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In serata è mancata la mamma di Danilo Grassi, ex team manager della Pro Patria e ora tifoso biancoblù.
Come sempre in questi casi ogni parola appare inutile e solo il silenzio sembra essere indicato per ricordare chi ci ha lasciati e consolare chi ne piange la scomparsa.
A Danilo e a tutti i famigliari le nostre più sentite condoglianze.

Flavio Vergani e il Direttivo del Pro Patria Club


La riservatezza che fino a ieri aveva celato i nomi dei possibili acquirenti della Pro Patria era un buon segno.

Ormai è noto che solo la mancanza di nomi circolanti tra la tifoseria è sinonimo di trattativa seria. Il patron ama questo stile e forse anche la controparte, quando la stessa è seria e non solo in cerca di pubblicità gratuita.

Saputi i nomi sono iniziati i dubbi. Andrà a finire come sempre? Speriamo di no, certamente i nomi sono di spessore, almeno quelli conosciuti, ma non cambierebbe nulla se andasse a finire come sempre. Avremmo preferito conoscere i nomi a trattativa conclusa, per non illuderci ancora una volta. Sentire ipotesi di organigrammi societari e addirittura nomi di possibili direttori sportivi ci trasmette l’idea di essere a un passo dalla soluzione finale. Invece, solo nel pomeriggio ci sarà un primo incontro tra le parti e non sembra proprio che le distanze tra la richiesta e l’offerta siano vicine. Come dice un mio amico che le sa tutte, o quasi, queste sono cose che non devono interessare ai tifosi e che, sempre secondo lui, bene ha fatto chi ha sempre saputo nomi e cognomi a rimanere zitto per amore verso la Pro Patria.

Intano a Reggio Emilia si sogna, la Gazzetta di Reggio scrive a caratteri cubitali che il patron è entrato nel consiglio della Reggiana delegando l’incarico di consigliere al fido Ferrara. Dicono con il 40 % delle quote, ma il patron assicura che così non è. Addirittura smentisce di disporre di tali quote. Vorremmo ben vedere che avesse solo il 40%, dopo aver portato a Reggio la selezione doc della collezione Pro Patria, l’intero staff, una sponsorizzazione importante per il settore giovanile e abbassato i costi di gestione in maniera considerevole, oltre a tante altre  idee innovative, ci mancherebbe anche che non abbia ( o avrà ) in mano la maggioranza!

Comunque, Vavassori fa sapere che non è assolutamente vera questa acquisizione di quote. Questo ci consola, non siamo gli unici inaffidabili al mondo, paese che vai…giornalisti inaffidabili che trovi. Che ci vuole fare patron, evidentemente è un male della categoria.


Alla fine ha fatto prima ad entrare nella Reggiana che a lasciare la Pro Patria. Secondo quanto riporta la stampa emiliana, patron Vavassori ha acquisito il 40% delle quote societarie della Reggiana che avrà un nuovo presidente nella persona di Compagni. Il tutto si è deciso nella riunione di domenica sera.

Si tenta addirittura il ripescaggio in serie B! Insomma, “tanta robba” per il patron che finalmente approda al suo sogno inconfessato e inconfessabile.

Se ne è andato prima di vendere la Pro Patria e questo è davvero singolare, ma ormai alle anomale normalità siamo abituati, l’importante è che prima o poi torni la normalità vera e non quella delle migrazioni di massa, dei governi ombra, del calcio scommesse e chi più ne ha, più ne metta.

E se questa è la conseguenza naturale per aver vinto più o meno due campionati, Dio ce ne liberi di tali vittorie! Era meglio quando andava peggio!

Futuro? Da quanto si legge oggi sui giornali c’è gente che ambisce a rilevare la Pro Patria. I nomi ? Il palermitano Salvo Zangari, alla guida della Pro Sesto fino a qualche giorno fa, Patrizia Testa, titolare di una storica azienda locale che opera nel campo immobiliare e spesso presente allo Speroni ( e questo è un valore aggiunto), Lino Petenà, già presidente della Pro Patria e titolare di Aquatechnik e Angelo Zaro già presidente della Pro Patria proprio nell’era Vavassori che se lo è fatto scappare per questioni di lana caprina.

Saranno loro a guidare la Pro Patria verso la riscossa? Lo speriamo davvero, molti di loro li conosciamo e nulla si può dire loro altro se non che saranno i benvenuti.

 

Flavio Vergani


Eccoci al “dunque”. Dopo tanto parlare e dopo tanta attesa i fatidici giorni che decideranno la sorte della nostra Pro Patria sono arrivati. E badate che “nostra” non sta a significare una possessività morbosa ed esclusiva di pochi, bensì perché chi tifa la Pro, notoriamente gente di questi lidi, la sente come parte di sé stesso e della propria identità ed è naturale che dica “nostra”, concetto forse questo che non è stato capito da chi negli anni si è susseguito alla guida del nostro glorioso team

Il tempo è passato inesorabile come la sabbia di una clessidra e ormai manco poco perché sia svuotata; sembrava ieri che eravamo qui a piangere per la retrocessione in Serie D che, seppur annunciata, ha fatto male lo stesso soprattutto per le modalità con cui si è arrivati, senza tralasciare quel “tir in corsa” che ci è venuto addosso che porta il nome di calcioscommesse il quale, per il momento, è stato messo in un angolo della nostra mente dato che il presente riguarda la sorte futura societaria del blasone.

Nelle disgrazie però alle volte nascono cose buone e il regalo più grande che ci è stato fatto è stato quello di aver ritrovato l’unità nella tifoseria che, nel corso dell’anno, si era via via perduta. Ora, compatti come la falange macedone, andiamo avanti verso un destino ancora ignoto ma non più con la paura di prima perché, se ci giriamo, abbiamo accanto visi a noi noti e cari che ci danno la carica per andare avanti.

In questi ultimi giorni abbiamo assistito e sentito l’ottimismo di chi diceva che (finalmente) vi erano delle persone serie, e di buona volontà, del territorio pronte a rilevare la società per toglierla dalle mani di chi invece gettava a manciate negatività seppure, sebbene l’abbia urlato ai quattro venti, se ne voglia disfare come di una scarpa vecchia ma che fino ad oggi ha complicato più le cose invece di semplificarle. Certo, è giusto che uno guardi ai propri interessi senza rimetterci troppo, ma se una cosa uno non la può più sopportare fa di tutto pur di liberarsene.

A conti fatti non sappiamo veramente cosa ci aspetta; a chi ci accusa di stare dietro alle chiacchiere da bar o a quelle di corridoio ci sentiamo di rispondere che sono le uniche che, nel bene o nel male, ci hanno detto qualcosa dato che chi era deputato a farlo non l’ha fatto perché forse impegnato (senza tanto nasconderlo) in altri lidi. Normale che il nervosismo tra i supporter sia montato nel corso del tempo e oggi, seppur il momento è delicato e richiederebbe sì ora quel poco di silenzio ingiustificato però nell’arco della stagione, si è arrivati al culmine perché questo mendicare notizie ci ha un po’ stufati. Trapelavano più news oltre “la cortina di ferro” che qui … “State buoni, se potete” diceva san Filippo Neri … certamente non è facile anche se il momento lo richiederebbe … confidiamo nella ragionevolezza e nella buona volontà d’entrambi le parti per continuare a vedere graffiare la tigre!

Nella speranza che il principe baci la “bella addormentata” Pro Patria rompendo l’incantesimo in cui siamo piombati, forza Pro!

ANDREA D’EMILIO

In occasione del "triplete"proposto dal Pro Patria Club nei giorni 17-18 e 19 Luglio, viene organizzato un pranzo aperto a tutti i tifosi per vivere insieme un momento di serenità.
Ai fornelli il solito Roberto Lusetti, una garanzia per la sua professionalità e competenza che proporrà un menù semplice,r ma di grande qualità.
Per facilitare il corretto acquisto di cibo, nel pieno rispetto della guidelines provenienti da Expo, è importante prenotare il pranzo con largo anticipo telefonando al numero : 3396382890.
Il pranzo si terrà al Museo del Tessile alle ore 12,30 del 19 Luglio 2015.
Ricordiamo inoltre che si raccolgono le iscrizioni per il Torneo di Subbuteo che si terrà proprio durante la tre giorni della birra per ricordare un uomo, una leggenda, un esempio : Luigi Marra, scomparso tempo fa, ma mai dimenticato dalla tifoseria bustocca.

Direttivo Pro Patria Club


Grande successo per la cena organizzata dall’associazione nata per festeggiare i 100 della Pro Patria organizzata nella serata di sabato scorso.

Moltissimi tifosi si sono ritrovati allo stadio per vivere insieme la propria passione proprio nella location più rappresentativa della stessa, ossia il mitico stadio Carlo Speroni.

Un evento che ha fatto seguito a quello dell’inaugurazione dell’associazione, ma anche alla gara di bocce del Pro Patria club in corso presso il bocciodromo di Madonna Regina, momenti tutti caratterizzati da una unità dei tifosi in altri tempi non riscontrabile.

Seppur le diverse anime del tifo mantengano inalterati i  profili che li caratterizzano e li differenziano, è bello notare il desiderio di fare corpo unico in un momento difficile per i colori che rappresentano, cercando in tutti i modi di unirsi .

Davvero paradossale il contrasto tra la frattura che da sempre è esistita tra i tifosi e la società di Vavassori a cui si contrappone la ritrovata unità dei tifosi che si sono stretti in unico corpo per difendere con decisioni le proprie origini e il blasone della loro squadra.

Con il pranzo comunitario previsto per domenica 19 luglio al Museo del tessile in occasione della festa della birra si proseguirà nell’opera di “cementificazione” delle diverse anime del tifo in attesa della sperata festa per la soluzione della vicenda societaria.

Su questo fronte già da oggi si potrebbero avere delle novità in quanto sembra confermato un incontro tra Vavassori e un rappresentante del gruppo locale interessato a rilevare la società bustocca.

Si parla di due capocordata intenzionati a scalare la vetta e di altri tre “sherpa” che spinti dalla passione per i colori bianco e blù potrebbero aiutare a portare il carico societario con attività collaterali di sponsorizzazione.

Insomma, il campo base è popolato da scalatori con corda e picozza pronte, da capire quanto sia alto il monte sul quale siede Vavassori.

Una montagna che ha perso molti pezzi dopo la tempesta del calcioscommesse e della retrocessione e che ancora potrebbe perderne a causa delle previste perturbazioni che la potrebbero investire a brevissimo.

Per cui, è logico aspettarsi che il patron allunghi qualche ponte per favorire la scalata ed evitare che lui per primo possa precipitare nel crepaccio più buio della storia della montagna.

 

Flavio Vergani


Il leggendario Amedeo Cocco








Si sono svolti sui campi di Madonna Regina i turni preliminari del Torneo di Bocce organizzato dal Pro Patria Club che ha visto scendere in pista ben 32 giocatori. Tra loro alcuni di grande qualità grazie a trascorsi importanti.
E' sceso in pista anche il presidente del Club Roberto Centenaro seppur simbolicamente in quanto ha scelto in questa occasione di non occupare il palcoscenico, dando spazio a chi durante la stagione ha avuto meno occasioni di visibilità. La sua è stata una apparizione fugace per dare il tocco in più al torneo, insomma un calcio d'inizio d'autore a cui non ha fatto seguito un atteggiamento agonistico per precisa scelta.
Alla fase finale prevista per venerdì prossimo accederanno le seguenti coppie di sfidanti:

Giovanni Pellegatta contro Sergio Marra
Enrico Colombo senior contro Osvaldo Coltro
Gianmarco Magni contro Mario Beliusse
Giorgio Armiraglio contro Riccardo Pesenti.

Hanno partecipato anche Gianni Rigon, Giancarlo Bacchi, Giannino Gallazzi ,Enrico Colombo junior, Roberto Blanco, Massimo De Bacco, Paolo Rezzin, Macchi Massimo, Franco Bortolin, Alberto Pedotti, Lele Magni, Fabio Gallazzi, Augusto Grilli(Renzo)Bruna Gaspari, Dino Gambarotto, Giordano Macchi,. Franco Bazzani, Renzo Toni, Andrea Fazzari, Sergio Magni, Franco Ferrario, Giulio Stagni,
Iscritto , ma non partecipante Andrea della Bella.
Il trofeo è dedicato alla memoria di Mario Cocco, presente sulle piste il papà Amedeo.

Flavio Vergani

A seguito di un approfondito confronto, il Consiglio Federale ha approvato a maggioranza (voto contrario dei consiglieri della Lega Pro) i criteri e le procedure di ripescaggio nei campionati professionistici 2015/16. Le società, per essere ripescate, dovranno versare un contributo straordinario alla FIGC di 5 milioni (Serie A), 1 milione (Serie B), 500mila (Lega Pro). Al tempo stesso, il Consiglio Federale ha deciso a maggioranza (voto contrario dei rappresentanti di Aic, Aiac e Lega Pro) il blocco dei ripescaggi a partire dalla stagione 2016/17. 

Il nostro commento, chi si fa ripescare è proprio un pesce



Vi invitiamo caldamente a leggere la lettera inviata dalla società Sestri Levante 1919 che annuncia il suo rifiuto a presentare domanda di ripescaggio in Lega Pro dopo averne acquisiti i diritti.

Una valutazione di raro buonsenso quella dei dirigenti del Sestri Levante indirizzata a chi di buonsenso ne ha dimostrato davvero poco finora. Ci piacerebbe che tutte le squadre rifiutassero di richiedere il ripescaggio viste le condizioni inaccettabili richiesti dalla Lega Pro.

Flavio Vergani


Il 24 giugno è san Giovanni Battista e, per chi magari se lo fosse dimenticato, per la nostra Busto Arsizio è festa patronale. Seppur con il tempo essa sia festeggiata in tono minore, ogni bustocco che si rispetti ricorda il protettore della sua augusta città, magari rivolgendogli una qualche richiesta particolare che va dalla cosa futile a quella più seria.

Seppur molti considerino lo sport un passatempo chi tifa Pro Patria, o è un semplice simpatizzante della squadra, se si accosta con questo atteggiamento verso questi colori allora non ha proprio capito niente. Come ho più volte ribadito questa società non è solo nata per “tirare qualche calcio al pallone” bensì è un simbolo e un patrimonio della nostra città e chi ha buona memoria si ricorda come è nata; per farla breve non da semplici lord inglesi o persone annoiate che cercavano di occupare il tempo che avevano in esubero, ma da persone che cercavano un riscatto sociale e una nuova identità dopo l’eccidio del primo conflitto mondiale. Già solo questa spiegazione dovrebbe bastare per fare capire, anche chi non si occupa di Pro, cosa rappresenta per noi. E anche per onorare chi allora fondò questa società che oggi i suoi “figli” tentano di farla rimanere a galla perché, cancellando la Pro, si darebbe pure un colpo di spugna alla storia e ai motivi di chi allora la fondò, quasi come essi non fossero esistiti. E questo non possiamo permettercelo …

Nel giorno della nostra festa patronale quale migliore momento che rivolgerci direttamente al nostro santo patrono? Penso che anche chi non crede o abbraccia un’altra fede sia in questo momento disposto a tutto pur di non vedere distrutto quello che ama. Se ci dovessimo trovare davanti l’illustre santo penso che anche lui non ci capirebbe nulla ed è capibile dato che, se lui ha materialmente perso la testa, noi non ci siamo molto lontani per stare dietro a tutto quello che succede. Quello che a lui chiediamo è di mettere la mano sul capo e sul cuore di chi, da una parte e dall’altra, ha in mano il futuro della Pro Patria; ora come ora ci accontentiamo di avere quella chiarezza necessaria affinchè possiamo sapere “di come morte dobbiamo morire”, e cioè da dove deve ripartire la nostra squadra. Perché certo non abbiamo paura di rimboccarci le maniche e sporcarci le mani perché quello che ci hanno insegnato chi ha fondato la Pro è la dignità e la forza di non mollare mai anche quando tutto sembra perduto.

Egregio san Giovanni quindi pensaci tu, dacci una mano; fino ad ora abbiamo cercato di fare da noi ma con le sole nostre forze non stiamo riuscendo a “cavare un ragno dal buco”. C’è bisogno di te, il tempo ora gioca a nostro sfavore: aiutaci a salvare un patrimonio della città che ti ha sempre onorato e voluto bene.

Nella speranza che il futuro della Pro sia presto chiaro e non segreto come le rivelazioni di Fatima, sempre forza Pro e w san Giovanni (intercedi per noi)!

ANDREA D’EMILIO

 


Auguri di buon onomastico a tutti i Giovanni biancoblù e in particolare al numero uno Giannino Gallazzi, a Giovanni Pellegatta e Gianni Rigon. Ma  anche a Giovanni Cusatis, uomo vero, tigrotto fiero e a tutti i Giovanni entrati nella storia della Pro Patria
Auguri!


Le parole di patron Vavassori con le quali ha comunicato lo stato di stand bye delle trattative non hanno minimamente sfiorato l’ambiente biancoblù che ha colto con freddezza e disinteresse l’aggiornamento della situazione. I tempi sono cambiati e quel che nel passato avrebbe causato preoccupazione e ansia, oggi viene sdoganato come la solita anomala normalità che da tempo caratterizza l’ambiente e che ormai non fa neppure il solletico ai più sensibili.
Gli opinion leader del web hanno speso poche parole per commentare quanto pubblicato sulla “Prealpina”.
Se Vavassori non iscriverà la squadra, vorrà dire che completerà l’opera che ha portato il calcio a Busto ai minimi storici e dal fondo si può solo risalire, questo è più o meno il tenore dei commenti raccolti in rete.
Non esistono trattative? Ripartiremo da dove ci verrà consentito chiudendo una parentesi da dimenticare sotto tutti i punti di vista. Questa è la soluzione dolorosa che però non spaventa le anime del tifo che trova ampia condivisione tra la tifoseria. Insomma, niente ci fa paura, basta che finisca questo scempio.
In serata ci concediamo un giro tra la tifoseria storica presente al nostro club per raccogliere le voci di chi non ama la rete, preferendo parlare face to face. Tra i molti presenti in sede troviamo anche chi ha modo di ricevere notizie di prima mano su quanto succede in città e, a quanto sembra, se è vero che non esiste una trattativa avviata è anche vero che sembra che la richiesta del patron per la cessione della società sia paragonabile al costo necessario per passare attraverso il lodo Petrucci, anche se lo stesso non parrebbe applicabile per la Pro Patria.
Una cifra che se confermata (trattasi di vox populi , seppur accreditata, prima che qualcuno possa accusarci di inattendibilità) terrebbe i potenziali acquirenti ben lontani da via Cà Bianca, preferendo valutare l’opzione che prevede la ripartenza da categorie inferiori. Un modo simpatico per definire e sintetizzare la situazione attuale parafrasando i soliti cori della curva potrebbe essere questa: “Meglio l‘eccellenza con la nuova dirigenza”.
In sintesi, un gruppo interessato a rilevare la Pro Patria c’è ma non disponibile a pagare cifre da capogiro per rilevare una società sulla quale grava la minaccia di una penalizzazione per il calcio scommesse e senza asset importanti.
Probabile che nei prossimi giorni venga formalizzata una proposta di acquisto ritenuta ottimale dai potenziali acquirenti e nel caso di risposta negativa del patron, si penserebbe fin da subito alla costituzione di una nuova società che potrebbe ripartire dall’ Eccellenza forse proponendo il derby con il Legnano. Una piccola consolazione che riporterebbe i tifosi ai tempi antichi e alle settimane dense di attese per la madre di tutte le partite.

Flavio Vergani

Tutto pronto per l'inizio del tesseramento 2015/2016 al Pro Patria Club che al costo di 20 euro proporrà in omaggio uno splendido telo in spugna (1,5 per 1) di finissima spugna top quality, personalizzato con il logo del Pro Patria Club.
Il telo è proposto in due colori: bianco e blù.
Possibilità di avere entrambi i teli a soli 35 euro con la tessera "lei e lui"
Colora la tua estate di bianco e blù con il telo dai mille usi, in spiaggia, sui prati verdi di montagna, per i tuoi pic nic o semplicemente nel tuo bagno.
Possibilità di tesserarsi in sede del Pro Patria Club, alla Festa della Birra nei giorni 17-18-19 Luglio, o allo stadio chiedendo del segretario Bacchi dopo le 17,30 di tutti i giorni feriali.
Direttivo Pro Patria Club





Patron Vavassori parla chiaro alla Prealpina per evitare che si spargano le solite voci che non raccontano la verità. Scelta giusta e da noi sempre sostenuta, persino consigliata per quel poco che può contare il nostro parere, e stavolta si sceglie di essere alla moda, visto che oggi la comunicazione è “cool”, mentre è “out” chiudersi nelle torri di vetro parlando sempre e solo con gli stessi.
Il patron dice che non esiste nessuna trattativa per la Pro Patria, per cui mettiamoci il cuore in pace, anche perché dalla Lega nazionale dilettanti hanno precisato che una nuova società non verrebbe iscritta in serie D, bensì in Eccellenza se si hanno centomila sacchi a fondo perso, oppure in Promozione “ a gratis”.
Siena e Parma sono state delle eccezioni in quanto le stesse vantano il grande merito di essere fallite per cui beneficiano del “lodo Petrucci” che permette loro un posto in serie D.
Nell’intervista Vavassori fa finalmente un bagno di umiltà dichiarando con chiarezza che si sente colpevole per la vicenda Ulizio, ma subito dopo diluisce la sua responsabilità dicendo che  “trattasi di una conseguenza di quanto accaduto nel passato”, in pratica ci sono corresponsabilità pregresse su quanto accaduto.
Si dichiara un trasportatore e non un agente della FBI per cui non poteva sapere chi avesse alla porta.
Pensare che sarebbe bastato chiederlo al “Giuseppe”, portinaio dello stadio e gli avrebbe detto vita, morte e miracoli di Ulizio. Un’altra occasione dove si sarebbe potuta sfruttare meglio la comunicazione, magari ascoltando anche i consigli dei meno stimati, ma su certi temi forse più sgamati.
 A riguardo del calcioscommesse il patron non fa una piega. Dice che la società non ha ricevuto una riga dalle autorità competenti, per cui non esiste il problema. Al limite si è parte lesa per cui volendo si potrà partire per Stresa senza alcuna penalizzazione in valigia.
Decisamente ottimista il patron a tale riguardo, speriamo davvero che non arrivi nessuna riga con lettere, ma soprattutto con numeri, che rappresentino una sentenza definitiva. Anche se che senza trattativa e senza iscrizione non vediamo dove stia il problema.
Il patron termina l’intervista mostrando una doppia anima di difficile interpretazione. Da una parte si dice così innamorato della Pro Patria da garantirle una sponsorizzazione a vita per il settore giovanile (addirittura scritta nel testamento)a patto che la società finirà in buone mani, ma dall’altra conferma che non iscriverà la squadra decretandone così la morte sportiva. Un odio amore che conferma quanto sia complicato il suo rapporto con la città e i tifosi e quanto spesso si arrocchi su determinati principi e capricci pur di tenere fede al copione che da tempo è stato messo in scena sul palcoscenico bustocco.
Amo la Pro Patria, ma non Busto,  la sintesi è chiarissima, ma difficile pensare che il concetto possa essere sposato e compreso da chiunque, visto che la Pro Patria e Busto sono un’unica medaglia. Inutile rigirarsela tra le mani, soprattutto dopo che anche la faccia che finora aveva brillato è stata ossidata dai risultati dentro e fuori dal campo. Non importa che non sia stato Vavassori ad interpretare il Giuda della situazione, il risultato è stato comunque lo stesso:  la crocifissione. E non sembra prospettarsi la resurrezione.
Quanto conta chi è stato e chi non è stato?
Patron Vavassori termina la sua chiacchierata con la “Prealpina” dichiarando che comunque sia “sta facendo il tifo affinchè la situazione si risolva con un bustocco alla guida della società”.
Intanto, un non reggiano potrebbe entrare nel club granata dopo averlo sponsorizzato per un anno. Per la serie nessuno è profeta in patria, figuriamoci alla Pro Patria.

Flavio Vergani  


Dopo le numerose aste andate deserte e la permanente  drammatica situazione finanziaria, il Parma non sarà in grado di partecipare al prossimo campionato di serie B. Gli emiliani si iscriveranno in serie D. Al loro posto verrà ripescata una squadra dalla Lega Pro. Se i criteri di scelta rispetteranno quelli della passata stagione sarà il Brescia la candidata più autorevole.


21 Giugno 2009

Pro Patria-Padova 1-2

PRO PATRIA
: Giambruno, Music, Barjie, Cristiano, Pisani, Urbano, Do Prado, Dalla Bona, Fofana, Correa, Toledo. All. Lerda. A disposizione. Anania, Polverini, Morello, Zappacosta, Melara, Migliorini, Mosciaro.

PADOVA: Cano, Petrassi, Di Venanzio, Cesar, Faisca, Pederzoli, Baccolo, Bovo, Varricchio, Patrascu, Di Nardo. All. Sabatini. A disposizione. Facchin, Bianchi, Falsini, Gentile, Rabito, Baù, Filippini.

Reti: 37'st e 40 st Di Nardo, 43' Urbano

ARBITRO: Nasca di Bari (Santuari - Fortarezza)

Note: Espulso Di Venanzio al 40'


Sono passati sei anni da quando la Pro Patria lasciò sul campo la serie B a causa di una anomala situazione societaria che la portò dalle stelle alle stalle.
Sei anni dopo la Pro Patria ha perso il play out per la permanenza in Lega Pro e forse anche il diritto di giocare in serie D.
Zoppo passò la palla a Tesoro per la strombazzata riscossa che volle dire retrocessione il primo anno  e tredici punti di penalizzazione nel secondo. Tesoro passò la palla a Vavassori che dopo aver vinto un campionato che non portò alla promozione, proprio a causa della penalità, subito dopo riuscì nell'impresa di conquistare la categoria superiore con un secondo posto, per poi non retrocedere in un campionato senza retrocessioni . Infine ecco una vergognosa discesa in serie dilettantistica per un serie di fatti che probabilmente poco hanno a che vedere con lo sport, seppur la sentenza del calcioscommesse sia ancora "pending" e quindi è doveroso concedere le attenuanti a chi è stato accusato di aver falsato le gare della Pro Patria e non solo.
Di diverso rispetto al passato è il fatto che Vavassori, dopo aver ridotto a zero il valore della Pro Patria esportando a Reggio Emilia i suoi asset più importanti, e aver azzerato il valore del settore giovanile con generose cessioni dei talenti più promettenti, non è stato in grado di trovare un acquirente. Impresa che mai nessuno era riuscito ad eguagliare. Retrocesso e responsabile della cancellazione del calcio a Busto, ultimo presidente della storia centenaria della Pro Patria.
Sei anni nei quali chi si è succeduto alla guida della società bustocca ha spesso puntato il dito contro tutto e  contro tutti senza mai programmare uno sviluppo armonico della società in sinergia con i tifosi e le forze locali.
Presidenze individualiste che hanno fatto(poco) e disfatto(molto)vantandosi nel bene e accusando gli altri nel male. Vinciamo noi, perdete voi, questo il ritornello spesso intonato in questi sei anni che hanno portato la Pro Patria dalla possibile serie B alla possibile non iscrizione in serie D.
Adesso toccherebbe alla città raccogliere le ceneri rimaste dopo aver bruciato l'entusiasmo dei tifosi ridottisi al minimo storico non certamente per colpa degli stessi e dopo aver svalutato il brand Pro Patria a livello nazionale con la pesante accusa del calcioscommesse. O dopo aver traslocato una intera squadra in altra città.
Tutto questo senza che ci si mostri dispiaciuti o un filo responsabili di quanto accaduto, quasi che ci si senta ingaggiati dal destino per interpretare un copione senza possibilità di modificarne il finale.
Una situazione raccapricciante che fa venire i brividi. Dopo aver portato la Pro Patria nella fossa ci si mostra pure infastiditi per il fatto che nessuno suonerebbe il campanello per reclamarne la salma. Non era meglio curare il malato quando lo si poteva fare invece che infischiarsene e darla in mano a medici improvvisati che scommettevano sulla salute del paziente, invece di somministragli le giuste medicine?
Sei anni nei quali se ne sono viste di tutti i colori alla faccia di chi ha spesso giustificato tutto e tutti sorprendendosi del fatto che l'acqua a Busto andasse all'insù.
Si, forse è vero, in questa città la normalità è cosa rara, le anomalie frequenti, ma avere il coraggio di fronte a questa realtà di non cantare il mea culpa è degno di un film di fantascienza da Oscar.
Non sappiamo come andrà a finire e alla fine è l'ultima cosa che interessa ai tifosi, la loro Pro Patria è  stata talmente umiliata, infangata, scherzata e sputtanata che il desiderio di farla finita una volta per tutte pur di liberarsi di un passato pesante e ingombrante supera il dispiacere di veder morire una storia lunga cent'anni.
La data è certa 30 Giugno 2015, manca solo di sigillare la tomba e incidere la lapide, ma si abbia almeno il coraggio di firmare il necrologio.

Flavio Vergani


Nuvoloni sul franchising Pro Patria in quel di Reggio Emilia dove la succursale biancoblù è ancora orfana della mente che l'ha creata.
Il fidanzamento è stato veloce, ma il matrimonio al momento "non s'ha da fare", come confermato da Raffaele Ferrara nell'intervista rilasciata alla Gazzetta di Reggio.
Insomma,, un film già visto con la differenza che a Busto la dirigenza è tre anni che dice di volersene andare ma è ancora qui, a Reggio è un anno che dice di voler arrivare, ma è ancora in autostrada.
Destini anomali che si inseriscono in realtà normali facendole sembrare eccezioni che spesso però confermano le regole.
Intanto si ode la voce sempre dalla città affiliata che l'ex Pro Patria Luca Giannone sarebbe tentato dal Cesena. Dopo Crotone, Bologna, Reggiana ecco il Cesena, per il talento napoletano ancora alla ricerca della sua consacrazione. Sarà la volta buona?

REGGIO EMILIA. Raffaele Ferrara è una pedina imprescindibile per la Reggiana del futuro. In silenzio, com’è nel suo stile, ha saputo costruire e governare la squadra che ha sfiorato la serie B. Sarà anche per questo motivo che il Carpi ha pensato a lui quale erede di Giuntoli.
E’ pronto per lo sbarco in serie A col Carpi?
«Io non bado molto alle chiacchiere che si fanno in questo momento ma preferisco il lavoro e la concretezza».
Però le avrà fatto piacere questa sua candidatura.
«La prendo come un attestato del nostro buon lavoro alla Reggiana ma nulla di più».
Vuole ripartire dalla Reggiana?
«Io ho dato una parola e la mantengo: aspetto Vavassori».
C'è un profondo legame tra lei e Vavassori?
«E' un segno di rispetto nei confronti di una persona che mi ha sempre dato fiducia e consentito di lavorare in piena autonomia e responsabilità. Mi auguro che Vavassori, Compagni e Barilli risolvano in fretta l'attuale impasse».
Ma si può dire che Vavassori ha raffreddato il suo interesse per la Reggiana?
«Proprio no. Ha fatto quest'anno la sua parte ed è pronto a farla anche per il futuro».
Quindi?
«E' pronto a fare delle Reggiana una società forte e solida ma ci devono essere le giuste condizioni».
Lei era presente sabato all'incontro dei soci, quindi può dire cosa è necessario?
«Al momento manca un accordo tra loro. Lo scorso anno è stato di transizione ma ora occorre pensare al futuro per rafforzare la Reggiana. La volontà di Vavassori c'è, occorrerà arrivare a un accordo tra i soci. Nell'incontro di sabato ho visto un Vavassori sempre più coinvolto in un progetto Reggiana ma al momento c'è poca sintonia e chiarezza».
Lei quali condizioni ha posto ai soci per rimanere?
«La piena autonomia per quanto riguarda l'aspetto tecnico sia a livello di settore giovanile sia di prima squadra. Nessun limite nel mio operato, sempre nell'ambito di un preciso budget perché è evidente che non posso pensare a prendere Messi se non ce lo possiamo permettere. Ci devono essere dei paletti e una sintesi a fine anno del mio operato ma in assoluta autonomia».
Cosa è mancato quest'anno?
«La perfetta fusione c’è stata tra i due gruppi di giocatori ma non a livello dirigenziale. Ero abituato a essere più decisionalista, anche perché alla Pro Patria dovevo fare riferimento a un solo padrone, si operava con maggior rapidità».
Ha avuto delle difficoltà di gestione?
«Non ho subìto imposizioni ma è stato, diciamo, un anno di transizione. Ora deve essere consacrato un concetto: le scelte le fa uno e se poi a fine anno sono sbagliate ne pagherà la conseguenze».
E’ operativo sul mercato?
«Non posso esserlo fino a quando non ci sarà chiarezza e non sarà stabilito un preciso programma di lavoro».
Però qualche approccio l'ha fatto?
«Chiacchiere e nulla più».
Mister Colombo cosa farà?
«E' in scadenza di contratto ma è logico che c'è perfetta sintonia tra di noi. Anche lui aspetta notizie dalla Reggiana anche se da professionista deve rispondere ad eventuali telefonate.
Quale sarà la sua filosofia per la Reggiana del futuro?
«C'è già uno zoccolo duro che va solo rifinito. Vogliamo scegliere, come in passato, giocatori che vogliano mettersi in mostra, orgogliosi di indossare la maglia granata e di giocare per la Reggiana».
Prevarrà il senso di appartenenza?
«Come si fa a non sposare la causa Reggiana? Basta respirare l'aria per un paio di settimane e poi ti rendi conto di dove sei. Reggio fa sentire gli atleti dei giocatori veri».
Giovani o esperti?
«Quest'anno cambieranno anche le norme (rosa di 24 giocatori e da 5 a 8 under 21) ma abbiamo già diversi ragazzi del 1994. L'importante è scegliere gente che vuole arrivare».
Una Reggiana da serie B?
«Prima di rispondere occorrerà sapere

cosa hanno in mente i soci. E' essenziale che si faccia in fretta».

Teme di perdere dei giocatori?
«La Reggiana non ha problemi a convincere dei giocatori a venire a Reggio ma è evidente che sono professionisti e devono anche fare precise valutazioni, non ci siamo solo noi».


Qualche anno, un auto storica  ormai dal demolitore fu ritirata e messa a nuovo da un nuovo proprietario. Un auto storica che presentava ben 13 ammaccature profonde che i carrozzieri ingaggiati dal nuovo guidatore riuscirono a stuccare e lucidare . Un lavoro perfetto che permise di immatricolare l’auto alla cilindrata superiore, sempre con bollo e assicurazione pagati regolarmente. Un dovere che ultimamente è diventando un merito a causa delle molte auto senza assicurazione e senza bollo pagati che circolano in questo periodo. Ma, sempre un dovere rimane e non un merito a meno che non si consideri anormale quello che dovrebbe essere normale.

Un auto sulla quale il proprietario non fece mai salire nessuno, forse geloso del suo intervento di manutenzione pagato fior di quattrini. Un auto che al massimo ha avuto a bordo tre passeggeri, amici fidatissimi e selezionatissimi del driver.

Qualche tempo dopo l’auto fu messa in vendita in Italia e all’estero, ma l’assicurazione costava troppo e i tentativi furono vani.

Stanco di guidare quel modello per lui ormai obsoleto, il proprietario prese una nuova vettura targata Reggio Emilia, ma non potendo avere la proprietà di due veicoli, decise di affidarsi ad un leasing. Possedeva un auto, ma ne guidava un'altra. O giù di lì.

Intanto, la vecchia auto lasciata incustodita e con le chiavi inserite venne presa da guidatori spericolati che tra una sgommata e l’altra la portarono fuori pista diverse volte. Una botta di qua e un’altra di là, ed ecco che l’auto arrivò a fine anno senza passare la revisione, con conseguente immatricolazione nella cilindrata inferiore.
Disgustato da quanto combinato dai guidatori imprudenti, il proprietario ha dapprima fatto sapere che non si sentiva in colpa  per quegli incidenti, nonostante le chiavi da lui imprudentemente lasciate inserite e nonostante in molti gli dicessero di avere visto in giro la sua auto in divieto di sosta, o in divieto di accesso, o in contromano.
Vita facile per per gli incauti nuovi piloti senza patente che tutti conoscevano per aver portato fuori pista diverse altre auto nel passato. Gente che paga la benzina, ma non vuole acquistare quel che abusivamente guida.
Ripreso il possesso delle chiavi dell’auto, il proprietario ha quindi nuovamente fatto sapere di non voler più iscrivere l’auto al Pra.
Insomma, l’idea era di farla sparire dal parco auto viaggiante in Italia dopo averla fatta scorazzare per diversi mesi senza preoccuparsi dei danni che stava subendo.
Questa volta il proprietario tentavadi vendere  l’auto a strisce biancoblù che nel frattempo era diventata un rottame con gli optional rimuovibili tutti già tolti e reinstallati sulla sua nuova berlina di Reggio Emilia. Uno scheletro d’auto più che un auto. Pensate che era stato persino rimossa la ruota di scorta, quello che nel calcio chiamerebbero settore giovanile, che ti aiuta quando si fora una gomma e ti servono nuove forze per andare avanti.
Una vendita davvero difficile da concretizzare visto che non sono attivi gli sconti rottamazione  che permetterebbero di “darla dentro ad un commerciante della zona”, di quelli che ritirano tutto.
Ecco l'ennesimo tentativo di vendita con la pubblicazione di un annuncio sul giornale (rigorosamente sullo stesso delle altre volte) per trovare un acquirente che, affascinato dalla storicità dell’auto ,possa mettere mano al portafogli per ritirare quel poco che è rimasto di un auto storica di lusso.
Chi ha visionato l’auto recentemente non ne è rimasto incantato, troppe ammaccature visibili, mentre altre potrebbero arrivare a causa di una prevista grandinata in arrivo, così certa che in molti ci stanno addirittura scommettendo. Una moda che sta investendo Busto che orfana dell’accusa di razzismo smontata dai giudici e solo sfiorata la ribalta con il doping di Andreoni, si sta aggrappando al gambling per avere una fetta di popolarità nazionale.

La parte buffa di questa storia vera è che il proprietario, dopo aver cercato di vendere l’auto quando era ancora in condizioni decenti senza riuscirvi, ora mostra rammarico in quanto nessuno sembra volersi accostare al rottame. Illuso o un esempio di ottimismo al quadrato?
Forse non ci si dovrebbe rammaricare sul fatto che manchino i possibili acquirenti, ma chiedersi se sono corrette le valutazioni del “usato” proposto senza garanzia per via della imminente grandinata.
Ovvio e scontato invece è il fatto che in queste occasioni non si deve sentire in colpa chi non compra, ma chi non ha saputo vendere prima e neppure adesso.

Nessuno ha l’obbligo di comprare quello che qualcuno vuole vendere dopo aver mostrato tutto il disappunto per l’acquisto avvenuto. Indubbiamente non il migliore degli spot pubblicitari e nemmeno grande strategia da venditore quello di infangare l’auto prima di volerla vendere. Forse una passata sul rullo del lavaggio aiuterebbe allo scopo. Reiterare i soliti commenti sul fatto che l’auto consuma molto, è scomoda, vibra, ha le gomme senza battistrada, non ha l’aria condizionata e consuma olio, non giova al raggiungimento dell’obiettivo.
Difficile anche comprendere l’aspettativa del venditore seduto ad aspettare che qualcuno suoni il campanello per richiedere il mezzo, un comportamento (in giustificato solo dal fatto che male che vada non iscriverà la vecchia auto al Pra.
Soprattutto quando si è detto e ripetuto che quell’auto non era stato un capriccio, ma un gesto importante pieno di significati. Soprattutto quando si era scelta quell’auto senza che nessuno l’avesse imposta. Soprattutto dopo aver appurato quanto costasse mantenerla e quanto poco regalasse il benzinaio in termini di sconti coupon. Soprattutto dopo averla rottamata e privata dei suoi optional più importanti e richiesti.
Così, l’auto biancoblù dopo quasi 100 anni nei quali è circolata in tutta Italia abbagliando migliaia di persone che ne sono rimasti affascinati dagli splendidi colori, rischia di andare dal demolitore.
Un demolitore che avrebbe la stessa identità dell’ultimo proprietario, a meno che qualche appassionato di auto incidentate non decida di ritirarla, ma le auto in questo stato devono essere regalate perché ripararle costa moltissimo.
D’altra parte le passioni richiedono sacrifici, diversamente si chiamerebbero business e sinceramente sperare di fare business con le auto da rottamare è pura utopia.
Ma questo è ben chiaro a chi guida un’auto.
 
Per cui...

Flavio Vergani

Che dire, sembra che indossare la maglia della Pro Patria sia il modo migliore di far parlare di se nel modo peggiore.
Dopo le anomale normalità e le normali anomalie che hanno fatto venire il mal di pancia un po' a tutti togliendo "armonia" e non solo all'ambiente, ecco la novità dell'ex tigrotto Cristian Andreoni, ora alla Reggiana.
Per lui positività al controllo antidoping dopo la gara di play off con l'Ascoli. Il Coni ha comunicato che le contranalisi, ossia le analisi di conferma di quanto già rilevato nel primo esame, confermano la presenza di arimistane e metabolita dell'arimistane nei campioni di urina del giocatore reggiano. Trattasi di sostanze che sopprimono gli effetti collaterali biomedici causati dell'abuso di steroidi androgeni anabolizzanti, ma non influiscono sul miglioramento della prestazione sportiva, seppur gli stessi siano vietati dal codice mondiale antidoping del 2008.
Insomma, una tegola che colpisce l'ex tigrotto,dopo un non esaltante campionato in quel di Reggio che potrebbe costargli una lunga squalifica.





 

Proseguono senza sosta le attività dell'associazione nata per celebrare i 100 anni della Pro Patria.
Questa volta l'offerta prende per la gola i tifosi con una cena sotto le stelle prevista per sabato 27 Giugno allo stadio Speroni (ore 20).
Con soli 10 euro si potranno gustare un aperitivo, un primo, un secondo, il dolce. e il caffè. Le bevande si pagheranno a parte e mai decisione fu più saggia visto le note "spugne" che popolano il popolo del vin bruleè.
Ci sarà modo anche di divertirsi in compagnia grazie alle proposte degli organizzatori.
Per prenotarsi è possibile scrivere una mail a : 100annidipro@gmail.com, oppure chiamare Lele Magni al numero : 348 1331435

 
Una chicca inviataci da Roberto Blanco, durante gli allenamenti della Pro Patria l'indimenticabile mister Tosi se la prende con il pubblico, o almeno così si pensava, mentre forse i rimbrotti erano rivolti a se stesso. Ci aveva visto proprio lungo mister Tosi, un gran bel profeta del suo destino.
 
 
 
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Lo storico segretario della Pro Patria Saverio Granato è andato a Roma alla riunione delle società retrocesse in serie D. Patron Vavassori ha fatto presente che questo non significa che iscriverà la Pro Patria al campionato, ma trattasi solo di atto dovuto per dare la possibilità a chi vorrà rilevare la Pro Patria di poterlo fare.
La sua decisione di non iscrivere la Pro Patria rimane ferma. Una ripetizione del concetto che il patron sembra voler continuamente fare per convincere sé stesso, visto che nel passato fu protagonista delle stesse dichiarazioni senza poi mantenerle. A noi il concetto è chiaro, inutile continuare a ripeterlo, come è inutile ripetere che con lui la Pro Patria ha vinto due campionati. Chissenefrega se alla fine ci troviamo in serie D?
Potrebbe averne vinti anche dieci di campionati, ma quel che conta è quello che lasci. Nessuno ha mai terminato la sua esperienza societaria con una non iscrizione. Tutti hanno garantito continuità. Lui no. Questo è quello che conta, non il passato. La storia celebra i vincitori di guerre, non di singole battaglie. E lui ha perso. Punto.
Idem con patate per il refrain relativo alla salvezza da un fallimento. Conta zero se poi porti la squadra in serie D e non la iscrivi. Punto.
Oppure si pretende che i tifosi debbano sparare fuochi d’artificio per celebrare i campionati vinti, oppure organizzare feste di piazza per celebrare la salvezza dal fallimento, mentre la realtà dice serie D e non iscrizione? Questo è un funerale e non una festa, per cui, per favore, sia abbia almeno il rispetto del lutto per la morte della Pro Patria. E, visto che si è i primi responsabili della tragedia, ci si associ al lutto invece di continuare a far rumore ripetendo ossessivamente concetti stucchevoli ai quali non credono neppure quei pochi che fino a tempo fa ancora lodavano le gesta di Vavassori.
Quanto accaduto nel recente passato è talmente disgustoso che nulla di peggio può accadere. Smembrati in estate, scommessi in inverno, retrocessi a primavera, questa è la realtà da commentare. Non le due promozioni. La minaccia di non iscrivere la squadra come ciliegina finale di un disinteresse verso la Pro Patria che si protrae da sempre e che ha avuto il suo apice nell’assenteismo cronico di Vavassori allo stadio.
Si commenti questo, non le due promozioni. Si abbia il coraggio, per una volta, di ammettere le proprie colpe che sono grandi e pesanti come un macigno, si faciliti il passaggio di proprietà e si chiuda una parentesi da dimenticare per la storia tigrotta.
Il resto sono solo parole al vento che non interessano a nessuno.

Flavio Vergani

Mister Tosi e Ulizio junior non si sono presentanti alla convocazione del procuratore federale Palazzi che li voleva in campo nella mattinata di ieri per interrogarli sulla vicenda dirty soccer.
I due non hanno risposto alla convocazione, per cui il primo tempo del match si è chiuso con un nulla di fatto.
Tutto rinviato al secondo tempo, d'altra parte loro erano esperti di secondi tempi, per cui è normale che puntino tutto sulla ripresa.
Ma i due si presenteranno prima o poi? Si accettano scommesse.
Flavio Vergani


Chiedo scusa a lor Signori e mi dichiaro sinceramente pentito per tutti i miei errori e le mie evidenti colpe.
Chiedo scusa per avere spinto il Signor Vavassori ad “esportare” la Pro Patria in Emilia, lui così innamorato dei nostri colori, e per averlo poi obbligato con la forza a lasciarci in dote una squadra rabberciata e con numerosi doppioni e ruoli scoperti, per usare un eufemismo.
Chiedo scusa a lor Signori per avere poi deciso di cambiare numerosi allenatori fino ad arrivare, prima dell’ultimo sfortunato trainer, ad un tecnico perdente non per incapacità, ma sembrerebbe per scelta economica.
Chiedo scusa per aver convinto con mezzi subdoli il Patron, dopo una serie di dichiarazioni risibili (da me suggerite), a rifiutare ogni possibile trattativa per poi costringerlo a “regalare”  la Pro Patria a soggetti con cui il famoso patto di riservatezza si sarebbe potuto sottoscrivere con il sangue.
Chiedo scusa anche per avere chiaramente causato, insieme a tutti gli altri colpevoli tifosi, una retrocessione annunciata.
Chiedo scusa per avere disturbato il manovratore e tutti i suoi amici di alto (ed allo stesso tempo basso) livello, osando addirittura mettere in dubbio quanto stava accadendo.
Io stesso però non riesco ancora a capacitarmi di cosa il pubblico di Busto abbia saputo architettare.

Chiedo infatti scusa anche per le partite vendute, per le “amicizie pericolose” che abbiamo evidentemente imposto al Signor Vavassori e per le frequentazioni particolari cui lo abbiamo costretto.
Chiedo scusa per aver osato anche solo pensare che una qualche responsabilità per tutto quanto avvenuto fosse imputabile al nostro “diversamente sciarpato” Patron; lui ovviamente, come bene continua a ripeterci il foglio che ne riporta fedelmente il Verbo (senza contraddittorio, ci mancherebbe) non si ascrive alcuna colpa.
Ed è francamente giusto così; quanto siamo potenti, oltre che maligni, noi tifosi!
Quasi non ci siamo resi conto durante questa disgraziata stagione dell’enorme influenza che avevamo sulle decisioni dell’innocente proprietario della Pro Patria.

Marco Grecchi

 


Seppur oramai non siamo così lontani da metà giugno, e quindi all’inizio dell’estate,la nebbia fa ancora capolino nei pressi dello Speroni con questo clima invernale che sembra aver fatto casa e non volersene più andare. Sebbene situazioni del genere le abbiamo vissute molto negli ultimi anni, questa volta la sensazione di essere arrivati al punto di non ritorno aleggia come gli avvoltoi sulle carcasse. Il silenzio che circonda le vicende della Pro e i pochi messaggi “minacciosi” che arrivano dall’attuale proprietà fanno temere più che mai il peggio con il rischio che quasi cent’anni di storia siano spazzati via da un semplice colpo di spugna; praticamente il tifoso si sente quasi come un amante dell’arte che nota una grossissima crepa sul soffitto della Cappella Sistina che rischia così di far cadere la mirabile opera michelangiolesca. Con quell’ansia e animo pieno di timore dell’amante dell’arte il tifoso della Pro spera che la sua Cappella Sistina non crolli nella speranza che venga riparata o si metta almeno una toppa.
Nell’attesa di chiarimenti, e con la speranza che tutto volga per il meglio senza intercorrere nell’irreparabile, ecco che qui mi piacerebbe proporre un modello di “fare sport” che dovrebbe essere un faro per chi speriamo subentri alla guida della nostra beneamata società, ovvero il Gruppo Sportivo Beata Giuliana. Essendo la squadra del quartiere in cui vivo mi è più facile parlare delle vicende che la interessano ma, a parte la mia appartenenza alla zona, mi preme sottolinearla come modello di gestione sportiva. Da poco tempo alla guida della società è arrivato Bruno Tridico il quale, oltre ad una attenta gestione dei conti, è riuscito a ricreare quella sinergia fra la squadra, la parrocchia e l’oratorio che negli anni si era persa ma che il quartiere richiedeva, dato che ciò fu il cardine di coloro che dettero vita alla società diventandone quasi una sorta di “costola” della parrocchia/oratorio. Dall’altra parte il presidente Tridico ha trovato nel parroco di Beata Giuliana, don Giovanni Fumagalli, una sponda il quale, da amante dello sport e sacerdote lungimirante, ha sposato in toto l’iniziativa sancita pubblicamente con la sua presenza, non molto tempo fa, sugli spalti dello stadio dando pure il calcio d’inizio di una partita. La bontà del progetto e gli sforzi di Tridico e don Giovanni di portare avanti l’iniziativa hanno portato un nuovo entusiasmante coinvolgimento delle famiglie e di tutto il quartiere nelle questione del Beata i quali, piano piano, stanno riassaporando quella vicinanza che fu il sale dei “padri fondatori” della società sportiva. A premiare poi l’iniziativa è stato pure il successo sul campo della Prima Squadra che è stata promossa in Seconda Categoria; frutto del caso o un premio dai “quartieri alti” essendoci di mezzo un prete? (E che prete … ). E le iniziative, a quanto so, non sono finite qua …
A ben vedere quello che ha fatto il Beata Giuliana non è quello che chiedono pure i tifosi della Pro Patria e l’intera città di Busto alle svariate società che si sono susseguite nel tempo? E cioè quello di un maggiore coinvolgimento di tutte le associazioni e realtà nate sul territorio intorno alla squadra che, invece di essere considerate un bene prezioso, sono state considerate “il male di tutti i mali”? Non sono le cose che da secoli non solo i tifosi ma l’intera città chiede, essendo la Pro Patria non un patrimonio per pochi ma di tutti i bustocchi? Eppure siamo stati, fino ad ora, inascoltati!
Ebbene se una piccola realtà con modesti mezzi come il Beata Giuliana è riuscito a farlo perché non possiamo riuscirci anche noi? Anche se siamo una realtà più grande e quindi un po’ più difficile da gestire non possediamo più mezzi per farlo? Io, e non solo io, chiedo questo auspicando che il futuro sia questo per la nostra Pro Patria, e cioè che si crei quella sinergia tra società, tifosi e territorio che furono alla base della Pro Patria che fu portandola ai successi e quell’affetto che conosciamo … perché altrimenti cambiare continuamente proprietari ma farsi continuamente la guerra non porterà a nulla … o meglio ad una cosa sì; all’annientamento stesso delle nostri tigri!
Nella speranza che il futuro possa finalmente portarci la serenità che ci meritiamo … forza Pro! (E forza pure Beata Giuliana!).
ANDREA D’EMILIO

La festa della Varesina dopo la vittoria del play off
La Varesina, squadra nata dalla fusione tra il Castiglione Olona e il Venegono Superiore, vince il play off battendo per cinque a due la Liventina e vola in serie D raggiungendo la Bustese ( di Busto Garolfo). Solo quarto il Legnano che nulla ha potuto di fronte alla forza delle due neo promosse.
Se la Pro Patria riuscisse nell'impresa di iscriversi a questo campionato, le due compagini neo promosse potranno calcare lo Speroni.
Da chiedersi se sono arrivate in altro loro o se siamo caduti in basso noi.
Scherzi del destino o solo conseguenze delle normali anomalie che hanno portato la Pro Patria dove era stata solo 20 anni fa per colpa di una dirigenza che seppur forte economicamente, non è riuscita a centrare l'obiettivo salvezza. E questo, a nostro avviso è una colpa doppia.
Flavio Vergani

Come ci segnala un amico della Pro Patria sempre informatissimo, lunedì ci sarà il primo match in tra Andrea Ulizio e  mister Tosi con la Procura federale sportiva
I due dovranno rispondere alle domande del procuratore che vorrà sapere tutto e di più sulle presunte influenze dei due sul risultato finale di alcune partite della Pro Patria.
I due avranno l'onore di aprire le danze, poi seguiranno gli interrogatori a tutti gli altri arrestati nell'operazione iniziata a Catanzaro.
Flavio Vergani

Sono aperte le iscrizioni per chi volesse partecipare al pranzo dei tifosi biancoblu che si terrà domenica 19 Luglio al Museo del tessile nell'ambito del programma della 6^Festa della Birra.
Sarà un modo per stare tutti insieme parlando di Pro Patria e gustando le specialità di "Masterchef Lusetti"che al modico costo di 15 euro offrirà un antipasto, un primo, un secondo, il dolce, l'acqua, il vino e persino il caffè.
Ricordiamo che l'iscrizione è obbligatoria , basterà chiamare
il seguente numero 3402915774
Direttivo Pro Patria Club

Sono aperte le iscrizioni al torneo di Subbuteo dedicato all'indimenticabile Luigi Marra, uomo vero e tigrotto fiero che ci ha lasciati tempo fa.
Il torneo si disputerà al Museo del Tessile con inizio il 18 Luglio (nel pomeriggio) quando si disputeranno le fasi eliminatorie, con finale prevista per il giorno successivo sempre nel pomeriggio.
Le gare si inseriscono nel programma della Festa della Birra organizzata dal Pro Patria Club. Iscrizione a 10 euro telefonando al numero : 3402915774

Direttivo Pro Patria Club


Tutto pronto per l’undicesima edizione del torneo di bocce organizzato dal Pro Patria Club che per l’ottavo anno viene dedicato alle memoria di Mario Cocco.
Numerose le novità partorite da Gianni Rigon e Giorgio Armiraglio,  “deus ex machine” dell’organizzazione.
Nuova location, si giocherà sulle bellissime piste del Centro Parrocchiale di Madonna Regina in via Favana e nuova formula che passa dalla gare a coppie degli scorsi anni alla gara individuale di quest’ anno.
Girone iniziale a 32 partecipanti con estrazione a sorte per gli abbinamenti con prima serata eliminatoria prevista per il 25 Giugno. Poi, il 26 Giugno, si svolgeranno le semifinali e il 3 Luglio la finale con rinfresco dopo gara per celebrare vincitori e vinti.
Iscrizioni aperte a tutti, soci o non soci del club al costo di 15 euro al Pro Patria Club nelle serate di martedì e venerdì ( in via Pozzi)

Direttivo Pro Patria Club