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Vincenzo Melillo, ospite della carceri di via per Cassano, è stato interrogato ieri dagli inquirenti. Il portiere ha negato di avere avuto un ruolo nei reati contestategli, ma questo non gli ha comunque permesso di lasciare il carcere. Gli atti sono stati trasferiti per competenza alla procura di Catanzaro.
A Rimini interrogatorio per Mauro Ulizio che ha scelto di fare scena muta non rispondendo alle domande degli inquirenti.
In effetti crediamo non ci siano parole per commentare quello che ha combinato.


Cent’anni di storia infangata da un male curabile, se solo il dottore avesse ascoltato i sintomi. Ma, questa volta i pronostici scritti sui magici foglietti dove ci si illude di scrivere la storia in anticipo, non sono andati a buon fine. Peccato, era il pronostico più semplice da indovinare.
Le metastasi del male hanno fatto il loro corso e neppure ci si è accorti che a Gennaio non tutte erano state estirpate.
Persino i vavassoriani più convinti hanno alzato bandiera bianca, con stile e senza ammettere con chiarezza di aver sottovalutato il problema, ma con clamorosi gesti annunciati dopo aver a lungo acclamato e difeso il proprio paladino senza macchia.
Crediamo conti poco e abbia poco senso l’intenzione di non tornare più allo stadio, il dopo Padova sarebbe dovuto bastare, ha più senso riflettere sui motivi per i quali si è data fiducia incondizionata a taluni,  combattendo con forza ogni voce contraria alle proprie convinzioni che annunciava il pericolo.
Concedendo immunità sempre e comunque ai soliti noti, squalificando le opinioni di chi si considera a torto  o a ragione dall’altra parte, bollare una parte di tifoseria come “anti vavassoriana”e quindi priva di qualsiasi verità, vivere la quotidianità con il paraocchi sposando la politica del “podu no parlà” in costante attesa dell’arrivo dei nostri da Novara che hanno centrato l’impresa di andarsene prima ancora di arrivare, guardare dall’alto in basso chi osa dissentire, sentirsi artefici della storia attuale per grazia ricevuta, ha chiuso gli occhi a più di un tifoso e non solo. Adesso le lacrime sono quelle del coccodrillo.
Certamente lo spessore manageriale di Vavassori, la sua capacità imprenditoriale, la sua profonda conoscenza del calcio e la sua frequentazione dei massimi vertici federali sono stati vissuti come una garanzia, un’assicurazione che proteggeva da qualsiasi rischio. Una “kasko” in grado di riparare ogni eventuale danno con un rimborso immediato ai tifosi. Tifare per Vavassori era persino semplice in quanto lo stesso incarna il profilo del vincente in tutti i settori nei quali ha scelto di competere.
Non sembrava possibile che non fosse stato in grado di valutare il rischio. Un rischio noto al mondo intero grazie al passato che parlava per il presente.
In molti si erano illusi che il gatto giocasse con il topo e che le strategie imprenditoriali del patron potessero imbrigliare un gruppo di sprovveduti in cerca di facili affari.
Stavolta non è andata così, nonostante tutti lo avessero messo in guardia e ad un certo punto implorato a tagliare il cordone ombelicale con il governo ombra. Glielo hanno detto giocatori, giornalisti attendibili e persino quelli inattendibili che, e qui sta il colmo, sapevano in maniera attendibile con chi avesse a che fare Vavassori. Suvvia, se lo sapevano loro…
Glielo ha detto anche l’unico che in tempi non sospetti ha affrontato di petto Ulizio e l’armadio a sei ante  che si portava appresso intimandogli di levare le tende da Busto. Un gesto forte, purtroppo isolato, ma a quei tempi non era forse ancora ben chiaro il rischio per mancata conoscenza della situazione.
Ecco, forse qui qualcosa ci dobbiamo imputare, il trattamento Tonellotto non è mai stato attivato e i Lanzichenecchi hanno imperversato impunemente, nonostante tutti avessero la certezza di essere ostaggi del nemico.
Certo è che dire e scrivere è un conto e lo fanno in molti, combattere è un altro conto e in genere si parte in molti, ma si arriva in pochi.
Il futuro della Pro Patria è quanto mai incerto al di là del risultato sul campo di una squadra che oggi più che mai acquista di valore. Se è arrivata fin qui cedendo molte partite agli avversari a causa del dolo di qualcuno, vuol dire che senza quei qualcuno ogni impresa è possibile.
Dopo parleranno i tribunali, ma ci aspettiamo che comunque vada chi ha sbagliato risarcisca la passione di questa piazza umiliata e maltrattata con gesti forti che possano garantire un’immediata risalita ai nostri colori.
Risalita in campo, ma anche in credibilità spazzando via ogni ulteriore macchia del passato con un progetto importante che sposi un modello etico sportivo esemplare.
Ogni situazione di crisi nasconde sempre delle opportunità, occorre coglierle. Il nuovo corso dovrà scendere nelle strade per mostrarsi per quelli che si è, coinvolgere i ragazzi delle scuole, diventare scuola di eticità. Di valori sportivi, di vicinanza al territorio, punto di riferimento per lo sviluppo educativo con ampia progettualità sociale.
Questa società si è sempre vantata di sé stessa senza preoccuparsi se pari valore venisse percepito dai propri “clienti”. Si è sempre stimata per quello che faceva e mai per quello che si faceva insieme.

Insomma, non un esempio di “team spirit”, bensì un modello dove l’individualismo regnava sovrano.

Coniugando costantemente i verbi al singolare permette di autoesaltarsi nei momenti di gloria, ma fa correre il rischio di trovarsi soli ed abbandonati in quelli di crisi. In questi momenti gli errori pesano il doppio perché c’è poca voglia di perdonare da parte di chi è stato escluso dalla precedente festa.
L’opportunità che nasce in questo momento di crisi è di chiedersi per una volta se non fosse stato meglio, almeno per una volta, ascoltare invece di contestare, riflettere invece che reagire, analizzare invece di penalizzare chi, solo per il fatto di avere vedute diverse, è stato messo frettolosamente in black list senza possibilità di appello. Una lista alla quale mancavano i nomi più importanti da scrivere: Ulizio, Gerolino, Melillo, Tosi.
Come sempre il tempo e la storia danno la sentenza definitiva e oggi è arrivata una risposta chiara e inequivocabile.
Si è sbagliato il pronostico questa volta, proprio quello più semplice, quello più importante.

Flavio Vergani


Da circa 24 ore il tifoso della Pro Patria ha un peso sullo stomaco che avrebbe preferito dovuto da una mangiata colossale piuttosto che dagli ultimi avvenimenti accaduti intorno alla sua squadra. In particolare dopo aver letto le prime intercettazioni che coinvolgono persone che avevano avuto la faccia di presentarsi da noi chiedendo il nostro supporto senza fischiare al primo errore …

Il tifoso si sente tradito nell’intimo non tanto da chi è finito sotto inchiesta bensì da chi ha permesso tutto questo che, invece di parlare, si è comodamente barricato dietro il proverbiale silenzio stampa. Se esso è capibile visto le indagini in corso e l’imminente sfida con il Lumezzane dall’altra il tifoso lo vede quasi come un atto di codardia da parte di chi non vuole prendersi le sue responsabilità. Certo le reazioni a caldo non sono le migliori ma almeno un parolina di conforto e scusa verso non solo all’ambiente Pro Patria ma all’intera città di Busto per il danno d’immagine ricevuto non sarebbe stato male. E si … forse per chi non l’ha capito la città è un tutt’uno con la squadra; probabilmente non l’hanno compreso che entrambe non possono vivere senza l’altra e che la Pro non è solo una squadra di calcio ma un simbolo dove tutti gli abitanti del territorio si riconoscono, dato che essa racchiude i VALORI e i SENTIMENTI di un’intera popolazione. Certo questo rispetto e sensibilità da parte di chi è oggi inquisito, viste le intercettazioni, non ce lo saremmo aspettati ma da altri invece sì.

Quando chiesi ad Andrea Fazzari di poter collaborare per il giornalino della Pro Patria lo feci più per una questione sentimentale che lavorativa perché, da quando sono nato, a Busto non ho sentito parlare d’altro. Era anche un modo per conoscere il nonno che non ho mai visto essendo lui un super tifoso della Pro e per renderlo orgoglioso; mi sarei aspettato di scrivere gesta non tanto di grandi campioni ma di uomini … invece eccoci qua a sentire tutto questo schifo e a fare zapping quando ti trovi davanti ad un tg che inevitabilmente parla di ciò facendo per primo il nome della tua squadra anche se tu, in cuor tuo, sai di non c’entrare niente ma gli altri no e ti identificano come ladro e malfattore.

Io, nonostante tutto questo tsumani, sono ancora orgoglioso di essere bustocco e tifoso della Pro Patria, non mi vergogno, anzi perché questa gente non mi rappresenta e non mi ha mai rappresentato … vado in giro a testa alta dicendo che noi ci siamo sempre opposti a questa gente e se posso cerco di portare conforto a chi si sente tradito e vorrebbe buttare tutto “in vacca”.

I nostri nonni ci raccontavano le gesta di Reguzzoni e Antoniotti, i padri di Re Cecconi e dei Calloni mentre noi cosa racconteremo ai nostri figli? Queste cose? No, mi dispiace mi rifiuto e mi oppongo e spero che questa sia l’ultima parentesi di una storia che ritornerà ad essere gloriosa.

Soprattutto in questi momenti forza Pro!

ANDREA D’EMILIO


Avendo letto il contenuto delle dichiarazioni del patron  mi sà che abbia bisogno urgentemente di una operazione alla cataratta, ma con lui, nella stessa camera, manderei anche qualcuno che non gli ha detto in faccia la realtà delle cose. A tricarico suggerirei di andare velocemente in serbia prima che non gli si possa garantire l'incolumità a Busto. In ogni modo stiamo a vedere cosa capiterà al patron, unico e solo responsabile di tutti i casini-Comunque se qualche giocatore sapeva ed è stato zitto è correo e cerchiamo di non fare degli eroi degli uomini inetti, forse perchè pensava, stando zitto, di salvaguardare il proprio ingaggio.....Eugenio Crespi


Sono un tifoso della pro, da quando mio padre mi portava allo stadio con i calzoni corti.

adesso ho 66 anni e vengo allo speroni e in trasferta tutte le volte che posso.

non voglio commentare le notizie relative all'oggetto lette sul vostro sito (che guardo tutti i giorni - a proposito complimentoni per quello che riuscite a fare-) e sulla stampa nazionale perchè già tutto è stato detto. 

ora manca solo la parola della giustizia.

vorrei però sostenere quanto è stato anche da voi accennato: COSTITUIRCI COME PARTE CIVILE, ma non solo come clubs o generici tifosi bensì come intera città. 

forse è possibile in tal senso un coinvolgimento dell'amministrazione comunale così da contraddire, tra l'altro, le solite tiritere dei vari presidenti lamentosi del non sostegno dei bustocchi.

questa bruttissima storia ci ha veramente offesi nel profondo e penso e spero che vada contestata con tutte le forze.

grazie e complimenti davvero per il vostro sincero attaccamento alla maglia.

cordialmente

claudio ferrario

Ulizio avrebbe immesso nelle casse societarie 480 mila euro con il benestare di Vavassori ma l'intento non era quello di comprare la Pro Patria. Senza esserne padrone è riuscito a instaurare il suo sistema per truccare le partite

La Pro Patria era una prateria dove Mauro Ulizio e i suoi “operai” potevano fare e disfare senza che vi fosse un controllo o un argine minimo, truccando le partite. Operai era il nome usato al telefono con i suoi sodali per indicare l’allenatore Marco Tosi e i giocatori Adolfo Gerolino, Vincenzo Melillo e il figlio Andrea Ulizio. Tutti e quattro al servizio della cricca del calcioscommesse dietro il pagamento di 5 mila euro a partita taroccata.
L’unico ad aver alzato la testa, durante l’ultima partita delle tre sospettate di combine, è il capitano Matteo Serafini che ha affrontato Gerolino e l’allenatore denunciando il fatto che c’era chi stava «giocando contro». Non è stato di certo un argine il direttore sportivo (ancora in carica e non indagato, ndr) Fabio Tricarico che, intercettato al telefono con Mauro Ulizio, racconta la sfuriata di Serafini  e ammette candidamente che a lui non importa più di tanto di come vanno le cose:

«Mauro…per quello che io ti dico ormai qua la situazione è…è devastante…quindi se facciamo giocare gente…. per dire…che dici tu…o che cosa…già con l’Albinoleffe….viene fuori il putiferio…. se non già in settimana…perchè ormai qua la situazione è insostenibile, ma da parte loro e….perchè a me non me ne fotte un cazzo cioè…..sai che cazzo me ne frega a me….».
Non è in grado di controllare la situazione neanche quello che è ancora il proprietario della Pro Patria (anche se in vendita da un ormai un paio d’anni), Pietro Vavassori, che dopo l’ennesima sconfitta avrebbe parlato con Ulizio chiedendogli di uscire dall’ombra e prendere in mano la situazione per salvare la stagione. A raccontare la telefonata con Vavassori, nella quale cerca disperatamente di uscire dalla Pro Patria riprendendosi i soldi che ha messo, è lo stesso Ulizio al figlio Andrea:
«mi ha detto “no io non te li ridò perchè in questa situazione qui tu hai fatto degli errori e quindi se tu vuoi che io ti ridò i soldi devi fare come ti dico io”….”in che senso?…gli ho detto..”eh..nel senso che adesso o tu mi dimostri cheche mi rimetti….mi rimetti in ordine la squadra e cominciate a vincere e quindi ti esponi e ti prendi le responsabilità. Io metto i soldi..quelli che..che ci sono da mettere fino ad adesso..ti garantisco che se non va bene ti riprendi i tuoi soldi, però ti devi prendere le tue responsabilità perchè io, a sto punto, sto facendo una figura di merda”…perciò io gli ho detto…”no io non voglio espormi perchè sono in una situazione in cui non posso espormi”..e lui mi ha detto…”va bene allora il nostro accordo finisce qui e non ti esponi però io non mi sento neanche di doverti ridare niente perchè sono convinto che io non sono in torto”…ehm..io gli ho detto..”guarda, allora, io adesso non ti dico che mi espongo..perchè non ti dico che mi espongo…però ti dico anche che..che..se per caso non dovessi espormi..ehm..c’è poi dopo..devo far di tutto per recuperare..per recuperare i miei soldi”».
I soldi di cui parla Ulizio sarebbero da quantificare in circa 480 mila euro e lo dice parlandone al telefono con l’allenatore Marco Tosi in un’altra occasione. Dopo la combine di Pro Patria – Pavia del 17 gennaio, dunque, Ulizio sente che ormai il rischio è troppo elevato con la Procura federale che, nel frattempo, ha convocato alcuni dirigenti del club, l’allenatore e il capitano Serafini proprio in relazione all’andamento della partita.
Anche il team manager della Pro, Cristian Moroni, comincia a chiedere conto di alcune fatture strane, come quella dell’albergo che ha ospitato alcuni compari di Massimo Carluccio (socio occulto della Pro Patria e organizzatore delle combine) fatti arrivare dalla Puglia per «gestire eventuali contestazioni dei tifosi», si tratta di personaggi con una lunga fedina penale pronti a sistemare i tifosi che avessero osato prendersela col sistema messo in piedi da Ulizio.


Dario Polverini, ex giocatore Pro Patria, (ma lo si può definire un ex?), ha parole dure per chi ha infangato la nostra maglia, tuonando :
«Avete macchiato una  storia di quasi 100 anni, una  tra le maglie più gloriose d’Italia,  avete preso per il culo tutta quella gente che  paga i biglietti, avete preso per il culo  il vostro  compagno di squadra che si spoglia al vostro  fianco, avete preso per il culo chi ama questo  sport. Avete distrutto quello che tanti ragazzi  hanno costruito con quella maglia».


Quanto riportato dalla Prealpina in edicola ieri lascia sbigottiti. Si riporta un dialogo fra Ulizio e il direttore sportivo Tricarico, che qui riportaimo integralmente: “C’è una figura che spicca in onestà ed è quella del capitano Matteo Serafini il quale, si evince dalle intercettazioni telefoniche tra Mauro Ulizio e il direttore sportivo Fabio Tricarico, a gennaio sollevò obiezioni sull’andamento del campionato. Un atto di accusa, sei legge nell’ordinanza, in cui di fatto veniva chiesto il bando della società dalle “mele marce”.” Il problema è che lui sa, come tutti gli altri, quali sono i tuoi uomini”, dice Tricarico a Ulizio,”lui, quello che vuole dire…devi cacciarli. Tricarico avrebbe suggerito a Serafini di risolvere la faccenda sfidando a duello i colleghi che stava accusando. Gli ho detto ascolta perché non lo meni oppure menatevi, ho detto così generalizzando, facendogli capire…che cazzo vuoi da me coglione, se hai qualcosa da dire fai nomi e cognomi".
E ancora Tricarico a Ulizio: “La situazione è devastante, quindi se facciamo giocare gente che dici tu già con l’AlbinoLeffe..viene fuori il putiferio ma da parte loro perché a me non me ne fotte”
Si cita poi che gli infedeli ( pagati 5 mila euro a partita per perderle)avevano paura delle aspre contestazioni dei supporter biancoblù e che quando mister Tosi aveva appuntamento con Ulizio, temeva che un tifoso vicino di casa lo potesse vedere: “Occhio perché c’è un tifoso che abita sotto…l’ho visto mentre entrava, mi ha salutato…capito? Uno di quelli del Cllub”
E Ulizio ridendo:”Ci serve, ci serve chiuderlo in una stanza?
Peccato che i due finirono in un bar che proprio da uno dei supporter è gestito e la notizia fece il giro dello stadio. E qui termina quanto riportiamo dalla Prealpina.
Insomma, quello che noi chiamavamo governo ombra e che nessuno ha mai confermato esistesse, era in realtà ben noto a tutti e tutti ne avevano contatti. Alla faccia delle nostre fonti inattentibili.
Forse, chi non sapeva, ofaceva finta d non sapere o forse aveva solo qualche dubbio, lo avrebbe risolto con una telefonata al primo dei tifosi che tutto aveva intuito.
Ci vengono i rividi anche per le dichiarazioni di patron Vavassori rilasciate sempre alla Prealpina: "Non c'è nessun socio occulto, no ci sono mai stati soci occulti, non hanno mai avuto nessun incarico ufficiale, non c'entriamo con chi ha fatto pasticci".
Ne prendiamo atto, ma allora chi c'entra? Chi ha portato a Busto Gerolino, Tosi, Ulizio e Melillo?
Chi ha firmato i contratti?  Come mai si è atteso fino a gennaio per risolvere una situazione che si protraeva da Luglio ? Come è possibile che persone totalmente estranee alla società avessero dialoghi come quelli sopra riportati con tesserati della società? Come mai Serafini, che dal dialogo sopracitato ha preso una posizione ben precisa ,non lo si è assistito quando presumibilmente avrà espresso le stesse perplessità alla proprietà? Come è possibile che la piazza parlasse di giverno ombra in maniera ripetuta e nessuno si sia posto la domanda sul significato di tali riferimenti?
Ad ogni accusa segue sempre una difesa, ma se la tesi difensiva della Pro Patria dovesse appoggiarsi a quanto dichiarato dal patron,siamo certi che andremmo incontro ad una Caporetto legale senza vie di uscita.
Sarebbe negare una evidenza dai profili chiarissimi e completamente tollerata, seppur la stessa non fosse stata certificata e vidimata con i sacri crismi dell'ufficialità. Basterà per evitare la gogna? Crediamo proprio di no.
Flavio Vergani

Non ci sono parole, lo scritto è un conto, ma sentire le voci è raccapricciante, CLICCA E SENTI
 TELEFONATA ULIZIO


E adesso cosa si fa? Un proverbio cinese dice: quando si alza il vento c’è chi costruisce ripari e chi costruisce mulini a vento.
Non abbiamo scelta, occorre riconvertire l’energia negativa che ha colpito l’ambiente per tenere alta la vela e navigare verso il porto della salvezza.
Ma, è solo una situazione contingente che non lascia alternative. In ogni altra situazione la decisione non sarebbe stata così scontata. Non è possibile rifugiarsi sempre e comunque nel solito discorso a tutela gli innocenti.
Certamente i giocatori rimasti sono rispettabilissimi e il loro allenatore un esempio di professionalità, ma anche i tifosi lo sono. Lo erano anche dopo la finale play  off con il Padova e dopo quello con la Feralpi.
Non sembra essere cambiato nulla, vale ancora la pena chiudere gli occhi per rispetto verso il presente che non è diverso dal passato? Vale la pena difendere quello che è ancora difendibile chiudendo occhi e orecchie su quanto accaduto prima e dopo?
Ovviamente si, anche perché non ci sono altre possibilità, ma la scelta è obbligata per cui non è una scelta e questo salva l’orgoglio e assolve l’unanimità che ha scelto questa direzione.
La voglia di dire basta è però del tutto presente e comprensibile. L'onor di maglia non può essere il solito colpo di spugna che pulisce le operazioni sporche. Diversamente si rischia di certificarle anche per il futuro.
Sui giornali di oggi si parla della gara di Bergamo, Ulizio padre chiama il suo interlocutore tra il primo e secondo tempo e dice: “Qui ci sarà un’altra caterva di reti” e indica al suo contatto la quota da giocare. La gara termina con la vittoria risicata dei padroni di casa e il banco perde 50 mila euro. I giorni successivi si intrecciano le minacce di morte per il figlio di Ulizio.
A Bergamo i tifosi hanno sperato, sofferto e pianto, si sono fatti domande sul rifiuto della fascia di capitano da parte di Serafini, si sono incazzati per l’espulsione di Calzi, oggi si sa che era più o meno tutta una farsa.
E non solo in quella partita. Ci sono tutte le ragioni per costituirsi parte civile nel processo a questi signori del male che si sono serviti della Pro Patria per delinquere. Forse, questa volta, occorrerà trovare la forza di far sentire la voce dei tifosi fuori dallo stadio. Tavecchio ha dichiarato di sentirsi parte lesa. Quale sarebbe il danno? Quello di aver fatto finta di niente quando il direttore generale del Monza agiva in nome e per conto di un’altra società? O quando il suo amico Macalli rivendicava “le prove” per poter agire quando il mondo intero aveva intuito quello che c’era da intuire? Adesso le prove le avete, crediamo che siano necessarie e sufficienti per darvi scacco macco. Fino a ieri vi era stata data la possibilità di accettare la patta e lasciare la scacchiera senza danni, adesso no. Per favore, fatevi da parte. Game over!
Cosa rischiano e i calciatori e cosa rischia la società, questa è la domanda che si pongono i tifosi. Sul primo punto ha risposto il magistrato nella conferenza stampa di ieri. Fino a nove anni di reclusione. Per il resto non è semplice fare previsioni, ovviamente la posizione del tigrotti è aggravata dal fatto che la regia di quanto accadeva è stata orchestrata da dirigenti che, seppur occulti, operavano in nome e per conto della Pro Patria. Questo potrebbe essere una aggravante decisiva. Le date del processo non sono note, certo è che se lo stesso si celebrerà sul lungo periodo potrebbe consentire l’iscrizione al campionato di riferimento (Lega Pro in caso di salvezza)con eventuali successive penalizzazioni, diversamente i rischi potrebbero moltiplicarsi.
Da chiedersi anche quale saràil futuro societario visto che dopo quanto accaduto la reputation della società è andata a picco e il valore del brand pressochè inesistente. La Pro Patria del passato necessitava di una lucidatura dei suoi valori etici che potesse consolidare la sua immagine. Il processo era a buon punto con la gestione vavassoriana che aveva ridato smalto sotto questo punto di vista. Ora si ripiomba nel passato con una brand equity quasi impossibile da ricostruire.
Solo gli ingenui sono rimasti sorpresi di quanto accaduto ieri, la piazza bustocca seppur avvezza all’alcol aveva mantenuto la lucidità sufficiente per comprende che il governo non se ne era andato senza lasciare traccia. La domanda che la tifoseria si pone incessantemente e alla quale non trova risposta  è sempre la stessa: Come abbia potuto un imprenditore serio ed esperto come Vavassori, profondo conoscitore del mondo del calcio e così dentro le vicende della Lega Pro, aver delegato a questi signori la gestione della società. Come abbia potuto, o meglio, come non abbia potuto fermarli prima e come abbia potuto rischiare la sua reputation con un autogoal del genere.
 
Flavio Vergani

Riportiamo alcuni passaggi della conferenza stampa della Polizia svoltasi oggi a Catanzaro.

Si parla di Pro Patria: "Questi gruppi criminali erano inseriti anche in reati diversi rispetto alla frode sportiva: sequestro di persona, minacce, pestaggi.
C'era una sistematicità di determinati comportamenti, i dirigenti della Pro Patria erano disponibili a vendere le partite della propria squadra. In un caso di partita combinata e finita col risultato sperato i soggetti sorridono e l'allenatore rimproverava il risultato negativo ai soggetti coinvolti".

Mauro Ulizio e altri erano dentro la Pro Patria per vendersi le partite. Ci riuscivano grazie al figlio di Ulizio, Andrea, che dentro lo spogliatoio da calciatore condizionava la partita. Spesso usavano l'over. Il diesse del L'Aquila, Ercole De Nicola, si fa intervistare ogni giorno e poi fa frodi continue, compra le partite ma il fine ultimo è la scommessa, si fa finanziare le partite dai serbi. De Nicola l'abbiam arrestato stanotte mentre giocava al Casinò di Venezia".
Sempre Ulizio, all'inglese che rileva il Monza (Dennis Bingham NdR) per pagare i debiti propone combine sportive. Hanno scommesso anche sulla Serie A cinese, le mire riguardavano anche la Serie B italiana, ma dall'altro lato non abbiamo individuato il contatto. Ci sono stati però dei tentativi, cercavano di sistemare i calciatori con 40-50 mila euro ma ne servivano di più. E' contestata anche la truffa nei confronti agli scommettitori onesti e al pubblico pagante".
Questi gruppi criminali erano inseriti anche in reati diversi rispetto alla frode sportiva: sequestro di persona, minacce, pestaggi.
C'era una sistematicità di determinati comportamenti, i dirigenti della Pro Patria erano disponibili a vendere le partite della propria squadra. In un caso di partita combinata e finita col risultato sperato i soggetti sorridono e l'allenatore rimproverava il risultato negativo ai soggetti coinvolti".

Quest'indagine è il frutto di un lavoro durato 8 mesi, i risultati li definisco clamorosi e interessano tutti gli italiani. Tutto nasce dalle indagini sulla cosca Iannazzo: scopriamo che Pietro Iannazzo entra in contatto con soggetti del Neapolis, squadra del Girone I di Serie D. Estendiamo le intercettazioni a questi dirigenti e costruiamo due associazioni per delinquere finalizzate alla frode sportiva.
Muovendo su questa linea troviamo quindi un’altra associazione, più pericolosa, formata da soggetti che si trovano all’interno della Pro Patria. Attenzioniamo allora il campionato di Lega Pro e scopriamo partite oggetto di combine. Questi soggetti tramano per estendere la combine anche in partite di Serie B e ancor più importanti.
Vi sono altre partite, oltre a quelle emerse quest'oggi, che sono oggetto di attenzione. Ma non abbiam elementi per dire che la combine vi sia svolta, anche se i sospetti restano. Il fenomeno legato alle scommesse clandestine è tutt'altro che risolto.

Calcioscommesse: quando le amicizie in Lega alleggeriscono le squalifiche

   
Non solo combine per Mauro Ulizio: dai verbali delle intercettazioni emerge anche che l'ex dg del Monza sfruttava le sue amicizie negli uffici della Lega per alleggerire la squalifica che il figlio Andrea si era procurato con dolo e per denaro per procurare la sconfitta della sua squadra (la Pro Patria nella trasferta di Cremona, ndr).

Era lo stesso Andrea a sollecitare il padre, il giorno seguente la combine, perché intervenisse su chi doveva per ottenere che la squalifica inflittagli sul campo della Cremonese non fosse superiore ad una giornata di campionato. Il 16 dicembre 2014 Andrea inviava una serie di sms al padre chiedendogli di “fare una telefonata in Lega” affinché gli venisse inflitta non più di una giornata di squalifica.

Tre ore dopo aver ricevuto la richiesta di aiuto del figlio, Mauro Ulizio aveva già smosso le sue amicizie ottenendo quello che voleva e se ne faceva vanto al telefono con Fabio Tricarico, direttore sportivo della Pro Patria. Il dirigente esprimeva tutto il suo stupore, riferendo ad Ulizio che il figlio Andrea se l‟era cavata con una giornata di squalifica “...se l'è cavata cazzo Andrea, una giornata gli hanno dato!..” , al che Ulizio replicava “...ho fatto una telefonata!...” . Ulizio non nascondeva il sotterfugio impiegato per portare a termine un'altra frode, connessa e conseguente alla combine sportiva, facendo leva su un'amicizia influente che vantava nell'amministrazione della Lega per alleggerire la sanzione inflitta al figlio Andrea e fare in modo che il suo gioco violento non fosse punito con più di una giornata di squalifica. Il risultato ottenuto da Ulizio era talmente eclatante che meravigliava l‟interlocutore, che si aspettava ben altra sanzione “... ah si? veramente?...ohu che devi fare?!? no, io ho detto minimo ne prendiamo due sicure, forse anche tre perchè ha...”  Ulizio faceva comunque presente all'amico che questa era l‟unica occasione in cui aveva “usato” il suo amico in Lega.

Questa l'intercettazione tra padre e figlio:

Andrea ULIZIO: ehila

Mauro ULIZIO: ohu hai capito poi, di una giornata ti hanno dato si?

Andrea ULIZIO: si,si..minchia meno male!

Mauro ULIZIO: (risata)

Andrea ULIZIO: grande!

Mauro ULIZIO: non lo uso mai questo quà che stà nell'ufficio...

Andrea ULIZIO: ah?

Mauro ULIZIO: sai chi, sai chi me l'aveva presentato questo quà? ti ricordi quell'attaccante di colore che era a Porto Corallo, come si chiama?

Andrea ULIZIO:  ah si, Aziz!

Mauro ULIZIO: Aziz eh! me l'ha presentato lui! questo fà parte della commissione dei, della Figc che lavora anche a livello di Champion's League, Serie A! 

Riportiamo quanto pubblicato da Tuttolegapro a riguardo dell'intercettazione di una telefonata tra Ulizio padre e figlio. Il giocatore promuove il tecnico Tosi in quanto lo stesso giustifica e assolve gli errori  di Gerolino e Melillo dando la colpa delle reti incassate a Cremona a Lamorte.
Il dialogo si commenta da solo e supera ogni limite della vergogna.
Andrea Ulizio è lo stesso che scriveva ai tifosi per implorare comprensione vista la sua scarsa esperienza nella categoria e per segnalare il clima ostile che percepiva sugli spalti.
I tifosi di Busto non hanno l'anello al naso da qualche anno, inutile tentarci, sarete sempre al limite sopportati, ma mai compresi.

Calcioscommesse: Pro Patria, i due Ulizio e Tosi prendevano in giro i giocatori che si impegnavano

19.05.2015 21:15 di Sebastian DONZELLA        
Difendere chi sbagliava, prendersela con chi si impegnava. Così Marco Tosi, ex tecnico della Pro Patria, aiutava i responsabili delle varie combine. Nell'intercettazione qui di seguito il centrocampista Andrea Ulizio parla bene del mister con il padre Mauro, direttore "di fatto" dei lombardi, lodandolo per come ha trattato lui, Gerolino e Melillo, autori degli errori che sono costati la sconfitta ai bustocchi contro la Cremonese ma che hanno permesso ai truffatori di vincere le relative scommesse.
Andrea ULIZIO: Pronto...
Mauro ULIZIO: Amore...
Andrea ULIZIO: Stavamo parlando di te...
Mauro ULIZIO: con chi?...
Andrea ULIZIO: con GEROLINO e MELILLO...
Mauro ULIZIO: E minchia, oh!... (ride)... di che... cosa stavate dicendo?...
Andrea ULIZIO: No, niente... in generale, come stavi, come non stavi...
Mauro ULIZIO: Ah... dove siete...
Andrea ULIZIO: ... TOSI è il numero uno comunque, eh...
Mauro ULIZIO: Si?...
Andrea ULIZIO: Si, si...
Mauro ULIZIO: Te l'ho detto...
Andrea ULIZIO: Ha fatto rivedere oggi il video della partita...
Mauro ULIZIO: E va!...
Andrea ULIZIO: Eh, minchia! ha detto... tipo... magari, che ne so?... un errore così... eh... a noi ci difendeva sempre... tipo, sul gol ha dato la colpa a Myles (ANDERSON Myles - difensore Pro Patria)... (ride) ... sul primo gol...
Mauro ULIZIO: (Ride)...
Andrea ULIZIO: su quello che ha fatto la "papera" MELILLO alla fine... perchè ha sbagliato lui...
Mauro ULIZIO: Eh...
Andrea ULIZIO: Ha dato la colpa a Myles... ha detto: "Myles devi stare più basso"
Mauro ULIZIO: che gli è passato in mezzo alle gambe... (ride)...
Andrea ULIZIO: Ah?...
Mauro ULIZIO: Perchè gli è passata in mezzo alle gambe?...
Andrea ULIZIO: No, era LAMORTE quello che gli è passato in mezzo alle gambe... gli ha detto anche a LAMORTE: "qui devi uscirci prima"...capito?... "non devi farlo arrivare li per calciare"... così... poi ha detto a Myles che sulla respinta di MELILLO che era fuori posizione...
Mauro ULIZIO: Ah? (ride)...
Andrea ULIZIO: Capito?... GEROLINO che stava staccato a marcare un'altro, capito?... gli ha detto tutto bene... poi a Myles gli ha dato la colpa che... non può mai avere colpa li Myles...
Mauro ULIZIO: (Ride)...
Andrea ULIZIO: e poi diceva: "come cazzo si fa a prendere gol con la difesa piazzata"... allucinante...capito?...
Mauro ULIZIO: (Ride)... ascolta... è sul tuo fallo?...
Andrea ULIZIO: Sul... il mio fallo non lo ha fatto neanche vedere...
Mauro ULIZIO: No?...
Andrea ULIZIO: No...
Mauro ULIZIO: Minchia!...
Andrea ULIZIO: Poi ha... l'ultima cosa di GEROLINO... il retropassaggio che ha sbagliato... ha detto che ci può stare... è stato un infortunio... ci può stare, capita, pensava di stare più vicino all'area, così... non gli ha detto niente... minchia!... poi, ad un certo punto, GEROLINO nel primo tempo ha fatto un rigore clamoroso... oh, ma clamoroso!... lui ha detto: "no, ma questo si è tuffato... guarda, non lo vedi, questo fa piscina, ve lo dico io!"...
Mauro ULIZIO: (Ride)...
Andrea ULIZIO: Faceva così... un grande... ci ha difeso a noi!...
Mauro ULIZIO: Te l'ho detto!... ascolta un attimo...eh... cosa volevo dire... eh, he... uff... porca puttana!...ah... mi ha chiamato un giornalista oggi...
Andrea ULIZIO: Eh?...
Mauro ULIZIO: Della Prealpina...
Andrea ULIZIO: Eh...
Mauro ULIZIO: Per chiedermi di CALZI...(info di calciomercato NdR)
Andrea ULIZIO: Eh...
Mauro ULIZIO: Gli ho detto: perchè chiamate me?... mi ha detto: no, dai, lo sappiamo che... gli ho detto: no, no, guarda che... vi state completamente sbagliando... chiamate VAVASSORI, chiamate TRICARICO... loro vi sanno dare notizia più dettagliate... poi gli ho detto: "scusate, dopo tutte le cazzate che scrivete... che avete distrutto a mio figlio, avete anche il coraggio di alzare il telefono e fare il mio numero?... ah?..."... mi ha detto: no, ma perchè... non siamo... ce ne sono uno, due che... gli ho detto: ascolta... prima di andare e massacrare un ragazzo che non c'entra un cazzo con le vostre...".
(Si interrompe la conversazione)

Calcioscommesse: Mauro Ulizio e la patente di guida per il figlio ...

    
Non solo gare inquinate e scommesse. Anche il reato di corruzione di pubblico ufficiale per aver comprato una patente di guida è contestato ad alcuni degli arrestati ieri nell'ambito dell'operazione "Dirty Soccer", che ha smantellato un'organizzazione a delinquere finalizzata a truccare partite di Lega Pro e Serie D. Una patente che Mauro Ulizio voleva comprare al figlio Andrea. Nello specifico accusati di questo reato sono i sopracitati Mauro Ulizio, ex Direttore Generale del Monza calcio ed ex socio occulto e dg “di fatto” della Pro Patria, Andrea Ulizio, giocatore della Pro Patria, Gianni Califano, direttore sportivo del Monza, e il padre di quest'ultimo, Bruno Califano.
Come si legge nelle motivazioni degli arresti, l'episodio in questione vede coinvolto anche un funzionario della Motorizzazione Civile di Napoli, non identificato. Mauro e Andrea Ulizio, si racconta, contattarono Gianni Califano, che li indirizzò dal padre Bruno, "ben consapevole delle finalità ultime del contatto agevolato". Lo stesso Bruno Califano fece da intermediario tra gli Ulizio e il funzionario della Motorizzazione, al quale fu consegnata la somma di 2650 euro. Il funzionario, al momento dei quiz teorici e pratici di Andrea Ulizio, agevolò di fatto il giovane nel conseguimento della patente, "non esercitando i normali poteri-doveri di controllo e verifica della effettiva preparazione teorico-pratica" del ragazzo


Troppo bello per essere vero … quando alla Pro sembrava che tutti gli ingranaggi funzionassero come dovevano e la macchina avesse ripreso il suo percorso … ecco che come una mannaia, un tornado o qualsiasi metafora vogliate voi, si abbatte sulle nostre teste l’ennesimo caso calcio scommesse che ha portato ad una fila di arresti incredibili e che, ahimè, ci vede coinvolti in prima persona per via di personaggi oscuri di cui la tifoseria, sempre tacciata di partigianeria, aveva già denunciato, in tempi non sospetti, la non limpidità.

A parte che finchè non ci sarà una sentenza definitiva che condannerà questi personaggi essi, agli occhi della legge, sono innocenti anche se, il nostro personalissimo tribunale, ha già espresso la propria sentenza di condanna. Quest’ultima deriva forse più dal fatto della gestione sportiva che del fatto illecito in sé; le scelte che allora ci venivano a forza propinate, come si fa con il bambino quando deve prendere la medicina cattiva, erano talmente fantascientifiche che agli occhi anche di un profano parevano al limite del ridicolo. In quelle occasioni però ci veniva detto che eravamo noi che non capivamo nulla perché non seguivamo certi parametri e correnti di pensiero che, a detta di questi, non comprendevamo. Praticamente ci davano, senza tanto nascondersi, degli asini … adesso però, se le indagini confermeranno, abbiamo capito i parametri che non comprendevamo …

Come al solito a rimetterci sono i tifosi che, se la maggior parte si aspettava un epilogo del genere, chi come noi non segue quotidianamente le vicende della Pro è rimasto per l’ennesima volta sconcertato e smarrito da questi ultimi accadimenti. Sbirciando i social network e facendo un giro nei bar della città oggi ho visto dipinta nei volti dei tifosi bustocchi l’amarezza per l’ennesima vicenda che getta ulteriore discredito su una squadra che, se fino a pochi anni fa frequentava le basse categorie, poteva andare a testa alta riguardo l’immagine cosa che ahimè, per colpe non nostre, non possiamo fare accampando giuste giustificazioni con gli altri tifosi che, se non sanno delle nostre vicende, potrebbero classificarle come scusa o presa di distanza “di comodo”. Invece no, noi abbiamo sempre denunciato tutte queste cose mettendoci la faccia ricevendo pure non tante velate minacce di silenzio; quando si è capito di chi si era finiti nelle mani oramai “il recinto era stato chiuso quando gli animali erano già tutti scappati”. Dal passaggio delle quote ad oscuri personaggi, il caso Boateng e quest’ultima vicenda hanno affibbiato alla Pro quella maschera di fango che proprio non gli appartiene … riusciremo a recuperare la nostra identità dopo l’ennesimo scossone?

A rimetterci in questo caso però non è il solo tifoso ma anche la squadra stessa che vede rotta la sua quiete a pochi giorni da un crocevia importante sulla sua sorte: riuscirà l’ennesimo miracolo a mister Montanari di ovattare l’ambiente e riusciranno i ragazzi ad andare in campo con la serenità giusta? Io spero proprio di sì perché l’apporto dei tifosi non vi mancherà mai … voi fate il vostro dovere e se sarà poi un tribunale a ribaltare il verdetto del campo voi non avrete alcuna colpa … tanto sembra che quest’anno ogni volta che tiriamo fuori la testa dall’acqua per respirare ce la ricacciano giù a forza …

Infine, secondo voi, quanto gioverà tutto ciò sulla vendita della Pro? Chi avrà il coraggio di prendersi questa società con questa nomea?

Tanto, se c’è questa situazione, come ci è stato detto da qualcuno, la colpa è dei tifosi che destabilizzano l’ambiente.

Con la morte nel cuore ma sempre forza Pro!

ANDREA D’EMILIO

Aurora Pro Patria 1919 comunica che da domani, mercoledì 20 maggio, e sino a venerdì 22 maggio, gli allenamenti della Prima Squadra di svolgeranno a porte chiuse.


In merito a quanto emerso nella giornata odierna e a quanto appreso dagli organi di stampa, la Società Aurora Pro Patria 1919 S.r.l. prende le distanze in modo perentorio dal comportamento dei professionisti oggi tesserati o già tesserati per la società.

Dichiara altresì di essersi già attivata per vedere accertata la propria estraneità nella vicenda nonché per vedere tutelati i propri diritti anche nei confronti di chi coinvolto nell’inchiesta.

In attesa di ulteriori sviluppi, la Società ha deciso di mantenere il silenzio stampa per concentrarsi sulla preparazione delle importanti partite di play-out.


Aurora Pro Patria 1919


Adesso ci manca solo che qualcuno - che non riusciamo nemmeno a definire – arrivi e dica: sarete contenti ora. Quelli – pochi per fortuna - che ancora esistono e credono che tutto ciò che accade di male alla Pro sia colpa dei tifosi.

Contenti noi? Come possiamo provare la minima traccia di gioia di fronte a un bubbone scoppiato. Almeno fosse risanatore, ma ne abbiamo visti tanti di quei polveroni e alla fine non abbiamo quasi mai ritrovato un’aria più pura.

Siamo troppo amareggiati, troppo feriti di fronte alla nuova, pessima vetrina che ci hanno sbattuto addosso. I nostri sospetti, la nostra preoccupazione, non contano niente. La Pro Patria, accidenti, quella conosciuta per le sue imprese, sempre più legata a nefandezze simili, sbattuta in prima pagina con tanto disonore.

Le singole e precise responsabilità verranno messe a fuoco dalla giustizia. Speriamo che tutto questo schifo porti almeno a qualcosa, una svolta, seppur minima; tuttavia – come dicevamo prima – risulta così arduo crederlo.

L’unica certezza per noi è un’altra, anzi due. Tutta l’erba non è uguale e abbiamo delle tigri sulle quali contare. Lo sappiamo già, ma è necessario, per noi vitale, che lo dimostrino fino in fondo in questa doppia partita della vita. Non perché abbiano a che fare con questa vicenda, ma perché è fondamentale uscire tutti insieme con la testa alta e i piedi in Prima Divisione per scrivere una pagina finalmente positiva della nostra Pro. Come ai vecchi tempi, come anche ai nostri tempi abbiamo saputo fare.

Non chiediamo niente di più di ciò che chiediamo a noi stessi: perché siamo ancora qui, nonostante tutto. Perché noi tifosi siamo feriti, ma non a morte. Perché da ogni delusione, non importa quanto aspra, siamo ripartiti più robusti e affamati di sport vero, di bene, di risultati costruiti con il sudore mica con i trucchi e le sporcizie.

Noi siamo la parte sana: lasciateci mostrare l’orgoglio (da non confondere con l’arroganza), perché tra sacrifici piccoli e grandi, con tutti gli errori che si possono anche commettere per amore, siamo sempre rimasti a fianco di questa straordinaria maglia.

Chi scrive è praticamente disperato di non poter essere a Lumezzane a gridare il suo sostegno: per fortuna (e soprattutto fedeltà) tanti, tantissimi bustocchi vorranno e potranno farlo e con il cuore saremo insieme a loro fino all’ultimo istante.

Ma allo stadio Speroni non mancherà con doppia voce, doppia passione, doppia fierezza.

Portiamoci Busto, portiamoci il mondo. Quest’ultima tappa può essere la prima da tanti punti di vista, se rimaniamo insieme.

Forza ragazzi puliti della Pro: tocca, definitivamente, a noi.

Marilena Lualdi

Giornalista de “La Provincia”


Fino alla definitiva condanna, vanno considerati innocenti. Questo è quanto si dice in questi casi nel rispetto delle persone coinvolte e all’apparenza sembra essere giusto così. Certamente non vogliamo fare processi sommari, ma solamente considerare la realtà in modo oggettivo.
La Pro Patria, per l’ennesima volta, conquista la ribalta mediatica per qualcosa di molto lontano da una vicenda sportiva vincente.
Le turbolente vicende societarie del passato con l’era Zoppo, i fallimenti, l' abbandono dei Tesoro con le conseguenti incursioni di Capitan Ventosa per conoscere il popolo delle salamelle, i continui esagerati sfoghi di Vavassori, il caso Boateng, hanno direzionato sui nostri colori attenzioni che nessuno avrebbe mai voluto ricevere.
Ma al peggio non c’è mai limite e oggi la Pro Patria, comunque vada a finire, è stata infangata da questi clamorosi  arresti di suoi dipendenti o ex dipendenti.
Di chi è la colpa? Questa volta certamente non dei tifosi, ma nemmeno prima, seppur qualcuno si divertisse a sparare bordate sugli stessi quasi sempre e comunque.
Che i risultati della squadra fossero spesso clamorosi, che le rimonte subite nei secondi tempi fossero imbarazzanti, che qualche giocatore nella trasferta di Sassari seguisse più la direzione del vento che quella dell’avversario, è parso chiarissimo a tutti, ma nessuno di questi aveva potere di azione per strambare da quella rotta.
Forse, qualcuno, invece di preoccuparsi di certificare come inattendibili qualche locale fonte di informazione, avrebbe dovuto preocuparsi di certificare l’attendibilità di certi personaggi chiamati ad operare a nome e per conto della Pro Patria prima di consegnargli le chiavi di via Cà Bianca, in virtù di un franchising gestionale che potrebbe costare carissimo sulla reputation del brand Pro Patria, ma non solo.
Un'occupazione  durata per lunghi mesi nei quali la proprietà si è assentata a livello comunicativo senza mai confermare o smentire una realtà che ogni giorno diventava più evidente grazie alle scelte dentro e fuori dal campo, difficilmente riconducibili allo stile della vera proprietà.
Giocatori inspiegabilmente fuori rosa, arrivo a Busto di rinforzi utili solo ad indebolire la squadra, sussurri e grida da parte di qualcuno che viveva da vicino la situazione e che riportava per “amor di Pro Patria” quello che viveva e sentiva quotidianamente.
Evidentemente chi agiva in nome e per conto della Pro Patria lo poteva fare grazie a una blindatissima fiducia riposta che esonerava la condotta del governo ombra da ogni eventuale influenza del proprietario, ma se così fosse, l'errore di valutazione assumerebbe un livello davvero incredibile.
 Sorprende che gli attori di questa gestione avessero un curriculum noto all’intero ambiente che non li elevava certamente a personaggi vincenti nel mondo del calcio di Lega Pro.
Capire il motivo per il quale nonostante i precedenti sia stato permesso loro di incidere pesantemente sulla gestione sportiva, non è semplice e solo una persona lo potrà spiegare.
Ammesso e concesso che non sia troppo tardi. La giustizia farà il suo corso e solo alla fine si potranno tirare le somme, certo è che la nostra Pro Patria oggi ha subito una vergognosa umiliazione.
Una promozione, un altro campionato vinto, e gli stipendi regolarmente pagati, stavolta non bastano per assolvere , per consolare e per giustificare.
Una vergogna di tali dimensioni non era mai stata raggiunta da questi colori, nemmeno nei tempi più tristi della sua storia, chi ci ha portati fin qui, questa volta, per una volta trovi il coraggio dell’umiltà e reciti il mea culpa. Chiedendo scusa ai tifosi, vecchietti e non, gente che ha pagato, viaggiato e sofferto per questi colori  forse per uno spettacolo farlocco, forse per risultati già scritti, forse per scommesse già vinte.
Giusto scartare presunti candidati alla presidenza se non in possesso della fidejussione, doveroso era allontanare candidati alla gestione e alla performance sportiva se non in possesso dei requisiti minimi e indispensabili per poter vestire la nostra maglia: l'eticità, la corretezza, il rispetto per sè stessi e per gli altri.
La giustizia dirà se questo è stato fatto o meno, ma oggi il popolo bustocco è ferito per l'ennesima volta da quel che non si merita.
Chi ha sbagliato paghi, senza sconti e senza pietà.
Nessuno osi toccare la nostra passione.
Flavio Vergani
 

 

 

LEGA PRO
Pisa vs Torres del 29 ottobre 2014
Juve Stabia vs Lupa Roma del 1 novembre 2014
Santarcangelo vs L'Aquila del 15 novembre 2014
Grosseto vs Santarcangelo del 22 novembre 2014
L'Aquila vs Savona del 23 novembre 2014
Prato vs Santarcangelo dell’8 ottobre 2014
Cremonese vs Pra Patria del 15 dicembre 2014
Monza vs Torres del 17 dicembre 2014
Bassano vs Monza del 21 dicembre 2014
Torres vs Pro Patria dell’11 giugno 2014
Pro Patria vs Pavia del 17 giugno 2014
L'Aquila vs Tuttocuoio del 25 marzo 2015
L'Aquila vs Santarcangelo del 29 marzo 2015
Barletta vs Catanzaro del 1 aprile 2015
Aversa vs Barletta dell’11 aprile 2015
Vigor Lamezia vs Paganese del 12 aprile 2015
Barletta vs Vigor Lamezia del 19 aprile 2015
 
 SERIE D
Hinterreggio-Neapolis del 7 settembre 2014
Sorrento-Montalto del 12 ottobre 2014
Neapolis-Montalto del 26 ottobre 2014
Monopoli-Puteolana del 2 novembre 2014
Montalto-Frattese del 2 novembre 2014
Due Torri-Neapolis del 2 novembre 2014
Neapolis-Akragas del 9 novembre 2014
Neapolis-Sorrento del 23 novembre 2014
Brindisi- San Severo del 23 novembre 2014

Una clamorosa notizie scuote l'ambiente bustocco alla vigilia della gara di paly out, il portiere Melillo è stato arrestato in seguito all'indagine sul calcioscommesse. Con lui gli ex giocatori della Pro Patria Ulizio ( e suo padre), Gerolino e il tecnico Tosi. In più un certo  Massimiliano Carluccio   socio occulto e direttore di fatto della Pro Patria durante i mesi del “governo ombra”,
Da qui il poi il futuro della Pro Patria verrà scritto nelle aule dei tribunali e non sul campo.
I nomi di tutti gli arrestati:

1 CICCARONE Antonio, nato a Eboli (SA) l’11.10.1973 (Direttore Sportivo del Neapolis);
2. MOXEDANO Mario, nato a Napoli il 28.2.1954 (Presidente del Neapolis);
3. MOLINO Francesco, nato a Cosenza il 22.6.1980 (Direttore Sportivo del Comprensorio Montalto Uffugo);
4. PALERMO Antonio, nato a Cosenza il 7.3.1967 (Dirigente del Comprensorio Montalto Uffugo);
5. MOXEDANO Raffaele, nato a Napoli il 22.1.1985 (figlio di Mario e calciatore del Neapolis);
6. IZZO Pasquale, nato a Pozzuoli (NA) il 19.9.1982 (Calciatore della Puteolana);
7. MARZOCCHI Emanuele, nato a Napoli il 01.2.1984 (Calciatore della Puteolana);
8. ASTARITA Salvatore, nato a Cercola (NA) il 19.2.1983 (ex calciatore dell’Akragas);
9. DALENO Savino, nato a Barletta il 2.5.1975 (ex calciatore e consulente di mercato del Brindisi);
10. FLORA Antonio, nato a Bari il 24.12.1946 (Presidente del Brindisi);
11. FLORA Giorgio, nato a Gioia del Colle (BA) il 9.3.1982 (Vice Presidente del Brindisi);
12. MORISCO Vito, nato a Bari il 14.4.1970 (Direttore Generale del Brindisi);
13. DI NICOLA Ercole, nato ad Atri (TE) il 05.04.1977 (Direttore Sportivo de L’Aquila);
14. NUCIFORA Vincenzo, nato a Messina il 29.07.1945 (ex Direttore Sportivo della Torres);
15. DI LAURO Fabio, nato a Paola (CS) il 20.04.1975 (ex calciatore e imprenditore);
16. BRDANIN Aleksander, nato in Slovenia il 18.01.1981 (finanziatore di combines);
17. MILOSAVLJEVIC Uros, nato in Slovenia il 13.07.1982 (finanziatore di combines);
18. JOVICIC Milan, nato a Belgrado (Serbia) il 14.07.1972 (finanziatore di combines);
19. CIARDI Daniele, nato a Montevarchi (AR) il 15.04.1974 (magazziniere del Santarcangelo calcio);
20. MALVISI Enrico, nato a Forlì il 22.05.1972 (Imprenditore, scommettitore);
21. GUIDONE Marco, nato a Monza il 17.05.1986 (calciatore Santarcangelo);
22. OBENG Francis, nato in Ghana il 7.2.1986 (calciatore Santarcangelo);
23. TRAORE’ Mohamed Lamine, nato in Guinea il 13.10.1991 (calciatore Santarcangelo);
24. RIDOLFI Giacomo, nato a Pesaro il 16.5.1994 (calciatore Santarcangelo).
25. ULIZIO Mauro, nato a Cagliari il 20.1.1967 (ex Direttore Generale del Monza calcio ed ex socio, occulto, e Direttore Generale “di fatto” della Pro Patria);
26. CARLUCCIO Massimiliano, nato a San Pietro Vernotico (BR) l’01.08.1981 (socio occulto e dirigente “di fatto” della Pro Patria);
27. SOLAZZO Marcello, nato a Campi Salentini (LE) il 03.08.1983 (uomo di fiducia di CARLUCCIO Massimiliano);
28. ULIZIO Andrea, nato a Cagliari il 06.05.1994 (figlio di Mauro, calciatore del San Marino ed ex della Pro Patria);
29. TIMOSENCO Ala, nata in Moldavia il 25.7.1974 (legata a Fabio DI LAURO e intermediaria/traduttrice con i serbi);
30. ARUCI Erikson, nato in Albania il 3.5.1990 (collaboratore di Fabio DI LAURO e legato ad Andrea ULIZIO);
31. GEROLINO Adolfo, nato ad Avellino il 11.4.1990 (ex calciatore della Pro Patria);
32. MELILLO Vincenzo, nato a Benevento il 22.8.1986 (calciatore della Pro Patria);
33. TOSI Marco, nato a Livorno il 12.2.1960 (ex allenatore della Pro Patria);
34. BENINI Stefano, nato a Cesenatico (FC) il 15.2.1980 (uomo di fiducia di CARLUCCIO Massimiliano);
35. SCARNÀ Alberto, nato a Cosenza il 19.6.1973 (Sovrintendente della Polizia di Stato e uomo di fiducia di Fabio DI LAURO);
36. PAGNIELLO Maurizio Antonio detto “Morris”, nato in Australia il 25.3.1977 (ex calciatore, ex Presidente del Trento 1921);
37. DAN Ioana Delia detta “Bianca”, nata in Romania il 17.2.1992 (interprete al servizio di ULIZIO Mauro);
38. PIETANZA Raffaele, nato a San Pietro Vernotico (BR) il 13.3.1981 (uomo di fiducia di CARLUCCIO e SOLAZZO);
39. DE PALMA Diego, nato a Pago Veiano (BN) il 21.09.1975 (imprenditore, co-finanziatore di combines e uomo di fiducia di Fabio DI LAURO);
40. POGGI Raffaele, nato a Riolo Terme (RA) il 14.06.1953 (co-finanziatore di combines; uomo di fiducia di Enrico MALVISI);
41. NERJAKU Edmond, nato in Albania il 20.5.1973 (imprenditore, finanziatore di combines e scommettitore);
42. CALIFANO Gianni, nato a Pagani (SA) il 18.11.1971 (Direttore Sportivo del Monza);
43. CALIFANO Bruno, nato a Pagani (SA) il 21.09.1941 (padre di CALIFANO Gianni);
44. CENNI Massimo, nato a Rimini il 07.05.1977
45. CORDA Ninni, nato a Nuoro il 28.1.1974 (Allenatore del Barletta calcio)
46. MAGLIA Fabrizio, nato a Lamezia Terme (CZ) il 29.10.1967 (Direttore Sportivo della Vigor Lamezia);
47. BELLINI Felice, nato a Catanzaro il 19.8.1976 (ex direttore sportivo del Gudja United Malta e attuale dirigente responsabile marketing della Vigor Lamezia);
48. FARRUGIA Robert, nato a Malta il 25.3.1970; (finanziatore di combines);
49. FARRUGIA Adrian, nato a Malta il 20.9.1981; (finanziatore di combines);
50. LA FERLA Sebastiano, nato a Catanzaro il 24.4.1971 (uomo di fiducia di BELLINI Felice);


Flavio Vergani


Inizia la madre di tutte le grandi attese, quella che porterà la Pro Patria a giocarsi la permanenza in Lega Pro in quel di Lumezzane.
La tifoseria è in fermento per non far mancare ai tigrotti il solito calore e i soliti colori, quelli bianchi e blu che dipingeranno la curva dello stadio di Lumezzane.
I ragazzi hanno intanto chiuso la settimana con l’amichevole con il Busto 81 vinta per cinque a zero con reti di Baclet,  Serafini , Casolla e…udite udite,una doppietta di Francesco Giorno, il gioiellino bustocco che quest’ anno non ha brillato, ma che evidentemente medita di riscattarsi alla grande con una rete decisiva nella finale play out.
Intanto, ieri si è giocata la prima giornata di play off e non sono mancate le sorprese. Le tanto osannate regine del girone C, quello che secondo gli esperti si sarebbero giocate la promozione sono state eliminate dal Como, corsaro a Benevento di Melara e Som (clamoroso un suo errore che ha di fatto deciso la gara a favore dei lariani) e dal Bassano che ai calci di rigore ha steso la Juve Stabia. Si salva il Matera che ai supplementari stende il Pavia, mentre la “diversamente” Pro Patria elimina l’Ascoli non senza alzare un polverone di polemiche da parte del patron ascolano Bellini che a fine gara ha tuonato in sala stampa dichiarando che la sconfitta ascolana verrebbe da lontano, ossia dall’aver votato contro Macalli nel consiglio di Lega. In effetti la gara di Ascoli è stata inficiata da episodi dubbi che hanno sfavorito i bianconeri costretti a giocare dal decimo del primo tempo in inferiorità numerica per l’espulsione del difensore Avogadri ,a seguito di un calcio di rigore contestato dai locali per un atterramento di Siega.  Ennesimo rigore trasformato da Bruccini, poi, l’Ascoli trovava la forza di ribaltare l’inziale svantaggio con Pelegatti e Mustacchio.
La colonia bustocca in quel di Reggio non si perdeva d’animo e al  93esimo Spanò trovava il goal del pareggio che portava il match ai supplementari. Ruopolo realizzava il goal decisivo, mentre Giannone faceva accademia realizzando una facilissima quarta rete, evadendo la pratica, ma l’Ascoli ancora reclama per un goal annullato nel over time a molti apparso regolarissimo. Ascoli che terminava la gara in otto per le espulsioni di Perez e Altobelli nei tempi supplementari
Ora, la filiale bustocca in quel di Reggio incontrerà il Bassano, mentre il Como se la giocherà con il Matera.
Ma, quel che conta da oggi in poi è quel che accadrà alla vera Pro Patria, quella doc, quella di Busto, che con i suoi splendidi tifosi è pronta ad invadere Lumezzane per portarsi a  casa  una salvezza meritata sul campo e fuori da giocatori e tifosi.
Flavio Vergani


Si avvicina il primo fine settimana, dopo diverso tempo, senza la Pro e quindi dovremo cambiare le nostra abitudini anche se, per la verità, visti gli scientifici orari scelti dalla Lega, ogni volta dovevamo stravolgere le nostre abitudini per seguire le nostri Tigri che per fortuna, negli ultimi tempi, non ci hanno affatto deluso.

Se questa domenica (o altro giorno deciso da altri) dovessimo passare dalle parti dello Speroni ci sarebbe un silenzio surreale, quasi da farci venire in mente la canzone di Simon e Garfunkel “The sound of silence” (Il suono del silenzio). Per fortuna però non è un silenzio da “de profundis” e i molti che avevano già prenotato le colonne dei necrologi dei giornali locali per celebrare il funerale sul campo e societario della nostra Pro hanno dovuto disdire la prenotazione; perfino il mio parroco di Beata Giuliana don Giovanni, brianzolo che però ha preso a cuore le sorti della Pro, aveva riposto l’abito viola dei funerali a favore di quello bianco pasquale. E proprio di resurrezione si è potuto parlare nel caso della nostra squadra … il pensiero che quel silenzio potesse essere definitivo mi fa ancor oggi accapponare la pelle, anche se il pericolo non è del tutto scampato. Esso invece è un silenzio carico di attese e speranze riposte in una squadra che ha fatto miracoli dove i tifosi aspettano quello più atteso per proclamare la santità di questa squadra; l’entusiasmo che c’è in città si riscontra nelle prenotazioni per la trasferta di Lumezzane che non possono fare che piacere anche se, ad onor del vero, ci sarebbe piaciuto vederlo durante tutto l’anno … ma vista la situazione al limite della “soap opera” o meglio della “soap papera” sorta intorno alla Pro Patria, ai più può aver infastidito provocando un momentaneo distacco … siamo però ben contenti di avervi ritrovati tutti!

Ad onor del vero però porgendo bene l’orecchio nel silenzio che aleggia intorno allo Speroni si potranno udire dei ruggiti e, per chi volesse entrare, vedrebbe correre da un parte e dall’altra del campo una tigre finalmente felice e affamata come non la si vedeva da tempo. Dopo che, per tutto l’anno, si è cercata la sua pelle da esporre come trofeo, eccola ritornata più bella e viva che mai; se i più temerari si vorranno avvicinare ad essa la vedranno limarsi le unghie e la sentiranno dire che è affamata e pronta ad attaccare il prossimo ostacolo sulla sua strada.

In questo silenzio carico di attese e speranze c’è pure quello per le sorti della nostra società; esso è il più brutto e assordante di tutti e per sapere qualche notizia bisogna per forza di modo affidarsi ai “corridoi”, con ieri l’esclusiva di una cordata targata Collovati. Come abbiamo ripetuto non saremo noi a non volere la vendita della squadra o complicarla; ci piacerebbe sapere qualcosa di concreto, senza entrare per forza nei dettagli, su cosa sta succedendo, il tutto per evitare fraintendimenti che portino a scrivere qualcosa di sbagliato … anche per rispetto per chi paga il biglietto e le trasferte per seguire la squadra e chi invece, dietro le quinte, vorrebbe dare un’informazione corretta ai propri tifosi per non creare illusioni. Saremo ascoltati? Ne dubito …

Cos’è che ci ha permesso di arrivare fino a qua? Direi che Totò in una frase di un suo celebre film, “Totò contro Maciste”, sintetizza al meglio il mio, e penso anche di altri, pensiero: “Il coraggio della paura”. Sì perché il pensiero di non poter vedere le maglie biancoblu in campo o il vederle giocare in una certa maniera ci hanno infuso a noi e anche ai giocatori quel coraggio che serviva per affrontare una situazione che i più avrebbero dato per persa. Invece noi no, non ci siamo arresi e siamo ancora qua è merito di tutti, della nostra tenacia e della nostra voglia di dimostrare che non eravamo né quelli che ci dipingono né lo zimbello del campionato.

Con questa forza e coraggio avviciniamoci con fiducia verso Lumezzane al grido di “Forza Pro Patria!”

ANDREA D’EMILIO

Aurora Pro Patria 1919 comunica le modalità per acquistare i tagliandi per la gara d’andata dei playout a Lumezzane.

Le prevendite per il Settore Ospiti dello stadio bresciano apriranno lunedì 18 maggio e termineranno venerdì 22 maggio alle ore 19.00, giorno antecedente la gara.

Non sarà possibile acquistare il tagliando se non in possesso di tessera del tifoso. La società A.C. Lumezzane non aderisce all’iniziativa “Porta un Amico allo Stadio”.

Il costo di ogni singolo tagliando è di 12€ ai quali andranno aggiunti i diritti di prevendita.

I biglietti, appartenenti al circuito LOTTOMATICA – LIST TICKET, potranno essere acquistati nei seguenti punti vendita:
- Ricevitoria BAR SAVOIA – Via XXII Marzo, 2 (Busto Arsizio)
- Ricevitoria LODINI LIANA – Corso Italia, 18 (Busto Arsizio)


Massimo Venturini non è più il responsabile del settore giovanile. La notizia scuote un area societaria che da qualche tempo è in ebollizione per diversi motivi ( vedi le numerose mail di protesta dei genitori dei ragazzi giunte in redazione), ma anche per qualche insoddisfazione di troppo dello staff tecnico manifestate a più riprese.
Massimo Venturini era legato a un paio di persone che desideravano sponsorizzare una futura gestione societaria, ma visto che il tempo passava senza che patron Vavassori desse segnali in tal senso, il tecnico ha preferito farsi da parte. Le fonti (in)attendibili riferiscono non senza aver manifestato il suo disappunto al patron.
Intanto, si legge sulla Prealpina di un interessamento per la Pro Patria di un gruppo comprendente Fulvio Collovati, ex difensore della nazionale, che sta conducendo un sondaggio per capire la fattibilità dell’operazione.
A noi continua a risultare seppur da fonti ad alto grado di (in)attendibilità che i candidati più autorevoli siano altri e che il matrimonio si possa fare.
Ma ci fermiamo qui, non vorremmo destabilizzare l’ambiente proprio alla vigilia dei play out.

Flavio Vergani


Noto nell’ambiente come il “farmacista” per i suoi trascorsi lavorativi, “baffo biancoblù” Giancarlo Bacchi si è quest’anno trasformato in radiologo.
E di lavoro ne ha avuto per far lastre ai quattro allenatori che si sono seduti in sala d’attesa della Pro Patria.
Dapprima diventato amico di Lulù Oliveira che ha passato l’esame per la sua simpatia, poi rimasto un po’ perplesso dai silenzi di Monza, quindi passato a “confessore”di  Tosi che spesso lo ingaggiava  telefonicamente e non, per condividere le sue presunte verità.
Tre allenatori diversi tra loro, ma tutti con qualche macchia di troppo sulla radiografia valutata dal “Bacchi” che vedeva ombre dove avrebbe dovuto splendere la luce.
Finalmente, arrivato all’ultimo paziente (quanta pazienza per sopportare i vecchietti del dopo allenamento) ecco arrivare una diagnosi entusiasmante. Mister Montanari viene sdoganato con il massimo dei voti e il ringraziamento per quello che è e per quello che ha fatto diventa pubblico e meritevole di un premio spontaneo.
Così, dapprima la diagnosi diventa social:
poi diventa un big event pubblico con mister Montanari sorpreso dall'inaspettato dono del Bacchi.
Un telo mare brandizzato Pro Patria Club che ai tempi fece un grande successo e rimasto merce rara. Giancarlo, pur di dimostrare la sua riconoscenza al mister per quello che ha fatto, ha voluto privarsene, dando così modo a Montanari di portare con sè un ricordo tangibile della sua esperienza bustocca. "Gli ho detto di rimanere- dice Bacchi- perchè ha fatto un ottimo lavoro, ha dato un gioco alla squadra. Ora si segna su azione e non buttando la palla avanti".
 Flavio Vergani

Il momento della consegna dello storico telo mare a mister Montanari

Colpo grosso di Aldo Bottigelli, ex presidente del Cuore Biancoblù, che si aggiudica il gagliardetto della Pro Patria firmato da tutti i giocatori. Aldo ha battuto tutti in quanto a pronostici centrando la vittoria in un concorso proposto online.
Aldo ci scrive per condividere la sua gioia, noi lo celebriamo con la pubblicazione delle foto che lui stesso ci ha inviato.
Bravo Aldo!

Dalla sede del Pro Patria Club giungono notizie confortanti. Sono ben due i pullman già sold out per la trasferta di Lumezzane, si prendono prenotazioni per il terzo. E siamo ancora a 11 giorni dalla gara di play out!
Il popolo biancoblù non tradisce mai e quando serve scendere in campo per sostenere i tigrotti non si tira certamente indietro.

Comunicazioni di servizio:

Costo pullman: 10 euro
Orario partenza: alle 13
Luogo partenza : Stadio Carlo Speroni.
Cosa serve avere in saccoccia: biglietto ingresso e tessera del tifoso
Facoltativo, ma raccomandato: indumento bianco e blù.

Le partite di play out con il Lumezzane verranno giocate sabato 23 maggio alle ore 16 a Lumezzane con ritorno sabato 30 maggio a Busto sempre alle 16.
Non valida la promozione "porta un amico" che avrebbe permesso ai possessori di tessera del tifoso di portare allo stadio un amico sporvvisto della stessa.


Importanti novità ci giungono in anteprima dalla disastrata Lega Pro, che dopo un anno da brividi, cerca di re-inventarsi per ritrovare l’identità persa.
Cambia il valore della fidejussione a garanzia dei calciatori, la famosa signorina che ha finora impedito il matrimonio tra la Pro Patria e una nuova dirigenza.
Una signorina che diventa da quattro soldi, passando da 600 mila euro a 400 mila con possibilità di diminuirla di altri 100 mila euro se la società avrà un monte stipendi sotto il milione di euro (caso molto probabile per la Pro Patria).
Nel caso di monte stipendi fino a 2 milioni di euro lo sconto sarà di 50 mila euro
Per quanto riguarda i contributi per i giovani si avranno solo per rose composte da massimo 24 giocatori di cui almeno un terzo Under 21. Possibilità di tesserare solo 5 giovani, ma in tal caso la contribuzione sarà inferiore.

Infine, termina la pacchia riguardante le partite in diretta su Sport Tube che non saranno più a “uffa”, ma a pagamento.

Si spera, ovviamente in un proporzionale aumento della qualità d’immagine e di commento, sperando che almeno i nomi presenti sulla distinta possano essere correttamente letti e decentemente pronunciati.
Flavio Vergani