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Francesco Ghirelli, presidente della Lega Pro, prende la parola in merito al passaggio di proprietà in casa Pro Patria e fa sapere che sta monitorando le stesso con attenzione.

Ghirelli ricorda che: "le nuove regole per il passaggio di quote superiori al 10% prevedono l'approvazione della Figc, in base a criteri di sostenibilità economica e onorabilità. Non mi risulta che queste procedure siano state ancora attivate dal club. 

Per questo, la Lega Pro sta monitorando i passaggi di quote di Pro Patria e Teramo.

Ghirelli ha fatto presente di essere preoccupato per la situazione e chi non lo è, solo un incosciente non lo sarebbe e nella speranza che tutto si risolva, si mostra soddisfatto della norma che tutela passaggi di società societari.

Ghirelli conferma di aver sentito la vecchia proprietà bustocca e conferma che in caso di persistenti problematiche, la Pro Patria tornerebbe nella mani di Patrizia Testa, che, a quel punto, volente o dolente, dovrà rinunciare alla carica di consigliere comunale.

Flavio Vergani

 


Non convince tutti i tifosi l'arrivo a Busto della nuova dirigenza della Pro Patria. La conferenza stampa di oggi non ha convinto molto tifosi  che si aspettavano ben altre rassicurazioni da parte del Presidente Citarella.

Domande e risposte troppo scontate, dice una parte dei tifosi e quel "parliamo di calcio e non delle vicende societarie", ha indispettito i tifosi che proprio di queste vicende, dell'assetto societario, del bilancio della società, avrebbero voluto parlare.

Azioni isolate per manifestare il disappunto sono già visibili in città : uno striscione presente allo stadio dice: NO SGAI, un altro, esposto in un punto di grande passaggio in città, cita: VIA I NAPOLETANI DALLA PRO PATRIA.

Tifosi che, oltre a non capacitarsi del fatto che Patrizia Testa abbia potuto cedere la società a Sgai, sperano nella clausole presenti nell'atto di vendita, quale mezzo per far tornare la società nella mani di Patrizia Testa. 

Insomma, il sentiment dei tifosi non è certamente favorevole a questo passaggio di proprietà, le preoccupazioni sono molte e si prevedono giorni bollenti su social, ma non solo.

Flavio Vergani 


In mattinata, è stata presentata la nuova dirigenza della Pro Patria.

Punto di ritrovo la sala stampa di via Cà Bianca, dopo che il temporale di ieri ha suggerito un cambio di location, dapprima prevista in Sala Consiliare a Palazzo Gilardoni.

Cambio di sede voluto da Patrizia Testa, per poter parlare liberamente parlare a “casa sua” e nel rispetto delle istituzioni della città.

L’intervento dell’ex presidente ha toccato un po’ tutte le curiosità del momento, trattativa lampo? No, in corso da aprile di quest’anno. Conoscenza dell’incompatibilità con il ruolo di consigliera comunale? Non era nota a Patrizia Testa, ma lo è diventata subito leggendo la stampa contro il sindaco Antonelli.

Perché ha scelto il Consorzio Sgai? Perché non c’era la coda di persone che volevano la Pro Patria, la sintesi della risposta di una Patrizia Testa che ha confermato quanto detto dalle precedenti dirigenze e che ormai è diventata la frase standard per chi decide di andarsene dalla Pro Patria: gli imprenditori locali sono lontani dalla Pro Patria e gli sponsor pure( a parte i soliti noti). Una certezza che va tenuta in considerazione come fatto certo dai nuovi, anche perchè, chi c'era prima di Patrizia Testa aveva detto identica cosa. Insomma, chi arriva non aiuta chi c'era prima e chi arriva dopo dice la stessa cosa di chi c'era prima. Una catena senza fine, un ritornello infinito, una certezza della quale prenderne atto.

Il Sindaco è parte della trattativa? No, la risposta, informato si, coinvolto no. Infine, l’ufficializzazione dello studio commercialista che ha seguito la trattativa: Battaini Beia. Un dettaglio per molti, quasi tutti, ma un evidente interesse focalizzato per altri.

Una cessione protetta e tutelata, secondo quanto afferma Patrizia Testa, ossia vincolata al rispetto di determinate condizioni da rispettare. Insomma, un'assicurazione sulla vita della società, del tutto gradita visto l'incidente di ieri, seppur riferibile a tempi nei quali Sgai neppure esisteva.

Il Presidente Citarella ha soddisfatto le molte domande dei presenti con risposte brevi e incisive.

La scelta di Busto fa parte di una normale trattativa tra società operanti su tutto il territorio nazionale, la passione per il calcio è stato il leit motive della scelta, il progetto vedrà la centralità dei giovani, del Direttore Sportivo Turotti e di mister Prina. Le conoscenze nel mondo del calcio potranno essere utile per l’arrivo di qualche giocatore, ma sarà Turotti a dover dare l’ultima parola. Citarella ha fatto presente di aver avuto un’altra esperienza calcistica nel collegio di garanzia della Juve Stabia.

La scarsità di pubblico e di sponsors è stata notata dal Presidente, ma, tramite opportune azioni a cura del Marketing aziendale di riferimento, si perseguirà l’obiettivo per un miglioramento. Auguri e complimenti per l'ottimismo.

Retromarcia su una “grande campagna acquisti” promessa dal presidente a Luigi Costa sul profilo Facebook, quel “sicuramente ( la faremo)” istintivamente scritto nei commenti del post, è stato prudentemente sfumato da Citarella in sede di presentazione con un “non l’ ho mai detto”, in effetti, più che detto, lo aveva scritto. Attenzione ai social e al loro utilizzo!

Il consiglio di amministrazione, oltre a Patrizia Testa, sarà composto da Citarella, Ruzza e dal giornalista Alvino.

Previsto l’arrivo della famiglia Citarella in città a gennaio, fino a quel giorno, ci sarà un minimo di pendolarismo.

Presidente che definisce la nostra città come “bella, tranquilla, ma molto fredda”, affrettandosi a chiarire che il freddo non sarà il principale fastidio che dovrà sopportare.

Senza dubbio sarà così, la freddezza della città non la misurerà con il termometro solo d'inverno, ma la percepirà, come le precedenti dirigenze, anche a Ferragosto. 

D'altra parte Patrizia Testa lo ha chiaramente detto. Per cui, uomo avvisato...

Flavio Vergani

 


Roberto Galloro, presidente del Consorzio Sgai che ha rilevato la Pro Patria, è stato arrestato nel corso dell'operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Aosta, per truffa ai danni dello stato.

L'accusa è di aver gestito in modo non corretto i certificati bianchi, ossia contributi che lo stato riserva ai fornitori di energia, per i quali i consumatori pagano una quota in bolletta.

A Galloro sono state sequestrate due ville di pregio. Arrestate in totale 17 persone per rincari non giustifdicati delle bollette dalla polizia di Duisuburg ( 4 tedeschi e 1 italiano)e sequestrati beni per 41 milioni. 

Roberto Galloro non avrebbe ricoperto cariche all'interno della società bustocca, ma, ovviamente, la ricaduta sulla stessa potrebbe avere influenze del tutto imprevedibili.

Flavio Vergani 



 Red carpet per il presidente Domenico Citarella e il nuovo board della Pro Patria che domani mattina, alle ore 10, varcherà le soglie di Palazzo Gilardoni per presentarsi alla stampa.

Grazie ai social, tutti i tifosi potranno assistere alla diretta sul canale Facebook e sentire dalla viva voce dei protagonisti il programma dei nuovi proprietari.

Social che dà e che toglie, o almeno, punzecchia, visti i dubbi e le perplessità condivisi da qualche tifoso a riguardo di qualche reviews non "five stars" riguardanti il consorzio di riferimento del presidente Citarella.

Come sempre, fa più rumore un albero che cade che cento che crescono, ma, viste le scottature che il popolo tigrotto ha dovuto sopportare nel recente passato, è del tutto logica e giustificata la cautela, purchè non cada in atteggiamenti prevenuti verso la nuova proprietà, che si deve ancora presentare.

Ovviamente, tutti speravano in una soluzione "moglie e buoi dei paesi tuoi", ma se la presidenza Testa è stata l'eccezione che conferma la regola, un motivo ci sarà. 

Busto ha da sempre paura di volare, soffre di vertigini, manca di piste di decollo che sono più importanti dei posteggi mancanti. Che contano ancora meno dei campi di allenamento, che una società modernamente organizzata dovrebbe avere nei propri assets patrimoniali per ambire al salti di qualità. 

A Como si sono fatti andare bene gli indonesiani e alla fine sono molto felici, la rima è la stessa con i napoletani, per cui, perchè mettere il carro davanti ai buoi?

La terapia è quella che si usa da due anni a questa parte: vigile attesa, a Busto sono tutti vaccinati da tempo e nel caso si dovesse presentare,  il virus lo riconoscerebbero tutti, anche se indossasse la mascherina.

Flavio Vergani 



 

 

 

Ieri sera la S. Messa nella chiesa di San Giuseppe, in memoria dei defunti è stata davvero particolare. A riscaldare l'atmosfera fredda e in parte ovviamente triste è stato il giovane Don Giuseppe, che dal pulpito ha parlato di fede e di calcio in maniera allegra e riscaldando gli astanti.

Il parroco ha metaforicamente descritto la vita religiosa di un cristiano alla pari di quella di un tifoso. Non è blasfemia, anzi una similitudine azzeccata. Come il buon Dio ci chiede fede e di praticare il credo, anche nella nostra squadra riponiamo fede, cercando di seguirla e praticando più possibile il suo credo bianco blu. Don Giuseppe ha benedetto il cammino della Pro sperando di vedere risultati migliori. Anche qui ha chiesto fede e speranza, la stessa che in queste ore i tifosi ripongono nella nuova società di via Ca Bianca. "Gente sconosciuta" dice il prelato ma che il popolo della Pro avrà modo di conoscere, lasciando da parte quella indole di diffidenza che in queste ore si sono udite in città.” Abbiate fede anche in queste persone”, la frase che dal parroco suona come un credo da seguire, senza troppe remore.

Insomma, fede e speranza due parole che si possono davvero usare sia nella religione ma anche nello sport.

Due dettami, che in questo tortuoso cammino sportivo sembrano una luce da seguire.

La speranza di risorgere dalle tenebre e ritornare a vincere è la parte che tutti noi sportivi vorremmo vedere al più presto. Anche qui fede e speranza la fanno da padrone, senza di essi ci lasceremmo andare a inutili sconforti. Ma il cammino della squadra è ancora lungo, e riponiamo nella Pro la fiducia più ampia.

Come abbiamo creduto e seguito in questi anni le gesta della “vecchia” dirigenza, che è stata una luce dopo anni di tenebre. Anche qui la similitudine religiosa ci sta tutta.

Durante l'omelia Don Giuseppe ha voluto ricordare i cari tifosi che non sono più con noi sugli spalti ma che abbiamo sempre nel cuore.

La mia frase che dico sempre, in questi articoli, resta sempre la stessa, “Chi la Pro ha sempre amato... verrà sempre ricordato” e ieri è stato così. Tra di essi le ci sono le “bandiere” in campo e i giovani tigrotti che ci hanno lasciato davvero troppo presto. Assieme a loro i nostri sponsor e quelle figure storiche di giornalismo e vita Bustocca che tutti noi abbiamo incontrato almeno una volta allo Speroni o in città.

Che la benedizione di ieri sera arrivi ai giocatori che dovrebbero riporre fede e amore nei nostri colori, come noi riponiamo speranza nei loro gesti in campo. Onorate la maglia e questo vale per tutti fuori e dentro il rettangolo verde. Un credo da seguire per non perdersi nel cammino di un campionato difficile.

La Pro è quasi una “religione” per molti di noi...e la religione va rispettata, seguita e se possibile praticata.

Anche qui una frase che esorta tutti a venire allo stadio o per lo meno a vedere la Pro da vivo quando possibile. Questo è praticare la fede calcista.

La strada verso la salvezza pare dura e lunga, ma fa piacere sapere che almeno da oggi abbiamo un tifoso in più, Don Giuseppe che pregherà per i tigrotti.

Forza Pro ...fede di questa città. 

Anche il nostro inno lo dice:

“sei l’orgoglio la fede degli ultras”

 

Simone Merlotti

 

 

A parte i sorrisi e le strette di mano di facciata ogni cambiamento deve essere valutato nel lungo periodo, al di là dei propositi che vengono confortati dai vari "avremo- faremo - saremo" che sono doverosi, ma non saranno mai garanzia per noi tifosi, spettatori e quindi privi di poteri decisionali, testimoni di qualcosa che avrà una storia dove non potremo mai essere attori protagonisti.

Esiste quindi OGGI una fisiologica diffidenza nei confronti di un nuovo progetto che in fondo rinnega quanto era stato il filo conduttore ed il cardine di una meravigliosa idea che si fondava sui simboli dell'appartenenza storica al territorio ed alla presenza costante dei rappresentanti della società che da oggi in poi sarà, a mio avviso, non più garantita.

Non desidero essere critico e dubbioso senza motivazioni valide e derivanti solo da situazioni oggettive, ma penso di essere interprete dei sentimenti e delle attese della tifoseria, oggi in parte curiosa ed in parte preoccupata per le vicende future, precisando che sono disponibile, come sempre, ad accettare osservazioni in merito se la mia interpretazione fosse giudicata come distorta o prevenuta.

Resto quindi in attesa veramente di un segnale forte da parte della nuova compagine societaria che possa garantire trasparenza e serietà, nella continuità di un percorso, nato 5 anni or sono, che viene citato da tutti, media compresi, come esempio da seguire per garantire a realtà di questa categoria tranquillità economica e sviluppo armonico nella costruzione del futuro orientato, come già espresso in precedenza, nella prospettiva della valorizzazione del settore giovanile, ossigeno puro per non ricadere in difetti endemici che in passato hanno causato importanti problematiche senza soluzioni.

In ultima analisi, oltre alla speranza naturale che questo atto possa costituire l'inizio di una nuova fase importante della storia della nostra PRO (simbolo di Busto Arsizio E NON "vicino a Milano"), mi auguro che l'immagine costruita fino ad OGGI sia valorizzata in termini assoluti e confortata da un assiduo sostegno anche DOMANI coinvolgendo, se possibile, anche le istituzioni di una città, che sono in debito con tutti gli sforzi sostenuti per garantire l'esistenza e la credibilità di una squadra "storica".

In fede

Sandro Lupidi

 C' è una curva che da lassù fa il tifo per i biancoblu. Sono i tifosi della Pro Patria volati in cielo, ma sono rimasti nei nostri cuori e nella storia dei tigrotti.

Come accade da sempre, il Pro Patria Club li ricorda con una Santa Messa che verrà celebrata questa sera alle ore 20,30, nella chiesa  di San Giuseppe a Busto Arsizio.

Tutti i tifosi sono invitati a partecipare alla celebrazione.

Direttivo Pro Patria Club

 


È un piacere e un orgoglio annunciare che la pagina Facebook del Pro Patria Museum ha raggiunto i 1000 like.

Un traguardo simbolico che premia gli sforzi di chi ha creduto e crede nei valori della gloriosa storia dei tigrotti, da tramandare di padre in figlio, di generazione in generazione.

Un risultato che vogliamo condividere e festeggiare virtualmente con tutti voi, in attesa di accogliervi di persona al Pro Patria Museum, per poter apprezzare e vedere i tanti cimeli di una storia che dal 1919 continua ad appassionarci ed emozionarci.

Allora come oggi: Pro Patria et Libertate 1919, una maglia, una storia, un popolo.
1000 grazie


 Dov'è la Pro Patria del precampionato?

Quella che vinceva spesso, nella quale Stanzani segnava spesso e poteva permettersi l'assenza di Bertoni, grazie al gioco verticalizzato e con gli esterni che spingevano di più, rispetto alla versione precedente?

Dov'è la Pro Patria dei primi tempi di inizio campionato, nei quali si è visto un gioco divertente?

Quella Pro Patria non c'è più, perchè non c'è più la Pro Patria di Prina.

Un progetto tattico diverso da quello dell'anno precedente, meno attento alla fase difensiva e di più a quella offensiva, ma che è stato progressivamente messo da parte per le paure dei secondi tempi, quando la squadra perdeva brio e gamba e le crepe difensive venivano amplificate dal modulo e dalla diminuita qualità degli attori.

Un progetto che non ha sopportato successivi "fine tuning" per trovare un difficile balance.

Chiedere ad un pittore di cambiare i colori del suo quadro per renderlo simile al precedente, significa spegnere la creatività e non attendersi un capolavoro, ma una copia.

Chiedere di cominciare a non prendere goal equivale ad annullare il progetto nativo con rattoppi che potrebbero chiudere i buchi, ma consegnare un capo finito davvero brutto da vedere.

Ieri, questo capo lo si è visto. Il sarto ha svestito l'abito firmato, proponendo una cinesata, una bruttissima copia dell'abito dello scorso anno. Bruttissima copia motivata da quanto visto in campo. Una squadra che non incassa reti, ma non tira una volta in porta, ha la matematica certezza di pareggiare tutte le partite. Questo non basterà per salvarsi.

La Pro Patria di ieri non ha una firma d'autore. Non ha l'anima di Prina e ci si illude che abbia il corpo di quella di Javorcic. Quel "siamo la squadra dello scorso anno", detto da Turotti nel dopo Meda, suona come una illusione, un sogno nel cassetto, una speranza vana. Questa squadra ha certamente un' eredità(povera) del passato, ma è stata catapultata in un presente completamente diverso.

Una squadra che sta subendo un'involuzione tattica proporzionale alla distanza con il progetto iniziale, che non era uguale al precedente. Più si scimmiotterà il passato e più si rischierà di voler ammirare lo stesso quadro che è stato appeso in pinacoteca e unico rimarrà.

Meglio chiudere con quel passato che il cambio societario aiuta a sigillare e pensare ad un nuovo presente.

Allontanando nostalgici legami con il passato, con i suoi moduli tattici che non possono essere eterni, con il ricordo di allenatori e giocatori che sono stati valorizzati da quel modulo, ma che non per forza valorizza qualsiasi altro giocatore.

Un presente che, se considerato punto di ripartenza di un nuovo ciclo, non può confrontarsi continuamente con quello precedente. Si possono vincere le partite facendo un goal in più degli avversari e non necessariamente non prendendo mai reti.

L'importante è non chiedere a Zeman di utilizzare il 5-4-1, l'importante è credere al progetto tattico sposato, anche se nel breve potrebbe non convincere, oppure cambiarlo con coraggio, magari compresi i suoi attori proponenti.

Ricordiamo che il modulo che ha portato al quinto posto in serie C nell'ultimo anno, ha rischiato di non centrare la promozione nel primo di serie D. 

Successive modifiche, frutto dell'esperienza, lo hanno reso quasi perfetto. Esperienza che fa rima con tempo, ma se questo manca, o il progetto stenta, piuttosto che guardare indietro, meglio guardare avanti e, se servisse, anche in altre direzioni.

Flavio Vergani


Domenico Citarella è molto social e il suo entusiasmo per la nuova avventura calcistica è sostenuto da molti followers che commentano con grande tempismo i suoi post.

Oggi, non poteva mancare il post dedicato al suo esordio allo "Speroni" e tra consigli per gli acquisti di Eugenio Guidetti che fa il nome di un bulldozer come Frenzis, e i complimenti per "Mimmo", c' è anche chi, come Luigi Costa, dice: "ed ora presidente, una grande campagna acquisti".

Citarella risponde in modo veloce e sicuro al post,  con un rassicurante: Luigi Costa, sicuramente.

Flavio Vergani

 CAPRILE: 6

Normale amministrazione con le mani, da rivedere con i piedi

MOLINARI: 6

Brutto da vedere con quelle mani sempre alte e svolazzanti, ma porta a casa la pagnotta

BOFFELLI: 6

Potrebbe essere il leader cha manca, ma ha ben altro a cui pensare. Festeggia le 100 partite non come avrebbe voluto.

COLOMBO: 6

L'esperienza c'è, gli anni pure.

SPORTELLI: 6-

Bene, ma non benissimo, anche se ininfluente.

BERTONI: 6-

Un po' meno preciso del solito, ma anche il solito e unico preciso. 

NICCO: 5,5

Scende in campo il fratello gemello meno dotato, cercasi quello dello scorso anno, uguale, ma diverso.

GALLI: 5,5

Repetita iuvant? Anche no...

BRIGNOLI: 5,5

Uno di quelli che era e che non è più. Colpa sua o colpa d'altri?

PARKER: 5,5

Parcheggiato in divieto di sosta per tutta la partita, solo il fischio finale lo rimuove dalle grinfie di un Borghese che non parla l'inglese, ma lo capisce perfettamente.

STANZANI: 5

Presente sulla distinta delle partita per ricordare che è in campo. Di lui ci si accorge quando esce.

MISTER PRINA : 5

Doveva essere la gara della riscossa, delle risposta alle parole di Turotti. Ci si aspettava una squadra carica come una molla. E' rimasta solo la squadra molla, senza la carica.


Non vorremmo che mister Prina abbia preso alla lettera le parole del direttore sportivo Sandro Turotti, quando nel dopo Renate Pro Patria, aveva chiesto alla squadra di iniziare a non prendere goal.

Se così fosse, l'obiettivo è stato raggiunto nella gara con il Seregno, che ha avuto il merito di entrare di diritto nella peggior gara interna dei tigrotti, addirittura davanti a quella con la Virtus Verona.

Non c'è stata la solita Pro Patria a due volti vista in altre occasioni, questa volta c'è stato un solo volto: il peggiore.

Squadra contratta, tesa, senza un'idea di gioco, in preda al pressapochismo tattico, alla manovra casuale, spesso impegnata solo a  difendersi, seppur giocasse in casa e non certamente contro un top player dal campionato.

Zero tiri in porta, dicasi zero, due calci d'angolo, dimostrano la sterilità della prestazione biancoblu.

Poi, un punto è meglio di niente ( Fiorenzuola insegna), ma c'è modo e modo per arrivare all'obiettivo, quello mostrato oggi è il peggiore e non ci capisce come si possa sperare di arrivare all'obiettivo con prestazioni come quella odierna.

Ci si aspettava una reazione orgogliosa alle parole di Turotti, un segnale dalla stanza dell'orgoglio tigrotto, invece, il cuore tigrotto mostra un cardiogramma piatto e l'encefalogramma denuncia una confusione mentale totale che opacizza ogni lucidità.

In campo vagano giocatori che lo scorso anno deliziarono il palato dei tifosi, altri di prospettiva sono confinati in panchina e quando vedono il campo si trasformano in comparse.

Oggi, un tifoso, o meglio, qualcosa più di un tifoso, faceva notare a chi spesso rimpiange chi non c'è più, che alcuni di loro, Gatti e Latte Lath, tanto per non fare nomi, sono stati coltivati da mister Javorcic nel tempo, con un percorso di crescita che è partito dalla panchina e sfociato nella valorizzazione qualitativa eccelsa che tutti abbiamo avuto modo di apprezzare.

Certamente un'osservazione corretta e piena di verità, alla quale aggiungiamo che quest'anno si sta verificando l'esatto opposto, ossia, che non solo non si avvertono percorsi di crescita importanti da parte dei giocatori più potenziali, ma l'esatto inverso, ossia giocatori che lo scorso anno facevano la differenza, che stanno disimparando a giocare al loro livello.

Un punto di partenza per l'analisi oggettiva di una situazione che non può essere rimandata. Alla vigilia di due partite difficili, come quella di Trieste e con la Feralpi Salò, serve una scossa.

Se le parole del direttore sportivo Turotti hanno partorito questa partita mediocre, probabilmente è giunto il momento di passare ai fatti. Il calcio ha le sue regole, seppur a volte spietate e non sempre giustifficate, ma davvero non si vedono altri modi per svegliare la squadra dal torpore nella quale è caduta.

Oggi in campo si è visto nel Seregno un certo Borghese che, al di là delle esagerazioni e dei comportamenti censurabili, ha mostrato doti da vero  leader. Squadra costantemente incoraggiata, presenza assidua in difesa dei compagni, costante incoraggiamento dei propri giocatori.

A questo si contrapponeva un silenzio tombale dei giocatori della Pro Patria, si leggeva la paura negli occhi e si notava una debolezza atletica figlia della fragile situazione psicologica.

Forse, è giunto il momento di dotare questa squadra di un leader forte, di una personalità di spicco, perchè a questo era abituata, tanto da non apprezzare profili troppo gentlemen nell'animo.

Flavio Vergani.


AURORA PRO PATRIA 1919 – U.S. 1913 SEREGNO       0 – 0    (0 – 0)

 

U.S. 1913 SEREGNO (4-4-2): 1 Fumagalli; 23 St Clair (33′ s.t. 14 Aga), 30 Gemignani, 55 Borghese, 15 Solcia; 17 Vitale, 4 Mandorlin (12′ s.t. 20 Jimenez), 33 Invernizzi, 3 Zoia; 10 Cocco (39′ s.t. 11 Cortesi), 9 Cernigoi.

A disposizione: 12 Lupu, 13 Rossi, 16 Marino, 18 Raggio Garibaldi, 27 Ronci, 28 Alaba, 29 Scognamiglio, 70 Finetti, 73 Marino. All. Mariani.

 

AURORA PRO PATRIA 1919 (3-5-2): 1 Caprile; 5 Molinari, 13 Boffelli, 6 Sportelli; 21 Colombo, 10 Nicco (43′ s.t. 16 Fietta) , 14 Bertoni, 8 Brignoli (20′ s.t. 15 Pizzul), 3 Galli (42′ s.t. 23 Ghioldi); 7 Stanzani (15′ s.t. 30 Castelli), 9 Parker.

A disposizione: 12 Mangano, 2 Vaghi, 18 Banfi, 24 Giardino, 25 Ferri, 26 Zeroli. All. Prina.

 

ARBITRO: Mattia Pascarella di Nocera Inferiore (Mattia Massimino della Sezione di Cuneo e Mirco Carpi Melchiorre della Sezione di Orvieto. Quarto Ufficiale Daniele Perenzoni della Sezione di Rovereto).

 

Angoli: 2 – 4.

Recupero: 0′ p.t.; 4′ s.t.

Ammoniti: Brignoli, Molinari, Caprile, Castelli, Nicco (PPA); Invernizzi, Vitale (SER).

Espulsi: Aga (SER) al 48′ s.t.

Note: Giornata fredda e nuvolosa. Terreno di gioco in ottime condizioni. 

  


 




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Se fosse un film si potrebbe intitolare il suicidio perfetto, o forse, il delitto perfetto, la cui vittima è anche il mandante.

Le vittime, ancora una volta, sono i tifosi della Pro Patria, o, nello specifico, chi aveva pensato che mettere la Presidente Patrizia Testa nel consiglio comunale, equivalesse ad avere vantaggi e attenzioni per la causa biancoblu.

Niente di più sbagliato, chi troppo vuole nulla stringe e alla fine quei tifosi e tutti gli altri, si ritrovano orfani di una presidenza che garantiva tranquillità economica.

Un vero e proprio autogol. 

Rimane una curiosità. Chissà, se questi tifosi avessero saputo che stavano votando la loro "condanna", votando l'amata presidente, che stavano votando per la sua incompatibilità con la Pro Patria, avrebbero confermato quel voto.

Un vero e proprio "testacoda" che ha mandato fuoripista ogni illusione di essere rappresentati nelle sedi opportune con una della famiglia biancoblu e ha regalato la certezza di un abbandono della presidenza amata.

C'era la Testa, ora è rimasta la coda di una vicenda opaca, della quale oggi è a tutti è chiaro quello che prima lo era a pochi.

La legge non ammette ignoranza, ma nello specifico c'è un'attenuante per gli illusi, ora delusi.

Quel silenzio armato del passato,  appare oggi un po' imbarazzato nel dover giustificare una situazione che era scritta da tempo e che si vorrebbe far passare per figlia del presente.

Un'attenuante generica che diluisce il dispiacere e attenua i sensi di colpa dei mandanti del suicidio perfetto.

Flavio Vergani




 E' bastato un post su Facebook, pochi attimi prima dell'imbarco dall'aeroporto di Napoli, per scatenare un vero e proprio uragano di commenti per il nuovo presidente della Pro Patria.

"Inizio di una nuova ed affascinante avventura", questo il testo del post che ha ricevuto ben 105 commenti in brevissimo tempo e 146 super like da parte di chi gli vuole bene.

Ovunque andrai farai bene, auguri capo, grande Mimmuzzo, cuori, quadrifogli e le più creative forme di vicinanza affettiva sono decollate sul web, ancor prima del decollo del Presidente.

A chi gli chiedeva dove fosse diretto, Citarella ha risposto "vicino a Milano". L'augurio è che tra qualche tempo possa rispondere: " A Busto Arsizio, città della Pro Patria, proprio in virtù di quell'aumento di conoscenza e popolarità che tutti si augurano.

Flavio Vergani

 E' arrivato il comunicato ufficiale che sancisce la cessione della società Pro Patria al gruppo Sgai,

Trattasi di un primario gruppo che offre soluzioni tecnologiche green nel settore delle costruzioni e delle ristrutturazione.

Tra le prime dieci aziende italiane che operano nel settore Ecobonus e Sismabonus.

La presidente uscente rimarrà nel board con la carica di Presidente Onorario nel periodo di inserimento.

Il nuovo Presidente Domenico Citarella,  ha dichiarato che "continueremo a gestire la società in continuità con il grande lavoro della Signora Testa, portando nuova linfa alla squadra e alla comunità".

Domenico Citarella, lauratosi all'Università Parthenope nel 1990, ha un vissuto professionale che lo ha portato a ricoprire differenti ruoli nell'ambito di aziende costruttrici, quali Salini e Todini, per poi approdare al gruppo Sgai come Sales Director.

Benvenuto al nuovo Presidente.

Flavio Vergani

 Sarà un sabato di fuoco in casa Pro Patria chiamata sul campo e fuori dal campo a dare risposte.

Arriva il Seregno, ma in casa biancoblu di sereno c'è davvero poco, dopo la scoppola di Meda.

Sconfitta che ha fatto suonare l'allarme in casa tigrotta, tanto da fa tuonare il direttore sportivo Sandro Turotti, che ha chiesto risposte ad una squadra che ha smarrito le qualità dello scorso anno e non solo i protagonisti.

Primo imperativo non prendere goal , ha detto Turotti e per una squadra che ha sempre fatto della difesa il suo punto di forza, la richiesta preoccupa e non poco. Se manca il pilastro sul quale si sono costruiti anni di vittoria, diventa complicato pensare positivo.

Da capire quali saranno le soluzioni che si metteranno in campo per non subire reti assurde, come quelle con la Giana e con il Fiorenzuola, frutto di errori non solo tecnici, ma anche di posizione e di concentrazione da parte di chi lo scorso anno c'era, ma che mai ha fatto errori del genere.

Riflettere sul punto è doveroso e potrebbe aiutare ad indirizzare l'analisi.

Mister Prina è chiamato a dimostrare con i fatti quello che ha sempre detto con le parole, ossia che questa squadra, quando sarà il momento, avrà la salvezza in tasca.

Ottimismo apprezzato, ma che non basta più. E' arrivato il tempo di guardare la classifica (lo è sempre stato per noi, visto che i numeri anche questa volta dicono oggi quello che dicevano ieri) e dare una sterzata ad una squadra che sembra credere poco in quello che fa, con attori protagonisti lo scorso anno che faticano a garantire performance decenti.

I corsi e i ricorsi della storia sono stati ben presentati da Giovanni Castiglioni, quando nel suo intervento live sul canale Facebook di Informazioneonline, ricordava che l'attuale modulo 3-5-2 nacque proprio in occasione della gara con il Seregno, quando naufragò miseramente il 4-3-3 di mister Bonazzi. Un percorso iniziato da Bonazzi e perfezionato da mister Javorcic che lo utilizzò per le molte vittorie biancoblu.

Che sia un segno del destino che sta comunicando che è tempo di cambiare, proprio con la squadra che fece da testimone al battesimo del nuovo modulo?

Il calcio ha mille soluzioni tattiche, non lo ha ordinato il medico di giocare sempre nello stesso modo, soprattutto quando le cose non vanno come si vorrebbe.

Alla tensione in casa tigrotta si contrapporrà un Seregno certamente non tranquillo con le vicende tra la presidenza e il factotum Ninni Corda, sospeso per cinque giorno per dissapori con la proprietà.

Una squadra che fa dell'agonismo, a volte esasperato, la sua miglior dote e che, mai come questa volta, servirà per aggredire la preda ferita. Una preda che dovrà tirare fuori gli attributi per svoltare la stagione ed evitare epurazioni che potrebbero comprendere non solo l'allenatore.

Sarà la partita dei grandi assenti: Pierozzi, Saporetti, Piu, Lombardoni tra i tigrotti, il difesnore Galeotafiore, il centrocampista Gentile, la punta D'Andrea.

Intanto, fuori dal campo , il dado è tratto e la Pro Patria attende il nome, o i nomi, dei nuovi proprietari, dopo il disimpegno della Presidente Patrizia Testa, dovuta ufficialmente all'incompatibilità con la carica di consigliere comunale, che ha anticipato di qualche mese un possibile disimpegno pianificato nel futuro prossimo.

E' partito il toto nomi, si sono attivati i rilevatori satellitari, che ha volte individuano i nuovi dirigenti in quel di Genova, poi nella Marche e poi in zona Napoli.

Insomma, ovunque e quindi da nessuna parte, ma, probabilmente, non a Busto, città che, anche questa volta, non saprà produrre una continuità con la presidenza bustocca.

Flavio Vergani 



 

Esilerante conferenza stampa del Presidente Di Nunno del Lecco, dopo la sconfitta interna con l'AlbinoLeffe.
DI Nunno ne ha per tutti, minaccia di mandare via tutti, dall'allenatore al secondo, al direttore sportivo.
Non le manda a dire a giocatori e staff "sono dei quaquaraqua", attacca il comune di Lecco, minaccia di andarsene.
Scene da puro cabaret quando alla domanda di un giornalista che cita mister Zironelli, il presidente si atteggia a Maurizio Mosca e risponde:" Chi sarebbe Zironelli"? Il giornalista sta al gioco e risponde che trattasi dell'allenatore del Lecco e Di Nunno gli risponde:" Manco so il nome del nostro allenatore".
Sotto accusa la difesa lecchese, ma non solo, pesanti accuse al direttore sportivo per la campagna acquisti.
Viste le domande dei giornalisti che a suo parere sottendono di non esonerare nessuno, Di Nunno gioca l'asso: "Ditemi voi se lo devo tenere o no, facciamo una votazione. Pensateci e mandatemi un sms se tenerlo o no".
Uno slancio di democrazia inatteso, visto l'estremo decisionismo che da sempre caratterizza il presidente lecchese.
Una conferenza stampa indubbiamente fuori dagli schemi.
Flavio Vergani

Le dichiarazioni di Sandro Turotti, dopo le partita di ieri, hanno indispettito più di un tifoso, che sui social hanno contestato il passaggio relativo al fatto che "la squadra scesa in campo in questa partita sia, tolto qualche elemento, la stessa dello scorso anno".

Il commento non fa una piega, rispetto allo scorso anno , la Pro Patria manca di mister Javorcic, di Greco, di Lombardoni, di Latte Lath, di Kolaj, di Gatti e di Le Noci.
Sandro Turotti questo lo sa perfettamente.
Come diceva lui stesso nel dopo partita, non è nato ieri, ha i capelli e la barba bianca, quindi non ha certamente bisogno dell'aiuto da casa per capire quello che tutti hanno capito. Ossia, che questa squadra non c'entra niente con quella dello scorso campionato.
Ovviamente, serve leggere in filigrana le sue parole che volevano dire ben altro che un semplice confronto con il passato.
E' evidente che il Direttore si riferisca a comportamenti e ad atteggiamenti degli attuali protagonisti diversi da quelli del passato, al netto delle singole capacità tecniche.
Logico pensare che Turotti volesse far presente che lo scorso anno, gli stessi giocatori, garantissero fame, sacrificio, agonismo, concentrazione ben diversi da quelli di quest'anno.
Il riferimento alle parole di Bertoni della scorsa settimana relative al "dobbiamo dare di più" è stato chiarissimo ed è le password per capire la sostanza del suo discorso.
Sandro Turotti ha trasformato il "dobbiamo dare di più", made of Bertoni ", in "so che potete dare molto di più", firmate da Turotti.
Questa certezza nasce, non per scommessa o per miracolo, ma solo per il fatto che "questa squadra è la stessa dello scorso anno", per cui l'aspettativa è lecita, anzi dovuta.
Turotti l'ha presa larga per non essere diretto in un momento già complicato di suo, ma sarebbe un'offesa alla sua competenza ed esperienza equivocare le sue parole, pensando che non si sia accorto di chi è andato via e di chi è arrivato. 
Poi, da buon comandante della nave, si è messo in discussione lui per primo, insieme a squadra e giocatori, proprio per rinverdire quel concetto di gruppo solido, coeso e solidale, vera forza dello scorso anno, che non sembra così granitico quest'anno.
Nella lista di Turotti, per eleganza, rispetto e stima, mancava il riferimento alla società, che, però, non può  non fa parte della lista, visto che le scelte di mercato sono diretta conseguenza del budget che è stato messo sul tavolo. 
Una nave da sempre ha i marinai, il comandante, ma anche l'armatore.
Non è sempre Natale, per cui non sempre si trova un Gatti a zero euro che garantisce ampia plus valenza e, se con quanto incassato dal Frosinone non viene investito sul mercato, pur sapendo di un Lombardoni out fino al 2022, non si può far finta di niente.
Se, a fronte della perdita di due giocatori come Kolaj e Latte Lath ,che insieme garantivano goal in doppia cifra, arrivano attaccanti che lo scorso anno hanno registrato zero presenze in squadre che hanno ruotato decine e decine di giocatori, questo è un motivo di discussione che va considerato.
Se si rinuncia ad un giocatore di esperienza e alto tasso tecnico, come Le Noci e si opera sempre e solo nell'ingaggio di giovani promesse, il punto entra di diritto nell'analisi attuale.
Fatto questo, si garantisce la completezza di analisi, subito dopo, ci si chieda il motivo per il quale chi lo scorso anno aveva gli occhi di tigre, oggi ha quelli di agnello.
Ci si chieda chi era il motivatore dello scorso anno e  chi è quello di quest'anno.
Ci si chieda perchè chi ha stupito il mondo intero , tanto da ottenere un contratto biennale, oggi si è spento e langue in un torpore da letargo.
Ci si chieda se, tatticamente parlando, c'è l'obbligo di copiare il passato e se ci sono gli attori giusti per interpretare lo stesso copione dello scorso anno.
Ci si chieda il motivo per il quale, se si vuole copiare il passato, come mai alcuni attori principali sono stati relegati a comparse, nonostante siano giovani e nonostante nel passato abbiano garantito performance ben diverse dalle attuali.
Insomma, tutti in discussione si, ma l'importante è il tema della discussione, per capire di cosa si sta discutendo. Individuato il tema, la soluzione potrebbe essere più semplice di quello che si possa pensare.
Nulla accade casualmente e Turotti, come sempre, ha già capito tutto. 
Adesso, viene la parte più difficile, fargli cambiare idea e convincerlo che questa volta ha sbagliato  lui.
Un vera e propria impresa. 
Flavio Vergani 



 

Quasi come se il cielo avesse avuto la premonizione di quanto sarebbe accaduto sul campo di Meda siamo ancora una volta a versare lacrime per il risultato dell'incontro derivato, come ultimamente accade, da episodi a noi avversi.

Ritengo, in questa occasione, di essere semplicemente interprete di sentimenti comuni e provare ad esternare sensazioni ed ansie che sono nel cuore dei veri tifosi della nostra PRO.

L'analisi della partita conduce anche ad elevare alcune critiche che desidero puntualizzare e che, questa volta, riguardano anche aspetti tecnici che ovviamente mi permetto di evidenziare con occhi da tifoso ed osservatore delle difficoltà palesate frequentemente sin dall'inizio del campionato.

La prima riguarda necessariamente l'operato del nostro tecnico che sembra legato in modo indissolubile ad un modulo precostituito e cristallizzato, a prescindere dalle attitudini e caratteristiche dei giocatori oggi presenti nell'organico, orfano, rispetto al passato, di elementi che costituivano la spina dorsale determinante nell'economia della teoria di gioco utilizzata.

Di seguito (non è il caso forse dell'incontro di ieri) evidenti cali di tensione ed attenzione che hanno riguardato le porzioni finali delle partite dove le squadre avversarie hanno recuperato punti che sembravano da noi ormai acquisiti e che avrebbero posto la squadra in una condizione di maggiore tranquillità sia in termini psicologici sia in termini di posizione in classifica.

In ogni caso, facendo perno su quanto di positivo ho voluto vedere ovvero costante impegno in prolungata inferiorità numerica e rabbia agonistica da veri testimoni di attaccamento alla maglia, a questo punto, ma senza ulteriori incertezze, occorre trovare anche nuove soluzioni di gioco per superare gli ostacoli futuri e dare quella decisa sterzata, sia mentale sia tecnica, tanto auspicata ma ancora non messa in campo, che porti la squadra a liberarsi di ansie e paure che i giocatori dimostrano in alcuni momenti degli incontri, che hanno forse radici inconscie ma che un buon allenatore dovrebbe esorcizzare, anche restituendo ad alcuni attori ruoli più consoni alle loro attitudini ed individuando caratteristiche più adatte ad occupare alcuni spazi di campo.

Fiducia a termine quindi ma tuttavia SEMPRE FIDUCIA a tutti i componenti della squadra che devono, a questo punto, dimostrare quanto valgano le loro promesse e quanto siano ben riposte le nostre attese da oggi FINO ALLA FINE.

Forza ragazzi.

Sandro Lupidi

Il dopo partita di Renate Pro Patria vede protagonista il solo Direttore Tecnico Sandro Turotti.
Un segnale forte che ricorda un analogo episodio ai tempi di mister Bonazzi.
Quando scende in campo il Direttore è sinonimo di pazienza terminata e possibili ribaltoni alla porta.
Siamo tutti in discussione, dice Turotti, ma in filigrana ci sono messaggi chiari per qualcuno ben specifico, soprattutto quando parla di squadra in gran parte composta da giocatori dello scorso anno. Un chiaro riferimento a qualcuno e a qualcosa che viene fatto diversamente dal passato.
Da chiedersi il motivo per cui questo accade. Per la cronaca di diverso rispetto allo scorso anno, oltre ai giocatori, c'è anche l'allenatore. Questo non per dire che sia il colpevole, ma per considerare la variabile, spesso dimenticata. Non ci sono più Latte Lath, Kolaj e Gatti, ma non c'è più nemmeno Javorcic.
La posizione del tecnico è in discussione? Turotti dribbla la domanda con il salomonico "siamo tutti in discussione", ma è chiaro che il calcio ha le sue regole, prima si cambia l'allenatore, poi i giocatori e al limite a fine torneo i dirigenti. A meno che, la nuova proprietà non abbia idee diverse fin da subito, ma questo è un altro discorso.
Turotti chiama a raccolta tutti dicendo che bisogna dare qualcosa di più a fatti e non a parole, riprendendo lo slogan di Bertoni della scorsa settimana. Slogan che era ed è rimasto, visto che alle parole di Bertoni non sono seguiti i fatti. Se la società ha sfidato i leoni da tastiera a diventare tigri da stadio, adesso sembra che lo slogan sia perfetto per i calciatori che da tigri da spogliatoio sono chiamati a diventare tigri in campo. 
Sul punto ci trova completamente d'accordo, è troppo tempo che sentiamo dichiarazioni ottimiste, certezze non sostenute dai numeri e dalle prestazioni, eccessiva confidenza nel lavoro, che non potrà mai compensare completamente limiti tecnici e tattici.
Troppo fatalismo e troppi ringraziamenti alla squadra e ai giocatori con lodi davvero eccessive in talune occasioni, quando si sono scomodati paragoni assurdi e insostenibili. D'accordo la carota, ma a volte serve il bastone. D'accordo l'aspetto motivazionale, ma certe prestazioni, come quella di Lecco, non possono e non devono essere giustificate.
Ben ha fatto Turotti ad alzare la voce e bene ha fatto a dire che se le cose non cambieranno, più avanti si dovranno fare cose diverse. Insomma, il match con il Seregno potrebbe essere o un punto di ripartenza per il gruppo e il suo scudiero, o il capolinea.
Flavio Vergani 

 Finisce come al solito : il Renate vince, Galuppini segna.

Lo score è da brividi, su otto partite disputate in casa del Renate, cinque vittorie per i padroni di casa e tre pareggi.

Il Renate, miglior attacco del campionato, contro la Pro Patria con la quart'ultima peggior difesa del campionato.

Il Renate terz'ultima peggior difesa del campionato contro la Pro Patria con il terz'ultimo attacco del campionato.

Facile prevedere come sarebbe andata a finire, i numeri non mentono mai, bisogna avere il coraggio di guardarli fin da subito e non rimandare la consultazione a non si sa quando.

Poker del Renate che regala ai tigrotti la prima volta del torneo alla quale avrebbero volentieri rinunciato: quattro gol subiti, mai successo in precedenza.

Locali in vantaggio per due a zero alla mezz'ora del primo tempo, Pro Patria in dieci per l'espulsione di Pierozzi che domenica siederà in tribuna insieme a Saporetti, oggi ammonito e in diffida. In arrivo il Seregno per un match che potrebbe decidere il destino, non solo della Pro Patria.

Serve più coraggio in campo e fuori, coraggio di cambiare, ma senza esagerare, come è avvenuto oggi, quando in dieci contro undici si è tolto un difensore puro come Saporetti per Vezzoni, che non è certo famoso per la sua capacità di difendere.

Le giornate passano inesorabili, ma il miglioramento conseguenza del lavoro, al quale mister Prina fa continuo riferimento, non si vede. La Pro Patria era ed è la stessa di sempre, da chiedersi quale sarà in futuro, se il trend si confermasse nel tempo.

Un punto di media in quattordici partite porta diretti alla retrocessione, o, in caso di fortuna, ai playout.

Sta quasi finendo il girone di andata, è tempo di guardare la classifica e fare bilanci, prima che sia troppo tardi.

La squadra da inizio campionato segna poco e subisce molto, non è cambiato nulla, per cui, forse non è il caso di insistere su scelte tecnico-tattiche rivelatesi perdenti.

Andare in casa della squadra con il miglior attacco e farsi infilare come il coltello nel burro nei primi venticinque minuti di gioco, con un espulsione causata da un fallo per fermare un avversario che volava in solitudine verso la porta avversaria, lascia prima sorpresi e poi perplessi.

 Se non si è in grado di interpretare fin da subito il match nella sua più elementare interpretazione, qualcosa non ha funzionato in campo, ma anche fuori dal campo, in sede di preparazione della strategia.

 Lo sapeva il mondo intero che il Renate ha una fase offensiva di tutto riguardo, impossibile pensare che lo si potesse contenere con quell'atteggiamento difensivo così distratto e a maglie larghe.

Occorre cambiare marcia, senza illudersi che con il solo "lavoro" si possano risolvere difetti strutturali di una squadra pesantemente indebolita dalle partenze dei big e dalle assenze prolungate di qualche suo attore fondamentale. Lavorano tutte le squadre durante la settimana, non solo la Pro Patria, per cui, potrebbero migliorare tutte allo stesso modo. Così la classifica sarebbe congelata più o meno nelle posizioni odierne.

Questo per dire che, se i numeri oggi dicono la stessa cosa di quanto dicevano all'inizio del torneo, qualcuno li guardi e gli creda. Meglio prima, che poi...

Flavio Vergani 

A.C. RENATE – AURORA PRO PATRIA 1919       4 – 1      (2 – 0)

Marcatori: 17′ p.t. Silva (REN), 33′ p.t. Galuppini (REN); 5′ s.t. Castelli (PPA), 22′ s.t. Marano (REN), 27′ s.t. Maistrello (REN).

 

A.C. RENATE (4-3-3): 12 Drago; 7 Anghileri, 28 Silva, Tedeschi, 16 Ermacora (30′ s.t. 26 Merletti); 13 Baldassin (35′ s.t. 5 Esposito), 4 Ranieri, 10 Celeghin (19′ s.t. 30 Marano); 8 Maistrello, 14 Galuppini (35′ s.t. 25 Sarli), 9 Chakir (19′ s.t. 11 Morachioli).

A disposizione: 1 Moleri, 95 Albertoni, 15 Ferrini, 17 De Meo, 18 Rosa, 21 Costanzo, 29 Butti. All. Cevoli.

 

AURORA PRO PATRIA 1919 (3-5-2): 1 Caprile; 5 Molinari, 13 Boffelli, 4 Saporetti (30′ p.t. 17 Vezzoni); 11 Pierozzi, 8 Brignoli (12′ s.t. 23 Ghioldi), 14 Bertoni, 10 Nicco (30′ s.t. 25 Ferri), 15 Pizzul (12′ s.t. 3 Galli); 30 Castelli, 9 Parker (30′ s.t. 6 Sportelli).

A disposizione: 12 Mangano, 2 Vaghi, 7 Stanzani, 18 Banfi, 21 Colombo, 26 Zeroli. All. Prina.

 

ARBITRO: Stefano Nicolini di Brescia (Francesco Cortese della Sezione di Palermo e Rosario Antonio Grasso della Sezione di Acireale. Quarto Ufficiale Daniele Virgilio della Sezione di Trapani).

 

Angoli: 2 – 4.

Recupero: 1′ p.t. – 3′ s.t.

Ammoniti: Saporetti, Bertoni, Pizzul, Brignoli (PPA); Celeghin (REN).

Espulsi: al 23′ p.t. Pierozzi (PPA) per fallo da chiara occasione da gol.

Note: Giornata fredda e piovosa. Terreno di gioco in buone condizioni.



Fonte : Tuttosport del 13/11/2021

 Federico Gatti sta incantando anche in serie B, tanto da muovere gli osservatori della Juventus, che da qualche tempo lo stanno seguendo per portarlo alla corte di mister Allegri.

Compito non semplice, visto che anche Atalanta e Napoli hanno messo gli occhi sull'ex difensore tigrotto.

Il futuro di Federico non è ancora scritto, ma potrebbe parlare inglese, visto che dall'Inghilterra arrivano voci di un interessamento di un club primario.

La valutazione di Federico al momento è di 5 milioni di euro. Una plusvalenza incredibile per il Frosinone, che ha avuto il giocatore dalla Pro Patria per poche centinaia di migliaia di euro.

La speranza è che la società bustocca abbia inserito nel contratto una percentuale sulla rivendita del giocatore. Sarebbe l'unico modo per non mangiarsi le mani per aver perso un top player della serie B per così poco. Forse, la comproprietà con diritto di riscatto sarebbe stata la formula migliore, viste le potenzialità del ragazzo ampiamente mostrate nel corso dello scorso anno.

Flavio Vergani 



Nel nostro precedente articolo, avevamo scritto di una possibilità, forse di una speranza, per il futuro societario della Pro Patria.

Avevamo scritto di un possibile “santo” che avrebbe potuto “tamponare” l’uscita di scena di Patrizia Testa.

I più svegli avevano ben interpretato gli indizi, il santo era San Carlo e il tampone si riferiva all’Istituto Medico San Carlo di Sara Tosi, sponsor della Pro Patria.

L’idea che ci sarebbe potuto essere un passaggio di testimone tra due donne bustocche è stata speranza di molti, ma il sogno non diventerà realtà. Sara Tosi, anima e cuore della struttura di via Castelfidardo, ospite della trasmissione “Biancoblù”, di Rete 55, ha fatto sapere di “non essere stata coinvolta nella questione relativa al passaggio di proprietà della Pro Patria”.

Per cui, non sarà lei la nuova presidente. E’ rimasta in canna una domanda: e se fosse stata coinvolta?

I tifosi si chiedono chi sarà la nuova o il nuovo presidente, ma non solo, infatti, tante le domande arrivate in redazione o raccolte tra i tifosi, alle quali cerchiamo di dare una risposta in questo articolo.

Per fare questo, serve inserire la modalità “buon senso”, visto che nulla sappiamo di più di quanto conosce il tifoso medio, ma tramite indizi, collegamenti e il citato buon senso è possibile definire un quadro vicino alla realtà

Vediamo le domande raccolte in questi giorni di incertezza e preoccupazione.

Patrizia Testa non sapeva del rischio di incompatibilità tra le cariche?

Praticamente impossibile pensare a questa realtà. Vorrebbe dire che il Sindaco Antonelli l’abbia coinvolta senza far presente che avrebbe dovuto rinunciare alla Pro Patria e che Patrizia Testa non conoscesse tale semplice e banale regola, che da sempre esiste. Più facile immaginare che il fatto fosse noto. Nessuno dei due è uno sprovveduto e tutti conoscono le regole del gioco. Per cui, niente sorprese, ma scelta nota e ponderata.

Come mai Patrizia Testa non ha scelto di mantenere le prestigiose cariche di Presidente della Pro Patria e consigliere di Lega Pro, a favore della carica di semplice consigliere comunale?

A questa domanda non può che rispondere l’interessata, le ipotesi sono molte e tali rimangano. Partono dal fatto che Patrizia Testa sia una “semplice “consigliera comunale”, solo perché all’inizio di un percorso, che la vedrà protagonista in futuro con cariche di maggior responsabilità, al fatto che abbia nuovi stimoli per affrontare un’avventura mai vissuta nel passato, che le trasmette emozioni, piuttosto che alla fine di un percorso sportivo dal quale non sente di poter avere quell’energia motivazionale che l’aveva finora sostenuta. Nessun lascia il certo per l’incerto.

La Pro Patria cerca un nuovo proprietario, o ce l’ha già?

Conoscendo la lungimiranza e la pianificazione con la quale Patrizia Testa ha sempre operato, si fatica a credere che sia alla ricerca disperata di una soluzione nell’immediato. Più facile pensare, senza timore di sbagliare, che esistano accordi con la nuova proprietà risalenti almeno alla sua decisione di entrare in politica. Accordi messi in stand-bye per capire l’esito delle elezioni e rispolverati nel momento del bisogno, ossia oggi.

La candidatura politica è stata una “exit strategy” per lasciare la Pro Patria con una “reason why” eticamente inattaccabile?

Trattasi della domanda più frequentemente ascoltata. La risposta è “non lo sappiamo”, il commento è “cosa cambia”? Se anche si fosse utilizzato il pretesto per disimpegnarsi dalla Pro Patria, vorrebbe dire che i tempi erano maturi e che se non fosse avvenuto oggi, sarebbe accaduto domani. Si cambia fidanzata quando se ne conosce un’altra, difficile il contrario, ma si cercano altre soluzioni quando si è un po’ stanche del rapporto precedente. Per cui, è chiaro che se tra la Pro Patria e la politica si è scelto quest’ultima, un motivo ci sarà.

La Pro Patria soffre a livello tecnico per un saving programmato in sede di calciomercato seguente a questa decisione?

Altra domanda da un milione di dollari, il buonsenso dice che certe sfumature organizzative non all’altezza del passato, viste nelle ultime settimane, potrebbero confermare un certo distacco dal progetto, con ovvie ripercussioni su investimenti a lungo periodo. Dettagli che sono legati al presente e quindi potrebbero essere in qualche modo collegati al disimpegno. Il calciomercato fa parte del passato, per capire le scelte e le rinunce bisognerebbe sapere se a quel tempo la decisione era già maturata. Questo non lo sappiamo, per cui la domanda rimane insoluta.

I nuovi proprietari avranno Patrizia Testa come socia di minoranza?

Bisognerebbe chiederlo ai nuovi proprietari, l’idea è che la Presidente uscente potrebbe rimanere con una quota di rappresentanza per favorire la transizione e condividere la sua esperienza con i nuovi su tematiche rilevanti.

Esiste il rischio che la Pro Patria possa avere difficoltà a terminare la stagione.

Mai dire mai, ma il rischio al momento è pari a zero. Patrizia Testa ama questa squadra come poche, ha un “social standing” ad alto rating, una onestà intellettuale unica e una eticità di rilievo, che sono un’assicurazione senza franchigia sul tema. Patrizia Testa farà quello che ha sempre fatto: il bene della Pro Patria, nei modi e nei tempi che serviranno per dare continuità alla società. Questo (non) è poco, ma è sicuro.

Flavio Vergani

 


 

 La notizia comparsa oggi sugli organi di informazione è stata appresa da noi tifosi con comprensibile preoccupazione, in relazione agli scenari futuri che comporterebbe l'uscita dal ruolo di presidente della nostra PRO da parte della persona, che come già da me precedentemente espresso, ha sempre rappresentato il cardine principale della struttura societaria oggi esistente.

Ovviamente non desidero assolutamente entrare nelle pieghe di una scelta personale che avrà sicuramente delle valide motivazioni ma tuttavia potrà comprendere, almeno da parte mia, una perplessità fisiologica quando sulla tolda della nave possa comparire un "nuovo" capitano.

Accolga questa mia semplicemente come una confessione di incertezza in un domani che comunque penso verrà assolutamente pianificato nel modo migliore da chi ha rappresentato fino ad oggi, non solo il simbolo di una società, ma soprattutto il segno di appartenenza alla città che si identifica sportivamente in una squadra storica.

Con gratitudine.

Sandro Lupidi

 Scorrono i titoli di coda per la presidenza di Patrizia Testa alla Pro Patria. La sua carica politica in seno al consiglio comunale di Busto è risultata incompatibile con la proprietà della squadra biancoblu, per cui occorre, al più presto, anche se non in dieci giorni come apparso oggi su alcuni canali informativi, risolvere la situazione.

Il motivo dell'incompatibilità è legato al fatto che la società biancoblu riceve finanziamenti pubblici dal Comune, per cui, si origina un potenziale conflitto di interessi.

Se nel passato, Patrizia Testa aveva comunicato che non era intenzionata a cedere la Pro Patria a favore della carica politica, ora sembra protendere per una soluzione che le garantisca la possibilità di intraprendere la nuova avventura politica.

Un perdita della proprietà della squadra, porterebbe anche ad una perdita del ruolo di consigliere federale che ricopre. Insomma, una decisione senza dubbi sofferta che le toglierebbe molto di quello che è suo.

La soluzione non è semplice e passa dalla cessione delle quote ad un famigliare, ma non troppo, ossia alla sorella, ma non alle figlie, per evitare lo stesso problema di incompatibilità. Sorella che rumors darebbero poco disponibile a questa soluzione. Per cui, servono altre idee.

Il toto nuovo/a presidente è già partito in città e comprende soluzioni di una fantasia unica, scenari da scrittori di favole e intrighi degni della miglior serie televisiva di Netflix.

C'è chi vede all'orizzonte uomini noti nell'ambiente e chi preannuncia una nuova donna al comando.

Che il cielo ci aiuti e ci regali una soluzione a breve. A proposito di cielo, qui ci stanno i santi, non è che sia un santo amico della Pro Patria a mettere d'accordo tutti e tutte e a risolvere il problema "tamponando" la situazione?

Flavio Vergani