere le caratteristiche da lei citate.
È un momento delicato, è il momento giusto per chi tra i bustocchi può ancora scendere in campo. E dare un segnale, anzi due.
Che la Pro Patria non è morta. E nemmeno la città.  Quella vera, che pur con tutte le difficoltà del caso, non abbandona i suoi simboli.
Marilena Lualdi
Giornalista de "La Provincia"

Zero certezze in casa Pro Patria arrivata all' 8 agosto senza una squadra formata, senza un ritiro effettuato e senza la certezza della categoria ove disputare il prossimo campionato.
La non iscrizione alla serie D comunicata dal patron era solo un'intenzione, la certezza dell'Eccellenza in caso di default si è rivelata un falso allarme, la Lega Pro che potrebbe essere offerta su un piatto d'argento ai tigrotti sembra non essere gradita dalla proprietà che "ha fatto sapere" che mai e poi mai si lascerebbe tentare dalla ghiotta occasione.
Il discorso non fa una piega se non che fa diventare incoerente quanto affermano i ruoli tecnici che stanno attendendo Ferragosto per capire che squadra costruire in base alla categoria.
Quale categoria se già si è detto che la Lega Pro non interessa? Intanto, nell'estate del "ha fatto sapere", ha parlato anche l'avvocato che ha difeso la Pro Patria dall'infamante accusa di aver concordato qualche partita dello scorso torneo. Lodi e gloria al bravo legale che ha sdoganato la società da qualsiasi responsabilità diretta con la banda Ulizio. Un capolavoro che non solo evita la retrocessione diretta dei tigrotti, ma apre le porte per la riammissione in Lega Pro. Peccato però che di questo non gliene può fregar di meno a nessuno. Va beh,  pazienza, perlomeno la parcella pagata al legale sarà giustificata dal fatto che ci ha garantito almeno la serie D.  Ma che dici, direbbe qualcuno.Manco per niente questa tesi è reale, infatti l'avvocato ha fatto sapere che se non si accetta l'invito della la Lega Pro per la riammissione non a titolo oneroso, la Pro Patria sarebbe collocata in Terza categoria. Domanda, scusate ma allora tutto questo capolavoro a cosa serve? Per andare in Terza categoria?
Ci riuscivamo da soli e senza spendere troppi soldi
Vavassori "ha fatto sapere" che persino Patrizia Testa non è interessata alla Lega Pro, Domanda: non poteva farlo sapere direttamente lei? Si è anche saputo che il gruppo Collovati non esiste. E chissenefrega, visto che qualsiasi gruppo esistente o meno non riesce in nessun modo a rilevare la società?
A questo punto è più importante trovare un gruppo uscente, piuttosto che uno entrante, visto che si parla molto, ma quando si tratta di scollarsi dalla sedia di via Cà Bianca sorgono mille problemi.
"Non vi iscrivo", "Non vi faccio riammettere", "Non vendo", adesso vogliamo togliere il "non" e "far sapere" che verbo si intende coniugare?
Non siamo stati nemmeno capaci di retrocedere in pace e trovarci nella categoria che ci aspetta di diritto? Non siamo nemmeno stati capaci di meritarci gratuitamente quello per cui Pordenone e Albinoleffe hanno pagato profumatamente per avere? Non siamo stati capaci nemmeno di ripartire dall'Eccellenza come il Varese che fino a poco tempo fa qualcuno citava come esempio di eccellenza gestionale?
Cosa ancora si vuole da questa Pro Patria? Cosa ancora manca per vincere il titolo dei più originali?
Un mio amico che da anni è missionario in Congo, a Natale e Pasqua mi manda un sms di auguri e chiede della Pro Patria visto che laggiù non ha modo di conoscere la realtà italiana. Da anni inizia i suoi sms così: " Come va la Pro Patria?Adesso che Vavassori è andato via chi c'è al suo posto"?
E, dopo aver saputo che tutto è uguale a prima la sua replica è sempre la stessa:"Mi sa che riesco prima io a diventare santo, che lui ad andare via".
Diego santo subito!
Flavio Vergani

 

Gli ultrà glielo avevano cantato in "do maggiore", i distinti centrali avevano fatto il coro, alla fine il ritornello del "te ne vai o no" sembrava avesse fatto centro, soprattutto dopo l'ultima gara di play out, quando accadde quello che accade.
Lo stesso Vavassori lo confermò: "Mi dicono di andarmene e me ne andrò, statene certi".
Non ha avuto il coraggio di farlo. Non ha avuto il coraggio di non iscrivere la squadra. Quel coraggio lo hanno invece dimostrato i tifosi, pronti all'estremo sacrificio pur di arrivare all'obiettivo della "no Vavassori zone".
Dopo le trattative flop con i bergamaschi, le banche svizzere, Valentini, Sergnese, gli stimati professionisti  della gestione Ulizio, il gruppo Collovati, i novaresi e Filippi, l'opzione Patrizia Testa sembrava offrire al patron una via di uscita per risolvere la questione bustocca e iniziare la sua nuova avventura nella Reggiana.
Opzione ancora valida, ma che tarda a realizzarsi. Il patron chiede tempo, ma l'ambiente ha terminato la pazienza e pensare di resistere ancora a lungo è impresa disperata. Per lui e per chi dovrà scendere in campo sentendosi sempre in trasferta.
Occorre trovare subito una soluzione per il bene di tutti. Inutile fare gli eroi e prolungare una convivenza sgradita ad entrambi.
Si ceda la società al più presto, visto che l'interlocutore serio esiste. Inutile pensare che facciano ancora paura ai tifosi le  ipotesi "stadio vuoto", "Eccellenza", "Terza categoria". Sono realtà che forse spaventavano nel passato, adesso no. Armi spuntate per combattere una piazza unita, forte e decisa a perdere quel che c'è da perdere, pur di vincere quel che c'è da vincere.
Chissà se la pensano tutti come Centenaro si era chiesto il patron? La risposta è nel sondaggio. Chi avesse ancora dubbi, se li faccia passare.
E che dire delle parole del Capitano: " Qualcuno non ha mantenuto le promesse?" Quali promesse? Non si sa. Si sa solo che non è stata mantenuta quella di andarsene. Non c'è il due senza il tre?
Quanta gente se ne sta andando da Busto facendo capire la propria insoddisfazione per il trattamento ricevuto?
Come mai ? Non erano i tifosi irriconoscenti? Come mai ora tutti hanno qualcosa da aggiungere ?
Sbagliano sempre gli altri ? Oppure, chi semina vento, raccoglie tempesta?

Flavio Vergani

Il quotidiano "La Provincia di Varese" non pubblica per intero il comunicato redatto dai club organizzati e ne interpreta in modo errato un significato, per cui scatta immediata la replica dei tifosi che non vogliono si alimentino dubbi o errate interpretazioni di quanto da loro comunicato.
Al giornale viene chiesta una immediata rettifica e una pubblicazione integrale del comunicato.

RICHIESTA RETTIFICA_
Attraverso la presente, i club organizzati firmatari del comunicato congiunto, richiedono la pubblicazione integrale di tale comunicato, diramato ieri, 5 agosto 2015.
La pubblicazione di tale testo, oltre a rispondere a delle norme basilari di correttezza giornalistica,  è necessaria e utile per evitare interpretazioni soggettive e travisamenti delle intenzioni  dei club.
Infatti, detti club organizzati, NON hanno mai chiesto di “non assistere alle partite” (come citato dall’articolo a firma Giovanni Toia, apparso in data 6 agosto) ma di non sottoscrivere l’abbonamento.
A maggiore chiarezza alleghiamo il succitato comunicato


Pro Patria Club   Ultras 1919     Il Tigrotto

Prima un sms ricevuto denso di amarezza, poi bellissime parole messe in rete per salutare chi le ha voluto bene. Gliele rubiamo certi che capirà. La comunicazione di fronte a certe tentazioni non conosce regole.
E' stata la nota positiva dello scorso anno, addetta stampa vera, precisa, comunicativa e sempre sul pezzo.
Poi, un silenzio assordante che le ha fatto capire che il suo tempo era terminato.
Ci lascia così, in bocca al lupo Federica:

Eccomi qua. Un'altra pagina della mia vita professionale si è chiusa. Non pensavo potesse chiudersi così, in silenzio, ma evidentemente era giusto così. Un po' un paradosso per chi, come me, fa della comunicazione una sorta di ragione di vita.
Devo solo dire grazie alla Pro Patria e a Busto perché, in una sola stagione, mi hanno regalato delle emozioni indescrivibili. Sia belle che brutte. Brutte per quanto riguarda il verdetto finale del campo, ma stupende per tutte le persone che ho incontrato.
Persone vere che mi hanno adottata subito come una di loro, facendomi sentire davvero parte della loro famiglia: mi hanno supportata nei momenti difficili e abbiamo gioito assieme nei non troppi momenti felici. 
La passione e l'amore verso i colori biancoblù che si respirano a Busto non sono facili da trovare altrove. Ed è proprio questo che rende unica la Pro Patria. Perché la Pro si ama, nelle gioie e soprattutto nei dolori. 
Purtroppo non sono riuscita a portare a termine tutti i miei progetti in questa stagione così tribolata, ma in tutto quello che ho fatto ci ho messo tutta me stessa. Ho imparato molto, sia a livello professionale, sia a livello personale: come era normale in una stagione che di normale ha avuto ben poco. Mi hanno aiutato sia le critiche sia gli elogi. E questo bagaglio me lo porterò sempre con me. 
La Pro Patria non è il marcio uscito dal caso Boateng o quello emerso dopo lo scandalo Dirty Soccer. La Pro Patria è tutt'altra cosa: è un bacino di passione vera, autentica e infinita per una maglia che è una ragione di vita. E chi quella maglia la indossa deve sapere che è unica e prestigiosa e DEVE essere un onore portarla sui campi di tutta Italia.  
Un GRAZIE vero e sincero a tutte le persone che hanno condiviso con me questo viaggio, breve, ma intenso: i mister, lo staff, i ragazzi, i tifosi e, soprattutto, gli amici che ho guadagnato. Non serve che io faccia i nomi, voi già sapete. 
Ho imparato che l'aeroplano cade solo in un posto, che il buon Natale si augura in un modo originale, qual è il sogno di un bustocco e pure che piuttosto che prendere la Metro di quel colore si fanno i chilometri a piedi. 
Per causa di forza maggiore non ci vedremo più ogni domenica, ma ormai sono anche io tigrotta dentro e, appena potrò, sarò al vostro fianco sugli spalti a tifare, a soffrire, a gioire e a cantare per la Pro. 
...la Pro Patria siamo noi! 

Adesso basta! Questa è la sintesi di quanto i tifosi comunicano all'unisono con un comunicato stampa diramato a tutti gli organi di informazione.
Si inizia con un invito fermo alla  tifoseria di non sottoscrivere l'abbonamento per prendere le distanze dall'attuale proprietà per poi preannunciare altre forme di contestazione che termineranno solo dopo la cessione della società a nuovi acquirenti.
Insomma, il vaso è pieno e la pazienza terminata.
Flavio Vergani




COMUNICATO CONGIUNTO TIFOSERIA ORGANIZZATA

 ANCORA TU NON MI SORPRENDE LO SAI…
ANCORA TU MA NON DOVEVAMO VEDERCI PIU’?”


Non vogliamo perseguitare un filantropo incompreso, ma affermare che non esiste più alcuna fiducia nell’agire di questa “società”, nel suo patron e nei suoi sottoposti, tutti complici di una situazione surreale  e di “continua presa in giro” nei confronti di questa tifoseria bistrattata ormai da anni.
Non si vuole avere più nulla a che fare con situazioni indegne dei nostri colori!
Se davvero si vuole vendere si venda!
Altrimenti si sappia fin da ora che i tifosi sono stanchi di questi giochi e di essere additati come cause delle malefatte e degli errori della attuale proprietà.
Tutti, indistintamente dal club di appartenenza, vogliono ribadire l’orgoglio per i colori biancoblù e  attendono l’arrivo di una nuova proprietà che ci liberi da questa situazione indegna della nostra gloriosa storia.
Chiediamo anche all’Amministrazione comunale la giusta vigilanza e attenzione sulla futura firma della convenzione per l’utilizzo dello stadio, pensando al bene della PRO e non accettando compromessi che allunghino questa lenta agonia.
E’ giunta l’ora che l’Aurora faccia spazio al sorgere del sole.
Pertanto, tutta la tifoseria organizzata (Pro Patria Club, Ultras Pro Patria 1919, il Tigrotto) invita tutti i simpatizzanti, i tifosi e gli amici a non sottoscrivere l’abbonamento per la stagione 2015/2016, riservandosi di organizzare ulteriori iniziative come forma di contestazione a questa proprietà.
Sottolineiamo l’impegno a sottoscrivere l’abbonamento nel momento in cui ci sarà una nuova proprietà (veramente nuova) e allora torneremo nel NOSTRO stadio per tifare e sostenere la  NOSTRA PRO.

#questadirigenzanoncirappresenta

Firmato

Pro Patria Club                    Ultras Pro Patria 1919                  Il Tigrotto

Il nodo alla gola blocca le parole e una sola ha avuto l'ardire di fuggire, quando la partenza di Matteo Serafini è diventata ufficiale.

Grazie. Non farà compiere rivoluzioni o conquisterà premi per l'originalità. Ma è preziosa, sussurrata, urlata, pronunciata con il magone o con orgoglio, meglio se con tutti e due. Anche tu ce la rivolgi, capitano, perché siamo della stessa pasta.

Il popolo biancoblù ha collezionato offese e giudizi folli e immeritati in questi anni, ma si è sempre mostrato senza paura per ciò che era: capace di riconoscenza straordinaria verso chi ama la Pro Patria.

Leggo le tue parole, capitano. Ce n'è una sola che respingo, dolcemente: sconfitto.

Nessuno ti ha sconfitto, nessuno. Neanche chi non ha mantenuto le promesse.

Adesso non ti so dire come, e neanche quando lo vedremo, ma io da tigre ferita continuo ostinatamente a pensare: sconfitti siamo quando ci lasciamo (in peggio) cambiare.

E se qualcuno non mantiene le promesse, alla fine sarà sconfitto lui. Anzi è già sconfitto, da se stesso.

Buon viaggio, campione vittorioso.

Marilena Lualdi
Giornalista de La Provincia

Il Capitano si toglie la fascia e qualche sassolino dalle scarpe prima di andarsene verso altri lidi. Lo fa con una lettera inviata in tarda mattinata e diffusa in simultanea da tutti gli organi di informazione a partire dalla mezzanotte per "par conditio" informativa.
Anche lui, come accaduto per altri tigrotti del passato, se ne va con l'amaro in bocca dedicando belle parole solo ai tifosi, non ad altri. A testimonianza che, evidentemente, il clima non è dei migliori anche dietro le quinte.
Per lui non c'è più posto in questa Pro Patria, tradito da qualcuno che non ha rispettato le promesse e da chi ha lucrato sulla fatica e il sudore dei suoi stessi compagni. Queste le pesanti parole di Matteo prima del suo commiato che certamente non è quello che avrebbe voluto dopo anni di fedeltà biancoblù.
Dice di andarsene da sconfitto, ma un uomo che combatte non perde mai.
   Grazie di tutto Capitano! 
 
LA PAROLE DI MATTEO SERAFINI:
 
Ho dovuto andarmene, non c’è più posto per me in questa Pro Patria; me ne vado sconfitto: sono venuto per portarvi in serie B e vi lascio tra i dilettanti, ma a sconfiggermi non è stato il campo, ma chi non ha mantenuto le promesse e chi ha osato lucrare sulla fatica e sul sudore dei suoi stessi compagni.
Voi siete sempre stati meravigliosi, nelle gioie (poche) e nelle grandi difficoltà che ci avete aiutato a superare: io non posso che ringraziarvi tutti, sia chi mi ha applaudito, sia chi mi ha fischiato.
Dopo tanti anni e tante maglie, grigiorosse, amaranto, blu con le rondinelle, ecc, a coprirle tutte c’è una sola bandiera: ed è bianca a strisce blu orizzontali.
I presidenti, gli allenatori ed i vari Serafini cambiano e cambieranno sempre, quello che non deve e non può cambiare è l’amore che condividiamo per la squadra con la maglia più bella del mondo.
Ciao, Nonno Teo

Riportiamo un articolo di Wainer Magnani pubblicato il 14 Luglio sul "Blog d'autore"della Gazzetta di Reggio in quanto ci fa sentire meno soli e ci regala il mezzo gaudio per l'insoddisfazione comune.
Evidentemente l'asse Busto-Reggio non funziona solo per scambiarsi giocatori, allenatori, staff e presidenti, ma persino i bloggeristi potrebbero scambiarsi i pezzi senza che nessuno se ne accorga e capisca da che pulpito venga la predica.
Davvero commuovente il passaggio che dice" che si sta perdendo un'occasione per diventare una società normale". Caro Wainer  da noi non esiste la normalità da un pezzo, ma solo la normale anomalia o le anomale normalità, per cui fattene una ragione e sorridi, anche se forse a volte ti sentirai come noi su "Candy camera show"
Flavio Vergani

NON SE NE PUO' PIU',  BASTA ESSERE MASOCHISTI (di Wainer Magnani- fonte http://magnani-reggio.blogautore.repubblica.it/)

Una volta c'era il calcio d'agosto, da un paio d'anni a questa parte c'è un'altra litania: Barilli vende o resta. E onestamente non se ne può più. Capisco tutto ma ci deve essere un limite. Non è possibile che anche dopo una splendida annata come quella appena trascorsa con la squadra che ha divertito per tutto il campionato offrendo del buon calcio, che ha sfiorato la serie B portando undicimila tifosi allo stadio si debba tornare sempre ai soliti discorsi.
So anche che qualcuno dirà: colpa dei giornalisti che ficcano il naso in queste vicende. Non so se è giusto volgere lo sguardo altrove o se invece seguire con attenzione ciò che sta accadendo nelle stanze granata. ai tifosi granata certamente interesserà capire cosa sta accadendo ma sono certo che ai reggiani più distaccati tutte queste manovre, proposte e controproposte, liti e querelle a distanza, stancano e annoiano.
Temo che la Reggiana stia perdendo l'ennesima occasione per diventare una società normale. Normale significa una società che ha alle spalla una società sana, solida, composta da imprenditori reggiani e appassionati. Guidata da uno staff tecnico e organizzativo competente e professionale e con la possibilità di allestire una squadra dignitosa. Non chiediamo la luna.
Oggi invece siamo alle solite: lo scambio di email tra Barilli e chi vuole prendere la proprietà; offerte e controproposte che andranno avanti all'infinito fino a quando qualcuno non si stancherà dato che nel "palleggio" Barilli è un maestro. La squadra? I tifosi? Gli abbonamenti? A tutto c'è tempo ma prima si dovrebbe risolvere questo nodo societario per andare avanti. Senza società è inutile fare abbonamenti, squadra e tanto meno illudere i tifosi.
Come andrà a finire? Non lo so. Onestamente è difficile fare previsioni. Di sicuro il primo che si stanca determinerà una svolta ma nel frattempo daremo l'ennesima dimostrazione di essere non dei "testa quedra" ma dei masochisti


Oggi siamo tutti un po’ più soli … ebbene sì, la notizia che non volevamo sentire è arrivata, e cioè il nostro capitano di mille battaglie ha lasciato la squadra.

La notizia era nell’aria fin dal giorno in cui la Pro è retrocessa in Serie D; difficile che un giocatore della sua caratura sarebbe rimasto in virtù anche della criptica situazione societaria creatasi intorno alla società. Forse se ci fosse stata più chiarezza magari … ma con i se e i ma non si va da nessuna parte … dobbiamo accettare la realtà che, dopo tanto tempo, la nostra fascia da capitano è momentaneamente vacante.

Cosa possiamo dire a questo uomo prima che giocatore? Solo grazie … in questi anni con lui ci siamo tolti tante soddisfazione a cui è ricambiato l’affetto da parte di Matteo … certo non sempre è stato sempre tutto rosa e fiori, ma certamente se c’era qualcosa che non andava ci si affrontava a viso aperto senza bisogni di comunicati stampa o lacchè che scrivevano per conto d’altri su talune testate.

Arrivato da noi nel 2009 in questi circa sei anni è stata l’unica certezza in una società che, ad ogni nuovo alito di vento, cambiava padrone. Stare a descrivere tutti i goal che ha fatto ci vorrebbe un’enciclopedia ma qui mi preme più sottolineare l’uomo che il giocatore. In un turbinio di cambiamenti conditi dall’incertezza Matteo è sempre rimasto in sella alla barca nel pieno della tempesta non abbandonandola, come tanti altri avrebbero potuto fare, avendo magari pure ragione vista la situazione grottesca intorno alla Pro negli ultimi anni. Anzi, hanno addirittura cercato di “farlo fuori” con proposte allettanti sia in danaro sia sentimentali come l’avvicinamento a casa; Matteo però non ha mollato continuando a testa alta arrivando persino a combattere chi dall’interno cercava di minare un equilibrio già stabile. E’ nota a tutti la sua battaglia contro chi quest’anno aveva preso la Pro come una slot machine per le scommesse che per una squadra di calcio; anzi quando è venuto a galla tutto il verminaio si è caricato, dall’alto della sua esperienza, tutta la squadra sulle spalle sfiorando la salvezza che non è arrivata certamente non per demeriti suoi.

Matteo è sempre stato ricordato come “quello che ha fatto tre goal a Buffon in una partita”; per noi resterà sempre il nostro capitano, una bravo ragazzo di sani valori e principi. Chi gli dovrà succedere non avrà certo un compito facile. Si diceva “finchè c’è Serafini c’è speranza” … e adesso? Cosa ne sarà di noi senza di lui? Avremo la forza e il carattere per riprenderci? Ce lo auguriamo anche se non sarà facile …

“Ho vissuto il tempo di Reguzzoni”, “ho vissuto il tempo dei Calloni”, “ho vissuto il tempo di Tramezzani” … ebbene oggi noi tifosi potremo aggiungere “ho vissuto il tempo di Serafini” senza che però una velo di malinconia ci si palesi sul volto il quale sparirà ripensando alle gioie che lui ci ha dato e che noi, forse, gli abbiamo trasmesso.

Grazie, grazie e ancora grazie Matteo!

ANDREA D’EMILIO


Patron Vavassori e Patrizia Testa continuano ad inviarsi mail. Ma, a differenza del passato con altri interlocutori, sono mails con allegati, ossia con proposte, numeri, soluzioni.

E questo è giù un passo in avanti. Dalle parole, alle mail vuote esibite nel passato, alle mail con allegato la differenza è molta, anche se occorre pazienza per capire se il matrimonio potrà essere celebrato.

Cercasi soci per Patrizia Testa abbandonata dopo tre mesi dai suoi compagni di avventura, sdoganati in quattro e quattr’otto anche a Varese dal risolutissimo sindaco Fontana che non ha evidentemente ritenuto necessario validare l’aiuto proveniente da Busto. Vender e Zaro avete la mail?

Oggi si legge che il patron avrebbe appesantito il fine allegato alla mail per Patrizia Testa con un aumento di prezzo del 25 % rispetto alla cifra iniziale pattuita.

Troppo sterile il dato così presentato per commentarlo, troppe possono essere le interpretazioni, forse la non responsabilità diretta del club nel calcioscommesse ha rivalutato il valore, forse tra le righe ci sono altre soluzioni per la compratrice, o forse il tutto sarebbe spiegabile in una diversa rateizzazione del debito.

Nemmeno da escludere un aumento secco del patron per saggiare la volontà effettiva della Testa di acquistare il club. Insomma, solite schermaglie di queste trattative. Niente di preoccupante.

Patrizia Testa sembra non abbia cestinato la mail, ma solo archiviata nella cartella “to do” che verrà riaperta a settembre quando si saprà che categoria dovrà fare la Pro Patria e magari avere un’idea sui punti di penalizzazione da scontare (quelli non mancano mai).

Certamente il file ha avuto necessità di una compressione win.zip in quanto sta diventando corposo in termini di megabyte, ma crediamo sia importante captare la volontà di andare fino in fondo e dopo aver lanciato l’antivirus sui conti societari e capito che non ci sono “Trojan”annidiati nel sistema operativo, poter finalmente ricevere dal patron la password per ottenere la licenza del software.

Flavio Vergani

 Dopo Gianpaolo Calzi, anche Matteo Serafini approda al Venezia. L’attaccante, dopo il primo rifiuto della scorsa settimana, ha risolto i suoi problemi famigliari ed è già in viaggio verso Piancavallo, sede del ritiro dei neroverdi.

A Matteo e a Gianpaolo il nostro in bocca al lupo per un futuro ricco di soddisfazioni e un ringraziamento per quanto dato alla Pro Patria.

Il Beata Giuliana dell'ex tigrotto Bruno Tridico in sala regia piazza un colpaccio con l'ingaggio dell'attaccante Luca Paponetti.
Il classe '84 ha vestito la maglia della Pro Patria nel passato per poi girovagare in diverse società di Lega Pro.
Un lusso per il Beata Giuliana che sembra avere grandi ambizioni per il prossimo campionato.


Sembra che la non attribuzione della responsabilità diretta della Pro Patria da parte della Procura federale assolva e cancelli con un colpo di spugna quanto accaduto lo scorso anno. Responsabilità diretta o indiretta, colpevoli o innocenti lo stabilirà la giustizia sportiva e la Procura della Repubblica, ma non dimentichiamoci che in seguito a quelle partite perse la Pro Patria è retrocessa, oltre ad aver perso la faccia di fronte al mondo intero. Giocatori e allenatori della Pro Patria sono finiti in carcere e questo non fa certamente piacere.

Responsabilità diretta o indiretta, questi giocatori vestivano la maglia della Pro Patria, non altre e per un tifoso tutto questo è motivo di sofferenza al di là di ogni altra valutazione.

Dobbiamo esultare per la non attribuzione della responsabilità diretta che se accertata avrebbe sancito la probabile retrocessione della Pro Patria, quando la stessa è arrivata lo stesso grazie anche ai comportamenti di chi comandava in via Cà Bianca senza che la proprietà lo sapesse?

Dobbiamo esultare per il fatto che quanto commesso da giocatori e allenatori capitananti da Ulizio in realtà veniva fatto senza che la proprietà lo sapesse, ma comunque avveniva sulla pelle dei tifosi?

E che dire di chi ha preso persino l’aereo per sostenere i tigrotti in Sardegna per poi sapere che la gara era presumibilmente concordata? Cosa diciamo a questi tifosi? Che essendo caduta la responsabilità diretta non hanno motivo di dispiacersi di quanto accaduto?

 Il tutto avrebbe un senso solo ed esclusivamente se la Pro Patria ritrovasse la categoria persa a causa di chi giocava a perdere, diversamente oltre al danno si riceverebbe anche la beffa.

Cosa conterebbe il fatto che la società fosse dichiarata innocente se le conseguenze sarebbero le stesse in caso di colpevolezza?

Certamente cambierebbe la sostanza per l’onorabilità dei componenti societari che manterrebbero immacolata la propria credibilità, ma a livello sportivo il risultato sarebbe lo stesso.

Per cui, giustizia sarà fatta solo e se la Pro Patria ritroverà il suo posto in Lega Pro.

Sarebbe davvero deleterio non accettare questo risarcimento postumo da parte della proprietà uscente senza prima aver sondato le disponibilità degli entranti, adesso che è dimostrato che Busto ha una proposta seria da coltivare.

Chissà che il mantenimento della categoria non possa aggregare a Patrizia Testa altri investitori che possano aiutarla nell’impresa.

Chi tira fuori i soldi a Busto? Beh, se la Pro Patria esiste da 96 anni e non da tre o quattro, vuol dire che qualcuno c’è sempre stato, per cui mai dare nulla per scontato. Tra l'altro spesso in serie C e poche volte in serie D.

Visto che si cerca insistentemente la verità è il caso anche di essere più realisti del re e senza aversene male prendere atto che il feeling tra l’attuale proprietà e la città è da sempre astioso e polemico. Ovviamente questo non aiuta ad unire, ma non è detto che in futuro qualcosa possa cambiare se gli attori o meglio le attrici fossero altri/e.

 

Flavio Vergani

Qualche volto molto noto, altri nuovi dell'ambiente, così la domanda dei pochi affezionati corsi oggi allo Speroni(chi sono?)trova risposta grazie all'obiettivo di Roberto Blanco che li ha colti durante l'allenamento odierno.

Manca quel tocco di dolce femminilità regalato lo scorso anno da Federica Lancini, ex addetta stampa della Pro Patria, per lei una nuova stimolante e meritata opportunità nel team dell'ufficio stampa della Juventus. In bocca al lupo Federica!

Da sinistra a destra:

Cristian Moroni:Team Manager

Alessandro Merlin: Direttore Sportivo

Roberto Adici: Responsabile Settore giovanile

Matteo Battilani: Responsabile Scuola calcio

Saverio Granato: Inossidabile Segretario sportivo


Alessandro Merlin-foto Blanco
 In mattinata sgambata dei tigrottini allo Speroni sotto l’occhio vigile di Alessandro Merlin alle prese con la scrematura della rosa  da chi, dopo il periodo di prova, dovrà cercare miglior fortuna altrove.Intanto, da domani, la squadra sarà in quel di Olgiate Olona per un simil ritiro , ossia senza  il pernottamento  dei calciatori.Un modo inedito per cercare di trovare la quadratura tecnico tattica con un occhio, anzi due, al portafoglio. Nota di colore della giornata le bermuda di Alessandro Merlin , direttore sportivo del club, tendenti al lilla che da queste parti non è molto gradito.
Flavio Vergani