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Conferenza stampa celebrativa del sacco di Chiavari con vista sulla partita di domani che potrebbe presentare gli stessi dieci tigrotti dell'impresa in Liguria.
Dieci perché il cambio che potrebbe essere dietro la porta non in porta, tranquilli) è quello di Galli con Sanè. Mister Javorcic dice di avere ancora qualche dubbio ma l'impressione è che sia pura pretattica e che nella sua mente la formazione sia già ben delineata.
Dopo , tutti in presidenza con l'entourage societario che ha offerto un delizioso panettone cioccolato e rhum e un ottimo prosecco. Sperando che l'unica pro che rimarrà a secco sia il vino e si possa ribrindare con l'Alessandria.
Dopo vittorie così sensazionali non è mai semplice mantenere gli occhi da tigre ma questo sarà il vero esame da superare dalla squadra che deve trovare equilibrio di risultati e di motivazioni in modo da limare i troppi picchi e flessi dei quali è stata protagonista in questo girone di andata.
Flavio Vergani


L'allenatore dell'Entella ha fine gara ha dichiarato: "La Pro Patria ci ha impedito di giocare nel nostro solito modo aggredendoci alti e quindi abbiamo dovuto cambiare. Poi, i loro tre centrrali palleggiavano molto e questo ci creava problemi e quindi abbiamo dovuto cambiare per cercare di occupare la zone centrale del campo. Nel secondo tempo ci siamo disposti diversamente e dopoi cambi ho rivoluzionato il modulo. Alla fine abbiamo perso ma non lo meritavamo".
Vabbè...convinto lui.
La realtà dice un'altra cosa: mister Javorcic ha letto meglio la partita prima e durante e ha vinto meritatamente, altri, hanno cambiato spesso e volentieri fino a confondersi su cosa servisse fare e ha meritatamente perso,
Questa è l'essenza del calcio, ossia i fatti, il resto sono parole.


Ovviamente, se la Pro Patria avesse perso dopo aver schierato le sorprese Sanè, Ghioldi e lo stesso Boffelli, l'accusa avrebbe potuto sollevare l'accusa di una "mentalità perdente" dell'allentaore che convinto di perdere la gara l'avrebbe affrontata con una formazione sperimentale.


Il rapporto tra il volume di critiche ricevute per i presunti errori e il volume di complimenti per la grande vittoria ottenuta è sempre desolatamente in rosso.
Generose le prime, al risparmio le seconde. Questo è il calcio da sempre. C'è qualcuno che ancora di sorprende? No dai...


Novara e Entella. ossia due imprese "operaie"viste che sono giunte in giorni lavorativi, quasi a volerle dedicare a chi nonostante la ferialità è riuscito ad essere presente sul luogo del trionfo.
Viva i turni di recuperi, viva il mercoledì se questi sono i risultati.


Rammarico, vedendo lassù il Pontedera visto a Busto e viste le imprese dei tigrotti ad Arezzo, Novara e Chiavari, viene da pensare a dove si potrebbe essere se con Albissola, Pro Piacenza e Juventus U23 fosse andata come avrebbe potuto andare.


Del senno di poi ne sono piene le fosse...però questo rende molto ottimisti.


Flavio Vergani




 
Mattero Andreoletti
Lombarde corsare in Liguria. L’impresa della Pro Patria che vince in casa della corazzata Entella è doppiata dall’Inveruno degli ex Andreoletti ( in panchina), Botturi (in difesa) e Danilo Grassi (team manager).
La squadra di mister Simonini sbanca Sanremo, la seconda forza del campionato del girone A della serie D, che si rammarica per non aver approfittato del passo falso della capolista Lecco.
Fari puntati su mister Andreoletti che molti osservatori di mercato hanno indicato come uno dei migliori allenatori potenziali per il futuro.
Il giovane ex portiere, giunto appena alle soglie dei 30 anni, sta svolgendo un lavoro ottimo con la terza squadra più giovane del girone e al contempo la migliore nel rapporto tra i punti fatti e l’età della rosa.
Complimenti!
Flavio Vergani


La Festa di Natale del Pro Patria Club è sempre stato un appuntamento importante per la tifoseria che coglieva occasione per stringersi intorno ai propri beniamini. Diverse sono state le location della festa: teatri, sale meeting, addirittura slottery room, ma quella che ha sempre più convinto è stata la nostra sede, dove sentirci a casa. Diverse soluzioni logistiche ma sempre un unico format: tifosi con società e giocatori uniti in un unico abbraccio. Perché questo è quello che conta. Una festa resistente al tempo e inossidabile, visto che si è celebrata persino nei periodi più burrascosi quanto a rapporto tra la tifoseria e dirigenza. La festa dello scorso anno fu davvero apprezzata, tanto da volerla migliorare nell’edizione di quest’anno, con particolare attenzione ai giocatori, visto che per loro era già pronto un premio per quanto fatto nel 2018. Purtroppo, la risposta della società Pro Patria al nostro invito, inoltrataci tramite l’addetto stampa Niccolò Ramella, ci ha letteralmente gelati: “Considerato il fitto calendario sportivo del mese di dicembre e la festa della Società in programma il 18, per la serata di Mercoledì 19 dicembre possiamo assicurarvi la presenza di: Patrizia Testa, Sandro Turotti, mister Javorcic, Niccolò Ramella, Luca Mottin, più giocatori squalificati e/o infortunati”. 
In pratica, avendo al momento infortunato il solo Colombo e nessun squalificato di lungo corso,il dubbio di una serata senza giocatori coincideva con la quasi certezza. 
Il consiglio direttivo del Pro Patria Club, non volendo incidere in alcun modo sull'intenso periodo schedulato nell'agenda biancoblù, ha deciso all’unanimità di annullare la festa, in quanto orfana di uno degli aspetti più caratterizzanti della stessa: la presenza dei giocatori. 
Peccato non aver potuto cogliere l'occasione per continuare a vivere il Natale nella tradizione e dare ai tifosi la possibilità di incontrare i propri beniamini. Dopo tanta passione e i tanti sacrifici fatti durante l’anno per seguire la squadra, se lo sarebbero meritati e forse un piccolo sacrificio lo si sarebbe potuto fare. 
In alternativa, Il Pro Patria Club propone un incontro aperto a tutti i tifosi, sempre per la serata di Mercoledì 19 Dicembre, per scambiarci gli auguri di Natale e passare qualche ora lieta nel nome della nostra passione

Direttivo Pro Patria Club

Numero speciale del Tigrottino in modalità tutto parole e niente numeri.Turno di riposo per il nostro statistico Scalvi che, complice il turno infrasettimanale, rimane in panchina. Per lui pronta la convocazione per l'ultimo numero dell'anno, quando sarà chiamato ad una super prestazione per raccontarci un anno in cifre.
Per cui, numero tutto da leggere con il focus sul prossimo compleanno della Pro Patria e sulle iniziative "live"per entrare in clima celebrativo.
Spazio a tifosi attivi e in stand bye che ci raccontano la loro esperienza allo stadio da praticanti ed ex frequentanti. Insomma, come sempre spazio a tutto e a tutti per confrontare idee ed opinioni con la massima libertà di opinione.

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Quello che stava per capitare ad Arezzo è capitato a Chiavari! La Pro Patria ammazzagrandi compie l’impresa e va a vincere sul campo della corazzata Entella. Per i liguri, finora, solo vittorie ( o quasi), ma la banda organizzata di mister Javorcic si esalta quando sente l’odore dello squadrone e tira fuori energie miracolose.
La firma della vittoria è d’autore e si chiama Gucci, lo stilista del goal che a inizio secondo tempo ha cucito la vittoria sulla maglia tigrotta con un colpo di testa vincente. Complice il portiere locale ma chissenefrega, il goal vale lo stesso. Il destino dà e toglie e sul punto avevamo già dato.
Mister Javorcic mischia le carte e getta nella mischia dal primo minuto il talento di casa Ghioldi, con lui il giovane Sanè è la sorpresa di giornata. Lombardoni è out per squalifica ed ecco Boffelli.
In mezzo al campo Bertoni con Gazo, davanti Le Noci con Gucci che sarà il migliore di giornata.
La cronaca “live”sulla pagina ufficiale di Aurora Pro Patria ha dato l’annuncio della vittoria con quasi due minuti di anticipo rispetto alla pseudo diretta Eleven Sport. Da un lato ci sarebbe da obiettare sul punto ma questa volta è tornato maledettamente comodo ed emozionante poter vedere le ultime fasi del match con la certezza che sarebbe andata a finire come tutti speravano.
Bravi tigrotti!
Flavio Vergani


  
 


 
L'amore per Busto di Gianluca Sampietro
Il suo nome farà tornare alla memoria la stagione più brutta della storia bianco-blu, ma nonostante questo Gianluca Sampietro è stato uno dei pochi a soffrire di più per questa maglia 3 anni fa.
Lo ritrovo appena dopo la partita del Gozzano andando verso la tribuna stampa.
Una breve chiacchierata, autorizzata dalla gentilissima responsabile della comunicazione del Gozzano Anita  Zanetta, la quale si è resa disponibile ad accompagnare Gianluca all’intervista.
Ciao Gianluca come stai?
Ciao Simo! Nonostante il piccolo infortunio ..tutto bene!...a casa nostra tutto ok?
Si certo! (Gianluca era il mio vicino di appartamento 3 anni fa)
Come ti sembra tornare a Busto?
È sempre bello tornare qui, dove ho lasciato il mio cuore e dove ho trovato tanti amici. Busto è una bellissimi città!
Ripercorriamo quella triste annata? Cosa non andò?
Beh vedi…arrivammo quasi tutti senza una preparazione pure a campionato in corso. Non avevamo mai fatto allenamenti….e qualcuno era reduce da infortuni ed acciacchi. Io stesso mi ritrovai in balia di un infortunio pesante che ancora oggi mi porto dietro Aggiungerei anche che, chi doveva fare la differenza in realtà non è riuscito a farla, lasciando quindi la squadra nella situazione a noi nota.
Anche tu potevi tornare a casa e prenderti il tuo tempo e forse curarti meglio, ma invece…
Luca Bettinelli (fisioterapista della Pro di allora) mi ha curato bene!, Lo ringrazio e ringrazio la pro per avermi aiutato in querl percorso, ….Si!..potevo tornare alla Samp e prendermi il mio tempo, ma in realtà ho deciso di rimanere qui a Busto per amore della squadra e per star vicino ai compagni.
Qualcuno dice che la “passavi” indietro e che eri difensivista…
Le mie qualità le conosco! e certi commenti lasciano il tempo che trovano….ero arrivato dopo due stagioni ottime e dopo esperienze di qualità in nazionale, quindi….credo fosse la tipologia di gioco strana di allora….e magari la poca sintonia tra di noi…a non funzionare.
Si parlava di te anche per la serie B cosa non andò?
Si! potevo spiccare il volo, certe scelte non mi hanno aiutato, ma fortunatamente sia a Taranto sia a Gubbio ho comunque fatto bene….adesso chissà?, per ora ho sposato il progetto Gozzano e quindi sotto con il massimo impegno per aiutare la mia nuova squadra.
Come andarono le cose dopo la Pro?
A Taranto eravamo partiti bene, poi l’aggressione a noi giocatori e problemi societari distrussero l’ambiente. Una strana accusa di calcio scommesse poi non veritiera che ci uccise il morale…Alla fine andò malissimo. A Gubbio invece ci siamo salvati con tranquillità, e ho fatto una buona stagione.
La differenza di giocare in a nord, al centro e al sud?
Nella mia carriera ho giocato a Pisa ed Ancona, piazze caldissime, dove abbiamo sfiorato anche la B, mentre a Taranto ho trovato ancora più “calore”. Gubio e Gozzano sono simili, forse, più tranquille.
Cosa vorresti per il tuo futuro e come vedi il girone di ritorno?
Vorrei solo stare bene! e giocare per il Gozzano!. Credo che sia noi e la Pro possiamo salvarci con tranquillità.
Ti ho regalato il bellissimo libro dei 100 anni un saluto alla tifoseria?
Grazie per il regalo, a tutti voi auguro un felice Natale, qui a Busto sono stato bene è una bella città, mi spiace che sia andata male ma qui ho ancora bei ricordi e per questa maglia ho dato il massimo che potevo dare, tenendo conto dei mille fattori negativi. Ancora auguri alla Pro per i suoi 100 anni e buone feste!
Ciao Gianluca buone feste!
Ciao Simo è sempre un piacere vederti ricambierò il tuto regalo con qualcosa del Gubbio se ti fa piacere, ancora buone feste a tutti…
Nonostante molti abbiano pensato che Sampietro sia stato un giocatore di medio livello, a suo vantaggio dico che senza quell’infortunio grave e senza quella stagione travagliata, forse di lui avremmo visto il meglio invece che poche cose. Non lo dico solo perché sono un suo amico, ma perché in quel periodo ho seguito ogni suo sforzo per tornare prima possibile in campo. Ogni mattina i suoi esercizi a casa e poi di corsa verso lo Speroni. Uno dei primi ad arrivare e uno degli ultimi a lasciare gli allenamenti. Palestra e sudore riversati per la maglia bianco blu. Alla fine di ottobre poteva tornare a casa e curarsi meglio, ma ha scelto di rimanere qui per spirito sportivo e riconoscenza. Nelle ultime partite era uno degli ultimi a mollare il colpo. Per Gianluca, professionalità e rigore morale non sono mai mancati. Ha sempre lottato e voluto tornare prima possibile su quel manto verde dello Speroni che per certi atleti passati per Busto resta indimenticabile. Per lui quel verde rettangolo di Busto, è ancora bello ed affascinante.
Nei suoi occhi c’è ancora la voglia di correre e sudare per quel mondo del calcio, che da ragazzo lo ha visto protagonista nelle giovanili della Samp e in nazionale, ma che lo ha fatto soffrire nel suo periodo migliore. Ora dopo vari infortuni che avrebbero sfiduciato chiunque, torna protagonista in un Gozzano che di sicuro avrà bisogno anche di lui.
Un abbraccio ancora a Sampy e grazie per gli auguri!
Simone Merlotti.
 
  
 


Per qualcuno non dovrebbe esistere per quella sua aria di inutilità. E’ insapore, anonimo, limita gli entusiasmi.
E’ un quadro in bianco e nero, un ritmo lento, una poesia senza rima.
Come per tutte le cose sciape ci sono i coraggiosi che tentano di darle un’identità, un senso, un valore per sdoganarle dal girone del purgatorio.
Quando si materializzano in giornate già grigie da sé producono un effetto eco che amplifica la depressione, già insista nelle pieghe della domenica sera.
Un tentativo apprezzabile, seppur confinato nel risultato che spesso appare solo come un farmaco palliativo.
La razionalità spesso sa attribuirgli il suo reale valore, che in alcuni casi è vero e concreto, ma l’istinto lo boccia inesorabilmente archiviandolo nel cassetto delle cose inutili.
E’ un bicchiere sempre mezzo vuoto che per taluni intrecci del destino e del fato può assumere una predestinata importanza.
Non ha un nome, ma solo un cognome, che piace poco a tutti.
E’ uno e trino, a volte ha il sapore della salvezza, a volte dell’inferno, le rare volte che non odora di purgatorio.
A Busto si è autoinvitato per quattro domeniche di fila senza neppure chiedere l’accredito, dopo che nelle precedenti dieci precedenti non si era visto nemmeno in fotografia, senza che nessuno ne sentisse la mancanza.
Ci si ricorda di lui solo in occasione dei bilanci di fine anno quando per alcuni ha fatto la differenza, per altri la sofferenza.
Vale sempre un punto: amato a Busto perché con quel punto si è aperta la porta del paradiso, odiato a Rezzato dove con lo stesso punto si è aperta la porta dell’inferno.
Il pareggio è un’opportunità, ma allo stesso tempo è un problema. E’ quell’uno che manca per far cento e allo stesso tempo la goccia che fa traboccare il vaso.
E’ il grigio che sta tra il bianco e il nero, tra la soddisfazione e l’insoddisfazione.
E’ bello come quello di Arezzo, seppur alonato di rimpianti, è gradito come quello con il Gozzano, seppur conseguenza di troppi mea culpa, è leggendario come quello di Trento dello scorso anno, seppur solo la stagionatura gli diede un valore doc.
E’ benedetto come quello tra Rezzato e Lecco, benedetto per noi, maledetto per loro.
Alla fine, non sembra essere così antipatico, eppure lo sopportano in pochi.
Forse solo perché ne servono tre per avere lo stesso fascino della sorella Vittoria.
Serve una rima per dargli una dignità, proviamo con "pareggio meglio così che peggio".
Flavio Vergani

TORNAGHI: 6,5
Una normale amministrazione intervallata da un grande intervento nel primo tempo che salva il risultato. Più passa il tempo e più si apprezza questo portiere dallo stile di una volta e di grande praticità.

LOMBARDONE: 5
Cartellino rosso per doppia ammonizione, basta questo per sintetizzare le sofferenze patite dal giovane difensore sorpreso dalle puntate di un indiavolato Gozzano.

ZARO: 6
Se fosse entrato quel tiro di grande pregio sarebbe stata una domenica indimenticabile. Per il resto, in assenza di Battistini, prende in mano la regia della difesa senza sbavature.

MOLNAR: 7
Un monumento, che dire di più. C'è ovunque e non gli scappa niente e nessuno. Nemmeno la pipì.

MORA 5
Rendimento in picchiata per l'esterno biancoblu in riserva di idee e di fiato. Serve riposo per evitare che l'eccessiva valorizzazione si svaluti all'ombra dello spread.

GALLI: 5
Idem come sopra, corre tanto ma spesso a vuoto e la fase propulsiva è solo un miraggio.

FIETTA: 6,5
L'unico centrocampista che unisce qualità a quantità con spruzzate di esperienza. Sempre con la testa alta e le idee chiare.

BERTONI: 5
Mister Javorcic di lui ha detto che è sottovalutato da molti. Può darsi, ma può essere che sia    sopravvalutato da altri. La verità sta sempre nel mezzo, ma oggi ,francamente, in mezzo non si è vista tutta questa qualità se non una serie infinita di passaggi facili e di corta metratura.

PEDONE: 5,5
Quando accelera sbatte contro il muro e quando non accelera non dà valore aggiunto.

MASTROIANNI: 7,5
Un voto in più per il goal che colora una partita di grande volontà, tenacia e abnegazione. Sono pochi i centravanti che sanno garantire il lavoro di copertura della punta centrale bustocca che trova anche il tempo per buttarla dentro.

SANTANA: 6
Otto per l'impegno, la disponibilità e la generosità che non gli permette di essere quello che dovrebbe essere: ossia il valore aggiunto del nostro attacco. Qui ci si ferma a voto sei.
 Ma, non può correre e portare la croce, ha la sua età, seppur portata benissimo.

MISTER JAVORCIC: 5,5
La squadra del primo tempo era molto bassa, sempre sotto pressione e mai ha dato l'impressione di poter imporre il  suo gioco. L'esperimento Fietta in coppia con Bertoni non ha funzionato e la squadra è andata spesso in affanno.

La Pro Patria soffre di "pareggite"visto che dopo le partite patte con Arezzo, Siena e Lucchese è arrivato il quarto nulla di fatto consecutivo con il Gozzano.
Oggi c'è una risposta netta e chiara alla classica domanda del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, anzi due risposte.
Bicchiere mezzo pieno per il risultato, mezzo vuoto per la prestazione.
Nel primo tempo la squadra di mister Javorcic è stata letteralmente in balia del Gozzano, apparsa squadra tonica , organizzata e sempre con un'idea chiara sulla gestione del pallone.
D'altra parte i piemontesi erano e rimangono imbattuti lontani da casa.
 Il centrocampo dei tigrotti con Fietta, Bertoni e Pedone ha sofferto terribilmente il ritmo indiavolato dei piemontesi senza trovare l'ispirazione per ripartire quando la palla veniva recuperata. Una serie di passaggi lenti e spesso a ritroso hanno indispettito il sempre meno numeroso pubblico locale.
La mancanza dell'unico giocatore del centrocampo tigrotto ricco di geometrie e cambio passo, ossia Disabato, se è vero che favorisce la fase di contenimento è anche vero che impoverisce notevolmente la fase di impostazione. Fase che nelle gara casalinghe non può essere delegata a giocatori con diverso profilo tattico.
Il"Gianni "e la "Cinzia" a fine gara commentavano:"ci lamentiamo perché siamo in pochi sugli spalti? Ma. con queste prestazioni chi vuoi che venga?"
Nel secondo tempo la situazione è migliorata e addirittura la Pro Patria ha trovato il vantaggio con Mastroianni abile a sfruttare il solito calcio d'angolo miracoloso ma, subito dopo, gli ospiti trovavano il pareggio, sempre su calcio d'angolo, messo in rete dal bustocco Abel Gigli. Per la serie: nessuno è profeta in patria, tranne uno.
Poi, Lombardone, già ammonito, non trovava il tempo dell'intervento ma il modo per essere espulso e da lì in poi è stato un monologo degli ospiti che non ha portato a nessun cambio di risultato.
Anzi, è stata la Pro Patria a trovare tre occasioni da rete clamorose con Molnar, Boffelli e Zaro.
Nota positiva di giornata l'esordio in campionato di Marcone, un giovane del nostro vivaio che potrebbe essere una valida alternativa a Mora e Galli apparsi oggi molto stanchi e in netto calo di rendimento.
Alla fine il punto è il massimo che si poteva portare a casa anche se rimane una prestazione non della migliori contro una diretta concorrente per la salvezza.
Mercoledì si tornerà in campo nella gara impossibile con l'Entella Chiavari.
Flavio Vergani

In casa Pro Patria si pensa al Gozzano, squadra di quelle facilmente assimilabile a vittoria sicura e quindi a rischio alto di sottovalutazione.
Quante partite hanno perso i piemontesi in trasferta? Zero! Basta così per capirci?
Tigrotti senza Battistini squalificato e con la preoccupazione di una settimana ricca di impegni. Mercoledi', infatti, si scenderà in campo a Chiavari contro l'Entella pigliatutto.
In casa tigrotta si pensa al turno over visto che torna disponibile Bertoni e la rosa è ricca di possibili alternative. Dopo la gara di Arezzo reclamano un posto i vari Tornaghi e Bertoni, ma conoscendo mister Javorcic non si esclude che in una delle due partite ( più probabile a Chiavari) possa mescolare le carte per dare stimoli a tutta la truppa.
Tra i piemontesi gioca un bustocco come Abel Gigli, classe 1990, che mai ha avuto il piacere di indossare la casacca biancoblu per il solito detto del nessuno profeta in patria.
Gozzano che dopo un inizio claudicante ha ripreso a correre e a portare a casa punti.
Si giocherà alle ore 16,30 allo Speroni.
Munirsi di biglietto in pre vendita, non lamentarsi per le code in caso non si provveda è invece un obbligo.
Flavio Vergani

In anteprima per gli amici del web e nelle edicole da domani il nuovo numero del Tigrottino.
Come sempre tante notizie, foto e numeri sulla Pro Patria da leggere tutto in un fiato.
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Serata di forti emozioni al Teatro Sociale dove è andata in scena una storia vera lunga 100 anni.
Regista della prosa  l'”Associazione 100 anni di Pro" che ha scritto il copione della serata. Attori protagonisti i tifosi, dai più anziani ai più giovani, i calciatori come Frara, Giulietti, Manicone, Calloni, Serafini, Bartezzaghi, Sartirana e tanti altri che hanno preso parte allo spettacolo, nessuno come controfigura, tutti come attori principali. Sul palco si sono letti alcuni racconti tratti dal libro scritto per l'occasione da Carlo Albè e Giovanni Castiglioni. Un palcoscenico alternativo che ha dato spazio ad una selezione di personaggi che hanno scritto il romanzo biancoblù.
Molti calciatori, dirigenti, tifosi, allenatori hanno avuto il privilegio della citazione nel libro, ma, ovviamente, ne mancano tanti, tantissimi che avrebbero meritato la ribalta per quello che hanno fatto per la Pro Patria ma che per evidenti ragioni di spazio non hanno trovato spazio, seppur  abbiano pieno titolo per sentirsi idealmente rappresentati.
Una storia lunga 100 anni non può essere compresa in 100 pagine, ma chi era ieri al Sociale ha vissuto emozioni così forti, così profonde e così uniche che diventa superflua ogni altra considerazione. Chi si è emozionato è della Pro, gli altri no. Questa è la vera selezione che conta e chi c'era ieri al teatro idealmente ha scritto la propria pagina del proprio libro e questo è quello che conta.
Particolare emozione ha destato l'intervendo di Roberto Vender che con la sua famiglia ha voluto molto bene alla Pro Patria e che ancora non perde occasione per dimostrarlo.
Capitan Serafini ha raccontato la sua vicenda personale di quando è salito sul pullman per Savona mentre la moglie entrava in ospedale per partorire. Quindi la sua corsa da Savona all'ospedale per vedere nascere il figlio e il ritorno a Savona di corsa, pronto per segnare la doppietta che ha portato i tigrotti ad un'importante vittoria. Una dimostrazione di vicinanza alla maglia davvero notevole.
Anche Saritana ha avuto l'onore della ribalta raccontando quel rigore di Legnano rimasto nella storia dei tigrotti.
Spazio anche per i tifosi con i racconti di Lele Magni che ha ricordato l'inseguimento all'arbitro Pieri.
Ci sarebbe molto altro da scrivere ma la certezza che la platea dei lettori coincida perfettamente con chi era presente ieri al Sociale rende inutile ogni altro dettaglio che va oltre al normale dovere di cronaca. Per cui ci fermiano qui certi che non aggiungeremmo nulla a quanto vissuto di persona dai lettori.
Flavio Vergani


La Pro Patria rappresenta ancora la città di Busto Arsizio e la Valle Olona? Busto Arsizio e la Valle Olona meritano di essere rappresentati dalla Pro Patria?
La riflessione parte dal fatto che gli abbonamenti sono 431, lo 0,5% della popolazione, vediamo alcune delle altre squadre del nostro girone: Pisa 4245 abbonamenti (0,9 %), Siena 1858 (0,7%), Lucchese 1300 (0,5%), Piacenza 1132 (1,2%), Arezzo 856 (0,9%), Carrarese 700 (1%).
In effetti guardando i numeri non sono molti, ma ritorniamo agli interrogativi. Se per esempio un imprenditore bustocco portasse in Cina la più bella maglia calcistica del mondo (quella della PRO) e questa dovesse avere un logo che rappresenti la città di Busto A. e la Valle Olona cosa ci mettereste? Cinquanta anni fa: tre ciminiere stilizzate, e adesso? Sono sincero, non sono in grado di rispondere. Potrebbe farlo l’Unione Industriale, i Commercianti, gli Artigiani, i politici che governano i comuni da anni, gli studenti, o i tifosi.
Speroni della Lega qualche anno fa mi sembra che abbia detto che lo stadio era meglio venderlo. Forse perché a lui della Pro non gli frega niente, ma in fondo non aveva tutti i torti se la Pro Patria non rappresenta più la città, ma se invece la rappresenta l’anno del centenario è il momento giusto di mettere sulla maglia cosa rappresenta la Pro per la città e la valle, e viceversa.
Carlo Vito Speroni   

Questa sera alle ore 20,45 al Teatro Sociale di Busto Arsizio andrà in scena la storia della Pro Patria.
Sportivo è il dress code consigliato, bianco e blu i colori suggeriti per rimanere nel tema della serata che parlaerà del Centenario della Pro Patria. Una storia raccontanta da tanti protagonisti del passato e del presente che si alterneranno sul palco con i loro racconti, ricordi, emozioni e sensazioni.
Durante la serata sarà possibile acquistare il libro che racconta i 100 anni di Pro Patria narrati dalla voce di alcuni protagonisti appartenenti alle più disparate categorie com tifosi, dirigenti e giocatori.
Insomma, una serata da non perdere.


Una sfida “impossibile” vinta a Novara, qualcuna sfiorata come a Carrara, qualcuna mezza centrata come ad Arezzo. Qualche partita persa più con la testa che con le gambe come a Piacenza e con la Juventus U23, forse una sola partita persa con merito in casa con il Piacenza.
In poche parole: questa squadra ha poco da invidiare alle altre. Comprese le più forti finora affrontate.
Cosa manca? Lasciando perdere le bombe di mercato e le legittime aspettative dei tifosi, l’impressione è che se solo ci si convincesse di più del proprio valore si potrebbe trovare quel coraggio che a volte è mancato per “matare” l’avversario.
Ieri, per esempio, in campo si è vista una Pro Patria con personalità ed identità ben definite, anche quando si era in parità numerica.
Il secondo tempo è stato un monologo dei tigrotti che ha portato prima al pareggio, ossia all’obiettivo minimo, senza tuttavia centrare l’impresa della vittoria, sprecata per un calcio di rigore sbagliato che ricorda gli errori del recente passato.
Quello che ha colpito positivamente è stata la maturità con la quale la squadra ha affrontato la prima della classe in casa sua, senza soffrirla più di tanto e con la forza di affermare il proprio gioco anche in casa altrui.
Quello che invece si è avuta l’impressione poteva accadere e non è accaduto è stata l’incapacità di trovare quel coraggio adolescenziale e quell’istinto irrazionale per far vincere l’istinto sulla ragione, per accettare il rischio e puntare più in alto.
Magari con una anticipata disposizione tattica più sbilanciata in fase offensiva, vista l’inferiorità numerica degli avversari.
Evidentemente, mister Javorcic, che meglio di chiunque conosce il grado di maturazione della squadra e la sua capacità di leggere la propria autostima, ha valutato che ancora non ci sono le garanzie minime per snaturare un team che da sempre vive sui propri delicati equilibri tattici da sempre  in grado di trasmettere tranquillità e certezze a giovani e meno giovani.
E, a proposito di giovani, la bella novità è stata la prova di Sanè che dopo i guai fisici sofferti ha mostrato il suo valore in una partita molto complicata.
Dopo aver ritrovato un over, ossia Fietta, è il turno di questo under di grande potenzialità.
Insomma, al di là del risultato finale che poteva essere diverso, la trasferta di Arezzo regala certezze e buone nuove.
Adesso aspettiamo un under o un senior a scelta per ritrovare certezze nel ruolo del portiere.
Tornaghi si è ben disimpegnato, Mangano sta lavorando per ritrovarsi. Il regalo di Natale più bello per i tifosi sarebbe che i due possano competere per un posto da titolare non per le disgrazie altrui ma per i propri meriti.
Tornando alla gara di ieri, ricordiamo che l’’Arezzo ha perso una sola gara da inizio torneo e averlo tenuto sotto scacco per l’intero match sdogana i tigrotti dall’appellativo, a volte riduttivo, di matricola della categoria.
Il processo di ambientazione sembra essere giunto ad una maturazione importante in grado di cancellare ogni timore reverenziale.
Certamente si può sempre far meglio, ma se si proporziona la performance finora prodotta all’obiettivo primario della stagione, si può ben dire che i tigrotti stanno navigando in perfetta rotta.
A volte sono andati ben al di là delle aspettative dei tifosi stessi che, quasi per un riflesso automatico, pronosticano con tutto il pessimismo del mondo i match contro squadre di alto rango. Alzi la mano chi non aveva pronosticato una sconfitta a Novara o ad Arezzo? Si vedono poche braccia alzate. Invece…
Domenica si torna nel girone dei dannati con la sfida importantissima per la lotta per la salvezza con il Gozzano.
L’errore da evitare è il solito:  pensare che il Gozzano non è l’Arezzo esporrebbe agli stessi rischi di quando si è incontrato il Pro Piacenza e la Juventus U23.
Ma, la Pro Patria ha sempre dimostrato di imparare dai suoi errori e siamo certi che anche questa volta così avverrà.
Flavio Vergani








La Pro Patria pareggia per uno a uno in casa della capolista Arezzo con goal di Mora che pareggia il goal dell’ex Brunori.

Quando pareggi in casa della capolista non dovrebbe esserci il dubbio del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Dovrebbe essere sempre e comunque una damigiana piena. Invece, questa volta non è proprio così.

Infatti, la Pro Patria nel primo tempo non ha concesso nulla ai toscani, se non una punizione allo scadere del primo tempo risultata vincente. Nel secondo tempo i toscani sono rimasti inferiorità numerica per un doppio giallo comminato ad un loro giocatore e la Pro Patria ha trovato il pari  grazie a una “cappellata” del portiere che non ha trattenuto un tiro di Mora. Poi, la Pro Patria ha condotto le danze fino ad avere un rigore a favore a dieci minuti dal termine che Le Noci ha sparato a lato della porta toscana.

Fortunatamente al danno non si è aggiunta la beffa, visto che l’Arezzo a fine gara ha avuto una clamorosa occasione da rete con tiro a botta sicura a porta vuota deviata miracolosamente da Zaro che ha sostituito per l’occasione il portiere Tornaghi uscito a vuoto al limite dell’area.

I locali hanno poi reclamato due calci di rigore all’arbitro, poi pesantemente contestato a fine partita. Ma, davvero non vediamo che cosa ci sia da contestare se non la prestazione incolore degli amaranto.

Per la Pro Patria un’occasione persa per vincere ma allo stesso tempo un punto d’oro su un campo davvero difficile e alla fine va bene così.

Bene Tornaghi che, a parte l’uscita a vuoto sul finale, ha ben parato durante tutta la partita meritandosi il posto per le prossime gare, bene anche la difesa e Fietta che ha gestito il centrocampo con piglio e determinazione..

Male Mastroianni che ha sbagliato un’occasione da rete solare nel primo tempo, irriconoscibile Disabato che ha disputato una partita largamente insufficiente.

Infortunio muscolare per Colombo uscito dal campo appena dopo essere entrato per sostituire uno spento Disabato.

Bello rammaricarsi per un pareggio ad Arezzo, questa Pro Patria ha dimostrato di esserci e, come diceva Manzoni “del senno di poi ne sono piene le fosse”.

Flavio Vergani

Durante l'organizzazione delle cene organizzate  dagli amici del Pro Patria Club nasce spesso la discussione tra i "tortisti" e i "pastisti".
I primi sono capitanati da Giannino Gallazzi il quale sostiene che una cena si deve terminare con la torta e non con altro tipo di dolce.
Il partito dei "pastisti"è invece rappresentato da Danilo Castiglioni che privilegia la comodità della mono porzione che non obbliga a complicati tagli di porzionamento.
La disputa ha carattere di grande serietà tanto da richiedere un tempo di discussione non indifferente e spesso lascia strascichi di insoddisfazione nel partito risultato in minoranza dopo la votazione dei presenti.
Nell'ultima occasione, la casseoulata recentemente svolatasi in una esclusiva location bustocca con inviti riservatissimi, ci si aspettava un fine cena all'insegna delle maxi paste che ci sono state, ma, vero dulcis in fundo, ecco la sorpresa per il Giannino che ha ritrovato il sorriso quando al suo tavolo è stata servita una splendida torta biancoblù nel totale rispetto della par conditio.
Pari e patta tra tortisti e pastisti per la gioia del Giannino.
Come si può dire di no al Giannino?
Flavio Vergani

Ci lasciamo alle spalle una settimana caratterizzata dalle diatribe social su Pllumbaj e la sua scelta di andare altrove. Come dice l’amico Flavio, se ci si confronta è un piacere se ci si deve invece, sentirsi attaccato sulle proprie opinioni allora la discussione diventa una cosa più personale che di tutti. Un mio articolo che “attacca il potere” e che mette davanti più le simpatie che l’amore per la pro?  Assolutamente no! La mia considerazione è stata condivisa la sera stessa da quasi tutti i membri del mio club. Nessuno ha visto malizia o cattiverie nelle mie parole, talaltro positivissime sul mister e sulla società che ci sta guidando molto bene anche in questo campionato. Come detto sui social e lo ribadisco qui, sono sempre sereno e pronto alle critiche costruttive, sono uno fatto così! chi mi conosce lo sa della mia onestà e bontà, forse troppa in molti casi della mia vita. Ho sempre cercato e voluto conoscere i risvolti personali e le considerazioni di tutti sull’argomento Pro. Mi è spiaciuto che si sia letto qualcosa che non c’era. La mia amicizia con Ersid? la stessa che ho con altri giocatori o ex giocatori, ma l’amicizia dei singoli, con tutto il rispetto, vale meno che l’amore globale per i nostri colori. Non ho mai difeso amici che giocavano male o dirigenti/allenatori quando bisognava farlo. Anzi Andrea e Flavio, mi considerano il più “fumantino” del giornale, ma lo sono stato solo sempre dove serve.
Lasciato da parte questo argomento, parliamo di cose molto più importanti.
Si è discusso sull’acquisto di un attaccante in sostituzione del nostro Ersid per “attaccare il potere” di alcuni club che, in quel reparto stanno facendo cose straordinarie. Vedi ad esempio la Carrarese che sul ruolo della punta ha scelto benissimo. Anche qui ci si divide in tre schieramenti molto ben distinti. Il primo che dice: “stiamo bene così”, perché tanto in attacco siamo abbastanza coperti. Il secondo che “insaziabile” vedrebbe di buon occhio l’arrivo di una punta cattiva e di categoria. Uno insomma “anche brutto da vedere” ma che serva nei momenti decisivi. La terza parte dei tifosi vedrebbe di buon occhio un giovane già in parte formato dalle buone credenziali. Noi per “sfamare la voglia di attacco” del popolo bianco-blu facciamo il solito gioco delle bombe di mercato, che non ci azzeccano quasi mai, ma quando però vanno a segno spesso lo fanno addirittura prima di altri giornali o siti internet. Vedi l’ultimo “Arzignano-Pllumbaj” detto prima di tutti. Bravi….? No fortuna e qualche conoscenza che ci aiuta in questo che noi definiamo “argomento del nulla” visto che ogni secondo il calciomercato muta in maniera diversa. Non siamo del mestiere lasciamo ad altri quindi la riconoscenza di certe cose che aiutano il nostro piccolo ma bellissimo sito bianco-blu.
3 bombe?
La prima farà gridare allo scandalo ma ormai siamo abituati.
Pablo Gonzalez, classe 1985 ex di Alessandria e Novara. Uno che per il suo passato a Busto non dovrebbe nemmeno transitare, ma che farebbe comodo in un reparto dove si deve picchiare duro. Pablo in quel ruolo “macho” è uno svincolato di lusso da non farsi scappare.
Claudio De Sousa, 33 anni, ex di Fondi e Viterbese, per lui 240 presenze e 50 gol nelle ultime stagioni. Non un attaccante prolifico ma uno che c’è quando serve.Il primo giovane invece che ci segna il nostro “consulente di mercato” è un figlio d’arte.
Yanik Frick, figlio di Mario Frick. Yanik ventunenne liechtensteinese, l’anno scorso è stato girato in prestito al Pro Piacenza dal Livorno disputando 6 incontri e realizzando 1 gol. Prima di quella esperienza per lui un intero campionato nell’Altach in Austria e tutta la trafila nella nazionale del suo paese. Nei campionati giovanili si è distinto molto bene con indosso la maglia del San Gallo e del Vaduz.
In più ci segnalano:
Zakaria Hamadi 20 anni, il nome non tragga in inganno, è di Busto! Trascorsi molto buoni nelle giovanili del Milan e poi una discreta esperienza nel Chiasso. Perché prenderlo? È della nostra città conosce quindi la Pro e di lui non si parla male nel circus del calcio.

Simone Merlotti


Semaforo verde per Molnar, Disabato e Gazo colpiti da sindrome sgombroide trattata con cortisonici e quindi a rischio antidoping.
La commissione che valuta le deroghe a fini terapeutici ha ritenuto giustificato l’uso dei farmaci assunti dai tre tigrotti e dato loro la possibilità di scendere in campo fin da domenica prossima ad Arezzo

Ieri si è giocato il recupero Cuneo Entella, terminato uno a uno. Trattasi di uno dei molti recuperi dei liguri che non hanno preso parte alla prima fase del campionato per la vicenda ripescaggi in serie B.
Peccato che l'arbitro dell'incontro dopo aver ammonito un giocatore del Cuneo al minuto sessantuno lo ammoniva nuovamente al minuto novantuno senza ricordarsi della prima ammonizione. Per cui, nessuna espulsione.
L'arbitro tornato negli spogliatoi ritrovava immediatamente la memoria e ammetteva l'errore.
Per cui, gara invalidata da rigiocare. Il recupero del recupero si terrà nel 2019 visto il calendario fittissimo dell'Entella. Quando si dice di un campionato leggermente anomalo.
Flavio Vergani


Squadra a centro classifica. Società economicamente virtuosa. Che noia che barba…che barba che noia!
Come passare la settimana? La parola d’ordine è non farsi scappare nessuna occasione, nemmeno la più piccola.
Come il Fabio Gallazzi che non lascia nel bosco nemmeno un porcino microscopico. Tutto fa brodo, o meglio tutto fa risotto.
Ieri giornatone indimenticabile. La mattinata è scossa dalla notizia bomba: Pllumbaj lascia la Pro Patria.
Clamoroso, direbbe Piccinini. E il social si scatena. C’è chi sta con il partito dei “Raimondo” e chi con quello di “Sandra”.
Tema della litigata anti noia è il seguente: ci siamo liberati di un peso, oppure era meglio vederlo all’opera prima di lasciarlo andare via?
Premessa: ci sono giocatori che piacciono a tutti perché sono bravi e questi non dividono mai. Poi, ci sono quelli che piacciono a qualcuno e ad altri no e, infine, ci sono quelli dei quali ti innamori e non sai neppure tu il perché. Non perché sono bravissimi, non perché sono simpatici, non perché sono diversi. Non sai nemmeno tu il perché. Infatuazioni temporanee che si dissolvono dopo poco tempo. Lo scrivente ricorda una sua infatuazione per Santic della quale ancora si chiede i motivi senza trovarne uno valido. Piaceva, punto. Poi la carriera che ha fatto ha confermato che piaceva solo a me, o quasi.
Ci sono poi i fattori esterni che a volte influiscono sul giudizio generale: amicizie personali, vicinanze di vedute, feeling personale. Variabili, ma non costanti. Nel mio caso Santic nemmeno lo conoscevo.
A volte succede e basta.
Nel caso di Pllumbaj si può far parlare il cuore o i numeri. Il linguaggio del cuore è diverso per ciascuno di noi, i numeri sono uguali per tutti.
 Dicono di lui che a 29 anni ha sempre giocato in serie D.  Segnando molte reti, ma sempre in serie D. E, ora, andrà in serie D. Questo per dire che: o nessun direttore sportivo si era finora accorto di lui, tanto da lasciare sempre il bomber tra i dilettanti, oppure un altro motivo ci sarà a giustificare la sua mancata frequentazione di palcoscenici più importanti. Questo non lo dico io o mio “cuggino”, lo dicono i numeri.
Punto due: quale allenatore che si trova ad avere in squadra un attaccante forte che potrebbe portare goal e punti non lo fa giocare? Nessuno. Questo per dire che non crediamo all’autolesionismo, ma solo ad un sano realismo. Questo lo dice la realtà e non la fantasia.
Su questo crediamo siano d’accordo tutti.
Quindi dove sta il problema che ha scatenato il social? Presto detto : la curiosità di vederlo all’opera. Curiosità che non è stata soddisfatta secondo l”accusa”.
Che dire, come ha scritto qualcuno, se questo è il problema della Pro Patria siamo messi davvero bene. Confermiamo: :si, è questo il problema della Pro Patria e quindi siamo messi molto bene, anzi benissimo.
Chi scrive da che parte sta? Da un’altra. Avevamo chiesto poco tempo fa a mister Javorcic a che punto fosse il processo di inserimento di Pllumbaj e ci venne detto che stava migliorando e che sarebbe potuto diventare un’alternativa a quelle presenti in rosa per le sue diverse caratteristiche. Perderlo proprio quando il processo era ad un passo dalla maturazione spiace un po’. Risposta scontata e persino così banale che non piace nemmeno a chi la scrive. Troppo ricca di “istamina”.

Detto tra noi, non è che crediamo sempre al 100 % a quello che ci viene detto. Siamo vecchi del mestiere e sappiamo che a volte la comunicazione perfetta è quella che a volte dice e non dice, a volte è diretta e a volte indiretta, a volte serve per demolire a volte per costruire, a volte per motivare altre per far riflettere.
Insomma, angoli smussati e angoli vivi. La realtà percepita è stata che la maturazione è stata così lenta che il frutto stava andando fuori stagione. Lo stesso Pllumbaj, da ragazzo intelligente quale è, lo ha capito tanto da dichiararlo: “ a trent’anni non posso permettermi di stare in panchina”. Giusto, se sei una mela è inutile marcire in una cassetta di arance. Che poi non è stata data la possibilità di dimostrare di essere un’arancia è vero, ma forse al fruttivendolo basta sentire l’odore per capire il tipo di frutto che ha in mano.
Mister Javorcic non è certamente mister Favarin, conosce le sfumature del linguaggio, è elegante nell’eloquio, sa colorare i quadri in bianco e nero. L’impressione che si è sempre avuta sul caso Pllumbaj è che si sfumasse il quadro con colori pastello per non farlo apparire troppo grigio. Una scelta rispettosa verso il ragazzo e verso la stessa scelta che comunque è stata fatta e lo aveva premiato con le attenzione della dirigenza tigrotta.
Favarin, tanto per fare un nome, probabilmente avrebbe usato il cutter più che il pennello e forse sarebbe stato più chiaro a tutti nella comunicazione facendo intuire l’epilogo della vicenda.
In mancanza di linguaggi espliciti, a volte basta ascoltare al posto di sentire per capire quello che l'interlocutore sta dicendo senza volerlo/poterlo dire.
 
Flavio Vergani