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Sorpresa allo Speroni qualche giorno fa quando si è materializzato un componente di spicco del famoso "Dream team", squadra dei record (positivi)poi diventata un incubo per via di quella maledetta finale con il Padova. Il suo nome è Machado Toledo, sgusciante ala che fece faville con i vari Do Prado, Correa e Fofana.
Subito avvicinato dai presenti ha rivissuto con loro i ricordi del recente passato e affermato che Busto gli è rimasta nel cuore. Toledo ha giocato l'ultimo campionato a Bogliasco in serie D ligure con 34 presenze e 4 reti.
Cosa facesse a Busto non è noto, ma non serve molto per intuirlo e a precisa domanda il brasiliano ha risposto che tornerebbe qui di corsa se lo chiamassero. Gatta ci cova?
 Toledo ha 35 anni ma è apparso in perfetta forma fisica.
Flavio Vergani

Per chi si fosse perso la trasmissione di Rete 55 con Pippo Taglioretti, Roberto Centenaro, Giorgio Giacomelli e Ottavio Tognola, è possibile rivederla cliccando qui: CLICCA E VEDI
Bello il ricordo di Simona da parte di Giorgio Giacomelli.
Flavio Vergani


Si parlerà di Pro Patria a Rete 55 durante il telegiornale in onda questa sera a partire dalle ore 19,30. Ospiti in studio Roberto Centenaro, presidente del Pro Patria Club. Simone Lamberti, presidente del “Tigrotto” con i giornalisti Ottavio Tognola e Giorgio Giacomelli. Insomma, un po’ di Pro Patria in quel di Varese dove è diventata ufficiale la notizia della calata di patron Vavassori e del suo staff per riportare il Varese in Lega Pro.


Buongiorno,mi chiamo Claudio L. mi sono trasferito a Busto A da dieci anni.
in questi anni mi sono innamorato dalla storica Pro,per noi è un peccato che una società del genere viene vigliaccamente danneggiata da persone ignorante in materie,in questi ultimi anni ho visto dei presidenti indegni della Prò che pensavano solo al loro lucro, mai e dico mai nessuno ha dimostrato un minimo di amore per la Prò,solo un piccolo raggio di sole nel 2009 fantastico anno del dream team al quale avevamo un direttore sportivo che dormiva con la maglia della Prò, era lui il primo tifoso Lamazza.
io credo che i nostri sciagurati presidenti (per modo di dire) non erano della zona però adesso abbiamo una signora Testa di busto A che ha dimostrato di amare veramente la Prò,finalmente vedo uno spiraglio di sole in lei,e come lo vedo io lo vedono pure questi famose persone che possono dare una mano,allora cosa aspettiamo ridateci la nostra Prò del 2009 di lamazza.



Una vittoria in tutto il campionato, zero vittorie nel 2016, abbuffata di record negativi, solita girandola di allenatori dei quali se ne è salvato solo uno, preparatori atletici che si intrattengono con il pubblico dopo una vergognosa partita casalinga, campioni del mondo che appaiono e scompaiono come la Madonna a Lourdes, opinionisti televisivi che si trasformano in presidenti per una notte, per poi sparire dallo Speroni appena si è centrato l’obiettivo della retrocessione, allenatori che in conferenza stampa tengono la lezione uno del corso base sulle motivazioni, cadendo nel ridicolo, alcuni giocatori pronti per la pensione di invalidità, visto il cronicizzarsi dei mali che li affliggono da inizio campionato. In mezzo a tutto questo, Patrizia Testa si scusa con tutti tifosi dal suo profilo Facebook. Siamo veramente al top, direbbe Cruciani alla Zanzara! Se Patrizia Testa si scusa, gli altri cosa dovrebbero fare? Andare in cima all’Everest a piedi nudi con uno zaino pieno di sassi sulle spalle e gettarsi nel vuoto? Intanto, la stagione è terminata e ci piacerebbe che l'ex (?)patron Vavassori mantenesse fede alla promessa fatta alla tifosa Cinzia subito dopo la fine della gara con la Reggiana, quando le disse: “Adesso non posso parlare, ma a fine stagione dirò il motivo per il quale i tifosi di Busto devono ancora ringraziarmi”. L’unico motivo che ci viene in mente è il solito riferibile alla famosa “signorina fidejussione”, ma se così non fosse la curiosità è tanta. Cosa ci sarà ancora da ringraziare visto quello che è accaduto in questo campionato? Che cosa è stato fatto che merita un ringraziamento? Se non fosse stato fatto cosa sarebbe accaduto? Zero punti invece di dieci? Cosa sarebbe cambiato? Trentaquattro sconfitte invece che venticinque? Cento goal subiti, invece di sessanta? Cosa sarebbe cambiato? Le promesse, soprattutto quelle fatte alle signore vanno rispettate , per cui rimaniamo in attesa di quanto Vavassori ha promesso di rivelare a fine torneo. Come rimaniamo in attesa che levino le tende da Busto i protagonisti di questa annata piena di record per respirare aria nuova con Patrizia Testa e con chi le vorrà dare una mano. Inutile dire che come sempre ci sarebbero “due forti della zona”in arrivo. Inutile dire che non ci crede più nessuno fino a che carta canterà. La realtà dice che Busto aveva l’Omega Bilance basket in serie B, aveva le Ceramiche Forlivesi basket  ( poi Ibici) in serie A femminile, aveva i Frogs campioni d’Italia di football americano e ora si ritrova con una pallavolo in declino e una Pro Patria retrocessa. Per non parlare del palaghiacco scioltosi prima ancora di formarsi. Questa è Busto e, forse, quello che c’era prima su questo punto non si sbagliava. Lui indubbiamente era brutto, cattivo e antipatico, ma adesso che c’ è una signora bella, brava e simpatica che cosa è cambiato? Un cazzo...direbbe sempre Cruciani...


Flavio Vergani





Tigrotta fin dalla nascita affascinata dal suo primo eroe biancoblù: Paolo Tramezzani. Forte l’emozione di quel giorno quando Paolo la prese per mano e l’accompagnò davanti alla sua Porsche per regalarle la maglia con il mitico numero 3. La bimba rimase senza parole di fronte a quell’inaspettato regalo e condivise tutta la sua gioia con Simona, la sua madrina da sempre che ora la protegge da lassù. Paolo, anche in quella occasione, si dimostrò unico e squisito ed è grazie a lui che il sangue di Sveva si colorò di bianco e blù. Poi, la bimba crebbe un po’ e puntò gli occhi su Luca Anania che ricevette persino la bomboniera della sua Prima Comunione. Una venerazione forte per il portiere bustocco che tappezzò a lungo i muri della cameretta della neo tifosa bustocca con coloratissime gigantografie. Da quei giorni Sveva non è mai mancata ad una partita della Pro Patria che è entrata a far parte della sua vita di notte e di giorno. Soprattutto di Giorno, visto che Francesco è diventato il preferito dell’età adolescenziale. Un’amicizia forte con una stima reciproca importante che è proseguita anche dopo la partenza del centrocampista per Pesaro.Le amicizie vere non temono le distanze per cui i 403,5 chilometri tra Busto e Pesaro sono stati colmati in un attimo da Sveva che ha fatto visita a Giorno la scorsa settimana per salutarlo e assistere alla gara interna della Vis Pesaro, che milita  in serie D e che grazie alle prodezze di Giorno e Falomi è passata dal penultimo posto ad una discreta posizione di centroclassifica. “Bella partita- ha detto Sveva al suo ritorno dalla traseferta marchigiana-in serie D si corre molto e oltre a Giorno ho visto un Nicola Falomi davvero bravo che, oltre a segnare il goal del pareggio, ha dimostrato di essere un vero

attaccante”. La speranza di rivedere Giorno a Busto è forte per Sveva, ma dal mercato giunge voce che su Francesco sono stati posati gli occhi degli osservatori del Novara che lo stanno seguendo da inizio torneo per portarlo in una società collegata agli azzurri. Il signor Collovati che ha frettolosamente tagliato il ragazzo per far posto ai suoi campioni è stato servito e Francesco si è preso una bella rivincita. Il tempo è galantuomo sempre e comunque e mette a nudo le presunte competenze anche degli ex
campioni del mondo. Il tutto per la felicità di Sveva che vede finalmente apprezzato nel giusto modo il suo campioncino che fa sapere di essere comunque felicissimo della scelta Pesaro, un mondo pieno di attenzioni nei suoi confronti che farà fatica a lasciare nel caso le sirene novarese dovessero chiamarlo in Piemonte.
Flavio Vergani


 

 
 
 





































Beata gioventù che in panchina ride e scherza mentre la nave affonda. Si cresce anche rispettando la propria professione con atteggiamenti consoni al momento. Diversamente l'impressione del "chissenefrega" viene percepita da chi per questa maglia ci ha speso la vita. E, magari si eviterebbe a qualcuno di scavallare il campo per giustificarsi con i tifosi.

Cosimo La Gorga è stato premiato come miglior giovane della stagione 2015/2016 ricevendo il 1° trofeo Simona Maino alla memoria. Il premio è stato consegnato dal Roberto Centenaro, presidente del Pro Patria Club, prima della gara di ieri.


 La Gorga: 6
Incolpevole sulle reti dei virgiliani, termina la stagione come uno dei portieri più impallinati dell’intero calcio italiano, ma rimane una delle poche note positive di questo campionato. Farà carriera lontano da Busto
Douglas: 6,5
Piace sempre più questo giovane ragazzo che ha avuto notevoli miglioramenti negli ultimi periodi. Facilità di corsa e acume tattico. Farà carriera lontano da Busto
Taino: 5
Brutta partita del “Barba” che ha fin esagerato nell’aspetto agonistico, rimanendone vittima.

Possenti: 4,5
Partitaccia dell’ex reggiano che mostra un campionario completo  di come non si crossa, come non si difende e come non si attacca.
Pisani: 5,5
Termina la stagione con la fascia di capitano, ma questo non basta per rivedere il Pisani che conoscevamo. Un anno da dimenticare .

Coppola. 4,5
Pensa alla serie B, ma intanto va in serie D con un’involuzione tecnica impressionante. Non è né carne né pesce.

Sampietro:4,5
Lo chiamano il chirurgo, ma assomiglia di più a un fantasma, visto che quando i compagni lo cercano per impostare l’azione lui non si trova mai.

D’Alessandro: 4
Chi lo ha visto? Ex serie B? Giocatore che avrebbe dato il valore aggiunto? Dai per favore…siamo seri…

Marra: 5
Solita partita di grande corsa( a vuoto)ma totale assenza di pericolosità sotto porta. Che per un attaccante non è poco.

Ravasi: 5

L'impegno non manca, ma per giocare in Lega pro serve ben altro. O sei bravo di testa, o di piede o di fisico, ma in questo caso non c'è proprio l'imbarazzo della scelta.

Vernocchi: 5
Troppo fragile fisicamente per fare la punta, troppo lento per fare l’esterno, l’impressione è che il processo di evoluzione di questo giovane si sia fermato. Dopo la parentesi negativa di Reggio non riesce a ritagliarsi spazio nemmeno in quel di Busto in una stagione affrontata senza punte. Questo deve fa riflettere, soprattutto se si pensa che a lui sono stati preferiti anche i vari Marra e Ravasi.

Mister Alvardi: 4
L’impressione è che con Pala non si sarebbe verificato lo “sbragamento” visto nelle ultime partite e non si sarebbero sentite dichiarazioni imbarazzanti che lo hanno reso poco credibile.


La Pro Patria si congeda dal proprio pubblico perdendo per tre a zero contro il Mantova. Fin qui nessuna novità visto l’andamento della squadra che nel 2016 non ha ancora vinto una partita. Ma, il finale è davvero sorprendente e la tragedia si trasforma in comica quando, a fine partita, il preparatore atletico attraversa il campo per raggiungere i tifosi dei distinti per dire loro che lui a fine stagione se ne andrà. Una notiziona che a dir la verità non ha lasciato nessuno con l’amaro in bocca, visto che i tigrotti, o meglio, i pigrotti (esclusi i soliti casi)non hanno certamente dimostrato brillantezza atletica per tutto il campionato. Finiti gli alibi della preparazione ritardata si è caduti nell’opacità atletica per le troppe ferie natalizie e poi per quelle pasquali. Per cui, che il preparatore atletico minacci di andarsene non è certamente un fatto che non fa dormire di notte la tifoseria. Anzi, si spera che con lui se ne vadano in molti, dal presidente Nitti in giù. Compreso “Mister ottimismo” che dopo aver fatto credere alla tifoseria che avrebbe vinto le ultime tre partite e schierato sempre la miglior formazione, è riuscito a perderne due su due schierando un undici imbarazzante. In tribuna abbiamo parlato con Mario Santana complimentandoci con lui per lo spirito con il quale ha interpretato la sua militanza in bianco blu. Gli abbiamo anche detto :” a 34 anni sei sempre stato il primo a lanciarti in pressing sull’avversario e questo ci ha commossi”. La sua risposta è stata semplice quanto vera:” Questo è il calcio…”. Probabilmente questo concetto semplice ed elementare non è del tutto noto a qualche giocatore della Pro Patria, visti i risultati e il modo con il quale si è affrontato il campionato. Di fronte a spalti semi vuoti con i pochi che hanno onorato la militanza dopo aver assunto una forte dose di anti nausea si è assistito ad uno spettacolo vomitevole con ombre di fantasmi in campo che tentavano di dare l’impressione di tenere alla maglia e di volerla onorare. Uno spettacolo mai visto negli ultimi cinquant’anni che ha umiliato i nostri colori. Ora, rimane solo la speranza che in campo e fuori in molti si facciano da parte e che qualcuno si decida ad aiutare Patrizia Testa. Una donna coraggiosa che paga sulla sua pelle l’errore di essersi fidata di campioni del mondo e di opinionisti televisivi che definivano campioni i vari Sampietro, Degeri, Vettraino e compagnia cantante. Un errore che l’ha trascinata nel girone dei dannati senza aver colpe specifiche. Forse, sarebbe servita una presa di posizione precisa fin da subito per dissociarsi dalla politica della maggioranza. I tifosi hanno manifestato, seppur timidamente, dubbi su persone e scelte riconducibili alla maggioranza societaria, ma per non ferire Patrizia Testa hanno sempre mantenuto una linea soft che alla fine non ha pagato. Forse, gli unici che ne hanno beneficiato sono proprio le persone che questa strategia l’hanno voluta e che hanno trovato campo aperto nel realizzarla grazie ad una piazza anestetizzata dall’effetto Testa”. Forse, anzi sicuramente, sarebbe il caso che la legge Melandri non premi con i contributi le società che schierano i giovani a prescindere, ma solo quelle che lo fanno in modo virtuoso, ossia con risultati di un certo tipo in termini di classifica. La legge Melandri ha come scopo principale l’avviamento allo sport dei giovani, ma questo non significa, a nostro parere, avviare tutti e comunque allo sport. Chi non ne ha le capacità può sempre avviarsi all’ufficio collocamento per trovare un avviamento al lavoro, quello vero. Pensare di ricevere contributi per molti dei giovani visti ( o non visti)quest’anno ci fa chiedere quanto sia corretta e costruttiva questa politica che, non dimentichiamo, utilizza soldi pubblici. In pratica, il presidente Nitti ha beneficiato di un po’ dei nostri soldi per ottenere questa retrocessione imbarazzante. Oltre il danno, la beffa. E’ corretto tutto questo?

Flavio Vergani


Avrei voluto scrivere cose peggiori di quello che mi appresto a fare (e lo avevo fatto) ma poi ho pensato: perché farmi venire un travaso di bile per via di chi non ha dimostrato affatto di voler bene a questi colori? Perché parlare “del male” quando invece è più difficile parlare “del bene”?

Dire che la prestazione è stata negativa rischierei di trovarmi fuori dalla porta la parola “negativa” che mi porge la querela per averla insultata. Perché aggettivi non ce sono più; quest’anno abbiamo sentito tante promesse che però si sono rivelate tutte “da marinaio”.

Per questo non voglio perdere tempo a parlare di quello che è stato, che è e che poteva essere; mi sovviene più dedicare le parole ai tifosi veri, a quelli che non hanno mai mollato, soprattutto verso chi si è anche sorbito trasferte kilometriche senza ricevere un “grazie” ma invece hanno preso solo schiaffi da parte di chi erano andati a tifare e che dovevano poi lottare per la stessa causa. A quelli che, freddo e caldo, erano sempre presenti sebbene il loro amore non è stato mai ricambiato; perché, di fronte a 25 sconfitte, ci si potrebbe tranquillamente svincolare dicendo “non è roba mia”, “torno solo quando vincono”. Questi però, in silenzio, hanno subito di tutto ma non si sono mai tolti di dosso quei colori. Perché o si tifa sempre o non si tifa mai.

A tutti noi tifosi quindi, che, a seconda delle proprie possibilità, non abbiamo fatto mai mancare il nostro supporto non trincerandoci dietro la viltà ma andando sempre orgogliosi dei propri colori, sfoggiandoli sempre … a noi quindi, che con il nostro tifo non siamo mai retrocessi!

Sempre e solo forza Pro! (perché il tifo non va mai in soffitta!)

ANDREA D’EMILIO

Cosimo La Gorga è il primo vincitore del Trofeo Simona Maino alle memoria . Il premio è stato messo in palio dal Pro Patria Club per premiare il miglior giovane dei tigrotti.
Prima della partita odierna Roberto Centenaro, presidente del sodalizio, consegnerà il trofeo al valido portiere biancoblù, mentre lo stadio sarà avvolto dalla presenza forte di Simona che aveva stabilito proprio allo Speroni il suo secondo domicilio. Guardando l'azzurro del cielo si potrà rivedere il sorriso e la dolcezza  di Simona che ora  vola con gli angeli biancoblù e ci guarda da lassù.
Ciao Simona.
Direttivo Pro Patria Club

 
Per la 9^ del campionato misto B/C 1945/46 (16 dicembre 1945) la Pro Patria ospita al Comunale il Mantova, arrivato a Busto convinto ed oltremodo ben attrezzato di far posta piena.
 
Nei fatti, calcio giocato ben poco, lotta accidiosa per entrambe le contendenti, altresì condotta cervellotica dell'arbitro Bergomi, sanzionata da un sonoro sganassone sul viso propinatogli dall'attaccante virgiliano Banfi e repentina espulsione dello stesso. Ad onor del vero, in casa biancoblù, ad eccezione di Visco, Molina e Cavigioli, randellano di brutto con palma per Turconi e Borra, non da meno Marelli. Crespi ed Ivaldi, lesti a lasciar tracce dei propri tacchetti non solamente sulla palla rotonda.
 
Peppino Molina, con tocco magistrale, guadagna i due punti, il mastodontico centravanti biancoblù Silvio Gallazzi, con tremenda staffilata, pone in serio pericolo la stabilità della traversa della porta difesa dal portiere virgiliano Morselli.
Gli spettatori si avvicinano alle 5.000 presenze, attenti ad un finale di gara al calor bianco, proseguito nel dopo partita, da vigliacca aggressione perpetrata da alcuni irresponsabili scalmanati bustesi ai giocatori del Mantova in procinto di recarsi alla vicina stazione delle Fs, prontamente bollata da Adamo Cocco sul “Corriere Prealpino” del 18/12/1945 “infamante al buon nome di tutta Busto sportiva”.
 
Mancano due giornate al termine del peggior campionato disputato dal 1912 dalla compagine che indossa la maglia biancoblù, culminato con la 16^ retrocessione, frutto di incapacità ed anche inesperienza della tolda di comando.
Per prendere il largo non bastano patente appropriata, serbatoio colmo, carte nautiche, occorre conoscere i fondali del mare e sopratutto capire da che parte tira il vento. Può capitare che invece di attraccare ai lidi della Corsica, ben visibili dai litoranei tirrenici, puoi sbattere sugli impervi scogli di qualche isolotto, in tempi recenti assai poco accogliente.
Peraltro accade che il “Capitano” di lungo corso Aldo Spinelli, con trascorsi calcistici di notevole prestigio a livello europeo, stia mestamente remando alla testa dell'intero equipaggio amaranto verso la mal gradita Lega Pro, dopo aver cacciato, ripreso, sostituito più di un allenatore nel corso della stagione corrente.
A Ferrara, dirigenti animati da salutare e professionale rimbocco di maniche in ossequio alle imprese calcistiche riconducibili a patròn Mazza, hanno riportato la Spal in serie B e 9.000 spettatori osannanti le prestazioni della compagine biancoceleste.
 
Attorno a “Busti Grandi”, gravitano da tempo nel giro di meno di 20 chilometri oculati operatori che da tempo gestiscono squadre assemblate in ossequio ad approfondite cognizioni calcistiche avvalorate da non breve specifica militanza.
Basta accostarli, quanto meno emularli per prendere la giusta via, riportare la Pro Patria al rango dei Tigrotti, amanti delle triglie indigeste.
 
Giorgio Giacomelli

Ultimo numero del Tigrottino che si congeda dalla Lega Pro senza sentirsi retrocesso. Tutti i ragazzi e la splendida ragazza della redazione hanno dato il meglio per produrre un giornale di qualità riuscendovi ogni volta.
 I ringraziamenti del direttore sono nel giornale, noi aggiungiamo il nostro grazie ad Alberto Pedotti che si spende quotidianamente per cercare nuovi sponsor e per garantire il necessario sostegno economico. Alberto è davvero speciale, non lo ferma nessuno, è uno tsunami che soffoca tutto e tutti con la sua energia e simpatia. Solo così riesce dove nessuno riuscirebbe. Grazie ad Alberto per l'oscuro, ma importante lavoro che svolge. Senza di lui non esisterebbe il Tigrottino.
Quando uscì il primo numero di quest'anno lei lo ha letto seduta di fianco al papà, ora ci legge dal cielo. Ciao Simona, sempre nei nostri cuori.
Flavio Vergani
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Mario Santana, uomo vero e professionista serio. Qualcuno ha storto la bocca quando ha sentito il suo nome. “Sarà il solito che viene a Busto a svernare, come molti campioni sulla via del tramonto”. Mario ha risposto sul campo con ammirevole impegno, senza saltare una partita e senza tirare mai indietro la gamba. Anzi , spesso è il primo a lanciarsi sull’avversario per pressarlo, rimanendo deluso quando girandosi non vede nessun compagno fare altrettanto. Scuote la testa e non dice nulla perché il suo stile glielo impone, dentro di lui soffrirà moltissimo nel vedere i “figli dei contributi” calcare il campo con sufficienza, senza dannarsi l’anima e gli verrà in mente quando era giovane lui e mangiava la terra per essere un giorno qualcuno. Mario ha dimostrato quello che altri non hanno dimostrato, ha fatto vedere come si può essere campioni in campo e fuori, a differenza di qualcuno che lo è stato solo sul terreno di gioco. Chissà quanti ritagli di giornali avrà Santana nella sua cartelletta dei ricordi, ma, nonostante questo, ha imbustato il “Tigrottino”con la sua foto in copertina e l’ha spedita ai suoi famigliari in Argentina. Un gesto che lo rende ancor più speciale e che fa capire l’umanità e la sensibilità di questo grande uomo e grande campione. Vorremmo chiedergli di rimanere per ripartire insieme, ma ci frena un senso di vergogna dopo quello che ha dovuto subire in questi mesi. Mesi nei quali con grande disponibilità si è messo al servizio della squadra con l’umiltà del gregario, senza mai far pesare la sua superiorità. Il regalo che i tifosi gli hanno fatto è stato quell’applauso spontaneo tributatogli  nell’ultima gara casalinga con la Giana Erminio, quando  all’uscita dal campo di Ferri gli è stata data la fascia di capitano. Un applauso forte e pieno di significati sgorgato dal cuore dei tifosi. Un modo per abbracciarlo e dirgli grazie per quello che è e quello che fa. Un riconoscimento dovuto che ha voluto simbolicamente significare tutto l’amore e l’affetto che i tifosi hanno nei suoi confronti. Un onore pensare che quella fascia sia stata indossata da Santana, un tigrotto vero che ha subito compreso i valori della nostra maglia. Vorremmo trattenerlo anche in serie D, ma sarebbe richiesta piena di egoismo. Lo abbiamo ammirato per quel che sa fare in campo e fuori, possiamo solo augurargli ogni bene per il suo futuro che sarà ricco di soddisfazioni, ovunque andrà e qualunque cosa farà, perché è una persona splendida. Peccato non avere nulla da offrigli, crediamo che avrebbe potuto dare tantissimo in campo e fuori. Un testimonial da portare nelle scuole per far capire ai giovani che si può essere campioni nella vita e nello sport puntando sulle proprie capacità e non sui contributi federali o sui soldi di papà.
Grazie Mario, grazie di cuore!

Flavio Vergani

Niente da fare, anche stavolta è sconfitta e le buone intenzioni rimangono tali. Rimane l'impegno e il buon lavoro settimanale, ma le partite le vincono gli altri. Oggi, forse per merito del vento che sembra tirare sempre e solo in una direzione.

Cosa starà dicendo il conosciutissimo tifoso bustocco?

1)Sta rispondendo a mister Alvardi che gli aveva promesso tre vittorie in tre partite

2)Sta ringraziando Nitti e Collovati per aver dimostrato di conoscere il calcio come peraltro già intuito quando commentano la serie A in televisione

3)Sta ringraziando i giocatori per l'impegno e l'abnegazione mostrata nell'ultimo periodo anche se non coronato da vittoria per colpa dell'arbitro, del terreno di gioco, del vento, dall 'oroscopo e della primavera.


Parole ormai non ce ne sono più … quello che si doveva dire di questo insieme di giocatori ormai lo si è detto e ripetersi, per quanto mi riguarda, lo vedrei come un “accanimento terapeutico”. Basta guardare la maniera in cui i nostri avversari hanno segnato per non trovare più aggettivi … anche il vocabolario ha una sua fine e si rischierebbe così di cadere nel linguaggio scurrile che però, in pubblico, non mi piace esprimere per un’educazione che mi è stata data e che non mi sento di tradire, soprattutto per queste persone che, per lo più, non hanno mostrato un minimo di reazione e di orgoglio alle parole di noi tutti.

Stare a ridire che poi hanno disonorato e tradito la maglia non servirebbe a molto per la stessa ragione prima elencata; certo, noi ci sentiamo un po’ come quegli eserciti che vedevano rubati dai nemici il proprio vessillo. Probabilmente, anzi sicuramente, più che a condottieri votati per l’amore di patria abbiamo dei semplici condottieri che, come nell’epoca medievale e rinascimentale, si vendevano al miglior offerente trovandosi un giorno, per esempio, a combattere per Perugia e il giorno dopo per Assisi. Quindi scordiamoci la restituzione del vessillo (almeno da questi) e mettiamoci in testa che, anche se le cose in futuro volgeranno per il meglio, non avremo più i vari Reguzzoni, Taglioretti, Tramezzani che morivano per la maglia; ovvio, magari ci saranno delle eccezioni, magari avremo dei giocatori che ci vorranno bene ma scordiamoci le “bandiere” di una volta. Sperando però di essere smentito!

L’unica nota positiva della giornata è che manca una partita in meno alla fine e che i grani del nostro personale rosario stanno finendo. Nell’attesa di combattere la partita più importante, quella del nostro futuro. Ma abbiamo “trenta” buone ragioni per essere fiduciosi!

Certo è che, nonostante tutto, l’amore verso la Pro Patria non va “in cantina”; sarà una cosa stupida ma ogni qual volta che mi sento giù di morale per le vicende della Pro, o qualcuno che conosco la critica aspramente, mi vengono in mente le parole che si pronunciano nei voti matrimoniali, e cioè (non scrivo tutto ma la parte saliente) “in salute e in malattia … finchè morte non ci separi”. Magari è esagerato e sacrilego, però io penso che, se vuoi bene alla Pro, “sposi” tutte le sue cause, un po’ proprio come nel matrimonio. E’ questo quello che mi sono sentito trasmettere, in questi anni che seguo da vicino la Pro, da tutti i suoi veri amici. La mia è pazzia? Forse è un po’ di romanticismo … e si sa che quando si è “innamorati” si fanno delle pazzie, come, nel nostro caso, continuare a credere nel futuro e tifare questa squadra nonostante molti ci dicano “lascia perdere”! Perché la Pro si tifa sempre, non a seconda di come va il tempo!

Sempre forza Pro!

ANDREA D’EMILIO

Se si è atei è normale entrare in chiesa per ammirare un quadro o una scultura  indossando la minigonna o le bermuda. E' come entrare in un qualsiasi museo. Se si è credenti, ossia se si ha una fede, occorre rispetto che si manifesta anche con quello che si indossa, con quello che si dice o con quello che non si dice. Spesso, il silenzio è il modo migliore per mostrare rispetto. Soprattutto nei momenti di lutto.
Seppur il parallelismo possa apparire troppo forte, lo usiamo lo stesso per dire che spesso ci sembra che chi varca le porte dello Speroni lo faccia in pantaloni corti e infradito, senza accorgersi di entrare nel tempio del calcio bustocco, dove da quasi 100 anni vive una fede senza confini. La libertà di fare e dire quello che si vuole senza tenere conto della "religiosità" dei fedeli stride con il sentimento comune. Soprattutto in un momento di lutto sportivo. Abbiamo già consigliato un rispettoso silenzio, ma notiamo che si continua a parlare di miracoli al cui cospetto quello dell'acqua trasformata in vino appare fatta da un dilettante. Certamente non vogliamo porre limiti alla libertà di espressione, ma non per questo si è liberi di dire che Gesù è morto di freddo.
Leggiamo attoniti le dichiarazioni di mister Alvardi nel prepartita di Cremonese Pro Patria che dice: “Dobbiamo chiudere nel miglior modo possibile. Cercando di fare tre partite e tre vittorie. In queste ultime settimane ci è mancato il risultato. I ragazzi lo meriterebbero per come hanno lavorato. Vogliamo dare una soddisfazione ai nostri tifosi"(fonte www.varesesport.com)
Pensare a tre vittorie in tre partite, dopo averne ottenuta una in 32 giornate, farebbe affermare ad un laureato in statistica che il fatto abbia poche possibilità di realizzazione. La stessa previsione farebbe dire ad un laureato in filosofia che trattasi di una visione molto ottimistica della vita. A chi, invece, è venuto grande sui marciapiedi e ama il realismo viene da dire che se ciò avvenisse sarebbe una vera e propria  presa per i fondelli. Infatti, vincere tre gare su tre dopo averne perse un bilico nel passato farebbe sorgere spontanea la domanda sul perché non si sia mai vinto prima.
 Ma non finisce qui. Passiamo al punto seguente che cita che "in queste ultime settimane ci è mancato il risultato". Ci si chiede nelle settimane precedenti quale risultato abbia centrato questa squadra senza che nessuno se ne accorgesse.
Il gran finale del mister ha la patente del già sentito: "I ragazzi lo meriterebbero per come hanno lavorato. Vogliamo dare una soddisfazione ai nostri tifosi". Come abbiano lavorato i ragazzi non lo sappiamo, quello che sappiamo è che nel mondo normale, ossia quello dove per prendere 1000 euro al mese ci si deve alzare la mattina presto e andare a letto la sera presto ( non tardi), se lavori bene ma non porti risultato sei licenziato prima che tramonta il sole. Per non parlare di quando ti fa male l'unghia del piede e prendi sei mesi di malattia. Troveresti la lettera di saluto sotto lo zerbino dopo qualche giorno.
Evidentemente, nel mondo del calcio una squadra che centra tutti i record negativi della storia perdendo contro cani e porci ha ancora spazi per meritarsi delle lodi.
 Per quanto riguarda i tifosi ripetiamo che non ce ne può fregar de meno di inseguire queste soddisfazioni. Vincere una partita o quattro non cambia niente e nulla può diluire la sensazione di nausea derivante da un digiuno di soddisfazioni che dura da inizio torneo. Per cui, forse sarebbe il caso di parlare stando in silenzio, rispettando il lutto sportivo di questa gente, la sua fede e il suo tempio, già abbondantemente profanato e saccheggiato da fatti e persone che tutto hanno dimostrato tranne di tenere a questi tifosi. Per cui, le tre vittorie finali risparmiatevele, non sposterebbero di una virgola la straordinaria impresa fin qui centrata. Grazie lo stesso.
Flavio Vergani


Assorto nella corsa del mattino sento una voce che mi chiama. “Sai chi sono”? Si certamente, sei un tifoso della Pro Patria. Secca la sua replica: “ “No, sono un ultrà della Pro Patria”. Impossibile spiegare come e perché, ma chi ha nel cuore la Pro Patria fiuta i suoi simili, si crea un’intesa immediata e perfetta. Un senso di appartenenza forte. Si parte sempre dalla stessa domanda:” C’è qualche novità”? Si spera che l’altro possa regalarti il sogno che tutti cercano da sempre. Gente in cammino da una vita che non si ferma mai, anche se  da troppo tempo non vede la meta. C’è voglia di parlare, confidare, sfogarsi, la rabbia è tanta. Una convinzione comune unisce l’idea ultrà con quella del tifo “moderato”, come lo definisce l’ultrà: "Patrizia Testa è persona seria ed è solo per lei che la piazza è stata tranquilla, a parte l’ultimo episodio. In altre circostanze e in altre città sarebbe finita diversamente". Qualcuno dovrebbe riconoscerlo e magari ringraziare, questo lo aggiungiamo noi. Va al sodo l’ultrà e di fronte alla mia lista dei problemi che assillano la Pro Patria, la sua risposta è tagliente come un pugnale: “E di fronte a tutto questo, sarebbero gli ultrà il vero problema"? Come dargli torto? Facile trovare i capri espiatori sempre e comunque, molto comodo dare la colpa sempre a quelli. Danni al pullman? Si certo, non si doveva fare. Danni alla Pro Patria? Moltissimi. Chi li ha fatti ? Gli ultrà? No dai..!Fuori i nomi, anche se li sanno tutti. Gli ultimi Nitti e Collovati. Ultimi di una serie, di una lunga serie i cui protagonisti hanno svuotato la Pro Patria della sua anima in campo, dei suoi tifosi dallo stadio, dai suoi giovani dal settore giovanile. Per non parlare di chi l'ha tradita scommettendole contro. Per fortuna, anzi purtroppo, non esistono le diffide e  le  daspo  per i dirigenti. Esistono solo per gli ultrà. Ci sono tanti modi per far danni, rompere i vetri del pullman è uno visibile che bisogna censurare, ma ce ne sono altri che non si vedono e non si sentono e che qualcuno fa fatica a censurare,  raccontando le favole anche quando bisognerebbe raccontare lea realtà. Quella vera, però. Racconta la sua storia l’ultrà e lo fa con oggettività, non si nasconde e ha il pregio di ammettere quando ha sbagliato o qualcuno dei suoi  ha sbagliato. “Con i soldi che ho speso per seguire la squadra-dice l’ultrà- avrei potuto acquistare la Pro Patria per due volte”. Chilometri e chilometri percorsi, botte date e prese, ma anche tante realtà vissute in un modo e raccontante (da altri) in un altro modo. Lecco, Novara, Pavia, chi c’era sa come è andata e non sempre è stato come la raccontano. E, per difendersi, occorrono i soldi per pagare chi ha titolo per parlare in nome e per conto dell'ultrà.  Ma spesso non basta, l’esercizio è semplice, sei ultrà e quindi hai torto a prescindere e la gente ne è convinta da sempre. Una passione forte quella dell’ultrà che a volte trascende, ma che è passione vera, profonda, senza compromessi. Una passione colpita e ferita da chi a vent’anni gira per Busto sorridente “facendo il figo” con il nuovo iphone 6 S plus, le scarpe di marca e il tatuaggio che costa una fortuna. Il tutto subito dopo aver svestito la maglia della Pro Patria, della nostra Pro Patria, senza neppure averla sudata. “Li vedo in giro per Busto, dice l’ultrà, ridono e scherzano e a me sale la pressione a mille”. Come dargli torto? Chi lo fa è perché di default dà sempre torto ad un ultrà. Stavolta, per un attimo, mi sono sentito anche io un ultrà, perchè il discorso non fa una piega e la sua rabbia è la mia stessa rabbia. Non si è retrocessi con stile, inutile girargli intorno. Punto. Quest’anno la retrocessione ha pochi colpevoli e nessun complice. E’ retrocessa la coppia Nitti-Collovati, ossia il 70% della società e sono retrocessi i giocatori, ma non tutti i giocatori. Qualcuno uscirà a testa altra dallo Speroni, gli altri dovranno farlo a testa bassa. I nomi? Li sanno tutti, non facciamo finta di niente. L’ultrà sa molto, moltissimo, molto più di tanti tifosi, molto più di tanti giornalisti e pubblicisti. Lui, questa passione la vive fino in fondo, non con moderazione. Ma, quello che si poteva scrivere lo si è scritto…il resto lo dirà la storia…



Flavio Vergani


Domenica affronteremo la Cremonese, l’unica squadra che quest’anno siamo riusciti a battere e, visto come stanno andando le cose, non mi stupirei se “sotto il Torrazzo” si chiedano ancora come possa essere accaduto. Alle volte, sinceramente, me lo chiedo pure io.

Andando a ripensare a quella partita e a risfogliarmi cosa scrissi allora, mi accorgo come, da quel dicembre, sembra sia passata una vita seppur, a conti fatti, sono passati solo quattro mesi. Forse fu l’unico refolo di vita in un paziente che, per tutto l’anno, ha visto il proprio encefalogramma piatto. Con la Cremonese fu forse la miglior Pro di sempre; di certo non mi dimentico di come, appena seduto sugli spalti, sobbalzai dalla gioia per la rete dell’esordiente D’Alessandro. Definii quella Pro una squadra di carattere, di sacrificio e con finalmente fiato e alcune trame di gioco; rileggendo mi viene da pensare se non fossi ubriaco ma l’unica vittoria della stagione non può non rimanerti non impressa. Quindi ero sobrio! (a seconda dei punti di vista!)

Non mi dimentico certo che quella vittoria portò un certo entusiasmo nell’ambiente che, se vedeva sempre dura la salvezza, non si aspettava certo di disputare un campionato del genere! Per lo più, con il mercato invernale alle porte, si sperava, come si era promesso, di innesti soprattutto nel reparto avanzato i quali, puntualmente, non sono arrivati; o meglio se sono arrivati o erano rotti o erano ragazzi giovani con potenzialità ma che certo non avevano l’esperienza tale per caricarsi sulle spalle tutto un reparto. A conti fatti più che Babbo Natale passò la Befana che, forse già al corrente del futuro, portò buone dosi di carbone. Infatti purtroppo a quella vittoria non ne seguirono altre, con prestazioni quasi sempre incolori, e neppure le famose promesso furono mantenute ritrovandoci oggi a questo punto, forse uno dei più bassi in tutta la nostra storia.

L’ambiente biancoblu infatti è sul “depresso andante” a cui contribuisce anche l’ennesima decisione che impedisce a chi tiene veramente alla Pro (e non come quei “fenomeni” che, comodamente, mi hanno detto che torneranno allo stadio solo quando si allestirà una squadra all’altezza) di andarla a vedere in trasferta; torno a ripetermi, uccidiamo quei pochi che hanno ancora una grande passione e che seguono la propria squadra ovunque! Isoliamo sempre di più “il sale del calcio”! Finiremo ad avere stadi vuoti con i soli addetti ai lavori che trasmetteranno le partite tramite tv, pc, smartphone … se questa è la strada, attenzione avete imboccato quella senza uscita!

Ci resta solo il nostro orgoglio, non impediteci di esprimerlo!

Forza Pro!

ANDREA D’EMILIO


Mi scuso con il PPclub e con la dirigenza per l'errore nel mio articolo.
ho interpretato male una scelta extra "bustocca" come una decisione bianco-blu nel lasciare fuori dalla stadio 
alcuni tifosi.
Sorry!
 
Dopo la doverosa premessa, mi vorrei soffermare su qualcosa che in realtà nessuno mi ha ancora spiegato.
Cioè, sul perché si sia scelto un  nuovo mister invece che consegnare a Mastropasqua la squadra?
Non ditemi per via del patentino!!...ci sono tanti ex dirigenti e ex allenatori che potevano ricoprire la figura "nell'ombra" senza intralciare il lavoro di Mastropasqua.
....Che sia,  come dice qualcuno del club, che il nostro mister, ex Verbania, si sia già bruciato l'occasione della vita?
....oppure che Alvardi sarà il nostro futuro allenatore anche per il prossimo anno?
Qui gatta ci cova. L'unica cosa di veramente bizzarra e che il "Mastro" a me è sembrato "tagliato fuori"...quasi apatico.
.... mi viene da dire che qui, c'è qualcosa che non va!
Si sono bocciati Oliva e Mastropasqua per "poca dimestichezza con la categoria" , per poi prendere un perfetto sconosciuto?
Che sia una brava persona magari non ci piove!...che sia un motivatore lo si evince dalle grida in allenamento.....!
....Ma scusate, non abbiamo mandato via Pala proprio perché alcuni "tigrotti" odiavano il suo fare duro?
Alvardi mi sembra una mescolanza dei tre allenatori visti prima di lui! 
Anche in questa occasione la società sembra aver gestito la cosa in maniera strana.
Ripeto, nulla da dire sulla persona...ci mancherebbe.....ma qualche perplessità sul livello tecnico mi resta!
VOI COSA DITE?
 
Se, come dice il bravo Flavio, bisogna "risalire la montagna".... Il capocordata deve essere un esperto alpinista che tutti vedono come leader!!!
Non puoi mandare per primo un perfetto sconosciuto che ha scalato solo qualche collina.... e pretendere poi che, gli altri che stanno sotto di lui si sentano sicuri...
Spero di sbagliarmi su Alvardi, ma credo che per risalire la cima, non servono solo bravi alpinisti, servono anche un bel gruppo di leader e qualcuno che li gestisce dal campo-base.
 
Oggi non sappiamo chi sarà il nostro leader di cordata...non sappiamo chi sarà il nostro capo-spedizione....e non sappiamo nemmeno chi saranno gli impavidi arrampicatori! 
l'unica cosa che sappiamo e che la montagna è già la che ci aspetta... come dice Flavio!
E CHE MONTAGNA!
....che si scelgano gli uomini giusti..........e non all'ultimo minuto!
 
 
Simone Merlotti.
 
 



Caduti nel crepaccio, occorre ripartire per una nuova scalata. Da decidere quale montagna scalare. L’Everest della Lega Pro o il K2 della serie D? I grandi alpinisti mettono in guardia: molto più difficile il K2 che è meno alto dell’Everest, ma pieno di insidie. Per non parlare del Nanga Parbat. Occorre decidere chi saranno i capi cordata e gli sherpa. Importante anche sapere se la spedizione avrà un main sponsor e quale strada percorrerà per arrivare in vetta. Quest’anno si è sbagliato molto: la strada, gli sherpa e i capi cordata. Si è scelto di arrampicarsi con le mani nude, senza corde di salvataggio. Qualcuno nemmeno ha lasciato il campo base, preferendo assistere alla scalata dalla tenda. Errori da non ripetere. Una capo cordata esiste, il suo nome è Patrizia Testa, chiamata a decidere il monte da scalare e gli sherpa da convocare. Non c’ è molto tempo per decidere. Le grandi imprese vanno pianificate con grande anticipo per non cadere nel crepaccio. L’esperienza insegna. Da decidere anche se si punta alla vetta o solo al campo quattro, quello sotto la vetta. Non è un dettaglio, perché sopra certe quote si entra nella zona della morte, dove l’aria è rarefatta e serve ossigeno supplementare se non si è molto allenati. Disorientamenti, letargie e embolie sono le immediate conseguenze se non si ha il fiato lungo o la bombola con l’ossigeno in spalla. Mettere la bandiera biancoblù in cima all’Everest è impresa ardua, forse meglio pensare al K2. Senza disdegnare il Nanga Parbat, la nona cima del mondo. Patrizia Testa è una donna coraggiosa, basterebbe dire “tigrotta”per identificarne le qualità, ma l’impressione che si avverte non ci piace molto. Le si attribuisce il ruolo obbligato di “Messner “della situazione. Ossia, ci si aspetta da lei che scali la montagna in solitaria e senza ossigeno. "Se non ci è riuscita con l’Everest, ci riuscirà con il K2", pensa la gente. Illusioni a buon mercato! L’aria è pesante, anche se nemmeno siamo al campo base. Quando quello di prima minacciava di andarsene tutti erano pronti all’eccellenza, certi che non ci sarebbero state alternative. Adesso, è diffusa l’idea che male che vada sarà almeno serie D, bene che vada Lega Pro. Le preoccupazioni con chi e come stanno a zero. Bene avere fiducia in Patrizia Testa, male assegnarle a tutti i costi i destini della Pro Patria del futuro con la certezza che ce la possa fare, anzi che ce la debba fare. L’equazione siamo tutti con te, non sentirti sola, non “fitta” con il fatto che gli sherpa sono utili per raggiungere la vetta, ma non bastano. Altra equazione pericolosa: se fosse K2 lo dovremo scalare per primi. Come e con chi non preoccupa nessuno, o quasi. Altre cordate, tipo i Ragni di Lecco, ci tentano da sempre, ma sono ancora in coda a chiodare la parete.Occorre molto di più. Leggiamo di “quote gratis” messe a disposizione da parte della generosissima maggioranza societaria odierna, ma avere le quote  non significa conquistare la quota. Per arrivare in quota servono zaini colmi di provviste, per non morire di sete lungo il percorso. Si scala molto di notte, per non essere travolti dalle valanghe, serve una luce sempre accesa che illumi il percorso. Quest’anno si è scalato al buio. Serve la picozza che ancora al terreno, quando il vento è forte. Inutile improvvisare ruoli, uno sherpa non parla lo stesso linguaggio dei capocordata, gli sherpa sanno camminare, non decidere. Nella tenda dei capicordata ci devono essere solo i capicordata, non gli sherpa. Facile confondersi o rischiare di assegnare zaini più leggeri a chi frequenta la tenda, con pericolosi malumori dei portatori. Si scala tutti insieme, ma in cima devono arrivare solo in pochi, perché questo chiede la montagna. Una scuola di vita. Non possono scalare tutti insieme e neppure chi non ha mai scalato nemmeno il Mottarone. Il capo cordata non ascolti i molti echi della montagna, decida da solo, anzi da sola. Visto che ascoltando gli altri è caduta nel crepaccio. Scelga una montagna, alta o bassa non importa, ma con la certezza di poterla scalare con le scarpe giuste, con gli sci , o con le bombole d’ossigeno. Ad alta quota fa freddo, il vento è forte e il ghiaccio molto duro. Facile scivolare se non si hanno gli scarponi con i ramponi. Un capocordata e gli sherpa non bastano per scalare un ottomila, a meno che ci si senta Messner. Serve molto di più. Comprendere questo vale già la metà della scalata.

Flavio Vergani

In seguito alle disposizioni emanate in sede di G.O.S. dalla Questura di CREMONA che recepiscono sia la Determinazione N° 15 datata 13 Aprile 2016 dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, sia la Determinazione N° 16 datata 14 Aprile 2016 del Comitato Analisi per la Sicurezza della Manifestazioni Sportive, comunichiamo che:

 Viene vietata la vendita dei tagliandi ai residenti nella Provincia di VARESE

 Viene contestualmente sospesa qualsiasi iniziativa di fidelizzazione della Società Aurora Pro Patria 1919

 Il SETTORE OSPITI sarà chiuso per la gara in oggetto

 Stretto controllo, in attività di prefiltraggio/filtraggio, della corrispondenza delle generalità indicate sul biglietto e quelle dell’utilizzatore con verifica documento di identità

Nell'articolo con titolo "Che strazio" firmato da Simone Merlotti si cita tra l'altro:"La matematica ci condanna ma nonostante ciò ci colleghiamo per vedere la Pro su LPC.

Lo stadio semi-deserto, con i soli “tesserati” autorizzati a varcare la soglia dello Speroni fa tristezza. Una decisione che spiazza tutti. Soprattutto taglia le gambe, a chi desiderava intervenire all’incontro senza però essere per forza abbonato o tesserato.
Insomma se qualche “matto” occasionale era in dubbio se andare a vedere una delle ultime partite in casa….questa decisione dirigenziale lo aiuta a decidere…a casa al calduccio.
 
Si rettifica che la decisione di vietare l'ingresso allo stadio ai tifosi non in possesso della tessera del tifoso non è riferibile alla società Aurora Pro Patria, ma al Ministero degli interni che ha deliberato tali misure restrittive dopo i fatti accaduti nel dopo gara di Padova Pro Patria. L'informazione era stata peraltro chiaramente comunicata sul sito ufficiale della società biancoblù.

Comunicazione MINISTERO DELL'INTERNO
La Società Aurora Pro Patria 1919, in ottemperanza alla Determina 15 del Ministero dell'Interno - Osservatorio Nazionale Manifestazioni Sportive (in merito alla gara del 17 Aprile p.v.) , rende noto che:
- la vendita dei tagliandi di ingresso di tutti i settori dello Stadio "Carlo Speroni" è ammessa soltanto ai detentori di tessere di Fidelizzazione
- l'accesso ad ogni settore dello Stadio "Carlo Speroni" è consentito solo ai possessori di tessere di Fidelizzazione con regolare titolo di ingresso
 
Ci scusiamo per l'inesattezza riportata e provvediamo a rettificare.
Redazione online Pro Patria Club
 
 
 


 
La matematica ci condanna ma nonostante ciò ci colleghiamo per vedere la Pro su LPC.
Lo stadio semi-deserto, con i soli “tesserati” autorizzati a varcare la soglia dello Speroni fa tristezza.
Una decisione che spiazza tutti. Soprattutto taglia le gambe, a chi desiderava intervenire all’incontro senza però essere per forza abbonato o tesserato.
Insomma se qualche “matto” occasionale era in dubbio se andare a vedere una delle ultime partite in casa….questa decisione dirigenziale lo aiuta a decidere…a casa al calduccio.
Dico bene al calduccio, visto che vento e pioggerella ad  intermittenza, accompagnano i bianco-blu in questo incontro che non ha molto da dire.
La parola d’ordine oggi è fare bene e onorare la maglia….non abbiamo altro da dimostrare se non questo.
Il Sud Tirol, invece cerca punti salvezza che sarebbero davvero importanti per la sua classifica.
Non credo di dover dire nulla sui primi 45 minuti di gioco…
Studio, qualche incertezza difensiva  da ambo le parti, e pochi tiri….senza cattiveria.
Questo è stato in sunto del primo tempo. Nulla da evidenziare.
Possiamo soffermarci solo sulla formazione “obbligata” visto qualche defezione.
Fuori Jidayi, Sampietro, D’Alessandro, Pià, e Bigazzi.
Quindi 11 tigrotti scontati in campo. E “rincalzi” definiti in panchina.
Ieri all’allenamento, ho notato un Mastropasqua silenzioso, al contrario di Alvardi, che dirigeva da “sergente di ferro” con grida e rimbrotti, i nostri ragazzi.
Che il “mister-IOSO” allenatore abbia messo da parte Mastropasqua, non è dato saperlo. L’aiutante è divenuto protagonista?.
Ma poi qualcuno conosce la storia di Luigi Alvardi?. Io cerco su internet, e trovo solo squadre minori da lui allenate….”Anziolavinio””Alghero””Arzachena”….
Almeno “Oliva e Mastropasqua” erano un pochino più familiari…visto che hanno allenato a Verbania, che non dista tanto da noi.
Con questa domanda sul passato di Alvardi, che mi ronza in testa, sento il triplice fischi dell’arbitro.
Se il Sud Tirol vuole i tre punti dovrà fare molto meglio di ciò che si è visto fino ad ora.
Invece per la Pro, visto le ultime uscite, a me va bene anche così! Un punto che non vale a una beata “fava”, ma che almeno  ci avvicina a quota 10….(bella soddisfazione vero?)
Il secondo tempo si apre con un sacco di azioni spezzettate, per colpa di passaggi errati da entrambe le parti.
Poi l’occasionissima per noi, se non erro Coppola  si trova una palla d’oro sui piedi,…tiro forte e angolato che però sbatte sulla traversa.
Con meno forza e più mira sarebbe stato un gol all’angolino imprendibile per il portiere ospite.
Esce un pochino di sole che riscalda il campo umido di Busto.
Primi cambi della partita. Esce Possenti per Taino.
Per gli ospiti di bianco-rossi vestiti:  esce Fink per Sarzi.( Prima presenza per lui)
Sentire il commentatore dire che questa è una bella prova per i tigrotti, mi fa pensare che veramente quest’anno abbiamo fatto pena.
Poi LaGorga impazzisce…e regala un passaggio stupido a Spagnoli che segna senza problemi.
La Gorga ha tentato un passaggio a scavalcare l’avversario, che però diventa un assist per lo stesso Spagnoli che lo batte inesorabilmente!
Quest’anno il nostro portiere ha fatto benissimo e non sarà questa stupidaggine a sporcare la sua stagione.
Se fossimo ai tempi del “dirty soccer” però, direi un errore “voluto”.
Ma quest’anno almeno in quello siamo sicuri della nostra onestà. LaGorga è in giornata NO e basta!
Spero che dal Sud Tirol arrivi almeno un bel cesto di “leccornie locali ” per i tigrotti visto il grande regalo!
Così Ferri & Co mangeranno  e brinderanno  alla serie D…con prodotti tipici di Bolzano.
Poco da dire poi per il resto dei minuti che ci separano dalla fine dell’incontro,  se non una traversa presa dagli ospiti, col solito colpo di testa indisturbato!
Solito cross e nessuno a contrastare l’attaccante avversario.
È tutto l’anno che “sbandiamo” su occasioni così…sono anche stufo di dirlo.
Montini alza di poco su un cross di Zaro. Unica vera occasione del secondo tempo!
Ancora una volta la Pro ha fatto davvero poco per provare almeno a pareggiare.
Azioni con poco cuore, e giochi approssimativi…questo è quello che ha prodotto la Pro negli ultimi 20 minuti.
Ferri alla fine zoppica e gli uomini di Busto rimangono in 10.(cambi esauriti)
Anche “Capitan Iron” si ferma!...a questo punto penso che  è davvero finita in tutti i sensi!
Poi forse allo scadere, poteva esserci un fallo da rigore su di noi.......
Non commento…anche perché….tanto cosa avrebbe cambiato!?????
Cala un sipario impietoso anche su questa partita. che strazio!
Come dice Cannavacciuolo ...  ADIOS !...io aggiungo .ProPatria ADIOS!
Simone Merlotti

Stare qui a commentare ancora quello che succede sul campo mi sembra ormai superfluo; prestazioni si o prestazioni no il verdetto è già stato sancito. Se si voleva fare qualcosa bisognava pensarci prima e non nascondersi dietro ad ogni tipo di scusa, che va dai ritardi d’allestimento squadra alla sfortuna. Una stagione del genere (ritardi e sfortuna) l’avevano avuta nel girone d’andata le ragazze del Beata Giuliana, che ho il piacere di seguire; a differenza dei nostri però non hanno cercato scuse, si sono rimboccate le maniche e, sebbene tutte le davano per delle “scarpone”, dall’ultimo posto sono arrivate a metà classifica (seconde se si conta solo il ritorno). Se ci sono riuscite delle ragazze non professioniste perché noi non ci abbiamo almeno provato? Io inviterei i componenti della nostra attuale compagine di valutare cosa fare del loro futuro; se una decina di ragazze come quelle del Beata (che di lavoro non fanno le calciatrici) in una sola partita fanno quasi più goal di voi in tutta la stagione … fatti i dovuti raffronti … ebbene qualche domanda me la farei …

Ritornando alle cose di “casa nostra” mi preme sottolineare come la decisione di oggi di far assistere alla partita ai soli possessori della tessera del tifoso non aiuti certo questo sport e la sua passione, che ormai è diventata “da divano” (soprassiedo anche alla recente scelta del sito che fa vedere le partite, ne ha già ampiamente parlato il nostro Flavio). Siamo tutti bravi a parlare del problema delle persone che non vanno più allo stadio con strutture sempre più deserte, con conseguenti fiumi di discussioni su come risolvere il problema, che va pure a colpire anche i bilanci societari; secondo me basta poco per risolvere certe cose e forse l’arcano non risiede solo nel flagello della violenza, ma forse anche in chi prende queste decisioni, il quale non si accorge di essere il più delle volte lui il problema.
Infine una considerazione; in questi giorni mi è capitato di sentirne di ogni, con dita puntate a destra e a manca su dove risiedono i problemi di questa Pro Patria. Quella più in voga è che i colpevoli sono “quelli del Club”, poi c’è quella che vuole che il giornale del “Tigrottino” si chiuda, che il sottoscritto e altri come lui che scrivono, cercando di dare un servizio, più che “cavolate” (non dico la vera parola) non dicono. Partendo dal presupposto che, per quanto mi riguarda, può anche essere vero, penso che il rispetto verso chi prova a fare qualcosa, impegnando il suo tempo, non debba mai mancare; se qualcuno a qualcosa da dire non sono certo “quelli del Club” che impediscono di farlo, anzi casomai in un recente passato (da qualcuno anche persino invocato) sono stati invitati essi stessi, senza tanti giri di parole, a stare zitti. Se qualcuno ha qualcosa da dire non saremo certo noi ad impedirlo; ma ditelo, non fate come quelli che criticano e che, quando gli si chiede la soluzione o di esprimere semplicemente la loro, non sanno cosa risponderti. Facile criticare senza avere delle soluzioni. Ancor più facile sarà esultare quando si tornerà a vincere, dimenticandosi di aver abbandonato la nave quando affondava. Tranquilli, noi che ci siamo messi il salvagente e siamo rimasti sulla nave, ve lo rammenteremo!

Detto questo non resta che auguraci che questa stagione finisca presto. Sperando che non ci siano altre scelte cervellotiche che rovinino questa nostra passione.

Sempre forza Pro!

ANDREA D’EMILIO