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Ultima partita dei tigrotti allo "Speroni"(relativamente alla regular season) prevista per sabato alle 16,30, quando a Busto arriverà il Pisa, quarta forza del torneo con i suoi 63 punti, setto in più dei tigrotti.
All'andata la Pro Patria fu corsara in terra toscana confermando una volta di più che nulla era ed è impossibile per la Javorcic band.
L'ingresso sarà a pagamento anche per gli abbonati in quanto si celebrerà la seconda giornata biancoblu. Peccato che mamma Rai si sia ricordata dei tigrotti proprio nell'occasione proponendo la diretta del match su Rai Sport, un' occasione perfetta per gli amanti del divano che potranno cogliere due piccioni con una fava: partita  live sul 55 pollici e saving nel portafoglio. 
Intanto, ieri sera il Piacenza ha superato l'Entella nello scontro diretto, rubandogli il primo posto in classifica. Sui social liguri il nome Pro Patria ricorre spesso, visto che i tigrotti con i sei punti sottratti all'Entella e i sei punti concessi al Piacenza è diventata, a parere dei tifosi dell'Entella, il vero ago della bilancia nello lotta per la promozione.
La speranza in casa Entella è di non incontrarli nuovamente nei play off per evitare altre sgradite sorprese.
Chi lo avrebbe mai detto?
A proposito di sorprese sgradite, si consiglia di acquistare il biglietto della gara di sabato in prevendita per evitare code alle biglietteria nel giorno in cui pagheranno anche gli abbonati.
Facile prevedere una non immediata emissione del ticket visto il traffico aumentato al botteghino.
Sotto la "spattafiata"con tutte le info, poi non dite che non le avevate viste o lette.
A buon intenditore…
Flavio Vergani

Sia per gli abbonati che per i non abbonati sono previste le seguenti tariffe:
  • Tribuna centrale intero €30, ridotto €25
  • Tribuna laterale intero €20, ridotto €15
  • Distinti intero €15, ridotto €12
  • Popolari scoperti €10, ridotto €8
  • Popolari ospiti prezzo unico €10
Hanno diritto ad una riduzione le seguenti categorie: donne, over 65, under 18. L’ingresso è gratuito per i bambini di età inferiore a 8 anni.  
La biglietteria sarà aperta in via straordinaria nei giorni di:
  • Giovedì 25 dalle 15.00 alle 18.00
  • Venerdì 26 dalle 17.00 alle 19.00
  • Sabato 27 dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.00 
I biglietti si potranno acquistare anche presso i seguenti punti vendita:
  • Il Tabaccaio del Buon Gesù di Corso Sempione 16, Olgiate Olona
  • Bar Savoia di Via XXII Marzo 2, Busto Arsizio
  • Be Happy Travel di Via Vittorio Veneto 1 bis, Castellanza
  • Okeg Viaggi di Via Torino 59, Gallarate


Gennaio 2016. Una nebbia avvolge lo Speroni. L’allenamento si svolge in un clima malinconico. La squadra relegata all’ultimo posto e i primi contestatori sul web, alimentano questo alone di tristezza. Mi ricordo quel giorno per la mia prima intervista rilasciata alla Prealpina. Il bravo intervistatore è Francesco Inguscio, che apprezzerò con il tempo per il suo instancabile e meticoloso lavoro. “cosa ne pensa del nuovo arrivo?”. Il nuovo arrivo in questione è Inacio Pià!
Il mio cuore risponde alla domanda di Francesco, benevolmente, con le solite frasi di circostanza, che si dicono per tenere tutti calmi, il cervello direbbe ben altro, davvero ben altro!
In mezzo a quel gruppo gli unici che mi faranno battere il cuore saranno davvero pochi alla fine di giugno. Chi?, Ferri, D’Alessandro e Santana. Il resto della truppa bianco blu davvero non giudicabile per non dire peggio!
Pala e Mastropasqua accolgono Inacio Pià con sorrisi, e con quella speranza che ormai è l’unica cosa rimasta in quell’anno disgraziato. L’anno dei famosi 8 punti finali ancora brucianti nell’anima bianco-blu. La speranza è riposta in un malconcio ma ancora voglioso ragazzo Italo-Brasiliano che sembra ormai prossimo però alle ultime apparizioni di una lunga carriera. La grinta c’è e si vede, le sue condizioni fisiche non certo eccellenti invece non fanno presagire nulla di buono.
La dirigenza preleva Pià, dal mercato degli svincolati illustri, nel freddissimo mese di gennaio. Inaciò è reduce da un lungo infortunio con la maglia del Varese, e da pochi mesi si allena da solo, per ritornare in forma. Sembra tutto risolto dicono i medici, ma vedremo che in realtà non sarà così. Il suo lungo girovagare per l’Italia lo porta spesso a vestire maglie di grandi squadre, per lui ricordiamo le belle esperienze con Atalanta, Ascoli, Napoli, Pergocrema e Darfo Boario. In mezzo a questi team, ci sono anche annate meno fortunate. Si conteranno quasi 20 casacche indossate nella sua lunga carriera. Una maglietta tra di esse sarà quella dei tigrotti, ma solo per 4 volte, nulla di più. Nessun gol per lui e poco dopo, ecco l’ennesimo infortunio al ginocchio, davvero molto pesante da gestire, in un momento dove l’infermeria Bustocca è piena. Inacio rinuncia subito a lottare e decide di farsi da parte. Pochi mesi dopo deciderà anche di rescindere con la Pro. Quella stagione sembra alquanto scarognata. Figlia di uno “strano” assemblamento di ragazzi presi all’ultimo, in un calcio-mercato ormai quasi finito, anzi riaperto per l’occasione per la Pro e altre poche società, ripescate in extremis. 8 punti vergognosi che ancora oggi fanno tristezza, spazzati via però negli anni successivi, da una donna chiamata Patrizia Testa, in grado di raddrizzare il timone e riportarci in acque tranquille e bellissime.  
Giocherà ancora due anni con il Darfo e l’Adrense. Meno di 20 partite per pochissimi gol. La sua carriera ormai è finita e lui lo sa!, decide di ritirarsi nel 2017 dopo tanti anni di calcio giocato comunque ad ottimi livelli. Oggi lo ritroviamo nel ruolo di dirigente sportivo.
Inaciò Pià resterà una delle meteore più brutte da ricordare, non per sua colpa. Sappiamo oggi, della sua fragilità in un progetto ancora più fragile da gestire. Al suo pari troviamo in quell’anno Degeri, Carcuro, Marra e chi più ne ha MENO ne metta per cortesia!
Inaciò Pià una meteora “iperveloce” che si è frantumata al suolo troppo presto, davvero troppo presto, ma in quel buio cielo del 2016, non ce ne siamo nemmeno accorti!
Simone Merlotti



Era Gennaio del 2002. Un “freddo cane” avvolge Busto Arsizio, il che è normale per il periodo invernale. Una sera di quel mese mi reco in centro per un caffè. Un amico tigrotto mi dice: “La Pro ha preso un attaccante greco fortissimo!”. Io ridendo gli dico “Si chi è? Cannellopulos?..il danzante Zorbas?”
Invece era tutto vero! Dal Lanciano ecco arrivare un gigante magro dal profilo pronunciato, che sembra un pochino stranito i primi giorni in quel di Busto.
Il suo nome? Θεόφιλος Καρασαββίδης, cioè Theofilos Karasavvidīs. Trascorsi ellenici di tutto rispetto con i club di Apollon, Olympiakos e Panionios gli portano una bella pubblicità. Ecco, arrivare, per Karasavvidīs, molte richieste dal nostro campionato. Su di lui per primo, si “butta a capofitto” la Torres, che si accaparra il greco battendo la concorrenza sul tempo.
Due anni in Sardegna e tanti gol sembrano farlo volare verso campionati più blasonati.
Su di lui gli occhi di mezza serie B, ma qualcosa va storto, che cosa non si sa davvero, in 4 anni Theo, come lo chiamiamo ancora oggi a Busto,  cambia ben 4 maglie senza eccellere con ognuna di esse. Le 32 presenze con il Lanciano e soli 7 gol saranno il miglior campionato di quel triste periodo!
Theo si rimette in gioco e arriva a Busto. Per lui la città sembra avere tanta curiosità, spuntano allo stadio anche qualche bandiera Greca per accoglierlo meglio. La prima esperienza non va però benissimo, per lui con i tigrotti, solo 7 presenze e nessun gol. La Pro lo lascia libero e Theo, approda così al Frosinone. Qui Karasavvidīs gioca ben 20 presenze con 5 gol al suo attivo.
Per lui si riapre il portone bianco-blu e c’è il ritorno nella nostra città di Busto. Con tanta voglia di rivincita riparte la seconda esperienza, del gigante greco. Per lui ancora una volta, un anno “così così” con 20 presenze e sempre nessun gol. A quel punto le strade tra Theo e la Pro si separano inesorabilmente. Per lui arriva una chiamata dal vicino Monza e poi dalla Caratese.
Poche partite e 10 gol in due anni, sono davvero poca cosa, rispetto al suo roboante inizio di carriera. Ultima esperienza, al Mariano Comense e poi Theo dice basta con il calcio giocato.
Appese le scarpette al chiodo, Karasavvidīs, trova impiego presso un centro fisioterapico della provincia di Como. Oggi è un procuratore che gestisce alcuni ragazzi giovani, e molti dei quali proprio greci. La meteora questa volta passa nei cieli di Busto per ben due volte, non brilla come dovrebbe, ma di lui resteranno comunque bellissimi ricordi soprattutto per il suo modo di essere davvero un bravo ragazzo e un elemento instancabile. Famosa resterà la frase “mettete in campo ul casciavid”, soprannome dato dai tifosi bianco blu al nostro primo calciatore greco arrivato in città!

Ps: (questa è una rubrica che volevo gestire da tempo, ricordo a tutti che qualche imprecisione ci può stare, soprattutto perché gli anni sono passati per tutti, e la memoria e i racconti dei testimoni non sono sempre affidabili, quindi continuo facendo del mio meglio).

Se vuoi leggere delle precedenti “meteore” resta sul sito, scorri indietro le pagine, e vai alle date indicate:

Kalu                       18/marzo
Piro                       16/marzo
Cammarata        11/marzo
Galli Mora          10/marzo           

Simone Merlotti


La Pro Patria rompe in anticipo l'uovo di Pasqua e trova un bel regalo. Non una sorpresa, perché niente più lo è dopo lo strepitoso campionato dei tigrotti che hanno dimostrato di potere ogni volere.
Questa volta l'impresa si chiama Alessandria, stesa per due a uno grazie alle reti di Fietta e Gucci.
Il "Moccagatta"non è mai stato un campo semplice da violare ma questa Pro Patria non si ferma di fronte a nulla: statistiche sfavorevoli, tradizioni negative, corsi e ricorsi della storia e cabala avversa.
Mister Javorcic fa il prestigiatore mischiando le carte e distribuendo un mazzo con ben 8 carte nuove su 11 totali e da vero re del poker va a vedere gli avversari fin da inizio gara facendo capire che non è un baro. Al quarto minuto Pro Patria già in rete con il principe del centrocampo Fietta.
Poi, sarà Gucci, il bomberone bustocco a replicare al grigio Santini che realizzava un rigore trovato nell'uovo di Pasqua da parte dei regali per un fallo ( da Var)di Zaro.
I cinquantasei punti, dicasi cinquantasei, lo portano a una media gara di 1,6 punti a partita. Lo scorso anno furono 2,19 in serie D. Un risultato eccezionale se si tiene conto dei molti punti persi per strada un po' per inesperienza collettiva e un po' di più per inesperienza individuale che pesano su un bilancio brillante ma che sarebbe potuto essere incredibile.
Nelle scelte del mister c'è anche quella di Niccolò Cottarelli schierato dal primo minuto proprio sul campo di chi non ha creduto in lui. Una mossa perfetta per motivare ancor di più il ragazzo e dargli l'occasione di mostrare il suo valore proprio sul palcoscenico che gli fu negato.
Cottarelli ha risposto  al meglio e fatto mangiare le unghie ai grigi di mister Colombo, ex tigrotto ai tempi di Vavassori, che a fine match non ha nascosto la sua delusione per l'approccio allal gara dei suoi lodando al contempo i tigrotti per aver dato il massimo, seppur con i play off giù in tasca.
Ora, la classica in cima si è notevolmente accorciata e la speranza dell'ambiente è di poter conquistare un comodo posto in classifica che regali ai tigrotti la possibilità di giocare la gara play off tra le mura amiche dello "Speroni".
Sarebbe un finale perfetto per una stagione perfetta che consentirebbe qualche applauso in più ai giocatori, al tecnico e alla dirigenza da parte della sonnecchiosa Busto che sembra voler dimostrare l'affetto per i biancoblu in tutti i modi, tranne con la presenza allo stadio.
Un mistero che un giorno si spera possa essere svelato.
Flavio Vergani

Per chi se lo fosse perso, ecco il bel contributo della Rai sul momento della Pro Patria


“Andate a Vender il..” con questa frase scritta su di uno striscione, inizia la stagione della Pro Patria del 2003-2004. Contestazione ultras nei confronti della società alla prima di campionato. I motivi li conosciamo benissimo. Nel rettangolo  verde intanto, si scaldano i giocatori e tra loro un ragazzo Nigeriano proveniente dalle giovanili della Sampdoria. Il suo nome è uno scioglilingua il cognome è molto più facile. Ikechukwu Kalu, per tutti noi tigrotti diverrà solo Ike!
Allo Speroni arriva il Cesena. Si parte subito alla grande. Andrea Vecchio passa un pallone filtrante verso Ike, che con diverse finte con il destro e il sinistro nasconde il pallone al diretto avversario involandosi verso la porta. Tiro forte al lato di poco! Pronti via! e subito lo stadio esplode nel delirio. Il ragazzo dal nome improponibile diventa il beniamino del pubblico. Giocate di classe e tiri velenosi e il promettente Ike viene applaudito sempre di più. Accanto a me uno spettatore dice “Questo qui vale il prezzo del biglietto!”. Quel giorno fu proprio così, Kalu fu uno dei migliori in campo.
Della Nigeria Ike, sembrava uno dei tanti “approdati” nel nostro campionato più per una “moda” che per necessità. In quel periodo quasi ogni squadra o club blasonato aveva tra le giovanili o tra i titolari un “bianco verde” africano.  Sull’onda della Nigeria ‘96 campione olimpica, da oltre 10 anni in Italia e in Europa arrivarono, infatti parecchi elementi, più o meno bravi da quella parte del continente “nero”.
La prima partita di Kalu terminò senza gol, anzi fu “falciato” e dovette lasciare il campo prima della fine della partita. Ma al ritorno si concretizzò la sua voglia di vendetta. 3 a 1 per i tigrotti con un gol di Ike contro il suo “odiato” Cesena!
Alla fine per lui 28 presenze e solo 4 reti, ma nell’immaginario collettivo le sue cavalcate e il suo essere “un pazzo” attaccante sempre pronto al tiro e allo scatto, lo fanno ancora oggi inserire nella lista degli amati “stranieri” della Pro. Per lui una esperienza a Pisa e poi in Svizzera al Chiasso. In due anni 28 gol, che lo riportano a casa nel  Samp. Qui a Genova non trova però il giusto spazio e l’anno seguente ritorna in prestito nella confederazione elvetica, prima al Bellinzona e poi al Chiasso e infine ancora al Bellinzona. Dal 2014 si trasferisce in Albania al Teuta. Vola poi in Thailandia al Singhtarua forse più per spirito “vacanziero” che per un vero progetto calcistico personale.
Oggi cosa fa?
Se si digita il suo nome appare un uomo cicciottello, che si presenta sul suo sito, come dirigente di una scuola per “comunicazione” e giornalismo.
Non siamo sicuri sia lui, ma i suoi tratti sono molto simili a quelli della nostra saetta Nigeriana…
 
Simone Merlotti 


Turno infrasettimanale in occasione della Pasqua per il campionato di serie C con i tigrotti che viaggiano verso Alessandria per incontrare i grigi locali delusi da un campionato anonimo.
Per cercare di risollevare le sorti è stato chiamato l'ex allenatore tigrotto Alberto Colombo il quale vivrà la partita con particolare trasporto.
In casa biancoblù spazio ai chilometro zero o quasi con possibile impiego dell'ex Cottarelli, del rientrante Lombardoni, di Molnar e di Sanè.
Tra i pali confermatissimo "saracinesca"Tornaghi, mentre in attacco dovrebbe partire Gucci.
Tra i locali spiccano i nomi di Bellanzini, Gazzi e Santini, ma l'organico alessandrino sulla carta appare molto più forte di quello che ha finora ottenuto, per cui occhi aperti.
Inizio gara ore 20,30.
Flavio Vergani


Lorenzo Pisani e Pamela Carezzato, due volti noti ai tifosi biancoblù.
Meno nota la loro vicenda che con coraggio hanno condiviso nel libro “Like a song”, recentemente presentato in quel di Marnate. Location non casuale ma “perché è questa è casa mia, il paese più bello del mondo”, come ha sottolineato lo stesso Lorenzo Pisani.
Una presentazione con overbooking al centro sportivo San Carlo, location scelta per l’evento, a testimonianza di quanto la coppia marnatese abbia fatto centro nel rendere pubblica la loro storia di vita vissuta.
Un percorso di procreazione assistita partito dall’ospedale Del Ponte di Varese e dalla clinica San Carlo di Paderno Dugnano rivelatesi delle eccellenze del settore e pubblicamente ringraziate da Pisani per il supporto e terminato con un libro utile per far riflettere sul tema e accompagnare altre coppie che in futuro intraprenderanno lo stesso viaggio.
Una scelta forte e coraggiosa di apertura e di condivisione che si contrappone alla consuetudine di chiudersi in sè stessi, quando vittime del dolore e della delusione, si costruiscono muri che dividono e incarcerano i sentimenti.
Lorenzo e Pamela hanno voluto essere una coppia moderna dando un senso profondo e vero al senso di condivisione, ai nostri giorni spesso banalizzato dalla compulsività indotta dai social online.
Hanno scelto la strada più preziosa per parlare alla gente, incontrandola, respirando la stessa aria per condividere le stesse emozioni e gli stessi sentimenti.
Non hanno solo detto, ma soprattutto scritto, la loro storia che è stata la storia di altri e lo sarà in futuro per altri ancora. Un gesto prezioso che parte dalla prossimità agli altri e sconfina in un altruismo d'altri tempi.
Un esempio di come un seme possa generare una pianta i cui frutti potrebbero sembrare diversi dalle aspettative ma in realtà sono ricchi dello stesso colore e dello stesso sapore: quelli dell’amore.
Amore che i coniugi Pisani hanno dispensato a piene mani, dapprima per raggiungere l’obiettivo di essere genitori e poi deviato verso i più bisognosi per convogliare loro tutta la loro voglia di amare. Un desiderio forte di essere parte di una famiglia e strumenti di felicità per il prossimo.
 Un modo per reagire in modo positivo e proattivo ad un dolore e trasformarlo in energia solidale ad ampio raggio.
“Like a song”, è il titolo del libro e mai scelta fu più corretta. Proprio come la vita che è come una canzone con molte strofe, molti ritornelli, molti ritmi e con un unico finale che non sempre è quello desiderato, ma che è possibile rendere accordato cambiando le note dello spartito.
E, a proposito di musica, Pisani ha voluto dedicare agli U2, band che ha scritto la storia musicale della sua vita, il giusto tributo per  averlo ispirato a  trovare la linea guida della sua prosa narrativa.
Così, alla presentazione non poteva mancare un richiamo alla band amata con i “Rejoice”, cover band, che hanno creato il giusto sottofondo musicale dell’evento.

Compagno di viaggio di questo percorso colmo di speranze, delusioni ed emozioni è Marco Cirigliano che come Lorenzo è stato messo a dura prova dalla vita con la perdita della piccola Chiara in tenerissima età.
“La Casa di Chiara”, associazione onlus, è stata la risposta di Cirigliano al destino per far si che Chiara viva ogni giorno e non sia solo un ricordo.
Un gemellaggio ideale tra le due vicende che si concretizza con la devoluzione alla stessa associazione del ricavato della vendita del libro.

Un'opera che merita la lettura perchè propone una storia vera successa a molti che stanno intorno a noi e che capiterà a molti altri e che grazie a Pisani sconfina dalla triste riservatezza, sdoganando quel senso istintivo di quasi colpevolezza che i protagonisti spesso vivono senza tuttavia averne motivo.

Un "outing"che merita stima e apprezzamento che non può limitarsi alle parole, ma che deve essere realizzato aprendo il libro per farsi prendere per mano dai coniugi Pisani e farsi guidare nel loro viaggio.

Poi, dopo l'ultima pagina, sedersi idealmente con loro per condividerne le emozioni.
Dalle prime recensioni raccolte tra gli amici che hanno divorato il libro sembra proprio che i Pisani abbiano prodotto qualcosa di importante.
A testimonianza che quando parla il cuore, la mente sa scrivere pagine uniche che meritano di essere vissute.
Flavio Vergani




 
Era il 1995 e si disputava Parma-Bari, allo scadere del match Zola lascia il campo per uno sconosciuto ma promettente ragazzo, il suo nome? Ferdinando Piro. Quello che succederà poi è un sogno che tutti gli esordienti in serie A vorrebbero accadesse. Sul 2 a 1 per i ducali Ferdinando riceve una palla d’oro che in pochi secondi viene tramutata in un siluro da fuori area che si insacca sotto il sette della porta barese. Un gol che scatena la gioia irresistibile del giovane Piro. L’allenatore Nevio Scala lo abbraccia, così come fanno tutti i compagni. In quel Parma, c’è gente del calibro di Pippo Inzaghi, Dino Baggio, Fabio Cannavaro e Luigi Apolloni.  Del Giovane Piro parla tutta Italia, un gol da campione che lo proietta tra i baby prodigi appetibili per il futuro mercato estivo. Su di lui a fine campionato si gettano molti club, sia di B che di C. Per la sua giovane età, il Parma decide di darlo in prestito proprio nella serie C, per iniziare a farsi le ossa e divenire quel giocatore completo che tutti i Parmensi si aspettano. La Pro, decide di chiedere, come molte altre squadre in quel periodo, informazioni sul bravo Ferdinando. La Pro Patria del 1996 annoverava già giocatori del calibro di Brizzi, Bandirali, Guida e Lunini.


Ferdinando approda alla corte Bustocca con i migliori propositi, ma come vedremo, le sue 33 presenze assicureranno ai tigrotti poche soddisfazioni. Per lui un solo gol e tanti problemi.

Il sogno di Piro di fare il balzo di qualità e mettersi in mostra per un prossimo futuro resterà tale. Per lui un passaggio al Varese dove rimarrà solo 5 partite per poi approdare a dicembre alla vicina Solbiatese.  La sua miglior stagione sarà al Moncalieri, con 10 reti, ma ormai il treno della notorietà per Ferdinando è passato inesorabilmente. Oggi gioca ancora nel Mezzani in Emila, e con i suoi 41 anni sembra non volersi fermare. Il suo segreto?. “Essere professionista tra i dilettanti, allenarsi bene e amare questo sport”, così è quello che ha dichiarato in una intervista ad un giornale locale del suo paese pochi mesi fa.

Piro non sarà stato il baby prodigio che tutti si aspettavano, ma la sua carriera nelle serie minori dilettantistiche lo ha consacrato di diritto come un elemento di grande valore. Non importa in che serie stia giocando, se hai il cuore e la grinta puoi sempre fare la differenza. Il sogno è svanito? Forse nel calcio che conta si, ma non in quello che conta poco, ma in realtà chi può dire quale sia il calcio che conta veramente? Per Ferdinando quello che conta ancora oggi è dare il suo apporto, e in molti casi è stato così, tanto da diventare un idolo per le tifoserie locali dovunque sia stato. Per questo il suo sogno credo si sia comunque avverato!

Professionista o no, lui è sempre stato un modello professionale!

 

LA CARRIERA:

Serie A, C1 & C2: Nocerina, Parma, Pro Patria, Varese, Solbiatese, Moncalieri,

Tra i dilettanti: Fidenza; Meletolese, Fiore, Montecchio, Biancazzurra, Luzzara, Colorno, Viadana e Mezzani.

 

Simone Merlotti

 
 
 





























TORNAGHI: 7,5
Un casa farmaceutica vorrebbe utilizzare il suo nome per brevettare un farmaco a doppia azione: rilassante ed eccitante. Rilassante sui tifosi quando lo speaker pronuncia il suo nome, eccitante quando chiude la porta a due mandate di fronte a De Luca. Saracinesca.

MORA: 7
Un purosangue che trotta in libertà quando vede la prateria. Attacca e difende come se non ci fosse un domani.

GALLI: 7-
Procura il rigore con un coast to coast spettacolare. Peccato che osi poco nell'uno contro uno, ha i mezzi per vincerli ma ancora li teme troppo.

BOFFELLI: 7
Ringhia come un veterano, ha fisico, tecnica e personalità che mostra in tutta la sua essenza. Under è solo nell'età, over nella prestazione.

ZARO: 8
Partita perfetta della torre bustocca che non sbaglia niente in difesa e segna un goal da bomberone. Un percorso di crescita continuo per il vanzaghellese protagonista di un campionato eccellente.

BATTISTINI: 7
Senso di posizione da navigatore satellitare, lettura del gioco da tattico di "Mascalzone latino". Buon sangue non mente.

BERTONI: 7,5
Ecco il Bertoni che ci aspettavamo da sempre. Perfetto nella regia, sincrono con i tempi della partita, elegante nell'esecuzione, preciso nei lanci. Quello di prima piaceva a tutti tranne a qualcuno (noi per primi), questo piace a tutti.

PEDONE: 6,5
Fin che il fiato lo sostiene fa l'incursore e fa strike nel centrocampo ospite, cala alla distanza ma quel che doveva fare lo aveva fatto.

COLOMBO: 7
Nell' uovo di Colombo c'è una ritrovata gioventù che gli permette di correre come un ventenne almeno per un'ora di gioco. Sposa grinta a esperienza e quando ha l'occasione tira fuori la classe di un ex serie A. E' il simbolo di questa squadra e di questa gente che nasce come lui e l'applauso alla sua uscita dal campo è un abbraccio forte per un ragazzo straordinario.

LE NOCI: 7
Un annodatore persiano di tappeti, disegna opere d'arte e alla fine consegna un "Nain" a tinte bianco blu con trama e ordito di straordinaria finezza.

MASTROIANNI: 7,5
Canta e porta la croce, primo attaccante ma anche primo difensore grazie ad un pressing asfissiante sul portatore di palla avversario. Un esempio di attaccante moderno, completo e incline al sacrificio.
Applauditissimo quando sostituito anche da molti che avevano dato la loro sentenza a inizio campionato: "è una pippa che non segna". Avercene!

MISTER JAVORCIC: 8
La sintesi della sua evoluzione è semplice: da allenatore con il nome impronunciabile ad allenatore il cui nome è pronunciato da tutti. Da un allenatore disoccupato ad allenatore che vince un campionato, uno scudetto e porta una neopromossa al play off. In mezzo le vittorie di Novara ( andata e ritorno) e con l' Entella ( andata e ritorno). Le famose corazzate  che per il mondo intero avrebbero polverizzato i tigrotti. In un mondo ideale dove la valorizzazione dei giovani non è obbligatoria avrebbe fatto altre scelte in alcune occasioni e la navicella biancoblu sarebbe dove volano le aquile.


La Pro Patria scarta l’uovo di Pasqua in anticipo e regala ai tifosi l’ennesima dolce sorpresa dell’anno. Una vittoria per due a zero di assoluto prestigio visto che è stata ottenuta contro la capolista Entella Chiavari, squadra super favorita per la vittoria finale grazie ad un organico da serie superiore.
La Pro Patria quando vede i liguri è come il toro che vede rosso, tanto che dopo il capolavoro dell’andata che consentì ai tigrotti di violare il campo dell’Entella (unica squadra ad averlo fatto), ha replicato questo pomeriggio con un netto successo, grazie ai goal di Zaro e Le Noci.
Due nomi che firmano la vittoria a nome e per conto dei compagni, visto che oggi in campo c'era una vera squadra in tutti i reparti con prestazioni tecnico-tattiche da scuola del calcio.
Si è anche vista anche l’esultanza di Zaro in pieno stile “Cristiano Ronaldo” e mai come oggi tale riferimento è calzante per la prestazione perfetta dei tigrotti che hanno letteralmente asfaltato un’ Entella nervosa, tesa e troppo lamentosa.
Mentre sgombra dei tigrotti contro un’anima tormentata degli ospiti che si giocavano il campionato in questa delicatissima trasferta e alla fine è arrivata l’ennesima conferma dell’inviolabilità del “fortino Speroni”.
Mister Javorcic non sbaglia una virgola sul campo con un Pedone stile guastatore che incarta la manovra avversaria, ma non sbaglia nulla anche fuori dal campo con una vigilia preparata in modo perfetto quanto a motivazioni. Chi era presente all'allenamento di rifinitura segnala un mister super “incazzato”, determinato e carico come una molla. Chiaro l’intento di trasmettere ai suoi ragazzi l’importanza del match, una vetrina perfetta per far capire che questa Pro Patria nulla invidia alla capolista. Del senno di poi ne sono piene le fosse ma questa squadra con i punti persi ( per chi e per come decidetelo voi, noi abbiamo già dato sul tema),chissà dove sarebbe stata vista la fame e le qualità di questo gruppo dalle inesauribili risorse.
Un gruppo guidato da un condottiero dall'animo tigrotto al 100% che nemmeno l’elegante divisa sociale riesce ad imborghesire. Troppo legato alle sue origini per trasformarsi in quello che non è e mai sarà. La sua permanenza a Busto è un punto interrogativo ( per lui interesse da parte di mezza serie C e di un paio di squadre di serie B),ma se avvenisse sarebbe un segnale chiaro delle rinnovate ambizioni del progetto bustocco.
Per ora godiamoci una vittoria spettacolare arrivata davanti ai bambini dell’asilo “Sant’Anna” che non potevano scegliere partita migliore per capire chi è la Pro Patria e perché è bello tifarla.
Prima della gara si è svolta la sfilata delle magliette storiche della Pro Patria per celebrare i 100 anni di vita della società bustocca. Buona l' idea, ma l' execution è da rivedere.
 Forse sarebbe bastata un po’ di musica per dare “groove” e  ritmo alla sfilata  limitando l’effetto“ processione quaresimale” avvertito durante la sfilata stessa che ha penalizzato l'effetto "wow" che una regia più accurata avrebbe certamente consentito.
Flavio Vergani